Tosi e l’illusione di una destra civile in Italia – 136.

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guardo al caso Tosi con un briciolo di interesse, da persona che si e` sempre considerata di sinistra, ma deve assistere allo sfacelo ideologico, valoriale e direi persino mentale della ex-sinistra italiana.

ma di chi sto parlando? il Partito Demokrat non e` piu` sinistra e a sinistra si muoverebbe Landini, ma subito a farsi vedere in giro con la ripugnante gatta morta Vendola e col pettinabambole Bersani: pietaaaa`.

quand’e` che questa gente smettera` di imporsi ovunque e di sputtanare ogni prospettiva sul suo stesso nascere?

una sinistra in Italia dovrebbe essere movimento del tutto nuovo: queste cariatidi uccidono in partenza ogni speranza (ne ho gia` visto qualcosa l’anno scorso con la lista Tsipras, dalla quale, nonostante la simpatia, sono riuscito a tenermi lontano quel tanto che bastava per salvarmi fegato e neuroni).

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guardo a Tosi con interesse, perche` vedo ripartire per l’ennesima volta il tentativo di costruire una destra civile in Italia: non so piu` quanti ci hanno gia` provato (Fini, per dire, poi Monti, poi Alfano), ma senza successo.

ma se la destra italiana oggi e` rappresentata egregiamente da Renzi che sta realizzando il programma politico che fu della Loggia P2 e che poi era stato di Berlusconi l’incapace, che bisogno c’e`, in questo momento, di un’altra destra?

bella domanda, che mi faccio da solo, e provo a rispondere.

Renzi, in termini di schieramenti politici, rappresenta la rinascita, in vesti molto peggiorate, del vecchio partito storico di centro, cioe` della Democrazia Cristiana.

la quale fu poi, in vesti simil-democratiche, la ri-edizione aggiornata del centrismo istituzionalizzato del fascismo (che aveva la sua destra nazionalista e autoritaria e la sua sinistra sociale), a sua volta ri-edizione ri-aggiornata del centrismo giolittiano.

un secolo di regimi politici ancorati al centro, rispetto ai quali l’alternanza tra Prodi e Berlusconi 1994-2011 appare oggi storicamente come una sorta di parentesi infelice o almeno anomala.

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la teorizzazione renziana del Partito della Nazione (che ricorda il Partito Nazionale fascista persino nel  nome, spudoratamente) e` dunque il riemergere del male storico della cosiddetta democrazia italiana, dato che un grande partitone al centro, tenuto insieme dal culto del potere, insostituibile e destinato a durare senza alternativa, e` il contrario della democrazia vera.

insomma, una moderna democrazia ha bisogno di alternanza, e cioe` di almeno di uno schieramento di centro-destra e di uno di centro-sinistra, tra i quali gli elettori possano scegliere, con la possibilita` di governare alternativamente in modo da impedire il cristallizzarsi di rendite di posizione e di una corruzione costituivamente impunita e impunibile.

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ma Berlusconi? ma Salvini?

ne` l’uno ne` l’altro rappresentano questa possibilita` per il futuro.

di Berlusconi al tramonto inutile parlare: chi voleva che fosse sconfitto politicamente e con questa scusa che non pagasse i suoi debiti giudiziari oggi e` accontentato: Berlusconi non riuscira` piu` a coalizzare la destra attorno a se`, perche` non ha piu` il carisma necessario per portarla al successo; ed e` questo il vecchiume della linea strategica del Nazareno, che cerca l’accordo con un ex-protagonista ed e` buona soltanto nel breve periodo e forse neppure piu` proponibile.

e Salvini? buono per una qualche raccolta di mugugni e per una pattuglia tanto assicurata quanto insignificante di parlamentari; diventerebbe interessante soltanto se riuscisse ad allearsi con Grillo e davvero prospettare almeno in linea teorica un’alternativa.

ma questa alternativa sarebbe fondata sull’uscita dall’euro, la guerra agli immigrati (che vorrebbe anche Grillo, se la sua base gliela lasciasse fare) e un populismo rozzo e irresponsabile politicamente che non avrebbe alcuna possibilita` di successo elettorale: sommandosi i due perderebbero elettorato, anche se vogliono cose molto simili; ma e` la qualita` delle loro diverse basi elettorali che impedisce la fusione.

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abbiamo quindi bisogno, per l’alternanza, di una destra europeista, dato che l’Italia che uscisse dall’Europa sarebbe condannata alla marginalita`, all’irrilevanza e alla completa sottomissione alla finanza internazionale.

ma la finanza internazionale domina anche l’Europa, mi si dice; e` vero in parte, ma questo dipende semplicemente dal fatto che la maggioranza della popolazione dell’Unione da` sinora il suo consenso ai partiti che vogliono il compromesso con la finanza, questa scelta non appartiene per natura alla Unione Europea in se stessa.

si corregge vincendo le elezioni in Europa e cambiandone la linea politica, come sta provando a fare Tsipras in sostanziale solitudine (ma aspettiamo le vicine elezioni spagnole); ma e` sbagliato distruggere l’Unione Europea, che e` l’unico argine possibile allo strapotere della City e di simili covi degli iper-plutocrati.

solo la dimensione europea, meglio ancora se coordinata con l’America, assicura la forza di una politica autenticamente re-distributiva del reddito, una tassazione delle transazioni finanziarie, una fiscalita` progressiva: e` una strada faticosa, ma non ci sono scorciatoie populiste davanti a noi.

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su questa strada le distinzioni classiche di un tempo fra destra e sinistra si sono molto attenuate, e per un motivo storico concreto molto semplice: la lotta di classe attuale e` fra l’elite degli iper-plutocrati e tutto il resto della popolazione.

anzi l’attacco di questa elite colpisce con eguale durezza sia i tradizionali ceti del lavoro dipendente sul piano dei diritti, cercando di spingerli in una situazione di precarieta` che fondi la riduzione salariale, sia la vecchia classe media sul terreno direttamente del reddito, attaccato attraverso la fiscalita`.

il fine e l’argomento usato con entrambi e rivolto all’insieme della popolazione, sinora con successo, e` la restituzione del debito, cioe` il presunto dovere sociale di garantire le rendite fiscali di questo ristretto gruppo di iper-privilegiati.

come se non avessero gia` ampiamente avuto il loro profitto con gli interessi riscossi per decenni.

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ora l’aspetto piu` interessante della posizione di Tosi e` che appare europeista, pur se in continuita` con la linea leghista prima della deriva lepenista di Salvini.

insomma, se attorno a Tosi potesse coalizzarsi una destra capace di formare l’alternativa a Renzi (che chiaramente rappresenta gli interessi della finanza nazionale e internazionale in Italia), occorrerebbe tapparsi il naso e pensare comunque a sostenere una alternativa minimamente seria, che non puo` oggi essere rappresentata da Grillo.

per ora accontentiamoci comunque di vedere che Tosi ha avuto il coraggio di rompere con Salvini, e che nella presunta sinistra, Demokrat oppure no, di un coraggio umano simile non si vede traccia.

in altre parole, Tosi ha la stoffa personale potenziale del leader, i Vendola, i Bersani, per non parlare di altri ridicoli figuranti, neppure da ricordare, no: e no perfino Landini, che oscilla qua e la`.

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ma esiste davvero la possibilita` di una destra del genere in Italia?

i ripetuti fallimenti o l’insignificanza di chi ha provato a costruirla in questi anni ne fanno dubitare.

l’analisi del dibattito pubblico sui giornali online e sui blog e` sconsolante: una demagogia arruffona e sguaiata, prva di argomenti e carica d’odio, sembra la cifra prevalente nell’opinione pubblica conservatrice: l’incapacita` di seguire ragionamenti anche elementari e il populismo scatenato, privo di documentazione, di basi culturali e dedito solo all’invettiva di pancia non sembrano superabili in breve periodo.

e` il ritratto di un popolo ampiamente ignorante, teledipendente, con tassi di analfabetismo altissimi e di lettura tra i piu` bassi dei paesi civili, anagraficamente vecchio e poco informatizzato, con un sistema di istruzione in sfacelo (che non migliorera` certamente per l’assunzione imposta dall’Europa per esigenza elementare di civilta`, di qualche decina di migliaia di docenti precari rimasti in fondo alle graduatorie del merito).

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non si sconfiggono questi mostri con la predicazione illuminista di cui anche questo post e` un esempio.

perfino la battaglia per la democrazia sembra una posizione astratta e velleitaria per un popolo simile, amante del clientelismo e che giustamente se ne disinteressa totalmente.

perche` non esiste democrazia senza informazione, e questo popolo non ama informarsi, documentarsi, studiare minimamente, ma soltanto aggregarsi a qualche coro da stadio.

l’impressione che Salvini lo esprima molto meglio di Tosi e` forte.

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in ogni caso, senza fare un eroe di Tosi il leghista e ricordando bene i punti oscuri del suo passato, proviamo a guardare se qualcosa si smuove nella destra italiana e se si libera davvero del populismo  berlusconiano e post-berlusconinano che e` la sua tara storica.

dovesse riuscirci, forse costringerebbe anche la sedicente sinistra italiana a fare i conti con se stessa e ad abbandonare il modello renziano, che diventerebbe immediatamente vetusto e superato proprio nella sua struttura  concettuale. 

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