bortocal va in citta` – 111.

bortocal, neo-montanaro da un giorno, scende in citta`, cioe` a Brescia, dopo la notte trascorsa in un sonno di giusta misura e in un silenzio perfetto, in un paesino a mezza costa della media Valsabbia.

i gatti in amore, che hanno appena lacerato il silenzio di adesso, stanotte non erano ancora innamorati, evidentemente; del resto anche adesso, dopo un paio di lamenti, tacciono, forse avendo gia` consumato il desiderio.

il risveglio era stato magico, con le cime occidentali delle Prealpi, ancora squillanti di neve, di fronte alla finestra della camera, ma quasi rosacei, per voglia di strafare, a non voler pensare ad un’aurora rossastra, che dalla casa non si riesce a vedere.

bortocal ha ripulito per un paio d’ore qua e la` e poi era gia` tempo di scendere i 15 tornanti che portano in fondo alla valle, di risalire gli altri che portano alle coste di sant’Eusebio, e poi ce ne sono ancora cinque, in discesa, prima di affacciarsi sull’ampia valle di Nave che pian piano si fonde con la citta`.

ecco la sagoma del Colle Cidneo e del castello, o meglio della fortezza, che tutto lo occupa, visti oramai controsole dalla via Triumplina.

e` il giorno in cui sua figlia passa nella casa dove ha abitato prima di partire per la Germania e dove e` tornato da Stoccarda, restandoci per tre anni e mezzo; ma, come quando e` partito per la Germania, undici anni fa, bortocal, in questo nuovo travaso in un mondo quasi altrettanto esotico e sconosciuto, prende con se` ben poco del suo passato di stratificazioni ed oggetti ricordo: le medaglie d’oro per la bravura a scuola da ragazzo, e il mobiletto intero con le migliaia di diapositive della sua epoca di fotografo pre-digitale: riuscira` mai a trasferirle sul computer in questo lungo esilio che vorrebbe dedicare soprattutto a se stesso?

Sara ha chiamato il fratello e il marito di Marta ad aiutarla a far scendere gli scatoloni da casa sua, travasarli in auto per 500 metri e farli risalire al quinto piano senza ascensore dell’open space sui tetti.

bortocal ci si inserisce con destrezza, di modo che i due giovani uomini, invece di scendere la scale a mani vuote, le usino per far scendere le ultime (o forse meglio penultime) scarabattole  sue e per imbarcarle per la macchina che tra poco le trasferira` 40 km piu` a nord-est e 600 metri piu` in alto.

qualche ripensamento, lo porta a scegliere all’ultimo tre o quattro oggetti privi di particolare valore affettivo, ma piuttosto coerenti con lo stile della nuova casa, che potremmo chimare kitsch rurale pre-alpino: tre vecchissime ceramiche da cucina, i contenitori di SALE ZUCCHERO CAFFE` decorati con fiori di campo e risalenti alla bisnonna materna (col che ci perdiamo quasi nella notte dei tempi) ed una stampa in bianco e nero, francamente orrenda, che gli ha regalato Carlotta, e rappresenta una bimba che cammina su un ponticello decrepito di assi marce, protetta da un vistoso angelo custode che impedisce che cada di sotto: deve essere lo stesso che protegge bortocal quando si avventura nella parte in rovina della casa (l’altro giorno gli si e` aperto letteralmente un pezzo di pianerottolo sotto i piedi e aveva appena rischiato di scivolare in cantina addosso alle damigiane di vetro soffiato, per un piede malamente messo in un largo buco del pavimento del futuro soggiorno, da cui ha smantellato il forno in mattoni di cotto per il pane, che serviva l’intero paese).

vicino a casa sua bortocal ha incontrato due colleghi ex-presidi della sua stessa scuola, di cui uno suo compagno di classe al liceo, e un insegnante di matematica del figlio, in pensione: gli hanno chiesto del viaggio intorno al mondo, che oramai e` diventato notizia che circola anche per forza propria, e lui ha replicato ingigantendo la storia della sua casa, invece: a bortocal interessa poco diventare esempio leggendario di bizzaria creativa fortunata e non si lascia fischiare le orecchie se la gente parla di lui, presumibilmente sogghignando.

fortunato, si`: solo ieri, mentre aiutava bortocal a ri-sospingere i letti della casa di montagna al loro posto, il muratore si e` fermato ad esaminarne attentamente uno, un letto singolo che pare circa di fine Ottocento, e di ciliegio chiaro, ben sagomato.

ma questo e` un …! ha esclamato l’Alex.

io il nome non lo ricordo, adesso, ma e` un artigiano dell’Ottocento che lavorava in Valsabbia: quando era vivo non lo cagava nessuno, ma dopo morto e` diventato un cult: un letto cosi` lo puoi vendere per 15-20.000 euro, dice l’Alex.

bortocal non sa se stavano cercando di scherzare alle sue spalle o se si parlava sul serio: in ogni caso non approfondisce, perche` e` meglio tenersi la vaga possibilita` di una buona fortuna che una notizia certa che potrebbe anche cancellarla del tutto.

a mezzogiorno c’era l’aperitivo del ringraziamento offerto da Sara in un’osteria stracolma di gente dietro Piazza Loggia; e li, come raramente capita, la famiglia era completamente riunita, i tre figli e i tre nipoti.

bortocal sarebbe anche potuto morire contento di infarto in quel momento li`.

ma si e` avvicinata un’insegnante in pensione del suo primo liceo bresciano, e ne aveva di cose da raccontare, cosi` amante dei soliloqui in compagnia come e` diventata: ma siccome riguardavano la sua ex-moglie non ne parleremo qui, vero bortocal?

ora, se c’e` un disegno che non e` nostro dietro ogni cosa che facciamo, qualcuno saprebbe dire quale scopo perseguiva lo sceneggiatore occulto di tutte le storie del mondo nel trascinare bortocal a Brescia e farlo ritornare sui monti con la stampa dell’angelo custode alla quale si e` rotto il vetro durante il viaggio?

nessuno?

eppure io un’ipotesi ce l’ho: voleva fornire a bortocal il pretesto di scrivere in ogni caso un post, anche in questi giorni in cui ha la testa che gira come una trottola e nessuna capacita` di concentrarsi sui problemi del mondo.

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6 risposte a “bortocal va in citta` – 111.

  1. Anche a me in alcuni racconti è venuto naturale usare la terza persona. Rifletto sul perché. Quando avrò finito di rifletterci te lo comunicherò 🙂

  2. Sei passato alla narrazione in terza persona, una sorta di pudore, quasi per scusarti di parlare di te, anziché dei problemi del mondo?
    Oh, ma così ti sentiamo più vicino…bello bello come un romanzo.

    • veramente non e` del tutto la prima volta che mi viene spontaneo passare alla terza persona parlando di me, anche se forse questo e` il primo post in cui la cosa regge dall’inizio alla fine, e una volta l’ho fatto anche rispondendo a un commento di critica che virava sul personale, prendendomi un cazziatone tremendo dal blogger in questione, che mi accuso` di megalomania.

      purtroppo infatti l’antesignano di questo modo di parlare di se stessi rimane Giulio Cesare.

      escluso che il modello sia questo, rimane poco chiaro anche a me perche` lo faccio: provando a cercare, vedo soprattutto l’esigenza di distanziarmi da me stesso e guardarmi dal di fuori, forse per due motivi: non risultare troppo sentimentale, quando rischio di esserlo, e permettermi di prendermi in giro piu` o meno apertamente, cosa che non riesce facile parlandosi addosso in prima persona.

      ma alla fine non mi dispiacerebbe che bortocal diventasse un personaggio vagamente comico, sempre in bilico fra malinconia e buffoneria.

    • ho dovuto rinfrescarmi la memoria con google, per risalire a Benigni, come autore della citazione.

      ma la citta` in questione era Palermo, mica Brescia! posso stare tranquillo, anche se le banane non le mangio spesso… 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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