450 milioni di euro: chi passa all’incasso dei dividendi della Banca d’Italia? – 129.

qualcuno ricorda la polemica di un anno e mezzo fa (governo Letta) sulla rivalutazione delle quote di proprieta` della Banca d’Italia?

per una strana trovata di Mussolini la banca nazionale e` da allora di proprieta` delle banche private che fra l’altro dovrebbe controllare.

fu Grillo a lanciare la denuncia di una regalia dello stato di 7 miliardi e mezzo e ci volle del coraggio da parte mia per concludere, dopo avere studiato la questione, che in questo caso Grillo aveva ragione: MA LE BANCHE ITALIANE HANNO BISOGNO DI 7,5 MILIARDI IN REGALO? – 68.  31 gennaio 2014

si finiva svillaneggiati e derisi, come dei poveri ingenui che erano stati scoperti a credere alle scie chimiche.

* * *

e invece, adesso, leggete qua:

Lunedì scorso il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, ha convocato i vertici di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Generali e Carige, le banche che hanno in pancia nel complesso più del 73% del capitale di Palazzo Koch. (…) Al centro della riunione (…) c’è stato il nodo della vendita delle quote eccedenti il limite del 3% fissato lo scorso anno dal decreto Imu-Bankitalia e dei dividendi collegati.

Il provvedimento varato dal governo Letta ha disposto come è noto la rivalutazione da 156mila euro a 7,5 miliardi del capitale di Bankitalia. Con conseguenze molto positive per gli istituti di credito che ne sono azionisti, i quali hanno potuto aumentare di cinque volte il valore contabile delle relative poste di bilancio. Vedendo così aumentare la propria patrimonializzazione alla vigilia degli “esami” della Banca centrale europea.

Ma il decreto fissava anche alcuni paletti volti a trasformare l’istituto guidato da Ignazio Visco in una società “ad azionariato diffuso”: in particolare, concedeva alle banche tre anni (fino al 2016) per ridurre la propria partecipazione sotto il 3%, vendendo le quote sul mercato o cedendole alla stessa Banca centrale. Si parla di pacchetti di notevole valore, considerato che le due banche più coinvolte, Intesa e Unicredit, hanno ora in pancia rispettivamente il 42,5% e il 22,1 per cento del capitale.

(…) Se nessuno si fa avanti, peraltro, ad acquistarle dovrà essere la Banca d’Italia stessa, “assumendosi il rischio di doverle poi rivendere a prezzi inferiori”.

In attesa di capire come evolverà la situazione e di definire i dettagli del trasferimento delle quote, comunque, Palazzo Koch ha deciso di iniziare a far chiarezza sul nodo dei dividendi. Le nuove regole stabiliscono che i soci di Bankitalia incassino, a parità di utili, una cedola pari a circa sei volte quella ricevuta negli anni scorsi, per un importo massimo del 6% del capitale. Che equivale a 450 milioni di euro. Ma è ancora oggetto di discussione come avverrà il pagamento. Proprio su questo si è concentrata l’attenzione durante il vertice “interlocutorio” del 2 marzo.

* * *

secondo me questa e` peggio dell’assoluzione di Berlusconi.

ma gli stessi media, di proprieta` delle banche, fra l’altro, che negavano un anno fa, ora tengono nascosta la notizia bomba.

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