televisione e sindrome di Stoccolma – 124.

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sintesi del post:
1. stralci di un’intervista di Le Monde sulla funzione della televisione: vendere agli sponsor cervelli disponibili.
2. Anna Oliverio Ferraris e gli effetti della televisione sulle onde cerebrali
3. le tecniche di condizionamento mentale applicate alla politica
4. come difendersi?

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1. stralci di un’intervista di Le Monde sulla funzione della televisione: vendere agli sponsor cervelli disponibili.

ed ecco un blog, il navigatore curioso, che ci presenta una intervista a Le Monde di Patrick Le Lay, ex-direttore della televisione francese TF1, e ci propone una vera e propria rivoluzione copernicana nell’interpretazione del ruolo della televisione.

il titolo che il sito da` all’intervista comincia ad anticipare il contenuto, ma non ne da` neppure pienamente ragione:

ECCO COME LA TELEVISIONE RENDE I NOSTRI CERVELLI ‘DISPONIBILI’ ALLA MANIPOLAZIONE

molto piu` preciso il sommario:

La televisione non vende spazi pubblicitari, ma cervelli disponibili. Per questo i programmi sono fatti in funzione degli sponsor. Soprattutto i cosiddetti contenitori, che risultano sempre più stupidi per rendere più incisiva la pubblicità.

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Ma a cosa serve la televisione?

Si può parlare della televisione in molto modi. Ma dal punto di vista del business, siamo realisti, il suo mestiere è fondamentalmente quello di aiutare la Coca-Cola, per esempio, a vendere il suo prodotto.

Ebbene, perché un messaggio pubblicitario sia percepito, bisogna che il cervello del telespettatore sia disponibile. Le nostre trasmissioni hanno come vocazione quella di renderlo disponibile: cioè divertirlo e farlo rilassare per prepararlo ai messaggi pubblicitari.

Noi vendiamo alla Coca Cola il tempo disponibile del cervello umano.

Niente di più difficile dell’ottenere questa disponibilità.

forse qui  Le Lay e` troppo ottimista, da un punto di vista bortocaliano. 

Bisogna continuamente trovare programmi che funzionino, seguire le mode, navigare tra i flutti delle tendenze, in un contesto in cui l’informazione va sempre più veloce, si moltiplica e si banalizza.

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commenta Il navigatore curioso:

Praticamente, la televisione non vende spazi pubblicitari, ma cervelli disponibili, cioè, cervelli umani condizionati da palinsesti pensati e sviluppati per rendere la mente umana indifesa davanti agli spot televisivi.

Chiaramente la banalizzazione dei contenuti ha come ricaduta la banalizzazione delle persone; i modelli banali proposti da questi contenitori influenzano lo stile di vita e le scelte esistenziali soprattutto dei più giovani. è forse grazie a questa filosofia cinica e commerciale che le frivolezza e la mediocrità sono diventate uno stile di vita così frequente ed addirittura apprezzato.

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2. Anna Oliverio Ferraris e gli effetti della televisione sulle onde cerebrali

Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, nel libro Chi manipola la tua mente? Vecchi e nuovi persuasori: riconoscerli per difendersi ribadisce questa analisi senza appello della funzione della televisione:

È il loro obiettivo. Per questo i programmi sono fatti in funzione degli sponsor. Soprattutto i cosiddetti contenitori, che risultano sempre più stupidi per rendere più incisiva la pubblicità.

I soggetti più a rischio sono i più piccoli. Sappiamo che nei bambini dopo circa venti minuti davanti alla tv, o ad analogo tipo di comunicazione per immagini, le onde cerebrali si modificano. Da beta diventano alfa, cioè simili a quelle degli stati ipnotici. Ma questo fenomeno si registra anche negli adulti.

commenta Il Viaggiatore curioso:

Quanta poca attenzione hanno quelle mamme che utilizzano la televisione come balie che intrattengono per ore ed ore i loro bimbi, modificando la mente di questi soggetti inermi, e generando in loro ogni sorta di desiderio indotto: sono le stesse mamme che poi non si spiegano come mai i loro figli desiderino continuamente giocattoli, merendine o acquisti di ogni tipo.

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3. le tecniche di condizionamento mentale applicate alla politica

Anche i politici utilizzano la stessa tecnica. Con una sintassi elementare dicono quello che la gente si aspetta di sentir dire da loro.

Un’ulteriore conferma dello stato delle cose si può scorgere nella sequenza delle notizie date dai telegiornali: sembra una scaletta studiata appositamente per disorientare emotivamente i telespettatori.

Ad una notizia di cronaca, dove vengono elencati i dettagli truculenti e sanguinolenti di un omicidio, si alterna la serena atmosfera delle vacanze estive. Subito dopo, come se si volesse mettere in guardia a non goderne troppo, viene ricordata la drammatica crisi economica che sta attraversando il nostro paese. Tuttavia, segue un bel servizio sulle star di Hollywood che si godono le loro piscine ultra-milionarie!

Nella comunicazione per immagini non conta la verità, contano le emozione, il sentimento. E siccome tante persone associano i sentimenti e le emozioni che provano con la verità, la televisione sfrutta diabolicamente questo equivoco, anzi lo alimenta. La nostra civiltà è fatta di persone che in certe condizioni si lasciano convincere facilmente.

Basta il colpo di teatro, la trovata che crea la giusta atmosfera. I nostri politici lo sanno, così come lo sanno i conduttori televisivi più gettonati.

Anche il modo di porre le domande condiziona le risposte. I sondaggi in tv sono esempi classici di manomissione della verità. Poi nessuno controlla se le promesse sono state mantenute e se le “verità” sono accertate. 

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4. come difendersi?

Il Viaggiatore Curioso afferma:

L’unica strada percorribile è quella di favorire lo sviluppo dello spirito critico negli individui, soprattutto nei più giovani e nei bambini.

Favorire l’attività mentale più che quella emotiva, cioè far sviluppare gli strumenti di consapevolezza che rendono libero l’individuo di poter scegliere ciò che gli interessa piuttosto che essere condizionato passivamente.

In questo senso, è molto più accettabile l’uso di Internet (con tutte le cautele d’obbligo): la rete dà la possibilità di scegliere il contenuto e di interagire con esso, quindi l’utente ha un ruolo attivo rispetto al media; la televisione invece favorisce solo la passività: i contenuti televisivi non si scelgono, si subiscono!

Inoltre, bisognerebbe evitare di pranzare e cenare con la televisione accesa. Da sempre, nella cultura umana, il momento del pasto è dedicato alla comunicazione familiare profonda: la tavola è sempre stato il luogo della trasmissione dei valori alle nuove generazioni.

Da quando esiste la televisione questo antico rito è stato cancellato dalla voce della televisione. Gli adulti non parlano più con i loro figli perchè tutti ipnotizzati a guardare le immagini magiche del piccolo scatolo montato in sala da pranzo.

Ecco allora che la nuova maestra delle nuove generazione è diventata la televisione e pare chiaro, per quello che si è scritto, che la televisione è una cattiva maestra perchè non ha a cuore il bene dei suoi discepoli, ma ha come unico obiettivo quello di venderti un prodotto.

Solo il comportamento dell’utente può condizionare il comunicatore, perciò, fatti un regalo: spegni la TV ed accendi il cervello!

* * *

quindi il problema non e` quanto di apparentemente buono puo` esserci dentro uno strumento intrinsecamente cattivo.

il problema e` un altro ed e` molto semplice:

la televisione, se la conosci, la eviti.

ho mollato la televisione almeno vent’anni fa e mi sento come un ex-alcolista che si e` liberato del suo vizio.

non intendo ricaderci.

posso testimoniare a tutti che e` possibile vivere senza televisione, cosi` come e` possibile vivere senza bere alcolici o senza fumare.

piuttosto, quello che mi preoccupa e` il diffondersi evidente anche in internet dei tentacoli di questo sistema di manipolazione dei cervelli che rende a creare un pubblico dipendente da alte dosi di adrenalina ed altamente condizionabile.

* * *

la nostra liberta` e` troppo preziosa per regalarla gratis.

e pensare che se la massa avesse la forza di staccarsi da questa dipendenza, probabilmente arriverebbero a pagarci (come gia` si dovrebbe) purche` ci sottoponiamo alla tortura di una serata davanti alla televisione.

ma quello che lega il telespettatore cronico allo strumento del suo condizionamento mentale e` una semplice variante della sindrome di Stoccolma, che lega la vittima al suo carnefice e le impedisce di abbandonarlo.

l’eccesso di adrenalina prodotto dalla televisione, abbinato alla modifica delle onde cerebrali, funziona del resto come una vera e propria droga chimica, ha gli stessi effetti e produce la stessa dipendenza.

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18 risposte a “televisione e sindrome di Stoccolma – 124.

  1. 1. cioe`? troppo o troppo poco? 🙂 – cavoli, non ce la faro` mai a beccare esattamente il centro…

    2. anche io

    3. ahime`, sempre piu` oscuro… 😦

    • 3. Diciamo pure che se uno non avrà mai i mezzi per realizzare i suoi desideri è più portato ad accettare di mettere a disposizione il proprio cervello davanti alla tv in cambio di un’esperienza solo visiva. Io per esempio guardo video con la spiaggia delle bahamas su internet… ma tranquillo che ho un programma che mi blocca le pubblicità 😀

      • mi sento stronzo se dico che io poreferisco vederle dal vivo.

        ok, l’ho detto.

        sul resto il problema non e` neppure la pubblicita`.

        e` come leggere Repubblica o L’Espresso: se le guardi bene,ti accorgi che sono soprattutto contenitori pubblicitari e che il resto sta li` per dare dignita` ai consigli per gli acquisti.

        alla fine la pubblicita` e` in premessa e sta in tutti gli articoli.

          • la svalutazione dell’euro ha spedito nel mondo dei sogni l’idea di un roundtheworld bis fra un paio d’anni.

            quindi posso darti qualche valutazione solo sulla base della prima esperienza.

            Vietnam: si` – Nuova Zelanda si` – Polinesia: no (sono TROPPO belle nelle fotografie) – California si` – Cuba si` – Yucatan si`.

            vorrei dirti di aspettare tu stesso quando riprendero` a pubblicare foto e filmati, ma mi fermo appena in tempo pensando che sono appunto soltanto foto (anche se corrispondono a quello che ho visto).

    • credi tu di averlo risolto…

      senti qua e tienti forte (da un commento che ho cestinato per gravi insulti personali successivi che non riporto):

      “Aver paura di qualcosa al punto da rifiutarla completamente è un comportamento che non mi appartiene, ho una testa e cerco di usarla mettendo in funzione i miei neuroni.
      Guardo, confronto, penso e mi raffronto, non cerco in continuazione conferme al mio pensiero, cerco la verità che mi sta intorno.
      Se tra gli intellettuali di sinistra la tv era troppo “pop” capisco lo scollamento che si è avuto tra i cosiddetti “dirigenti” e la “base”.
      Se si cancella una parte di realtà non si sarà mai in grado né di comprenderla né di cambiarla.
      Ma tu davvero credi di poter mettere pace e giustizia nel mondo attraverso una ideologia, di destra o di sinistra che sia, che per sua stessa definizione è fondamentalista?”

      in altre parole: come puoi rifiutare di guardare la televisione se farlo e` necessario per poter mettere pace e giustizia nel mondo?

      che ne dici, eh, sciagurata?… 😉 😉 😉

    • vedo che il mio primo commento di risposta non risulta pubblicato, e quindi lo ripeto.

      1. occorre davvero gestire miliardi di opinioni diverse? non basterebbe che ciascuno si gestisse da se?

      2. in ogni caso non sembrerebbe neppure cosi` difficile farlo, a giudicare dai fatti, visto che la televisione riesce a ridurre i miliardi di opinioni diverse possibili a qualche manciata di opinioni conformi. e` questo che rende l’uomo moderno molto meno libero, anche se si straparla tanto di liberta` ai giorni nostri.

      3. infine: per decine di migliaia di anni le societa` umane si sono gestite benissimo senza televisione: possibile che essa sia diventata indispensabile tutto di colpo? forse e` necessaria per l’insolito benessere che lascia a troppi troppo tempo libero? eppure in passato le elites che ne avevano altrettanto lo passavano molto piacevolmente anche senza questo strumento che asservisce mentre svaga.

      • 1. ti fidi troppo delle buone intenzioni dei singoli.
        2. concordo, ma penso che ci siano freni più grandi alla libertà.
        3. non so se basta la televisione per giudicare il benessere. Semmai il contrario. Non potendo raggiungere certi obiettivi ci si rifugia nelle esperienza altrui, sullo schermo.

        • 1. non credo di fidarmi troppo delle buone intenzioni dei singoli; e` proprio per questo, anzi, che non mi fido delle buone intenzioni dei pochi singoli che si impadroniscono del potere e ritengo che se il potere reale fosse diviso piu` ampiamente gli aspetti negativi della sua gestione diminuirebbero per il controllo reciproco che i singoli potrebbero esercitare fra loro.

          2. certamente: ma la televisione e` il piu` comodo anche per chi frena la liberta` altrui.

          3. credo di essermi spiegato male o di non essere stato capito; infatti non capisco l’obiezione 😉

          aspetta, forse ci sono arrivato: tu dici che oggi anche chi sta male guarda la televisione.

          io parlavo di un fenomeno sociale, e in passato occorreva lavorare 14-16 ore al giorno per riuscire a sopravvivere.

          la mia considerazione voleva avere un valore storico e si riferiva a situazioni di questo genere, messe a confronto col presente.

          livelli di poverta` che oggi si trovano solo in alcune aree del mondo.

          • 1. Il troppo in un senso o nell’altro

            2. continuo a pensare che ci siano modi diversi

            3. Ci sono ancora quelli delle 14-16 ore nella società occidentale. Saranno sempre più.
            Mi riferivo alla mancanza di alternative nel commento precedente.

  2. Tutto giusto nella teoria, allora vediamo la pratica.
    Parliamo di lavaggio del cervello, della tv che io vedo e tu no.

    Fai un bel post sull’11 Settembre, poi possiamo parlarne.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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