Operazione Mordecai, lacrime e sangue: puo` un blog darti un grande dolore? – 90.

sembra ridicolo dirlo, no?

non si tratta di un mondo virtuale?

avere voglia di piangere per qualcosa che succede qui dentro non e` stupido come piangere al cinema o commuoversi per un romanzo?

non siamo tutti qui dentro personaggi fatti d’aria?

nuovi Peter Schlemihl, che vivono senza ombra di corpo concreto, perche` l’hanno venduta al diavolo in cambio di una immortalita` apparente, neppure di oro…

* * *

eppure non e` internet che ha inventato le amicizie virtuali: mi viene in mente Leopardi e la sua amicizia soltanto epistolare con Giordani (Leopardi, che in una delle Operette morali del 1824 ha perfettamente profetizzato il mondo di internet: Proposta di premi fatta dall’Accademia dei Sillografi).

e queste amicizie non sono meno  vere e reali e potenti delle altre, semmai ancora di piu`.

* * *

non dico di piu`, per oggi, o meglio non vorrei dire di piu`

ma quando una amicizia da blog si spezza, quando ad una stima cosi` intensa da rasentare l’innamoramento intellettuale, subentra la delusione piu` cocente, e questa conduce quasi al vergognarsi di avere frequentato, stimato e amato una persona che si rivela moralmente indegna e stravolta in ogni valore, fino a schierarsi tortuosamente dalla parte dei moderni nazifascisti, fino ad apparire nella sua veste trucida di kapo`, travolta da un bisogno patologico di originalita` e distinzione, questo e` dolore, dolore vero.

e nello stesso tempo vergogna: vergogna dei limiti del proprio giudizio.

come abbiamo potuto essere per tanto tempo cosi` vicini? come abbiamo potuto scrivere addirittura un piccolo libro virtuale a quattro mani assieme?

come potra` il mio nome girare per la rete associato al suo?

* * *

quante volte e` gia` successo? troppe.

con troppi, anche se mai rottura e` stata cosi` grave da indurre alla vergogna.

e quante volte saro` stato, sono stato, io, invece, a deludere in questo stesso modo?

* * *

solo conforto il pensare che il tempo ci trasforma e le previsioni del tempo sulle trasformazioni degli esseri umani attraverso le stagioni non le hanno ancora inventate.

* * *

e ancora, il caso vuole, che lo stesso giorno in cui ti cancelli dalla comunita` di una blogger di straordinaria intelligenza, ma che ora risulta inequivocabilmente subdola e volta al male, un link casuale ti riporta all’ultima pagina di un altro grande blogger amico, un grandissimo, e al suo ultimo post, che racconta l’operazione per il melanoma che dopo non troppo tempo gli togliera` la vita: http://gipictus.blogs.it/

e tu senti che ti manca, mentre ripercorri quelle sue pagine che dovrebbero essere di una bellezza immortale e guardi tristemente il suo contatore che indica 11.000 contatti. 

OPERAZIONE MORDECAI

Un mese fa sono uscito dal castello. Avevo sottobraccio gli incartamenti con i quali ho superato gli uffici della registrazione, della messa in lista, della consegna degli esami, della sottoposizione degli stessi, dell’approvazione temporanea, delle registrazioni, degli ampliamenti e ridefinizione, della partenza… forse. Il palazzo si stagliava alto e grigio all’angolo dell’autarchico ufficio postale con i suoi grifoni all’ingresso di graniglia e la via principale a due corsie attraversata a profonde strisce nere. Mi strinsi nel mio impermeabile mentre una folata di pioggia mi colpi’ il viso. Ne ero uscito, indenne, direi. Il tempo e’ maestro. Gli uomini no.

arrivo

L’ambulanza mi venne a prendere all’alba. Lampeggiante nella notte, gettando luci fosforescenti rossastre contro le pareti della mia stanza creando ombre oblique che si dileguavano a intermittenza come cocktail velenosi rovesciati. Arrivato all’ingresso vengo accolto nel biancore, la temperatura si alza, cosi’ anche i sorrisi di falsa rassicurazione. Subito l’ago di una siringa lattiginosa mi viola il braccio, il sangue mi sembra piu’ scuro del solito, non posso fare a meno di pensare ad una strana discordanza emofiliaca. Del primario noto vari dettagli: una camicia carta da zucchero in doppio filo ritorto, la sua cravatta azzurra con gli orsetti, molto piccoli come quelli di glucosio e un orologio bellissimo il cui vetro perfetto sovrasta la parte metallica. Deve valere molto. Pantaloni il suo nome, ma io lo prendo per Pantaleo facendone il mio daimon.

inizio

Di nuovo vengo esaminato. La ragazza della radiologia mi alza le braccia contro la lastra d’impatto e sento le sue mani fredde sui miei fianchi e il suo odore di capelli appena lavati. Sorride e ha delle sopracciglia bellissime. Il macchinario mi stira e vengono fotografate le mie interiora. Le ombre sui polmoni, la consistenza del fegato, la composizione della milza. Osservo il personale nel corridoio asettico: una dottoressa sessantenne che ha un fisico da cinquantenne con i capelli color azzurro come se fosse uscita da Avatar, sorridente, allegra, leggera. Un infermiere piccolo, i peli gli spuntano dalla maglietta, mezzo calvo, silenzioso, come preso da qualcosa che viene da fuori, ma non ha niente a che fare con il suo lavoro. Un uomo vestito da uomo, giacca e pantaloni blu scuro scuro perfetti, scarpe cucite a mano impeccabili, forse un amico, un rappresentante, un qualcuno che fa parte del giro, ma di striscio.

silenzio

Mi osservano, mi studiano, mi parlano, mi interrogano. Anch’io li interrogo. Qualcuno si stupisce. Io no e chi poi mi operera’ nemmeno. Ha una camicia sgualcita, una vecchia maglietta logora sotto, una viso paonazzo, e’ molto alto, tossisce ogni tanto, ma capisco che non e’ tosse da fumo. E’ giovane eppure non ha un aspetto ottimale. Mi chiede di dove sono, gli rispondo e mi racconta che ha passato tre anni a Helsinki. Mi dice come e cosa vuole fare, cosa del mio racconto lo ha convinto, cosa potrebbe essere diverso e cosa invece non ha importanza. I suoi occhi sono dolci ed e’ competente. Anche lui mi stringe la mano, ma non tanto per fare, ma come uno che saluta qualcuno con il quale avra’ un seguito.

soluzione

Ogni sala chirurgica, detta semplicemente ‘sala’ ha il vago aspetto di un mattatoio, cartoni di soluzioni fisiologiche, bisturi a migliaia, lacci emostatici, ampolle. Un grande laboratorio di acciaio con il tipico tessuto verde scuro qui e la’. L’anestesista ha una maglietta gialla con scritto ‘work in progress’ e vengo infilzato da quattro aghi contemporaneamente che mi fanno fare una danza alla gamba per verificare i collegamenti dei nervi. Lentamente si addormenta, troppo lentamente. Altre punture. La branda e’ troppo corta e io con solo la maglietta e le brache di cotone ho freddo. E’ una questione di batteri che nelle sale operatorie faccia sempre freddo? Mentre guardo il soffitto metallico e la grande lampada del diametro di un piccolo ufo mi incidono. Sono convinto di vedere scorrere il sangue da qualche parte ma non avviene. La pressione si abbassa, non sento nessun odore, solo le loro voci calme.

forbici

Portarsi in giro una gamba che non risponde ai comandi e’ singolare. Io dico ‘muovetevi’, ma le dita dei piedi non si muovono. Mi riportano nel calore della cameretta, la televisione non funziona, ho gia’ finito due libri, mi attende un tomo di seicentosessanta pagine che finirò due giorni dopo.
Il sole e’ sparito, su Pisa cala un vento forte e poco dopo si abbatte una pioggia leggera, che lava i pini marittimi nel giardino davanti all’edificio. Grandi chiome verdi che danzano un saltarello.

out

Mi sento frastornato, fragile, e dipendente. Sta di fatto: operazione Mordecai conclusa.

inf

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9 risposte a “Operazione Mordecai, lacrime e sangue: puo` un blog darti un grande dolore? – 90.

      • Non potresti fare degli esempi di atteggiamenti simili fra quelli storici e quelli attuali, per mostrarne la somiglianza? Io finora ne ho solo due: la retorica nazionalista dell’integrità e della sacralità della nazione, nonostante alcune regioni di questa nazione siano abitate da una etnia diversa che non ha nessuna voglia di rimanere attaccata (ma per questo possiamo citare anche i casi della Catalogna o del Belgio…) e poi quello che già mi hai spiegato della irregolarità del cambio di regime, cioè del colpo di stato con cui sono arrivati al potere. Ma ce ne sono altre di cose che non so o sono solo queste due?

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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