Letta all’estero, Renzi qui – 178.

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dal blog di Raimondo Bolletta ripubblico – con qualche modestissimo taglio – queste considerazioni sulla scelta di Enrico Letta di dimettersi da deputato e di andare a lavorare all’estero come docente.

evidentemente Letta sa le lingue un po` meglio di qualcun altro, che gli e` stato preferito, mi pare.

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non condivido del tutto l’entusiasmo per la linea politica di Letta, anche se mi ritrovo alla lettera nella sua posizione sull’immigrazione, che trovo molto corretta e che ho esposto anche io ieri qui esattamente negli stessi termini e con la stessa polemica rispettosa con papa Francesco.

pero` condivido l’apprezzamento per la serieta` personale e per un modo di concepire la politica agli antipodi del presente.

Prodi, Monti e Letta sono stati breve parentesi di serieta` in un’Italietta governata per il resto da pagliacci.

dirlo da parte mia non significa condividere tutto quello che hanno fatto, pero` sottolineare che l’Italia sta vivendo di rendita di quello che hanno fatto queste persone serie.

la degenerazione del presente e` scoraggiante e, prima di ogni altra considerazione, presenta modelli umani disgustosi e diseducativi di gestione del potere.

Prodi, Monti e Letta erano modelli differenti, antropologicamente, in quanto fondati sulla competenza e sul rispetto degli altri, e politicamente alternativi all’improvvisazione personalistica, esempi di gestione partecipata della vita pubblica.

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oggi Renzi dice che e` meglio sbagliare e fare qualcosa, che non fare nulla: e` una concezione davvero strana della politica.

quanto durera`? quanto continuera` a sbagliare pur di stare sulle prime pagine dei giornali?

ne dicano i giornali cortigiani quel che vogliono, continuo a pensare che la permanenza al potere di Renzi non sara` lunga, dato che si regge solamente su una mancanza di alternative politiche e sul controllo dei media.

e` vero che anche Berlusconi ha comandato per vent’anni con questi strumenti, ma aveva ben altro consenso reale.

il consenso di cui gode oggi Renzi, sarebbe il caso di non dimenticarlo, e` inferiore a quello di cui godeva Letta quando e` stato da lui defenestrato con l’irridente Enrico, stai sereno!

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all’Italia serve soltanto che cresca una credibile alternativa, piu` credibile di Berlusconi al tramonto, di Salvini e di Grillo, e, dato come e` fatto il paese, penso che non possa essere che di destra.

si`, Renzi sta lavorando per la destra, ma non sara` mai il leader della destra.

Letta all’estero: un po’ sprecato, visto che le lingue le sa.

sarebbe meglio mandarci qualcun altro a impararle.

Letta resta una riserva della repubblica per un paese e una politica piu` seri.

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Ieri sera mentre ascoltavo l’intervista di Letta ho postato ‘Grande Letta!’, devo dire con un velo di commozione.

Alla fine di una giornata terribile, invasi dalle immagini dei 700 naufraghi di cui si pescano i corpi quasi fosse stata una mattanza di tonni, alla fine di una giornata in cui di tutto si è sentito, e c’era tanto di cui vergognarsi, ero in attesa di questa intervista e del libro annunciato da giorni. Abbiamo lasciato freddare il risotto, io e Lucilla. Il silenzio per un anno di un personaggio importante, di un giovane in cui molti abbiamo sperato, era per me un punto interrogativo e un motivo di delusione. Mi dicevo: non capisco.

Ho ritrovato il volto timido ma determinato, educato ad una postura eretta e leggermente deferente nei confronti del giornalista, non ha mai appoggiato la schiena alla poltrona. Con amabilità ha detto, nella giornata del cordoglio e e della commozione, una cosa forte: deve essere chiara la distinzione tra il diritto d’asilo e il diritto all’emigrazione per motivi di lavoro, al secondo si può dire di no se non ci sono le condizioni. Ha contraddetto papa Francesco che ha rivendicato il diritto alla felicità (costituzione americana), dicendo però che il diritto d’asilo è diritto alla vita se si scappa da una guerra o dalla tortura o dal carcere politico in regimi totalitari.

E’ stato elegante ed ironico dicendo che i rapporti tra lui e il fratello Caino sono sereni.

Con un colpo di teatro, da grande politico, annuncia che ha trovato un lavoro e che per questa ragione si dimetterà in settembre da ‘questo’ parlamento. Fazio non credeva allo scoop e immediatamente  ha riguardato la sua scaletta per verificare se la notizia gli fosse sfuggita. No, lo sapeva solo il presidente della Repubblica oltre alla sua famiglia. E’ stato un momento intenso in cui si è toccato con mano cosa voglia dire stare dentro le istituzioni ad un livello alto.

La sua scelta, del tutto personale, ha comunque risvolti destabilizzanti, o meglio, ha un preciso significato politico.

Premesso che sono convinto che Letta abbia sempre guadagnato onestamente le prebende previste per i politici, fare il ministro o il presidente del Consiglio non credo sia esattamente fare il pensionato o il nullafacente annoiato al bar, credo che abbia avuto una vita piena di lavoro ed impegno.

Ma nel momento in cui il suo cursus honorum è stato bruscamente interrotto ha capito che una persona senza una retroterra economico solido, una professione, un impiego, una rendita familiare, un’impresa, è ricattabile, deve necessariamente sottoporsi alle trafile che l’establishment del momento richiede. E’ una questione di libertà, di immagine sociale, di immagine anche con i propri figli.

Nel momento in cui il mito della giovinezza del politico ha preso piede, nel momento in cui le prebende non vengono passate ai partiti ma direttamente ai singoli, nel momento in cui l’opzione politica costituisce una scelta per chi non ha speranze di lavoro con la qualifica che ha e ha preso il sopravvento una generazione che non ha mai lavorato, che ha sempre amministrato potere e soldi lungo un percorso, una lenta ascesa che, se sei fedele al ras del momento, può garantirti una buona pensione.

A questa degenerazione di una generazione, il cinquantenne Letta reagisce cercando e trovando lavoro all’estero come tanti giovani italiani che si stanno costruendo un futuro da europei fuori dai nostri confini.

Certo, Letta non è un migrante, ma è una persona eccellente che si misura al di fuori dei confini dell’italietta asfittica.

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