irridenti, i denti dell’ironia.

l’irrisione e` lecita oppure no?

d’impulso direi: no, se riguarda le persone, si` se riguarda le idee.

ma poi mi rendo conto che sono proprio le persone con poche idee che non riescono a separarsi da loro e si sentono offese personalmente se tu offendi le idee a cui sono morbosamente attaccate.

l’irrisione hai denti, del resto, e fa male quando morde. 

(nell’immagine, i denti del giudizio)

dentigiudizio

* * *

per la verita` dovremmo abituarci a distinguere fra le idee e i dogmi.

i dogmi sono soltanto delle imitazioni malriuscite delle idee, delle idee soltanto apparenti.

il dogma sta all’idea come la maschera sta alla faccia.

si`, le idee ci mettono la faccia, i dogmi la nascondono.

* * *

chi gira con la maschera del dogma addosso si sente in pericolo se tu attacchi la sua maschera: pensa se uscisse la sua faccia vera.

qui deve esserci un legame segreto fra la struttura mentale dogmatica che uccide il pensiero, di per se stesso libero, e la struttura emotiva della suscettibilita` contro chi critica il dogma, che incrementa la sofferenza.

una prova pratica immediata, indiscutibile, pre-logica della negativita` del dogmatismo?

eccola! aumenta la propensione a soffrire.

* * *

quanto piu` sei ottuso, dogmatico, fanatico, cioe` senza idee, tanto piu` sei pronto a difendere quella cattiva imitazione del pensiero che ti porti addosso.

hai addosso gioielli falsi che sono patacche, ma li credi veri e urli se qualcuno prova a fartelo presente: credi che voglia portarteli via, i tuoi tesori (qui leggasi ironia).

insomma, nessuno e` cosi` pronto a difendere le proprie idee come chi non ne ha nessuna di sua.

* * *

ma l’irrisione delle idee e` sempre lecita, anzi e` indispensabile perche` non e` distinguibile dalla critica.

ed e` la critica che fa progredire il pensiero e dunque la vita umana.

* * *

insulto, irrisione, sarcasmo, ironia, critica costituiscono cinque gradi di valenza emotiva decrescente del giudizio negativo.

siccome siamo esseri emotivi non sono completamente separabili fra loro.

certo, sarebbe bello riuscire sempre a trasformare l’insulto in irrisione, anzi in sarcasmo, anzi in ironia, anzi in critica serena ed equilibrata, perfettamente e unicamente razionale.

solo che sarebbe noioso e poco efficace comunicativamente.

* * *

noi non comunichiamo soltanto pensieri astratti e logici, ma trasmettiamo anche emozioni.

una critica senza emozioni, asettica e perfettamente rispettosa, ci apparirebbe disumana in certi contesti.

* * *

quindi la comunicazione umana prevede l’espressione di giudizi negativi secondo tutta la gamma emotiva appena vista, a seconda delle circostanze, anche se l’insulto dovrebbe essere escluso da ogni tipo di discussione pacifica.

in una discussione accademica fra scienziati l’irrisione e anche il sarcasmo difficilmente sono ammessi (chi li usa sistematicamente proprio per questo difficilmente puo` essere considerato scientifico), ma l’ironia in grado non troppo marcato puo` far parte delle tecniche argomentative.  

infatti tra le forme argomentative del pensiero ci sta anche la reductio ad absurdum, cioe` la dimostrazione dell’assurdita` di una interpretazione per proprie contraddizioni interne:

non molto diversa dall’ironia, in sostanza, almeno nella sua radice ultima…

* * *

l’ironia e` per definizione l’avversaria del dogma, che fossilizza il pensiero nella pretesa di verita` assoluta e indiscutibile.

prova a stanarlo, con la sua provocazione giocosa, e a farlo giocare con se`.

prova a dirgli: vieni a correre con me nei prati.

dai, il pensiero e` mobile…

* * *

l’irrisione delle persone non e` mai lecita, invece.

e` diversa, perche` le riguarda loro in quanto tali: colpisce cio` che appartiene loro senza scelta, il loro aspetto fisico, l’etnia, le menomazioni.

questa irrisione e` talmente ripugnante che anche la legge la punisce in varie forme.

* * *

ma l’irrisione delle idee non colpisce le persone in quanto tali; noi supponiamo che le persone possano sempre cambiarle.

magari la nostra critica, anche feroce, e` un incentivo a farlo.

ma forse tutto questo e` soltanto un’illusione?

* * *

nessuno dovrebbe offendersi se critico le sue idee, in fondo dovrebbe anzi riconoscere che il mio e` un gesto di stima e affetto nei suoi riguardi come persona.

quando critico le tue idee sto scommettendo sulle tue capacita` di trasformazione, e` un gesto di fiducia in te.

* * *

ma quante volte questa fiducia e` mal riposta?

quanti di noi ritengono di essere soltanto il simulacro ambulante delle proprie idee?

troppi, forse tutti: e` diverso soltanto il tipo di idee alle quali ciascuno crede.

* * *

dovremmo imparare ad amare profondamente noi stessi per sfuggire alle catene che ci tengono legati ai nostri sistemi di pensiero.

solo chi si ama senza riserve ama di se stesso qualcosa che e` aldila` anche delle sue idee.

* * *

le idee sono soltanto un vestito che ci portiamo addosso: se qualcuno dice che non gli piace, invece di offenderci, proviamo a vedere se non ha ragione,

e semmai, cambiamo il vestito!

* * *

e adesso a quanti dedichero` questa cascata domenicale di borforismi?

comincio a fare i nomi?

ma no, dai, sarebbe irrisione e sarcasmo; lasciamo che questo post resti sul piano dell’ironia e della critica.

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19 risposte a “irridenti, i denti dell’ironia.

  1. Io parto dal presupposto che chi deride le mie idee ne abbia di migliori, o che almeno creda di averne (il che dimostra una certa propensione all’arroganza). In realtà quasi sempre l’irrisione è fine a se stessa, perché l’irridente trae una profonda soddisfazione personale dal suo atto quasi autoerotico, sfogando la propria assenza di idee su quelle di un altro e, in questo modo, sentendosi un po’ più pieno e vivo di prima.

    L’irrisione che non propone alternative è come la satira che non propone alternative; entrambe sono pura aggressione 😉

    • riflessione interessante.

      ti dico in ordine quel che mi ha fatto pensare:

      1. io parto dall’idea che chi deride le mie idee le ritenga sbagliate; cerco di capire se ha ragione.

      faccio un esempio: sui Discutibili discutevo con redpoz (invano) sul capitano renzi che si sceglie l’arbitro presidente della repubblica, definendolo un attentato alla costituzione; e` intervenuto un terzo per dire che erano vecchiumi datati.

      io qui non mi offendo; entro nel merito dell’argomento che ci sta dietro, e siccome trovo soltanto questo fresco giovanilismo renziano di coloro che pensano che il mondo sia nato con loro, compatisco e neppure replico, figurati.

      2. l’ironia e` un tipo di stile comunicativo; non dimostra piu` arroganza della melodia o del ritmo in musica. occorre guardarci dentro, non si puo` scomunicare a priori come fai tu, direi.

      3. no, assolutamente, non condivido per nulla che l’irrisione sia per definizione fine a se stessa, anzi, di solito chi irride cerca la complicita` di chi lo ascolta.

      4. neppure condivido che l’ironia sia per definizione assenza di idee, e` sempre e soltanto un problema di qualita` del prodotto.

      anzi, per sua natura l’ironia tende piuttosto a rendere un poco piu` complessa l’elaborazione concettuale, costringendo ad assumere punti di vista non frontali sui problemi.

      5. l’irrisione puo` anche proporre alternative, anzi di solito lo fa, mica siamo tutti Crozza per fortuna.

      mi pare che tu stia parlando dell’ironia tipica (alla Marc’Aurelio) che si sviluppa sotto le dittature come sfogatoio inoffensivo dei malumori.

      io, che sono datato, mi ricordo l’ironia letteraria di Brecht, quella pittorica di Grosz, e quella musicale di Weil (per restare nella repubblica di Weimar): esempi di ironia tagliente ed efficace, piena di contenuti e propositiva, quasi arma di battaglia per una auspicata rivoluzione.

      • è appunto questo lo scopo dell’ironia e, per estensione, della satira. Solo quando diventano uno strumento che indirizza verso valori morali più alti hanno un senso e uno scopo, altrimenti è solo cinismo e cattiveria.
        Dopo i fatti di parigi ho scritto un post sulla satira partendo da due articoli di Luttazzi. Se ti va facci un giro, perché per spiegare le rispettive osizioni i commenti sono troppo stretti 🙂

        • be` ma allora almeno sull’ironia siamo d’accordo! e` solo un problema iniziale di comunicazione.

          se non ricordo male avevo letto quel tuo post, ma non mi trovavo d’accordo: avevo anche evitato di commentarlo per non essere scambiato per un troll che va in giro a rompere le palle.

          ma adesso provero` a rileggerlo, magari mi fa un altro effetto, e mi sento autorizzato a commentare se non condivido, dopo questo tuo via libera…. 🙂

          • commenta pure 🙂
            Il fatto che io metta dei limiti alla satira potrebbe farti pensare che sono contro la libertà d’espressione. Se così fosse sappi che hai capito bene 🙂

            • si`, mi ricordo, ma non ho ancora riletto.

              prima di rileggere dico che, kantianamente, anche il diritto di espressione cessa dove comincia il diritto di un altro.

              pero`, mentre io rileggo il tuo post, tu prova a leggere questo mio, che affronta lo stesso tema, per favore (non voglio dire che fosse una risposta proprio a te, ma insomma, ti ci puoi riconoscere anche tu, almeno in parte, penso):

              e, ancora un poco piu` sullo sfondo, questo:
              https://bortocal.wordpress.com/2015/01/21/rispettivamente/

              be`, e` incredibile, non riesco a trovarlo.

              forse l’idea e` rimasta solo nei commenti.

              il mio uovo di Colombo sta nel fatto di distinguere le forme di comunicazione pubblica, che si rivolgono a tutti indistintamente, dove occorre un certo rispetto per tutti (ma allora va censurato anche il papa quando parla male degli atei), dalle forme di comunicazione a cui si accede volontariamente, dove la liberta` di espressione va rispettata completamente, entro i limiti fissati dalla legge.

              per esempio nessuno ha diritto di protestare se qualcuno che e` anti-cristiano va a vedere un film che lui giudica blasfemo; basta che non vada a vederlo.

              e viceversa: per me puo` risultare offensivo Marcelino pane e vino, ma basta che non lo guardi.

              di piu` significa inevitabilmente voler oppromere qualcuno.

              • Il rispetto… ecco una cosa che non viene più insegnata ai giovani. Oggi si tende a fare dei propri figli dei piccoli mostri in preda a deliri di onnipotenza perenni…

  2. Grazie di questo testo denso e profondo. Ci è utile a tutti noi che pratichiamo i blog altrui e produciamo commenti variamente ironici o sarcastici covando risentimento ed aggressività. Come in altri casi ripubblico sul mio blog perchè va diffuso.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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