se un condannato a morte e` sfuggito – 179.

* * *

la settimana scorsa mi ero appuntato questa storia di un nero americano, Anthony Ray Hinton, che nel 1985 fu condannato a morte per duplice omicidio, ha passato 30 anni nel braccio della morte, fino a che un anno fa il suo caso fu riaperto su suo ricorso, e si scopri` che i proiettili trovati sul luogo del delitto erano incompatibili con l’arma che possedeva lui.

povero, difeso da un avvocato incapace, non era riuscito a scalfire il muro di indifferenza della procura, pur se la sua innocenza era evidente.

ma la sua colpa principale era chiaramente quella di essere nero e di vivere in Alabama: qualche decennio fa sarebbe stato impiccato a un albero per le spicce da una folla inferocita di bianchi.

dal 1973 153 persone condannate a morte sono risultate innocenti negli USA; senza pensare a quelli la cui innocenza non sara` riconosciuta neppure postuma.

* * *

questa storia mi era sembrata emblematica per una riflessione sul significato della pena di morte, che e` una specie di rito solo nelle apparenze meno barbarico di quelli che conducevano a morte in passato la prima persona scelta a caso come capro espiatorio per pacificare gli dei.

ma quello che e` successo nel frattempo ha superato la mia stessa immaginazione.

la Nacdl, Associazione Nazionale degli Avvocati Difensori, e il Progetto Innocenza hanno condotto un riesame minuzioso dei risultati degli esami microscopici condotti dal FBI sui capelli  trovati sui luoghi del delitto: un test che veniva considerato all’avanguardia e piu` attendibile delle stesse impronte digitali..

4 risposte a “se un condannato a morte e` sfuggito – 179.

  1. Quante parole, quanti commenti, quanti giudizi.
    Nel nostro piccolo quante volte condanniamo, giudicando rapidamente ed erroneamente, senza conoscere fatti, particolari e senza dare possibilità di spiegazioni, senza buona volontà di ascolto.
    Menomale che non si può condannare a morte ma ci limitiamo a ferire, a ferire e ferire ancora.

    • questo commento non e` molto in tema, sembra uno di quelli di lucia.

      certo che possiamo sbagliare quando esercitiamo la facolta` di giudizio che ci distingue dalle bestie.

      e` forse questo un buon motivo per non giudicare e vivere come animali?

      che strana visione del mondo.

      e poi, per fortuna, i giudizi morali, giusti o sbagliati che siano, non condannano a morte nessuno, come giustamente dici anche tu.

      servirebbero a far riflettere, ma non tutti vogliono e neppure tutti ne sono capaci.

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Yanis Varoufakis

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