Bollettino n. 6 della guerra mondiale: l’Italia in prima linea – 88.

bisogna tornare molto presto sui propri passi: e` passata soltanto una settimana e il quadro della guerra globale in corso e` già cambiato, o meglio e` cambiata la vaga rappresentazione che ne forniscono i media; la situazione è nello stesso tempo fluida e sempre più drammatica, esattamente come quando viene giù una frana o una valanga.

Kobane, si era detto, e sembrava il segno di una crisi dello Stato Islamista e di una sua imminente disfatta: ragazzini di 10 anni spinti a combattere come negli ultimi giorni del nazifascismo, crollo del prezzo del petrolio, che costringe lo Stato Islamista a ridurre le paghe dei soldati e dunque rende meno attraente l’arruolamento.

perche` anche i fanatici sono degli idealisti pronti a tutto, ma tutti siamo piu` facilmente idealisti con le scarselle piene.

poi abbiamo saputo che in pochi giorni sono arrivati a Sirte e stanno per conquistare lo Yemen.

* * *

ma dove è Sirte?

nella Libia che fu di Gheddafi, lo sappiamo, ma dove esattamente?

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nella cartina qui sopra la potete vedere lungo la costa nella parte orientale della Libia vera e propria, sulla costa, col suo nome arabo di Surt; qui nacque Gheddafi.

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22 egiziani copti catturati dagli islamisti in gennaio e decapitati perche` cristiani

C’è una fazione che occupa la provincia di Tobruch, gli islamisti dominano a Bengasi e a Tripoli, il Califfato a Derna e a Sirte.

cosi` scrive Scalfari, in maniera molto vaga, nel suo fondo domenicale di oggi su Repubblica.

a quanto pare, dunque, gli islamisti hanno già il controllo di tutta la Libia ad occidente e ad oriente di Sirte, ed e` in corso una guerra tra fazioni islamiste diverse.

ma questo significa anche che gli islamisti che fanno capo allo Stato (sedicente) Islamico stanno dirigendosi a conquistarne la parte più ricca di petrolio, la Cirenaica, che era tre anni fa la roccaforte della rivolta contro Gheddafi, ed ora invece rappresenta, non a caso, l’ultima ridotta del governo legittimo, che va arroccandosi nella zona petrolifera (se non ho capito male le notizie molto confuse date dai nostri media e col dubbio che ne sappiano poco piu` di me).

ma se i combattimenti arriveranno fino a lì, basterà questo a crearci grattacapi seri, e sarà un ben triste contrappasso per chi ha voluto abbattere la pur indifendibile dittatura di Gheddafi.

a sud est peraltro la Libia confina col Niger e col Ciad, e al di la` di questi paesi sta la Nigeria, di cui gli islamisti, attraverso il gruppo di Boko Haram, controllano la parte settentrionale fino al lago Ciad (hanno distrutto un villaggio, Baga, e li` soltanto ammazzato 2.000 persone il mese scorso) e la provincia di Borno, ed hanno attaccato la citta` di Gombe, dalla quale pare siano stati respinti.

ma di massacri della popolazione civile si stanno macchiando anche le truppe regolari nigeriane che li combattono.

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* * *

per quanto la propaganda sia indistinguibile dalla realta` e noi tutti dipendiamo da notizie che non possiamo verificare direttamente, il senso generale di quello che sta succedendo mi pare tuttavia chiaro.

le armate islamiste combattono sotto il vessillo nero tipico di ogni nazismo, che esprime la pulsione, ma sarebbe meglio chiamarlo amore per la morte, sempre latente negli esseri umani.

e questa passione potente, che è l’odio, questo desiderio di sangue, che può dare dipendenza come ogni altro amore, si spande anche dentro di noi, diventa la voce del nostro orrore, da cui cerchiamo invano di volgere lo sguardo, sentendoci violentati nei sentimenti.

il nostro umanesimo e` calpestato.

* * *

insomma, l’esigenza per l’Italia di dovere intervenire militarmente in forma diretta in Libia, di dover mandare dei soldati, cioè dei ragazzi a combattere e morire, sta diventando un’ipotesi reale.

e ne parla Gentiloni, ministro degli esteri di un governo attorno al quale dovremo comunque stringerci se la guerra ci tocchera` davvero, e pare solo questione di tempo, di poco tempo.

e basta pensare allo scenario inquietante che qualche barcone, identico a quelli dei disperati profughi in fuga nel Mediterraneo, assolutamente non distinguibile, trasporti invece drappelli di pirati suicidi, pronti a tutto e a sbarcare clandestinamente nel nostro territorio, spargendovisi non visti.

un ritorno in piena regola ai secoli bui del Mediterraneo corsaro, spaccato in due e abituato ai reciprochi massacrsi di una sua parte contro l’altra.

* * *

il mondo sta diventando ogni giorno più orribile e pericoloso.

soltanto, per favore, non mi si venga a dire che la colpa è della nostra generazione.

noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo contro questo finale di partita.

purtroppo il male esiste, il male è inestricabilmente dentro di noi umani e si è rivelato più forte della speranza.

* * *

qui una recensione di Domenico Quirico, Il Grande Califfato

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il progetto geopolitico dell’IS secondo alcune fonti

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lo stesso progetto secondo altre fonti: la parte asiatica e`piu` credibile (annessione e islamizzazione del Tibet a parte…)

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4 risposte a “Bollettino n. 6 della guerra mondiale: l’Italia in prima linea – 88.

  1. Inoltre questo progetto politico secondo alcune fonti, a me sembra evidente che questa gente non si fermerà a meno che venga gravemente sconfitta oppure abbia preso l’intero pianeta. Quindi la cartina mi sembra al tempo stesso troppo pessimista e troppo ottimista. Da un lato sono ancora ben lontani, per fortuna, dal conquistare tutta quella roba. Dall’altro se riescono a conquistare tutta quella roba, mici si fermano li’.

    • nella seconda cartina in pratica il califfato si pone come obiettivo la messa sotto controllo di tutti i paesi in cui esistono almeno minoranze islamiche storiche (anche se hanno dimenticato in Europa Albania, Kossovo e Bosnia e in Cina il Sinkiang): nella prima ripercorrono sostanzialmente i confini della cultura islamica al massimo del suo slpendore nelle diverse zone geografiche (anche in epoche differenti).

      nessuna di queste due indicazioni ha il minimo senso e non possono essere prese sul serio come programmi politici.

      e` chiaro che, se queste tendenze dovessero effettivamente diventare dominanti nell’intero mondo islamico, il resto del mondo avrebbe un problema molto serio.

      al momento pero` il problema molto serio ce l’ha il mondo islamico stesso, soprattutto, che deve decidere se vuole vivere davvero sotto un regime che ripropone letteralmente la vita del medioevo.

      forse, dovendo decidere, se ribellarsi al nazismo islamista o accettarlo, il mondo islamico dovra` decidere a modernizzarsi e democratizzarsi davvero oppure a implodere nelle sue contraddizioni.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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