lettera ad un blogger dallo sguardo di gallina.

perche` dei problemi tu vedi soltanto i dettagli, anzi qualche dettaglio?

se si parla di Resistenza tu riesci a scovare un fascista torturato,

ma non vedi la differenza fra hitlerismo e democrazia.

se si parla di liberazione sessuale a te viene in mente un pedofilo.

se si parla di droghe leggere, tu ti riempi di studi sui danni degli spinelli,

ma poi ti dimentichi degli ubriachi che girano urlando le strade.

* * *

come mai la tua mente funziona cosi` male?

perche` sei un esempio di quelli che vedono l’albero e non la foresta?

di quelli che cercano la pagliuzza negli occhi dimenticando le travi?

sembra che tu non sappia che gli occhi sono capaci

anche di guardare il cielo.

* * *

per te uno soltanto puo` essere il modo di vedere, quello terraterra.

neppure ti sfiora la mente che si possa metterlo in discussione.

neppure lo sai, neppure riesci ad immaginarlo, che ci sono tante verita`

che si possono vedere soltanto volando, dall’alto.

* * *

incomprensibili sono coloro che la pensano in modo diverso dal tuo.

cosi` tutte le prove che trovi ti danno ragione

e non trovi argomenti che possano darti torto.

e chi la pensa in modo diverso da te e` soltanto una persona in malafede.

* * *

e non qualcuno che ha avuto in dono lo sguardo dell’aquila,

mentre a te e` stato dato soltanto quello della gallina.

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39 risposte a “lettera ad un blogger dallo sguardo di gallina.

  1. @bortocal
    mi sono fatto prendere come al solito dall’argomento su cui sono immerso ormai da mesi senza alcuna intenzione di alzare i toni e anzi chiedo venia per dove l’ho fatto. la serenità è il punto di partenza, sempre bene ricordarlo 🙂

    hai ragione da vendere sul primo punto: avevo abbozzato alcuni temi proprio per introdurli un minimo anche ai lettori qui dentro ma mi accorgo che scrivere in questa modalità non ha senso: restano troppi impliciti da esporre a dovere e così, come sostieni, si finisce nel confondere chi legge informazioni alla rinfusa, allontanandolo. rispecchia tra l’altro la regola del rimanere in topic, fondamentale anche a mio avviso.
    sicuramente preparerò un post di presentazione al progetto a tempo debito, ma prima deve mettere online il sito altrimenti continuo a perdermi troppo in chiacchiere ed i mesi passano. più che altro, dopo le recenti conversazioni, non ero più così certo che la tua disponibilità in tal senso ci fosse ancora, felice di aver chiarito questo punto 🙂

    __________

    rispondo in generale sul secondo punto, e direi “ni”.
    una critica argomentata va bene, è certo meglio di niente, ma un punto importante a mio avviso resta quello di proporre alternative a corredo altrimenti si finisce nelle più classiche situazioni di stallo decisionale: e se il problema sussiste, in stallo non lo si risolve.
    quando una proposta è valutata come inefficace all’interno di un confronto costruttivo o si cerca di correggerla in qualche modo (per questo serve che la partecipazione sia ampia così come le competenze in campo) oppure la si archivia come inapplicabile e si passa ad altri argomenti.
    senza strade alternative risulta implicito concludere che il problema non sussista oppure che non valga la pena tentare di risolverlo. così non fosse, la critica si risolve in forma di veto suggerito, e un veto di per sè non è costruttivo. se il problema resta il veto è inutile a meno che non si ritenga che l’azione inefficace sia più dannosa del problema stesso.

    in generale, sostenere un proposito d’azione risolutiva comune per poi criticarne l’applicazione senza andare oltre il “così non va, trovate un’altra soluzione” è un modo d’agire improduttivo che crea tensioni nocive in un gruppo di lavoro, credo che un esperto di psicologia dei gruppi confermerebbe.
    la mia esperienza personale, da coordinatore di diversi progetti tecnici collaborativi, conferma questa visione ed il modus operandi che propongo funziona bene in tali contesti tecnici.
    dal punto di vista sociale le questioni si complicano e sono certamente più delicate, ma a mio avviso il metodo di fondo non dovrebbe cambiare, se ci sono effettivi problemi da risolvere.

    tutto ciò resta per me in ogni caso un interessante punto di discussione, di grande rilievo specialmente di questi tempi in cui il popolo emotivo scalpita nel chiedere più fatti e meno chiacchiere (come gli si può dar torto?), e così dilagano slogan e populismi conditi da azioni improvvisate senza capo nè coda. ma se chi ha competenze ed esperienza non va oltre il NO, come ne usciamo? il no in apparenza costruttivo si trasforma in un no disgregativo, e chi cerca soluzioni pratiche finisce emotivamente per identificare in chi dice no il proprio nemico. si alimentano populismi e tensioni sociali, e nascono famosi gufi renziani.

    __________

    sul punto 3 e 4, resta per me un dilemma a cui solo la pratica potrà dare un abbozzo di risposta.
    sono consapevole che la psiche umana funziona entro certi binari comportamentali, ma ribadisco che secondo me c’è margine di manovra per creare un gruppo di lavoro per proposte concrete senza dover per forza inventarsi un cattivo da mistificare solo perchè l’emotività popolare lo richiede.
    in ogni caso il nemico ideale è ben individuato: chiunque parteggi per la disuguaglianza di risorse e calpesti i diritti umani, su questo non ci piove.
    così come il collaboratore ideale è chiunque abbia idee e competenze e si voglia impegnare a fare qualcosa di utile per la comunità restando aperto al confronto pubblico costruttivo – rispettando le regole condivise – per perseguire qualsiasi proposito messo sul banco di lavoro.

    comprendo bene ciò che sostieni alla fine del punto 3, che manca il collante (a mio avviso potrebbe non essere così necessario ma è probabile che mi sbagli): ma a questo punto che collante suggeriresti? io non ne ho trovati, oltre al poco già esposto. e si ritorna al punto 2.
    questa critica se si risolve così è come dire implicitamente “lascia perdere”, e su questo non posso ascoltarti perchè percepisco un pressante problema sociale su cui penso di poter dare un contributo nel trovare soluzioni pratiche che funzionino.

    può essere che non sia in grado di tirare su un gruppo solo con questi ingredianti base (dipende comunque in primo luogo dalla comunicazione adottata e dai mezzi tecnici messi a disposizione, oltre ovviamente da chi voglia darmi una mano): ma non vorrei importare ingredienti tossici per il solo fine di “fare gruppo”. ce ne sono tante di realtà del genere – online e offline – ne spuntano di continuo come funghi e nessuna mi pare funzionare BENE, per questi motivi e per molti altri.

    se non va bene, la palla passerà ad altri ed auguro di trovare una ricetta migliore 🙂
    certo che se invece di tentare ognuno il proprio progetto collaborassimo per condividerne assieme uno di riferimento ci semplificheremmo la vita non poco: questo è un punto cruciale.
    e qui il cane si morde la coda e si finisce in stallo circolare.

    mi accorgo rileggendomi che sono rientrato di nuovo dentro il mio progetto dopo essermi proposto di smettere all’inizio, oh è proprio più forte di me 🙂
    ti invito a riparlarne nello specifico appena la piattaforma sarà attiva, oppure qui quando ne farò un post ad hoc, o se ne vorrai fare uno te su qualche tema che ti sta a cuore tra quelli toccati.

    chiudo sul punto 5: non credo nè che tu sia opportunista nè che tu non ti voglia impegnare, te lo assicuro.
    i punti precedenti dovrebbero illustrare sia le mie opinioni che il mio stato d’animo 🙂

    in bocca a lupo a te, e sempre grazie!

    • 1. la serenita` e` difficile, tutti ci incaponiamo. l’importante e` chiarirsi che il dissenso non comporta disistima, e a volte neppure disimpegno.

      2. proporre alternative non e` facile e non puo` essere un obbligo, soprattutto se riguardano un progetto al quale non si era gia` pensato in proprio (probabilmente, se le idee fossero cosi` chiare, si sarebbe anche fatto un progetto simile, no?).
      tocca chi progetta valutare le critiche ai fini del suo progetto.

      3. non so se il tuo progetto e` inapplicabile, sinceramente; lo trovo vago, e pare che non sia il solo a dirti di cercare di renderlo piu` concreto ed affilato.
      ma non so andare oltre.

      4. dietro il caso particolare si vede bene la questione generale, che non e` privata…

      • un solo accenno sul punto 2: il discorso che facevo, in senso del tutto generale, è centrato sul metodo operativo (ma è solo un’opinione scaturita dalla mia esperienza personale, non mi baso su teorie ufficiali almeno che io conosca): proprio per le dinamiche psicologiche di gruppo di cui accennavo, una critica “di veto” verso una proposta (che non sia ovvero corredata da alternative) diventa un’azione da evitare in un contesto collaborativo perchè spinge verso la disgregazione e non presenta di fatto aspetti utili.
        a meno che, ripeto, non si ritenga che quel veto possa evitare un’azione ritenuta più dannosa del problema originario che vorrebbe risolvere.
        è interessante questa cosa, potrebbe essere una sciocchezza ma prova a rifletterci.

        per il resto, hai chiuso come meglio non avrei potuto fare 🙂
        grazie!

        • si`, d’accordo. 🙂

          ma non mi riconosco alcun potere di veto, non mi pare che possa essere il mio caso.

          e` giusto che, se qualcuno dice in un gruppo che collabora “questo assolutamente non si fa”, guasta i rapporti (anche se poi occorrerebbe andare a vedere caso per caso se talvolta non e` comunque necessario farlo).

          ma io l’ho forse fatto?

          • è più psicologica la questione, nel caso specifico: non hai detto nulla di ciò, ma la tua critica iniziale (che in seguito hai ben saputo contestualizzare ed ora mi è più chiara) in un primo momento l’ho letta in senso puramente negativo-distruttivo.
            e, considerato quanto ti tengo sul palmo della mano, mi aveva demoralizzato non te lo nego.
            poi ho compreso, metabolizzato ed astratto il concetto: ora parlavo in generale di regole valide da poter importare sulla piattaforma 🙂

            • pensi che non si sfugge facilmente all’ambiguita` della comunicazione.

              ora non vorrei che una stima eccessiva delle mie opinioni mi trasformasse in una specie di non voluta zavorra per te.

  2. @bortocal
    “tu credi che possa essere quasi cancellato o dimenticato; io penso che vada gestito e controllato in modo consapevole, pero` accettandolo come dato di fatto essenziale e ineliminabile.”

    eh no, questa tua affermazione è del tutto fuori strada, il senso di ciò che ho scritto è proprio il contrario!
    qui pare che stiamo parlando della stessa cosa con prospettive opposte: uno parla del bicchiere mezzo pieno e l’altro del bicchiere mezzo vuoto, ma il bicchiere è lo stesso 😉

    possiamo confrontarci costruttivamente su idee contrapposte per scopi condivisi: quando l’evidenza rivela che la strada percorsa non ci porta verso lo scopo, possiamo tentare di comune accordo una nuova strada, oppure possiamo lavorare su nuovi propositi alternativi.
    ci sono molti propositi e strade convergenti su cui potersi confrontare per migliorarci la vita reciprocamente.
    conosciamo noi stessi: cooperiamo quando funziona, rassereniamoci quando non funziona cercando altre strade utili.
    è diverso dal controllo di cui parli?

    non sono determinanti le risorse ambientali di per sè nel confronto, è il metodo e il fine che differenziano collaborazione e competizione.
    le risorse ambientali entrano in ballo nel momento in cui ci arroghiamo di contare più di altri e di ottenere più di loro, e parimenti nel momento in cui ci aggrappiamo con le unghie sul possesso di ciò che già abbiamo a discapito degli altri: in questo caso si che la limitatezza delle risorse diventa un problema insormontabile.
    non a caso ho scritto che se non si parte da un’equa suddivisione delle risorse tra le persone tutto ciò di cui parlo è utopia e sogno.

    eppure l’uomo può vivere nei fatti con molto, molto, MOLTO meno rispetto al classico modello occidentale, vivendo pure più felicemente. sono i media e l’abitudine sociale consolidata che ci accecano e ci pompano di bisogni superflui e controproducenti.
    parimodo, in una società globale unita e collaborativa, sfruttando le conoscenze scientifiche e le capacità tecniche, individuando ed esaltando le attitudini pesonali associando ad ognuno il ruolo sociale che meglio riesce esercitare, possiamo recuperare tante di quelle risorse che nemmeno la più fervente fantasia può immaginare.
    il modello competitivo occidentale porta a sprechi clamorosi di risorse, se le studiamo in ottica globale.
    una parentesi: la competizione non esclude il rispetto (dove l’ho scritto?) ma nemmeno si fonda su di esso. la competizione sportiva si fonda sul rispetto dell’avversario, ed oggi nemmeno più quella oramai…

    parli della violenza intrinseca dell’essere umano quando parli di idee come parassiti nelle persone. oggi è così, ma può non esserlo per sempre.
    a partire dalle persone dotate di intelletto razionale e capacità comunicative che prendono consapevolezza del nostro stato esistenziale e del nostro impatto sulla terra. queste sono le prime persone che possono soverchiare il sistema: innanzitutto con il buon esempio e con la cooperazione.
    attraverso l’utilizzo intelligente dei mezzi di informazione di massa si possono creare ad hoc e veicolare mode mediatiche UTILI per il benessere collettivo globale: li dove nemmeno l’istruzione riesce ad attecchire (specie poi se l’istruzione viene appositamente smantellata), in tutti quegli individui che non sono stati dotati da madre natura della capacità di ponderare al meglio le proprie scelte, in chi non vede oltre il proprio naso.

    un esempio pratico: in italia c’è la cultura spiccata che “fa figo” campare sulle spalle del prossimo, eppure tutti ci lamentiamo che viviamo in un paese di me**a e la causa è proprio questa. in altri popoli non è così, popoli anche molto meno istruiti, e che per certo non ci sono superiori nè inferiori per intelligenza.
    è la cultura sociale che veicola i comportamenti, e la cultura è veicolata oggi dalla comunicazione dei leader in primis, dalla comunicazione di massa in generale.
    cambia la comunicazione e cambierai un popolo!
    ancor di più che potenziare l’istruzione, la quale resta essenziale ma non ha l’impatto emotivo della comunicazione mediatica, dei jingles.

    tu pensi che la voglia di prevalere sia innata nell’uomo, io invece non lo credo, ritengo invece che sia una circostanza prettamente culturale.

    prendiamo un esempio che ci è caro ad entrambi: la differenza tra gli scimpanzè ed i bonomo. gli uni guerrafondai e violenti, gli altri pacifici e sereni. da cosa nasce questa differenza? i bonomo sono più intelligenti o più stupidi degli scimpanzè forse? sono diversi nelle loro funzionalità organiche?
    non sembra: l’unica differenza è che si sono instaurati tra loro diversi modelli comportamentali e i due gruppi hanno preso strade sociali diverse. contingenze “storiche”, non differenze genetiche.

    di più: abbiamo la fortuna di vedere come i bonomo siano basati su società matriarcali a differenza degli scimpanzè che sono patriarcali. non ci insegna questo qualcosa? chi comanda il nostro mondo, e chi invece sarebbe meglio che comandasse?
    in questo si che la biologia conta, e per fortuna la ragione umana può prevalere sulla stupidità (ma solo se la ragione collabora collettivamente).
    io, maschietto focoso ma consapevole ed intelligente sono e sarò sempre femminista, perchè è la donna che nella nostra specie (e non solo nella nostra specie, probabilmente) ha più capacità di coltivare condivisione, amore, unione, comprensione, empatia.

    l’uomo deve svolgere il ruolo che più gli è congeniale: lavoro manuale e pensiero astratto. non certo il governo della propria specie!
    parlo ovviamente a livello statistico: ci sono uomini con spiccate attitudini femminili e viceversa.
    ma nei grandi numeri non si sbaglia.

    possiamo cambiare, questa è la buona novella che mi piace portare 🙂
    a partire dal controllo mirato dei media da parte delle persone più istruite ed intelligenti – in tutto il globo – che raggiungano tali consapevolezze e collaborino, fino ad arrivare a ripristinare i modelli delle arcaiche società matriarcali.
    il cambiamento per il peggio è avvenuto soltanto pochi millenni fa, quando la violenza e il possesso terreno hanno spostato l’ago della bilancia. con l’urbanizzazione seguita all’agricoltura c’è stata la virata, grossomodo.

    oggi con il rincoglionimento dato dai media dei paesi evoluti, la virilità maschile si sta azzerando e si crea terreno fertile per un’inversione di rotta 🙂

    non credo di delirare, anzi. il punto purtroppo è che pochi comprendono ancora questi concetti. ma vale la pena tentare, e l’unica strada concreta la vedo veicolata come dicevo da nuove mode mediatiche, proprio attraverso la comunicazione di massa.
    se ci lasciamo sfuggire l’alienazione e la manipolazione inconscia derivata dalla virtualizzazione informatica, perdiamo la chance e continueremo ad avviarci inevitabilmente verso un nuovo medioevo, uno dei tanti.

    finchè non impareremo la lezione, o finchè non ci estingueremo.

    • naturalmente l’interprete autentico del tuo pensiero sei tu e se tu mi dici che non vuoi affatto cancellare o dimenticare il substrato biologico irrazionale e violento che guida le nostre azioni, ben piu` di quanto noi stessi ne siamo coscienti, a me non resta che prenderne atto.

      pero` nello stesso tempo l’unico interprete autentico delle mie impressioni e valutazioni sono io e non posso che ribadire questa percezione che si fa sempre piu` forte ad ogni tuo intervento: la tua mi pare una posizione astratta e dottrinaria, a volte sdolcinata e troppo furba, a volte incredibilmente ingenua.

      il centro e` il tema del conflitto, ancora.

      faccio allora un esempio, allora: se il 2016 sara` l’anno nel quale l’1% della popolazione mondiale superera` il limiti del 50% della ricchezza posseduta e il restante 99% scendera` al di sotto del 50%.

      di fronte a questo fenomeno, di cui pochissimi sono consapevoli, il mondo si divide attorno a due posizioni: quella di chi favorisce questo processo e quello di chi vorrebbe contrastarlo; naturalmente vi e` anche una massa immensa di persone a cui non interessa, che non ne sono informate, che agisce per comodita` e opportunismo o per paura o che non lo ritiene comunque importante.

      la lotta tra i favorevoli e i contrari allo sviluppo della diseguaglianza e` assolutamente impari, come e` evidente, dato che il controllo della ricchezza e` anche controllo dell’informazione e per suo tramite del consenso sociale; e solo una situazione di collasso sociale, cioe` di tipo rivoluzionario (nel senso lato che si deve dare qui a questa parola) potrebbe portare al rovesciamento del tranquillo procedere della concentrazione della ricchezza.

      i precedenti esempi storici stabliscono un collegamento preciso tra una concentrazione della ricchezza eccessiva e le crisi sociali; quindi tutto fa supporre che questa crisi ci sara`, o meglio che la crisi che c’e` gia`, provocata da questa situazione, diventera` talmente drammatica che i poteri costituiti saranno messi in forse.

      ma non mi dilungo su queste dubbie previsioni: qui mi interessa soltanto sottolienare un fatto abbastanza evidente: che nessuna collaborazione, neppure intellettuale, e` possibile fra chi e` favorevole alla disuguaglianza e chi e` contrario.

      e questo indipendentemente dalla pretesa di giustezza delle proprie idee dei due schieramenti.

      questo non significa che gli uni non possano e perfino debbano informarsi sul pensiero della parte opposta, ma come si spia il nemico, e per perfezionare meglio le armi del proprio pensiero.

      l’azione umana e` guidata dalla volonta`, non dalla conoscenza; la conoscenza e` al servizio della volonta` e non ne determina gli orientamenti di fondo, puuo` al massimo correggere il tiro su aspetti secondari.

      questa credo che sia la vera e netta distinzione tra i nostri rispettivi modi di pensare…

      in altri tempi avrei detto che il tuo mi pare un bell’esempio di inter-classismo, e magari ci avrei aggiunto anche democristiano… 🙂

      in alcuni passaggi mi provoca persino la stessa reazione di rigetto infastidita.

      ora non esistono piu` ne` le classi sociali classiche ne` la Democrazia Cristiana; tuttavia a me il fondamento del tuo modo di pensare sembra ancora quello e non lo condivido.

      dopo di che mica ti sei neppure qualificato finora come un “nemico del popolo”, quindi ti ascolto, pero` su un punto siamo proprio “nemici”: io non credo all’armonia universale, credo anzi che la sua pretesa sia dannosa e potenzialmente autoritaria; credo invece alla differenza di punti di vista, di progetti e di volonta` che si confrontano, possibilmente in modo corretto e senza violenza.

      la democrazia e` proprio quesot conflitto, come indica il suo nome: e` il potere (kratia) del demos, il popolo, contrapposto a quello degli aristoi, della minoranza privilegiata.

      dove questo conflitto manca non c’e` piu` la democrazia, ma un qualche regime autoritario integralista cioe` cattolico, che presume di rappresentare la verita` e l’amore universali.

      ma la verita` universale non esiste, la verita` e` sempre parziale, cioe` tendenziosa.

      neppure l’amore lo e`: e` altrettanto tendenzioso e parziale: sceglie.

      ciao.

      • “naturalmente l’interprete autentico del tuo pensiero sei tu e se tu mi dici che non vuoi affatto cancellare o dimenticare il substrato biologico irrazionale e violento che guida le nostre azioni, ben piu` di quanto noi stessi ne siamo coscienti, a me non resta che prenderne atto.
        pero` nello stesso tempo l’unico interprete autentico delle mie impressioni e valutazioni sono io e non posso che ribadire questa percezione che si fa sempre piu` forte ad ogni tuo intervento: la tua mi pare una posizione astratta e dottrinaria, a volte sdolcinata e troppo furba, a volte incredibilmente ingenua.”

        giusto che sia così, e non avevo dubbi 😉
        che la mia sia una posizione astratta, senza dubbio: è ancora per lo più sotto forma di pensiero e non ho fatti concreti che mi diano ragione, fintanto che non si comincerà ad agire (per quanto mi riguarda come sai manca poco, ma sono ancora per lo più in solitaria purtroppo)

        dottrinaria ci può stare, nel senso che propongo un metodo pratico di azione comune che a mio avviso potrebbe funzionare se fosse condiviso da chi ha voglia di tentare collaborando a 360°, per quel che può. non è condiviso da te, e questo lo sapevo, ma mi pare più per la forma che per la sostanza.
        mi dispiace, ma non è un problema: sarà solo più difficile perchè sei un’ottimo cervello che resterebbe fuori all’inizio, ma potrebbe in qualsiasi momento rientrare nel caso cambiassi idea, le porte sono sempre aperte.

        sdolcinata: anche questo, conoscendoti, ci sta. credo che per la maggior parte delle persone risulterebbe al contrario dura e spigolosa la mia posizione, ma te che sei granitico la puoi vedere come sdolcinata, non mi stupisce.
        oltre a questo, in parte la “mollezza comunicativa” è dovuta proprio all’obiettivo concreto di trovare collaboratori eterogenei su cui operare semmai una selezione iniziale: faccio di necessità virtù, ma ne abbiamo già ampliamente parlato e non ci senti da quell’orecchio 😉

        furba, lo spero: l’intento è infatti quello di portare maggiore equità, giustizia e felicità tra la comunità (tutti) utilizzando consapevolmente (da parte di chi ne comprende senso ed obiettivi) quegli stessi mezzi adottati oggi dall’establishment che opera per interessi opposti.

        ingenua: spero il meno possibile, spero di non essere il solo a credere fermamente che il mondo attuale sia migliorabile in modo sostanziale. il passo in più che faccio, mettendoci faccia, lavoro gratuito e sudore, è quello di proporre tale metodo da migliorare assieme, per chi ci crede ed è interessato.

        aggiungo un’altra caratteristica: è rischiosa e molto difficile. eppure, a constatare la situazione attuale, il rischio che il progetto possa prendere strade sbagliate mi sembra tutto sommato irrilevante (al peggio la situazione attuale non cambierebbe di una virgola).
        per quanto riguarda la difficoltà, sono convinto che assieme si possa superare: ma bisogna essere più di quattro gatti, serve gente in gamba e competente all’inizio altrimenti non si va lontano.
        a conti fatti il rischio maggiore temo sia piuttosto quello di perdere tempo pedalando a vuoto, ma non sarebbe un dramma visto che lo faccio per me prima di tutto, per non avere il rimpianto futuro di non averci nemmeno provato.
        per il resto sai che cerco di farlo nel modo migliore che riesco, e che ascolto le argomentazioni di tutti.

        “il centro e` il tema del conflitto, ancora.
        faccio allora un esempio, allora: se il 2016 sara` l’anno nel quale l’1% della popolazione mondiale superera` il limiti del 50% della ricchezza posseduta e il restante 99% scendera` al di sotto del 50%.
        di fronte a questo fenomeno, di cui pochissimi sono consapevoli, il mondo si divide attorno a due posizioni: quella di chi favorisce questo processo e quello di chi vorrebbe contrastarlo; naturalmente vi e` anche una massa immensa di persone a cui non interessa, che non ne sono informate, che agisce per comodita` e opportunismo o per paura o che non lo ritiene comunque importante.”

        io direi che le posizioni sono grossomodo tre:

        – persone, più o meno istruite ed intelligenti, che raggiunta questa consapevolezza vogliono contrastare tale disparità ed hanno sufficienti risorse e competenze per agire: sono le persone a cui la mia comunicazione è rivolta in primis.
        [eppure la tua chiusura sul tema mi ha fatto riflettere riportandomi con i piedi per terra, accorgendomi di quanto la comunicazione sia labile e di quanto l’intelligenza, specie quella più spiccata, provoca di per sè stessa disaccordi per egocentrismi intrinseci da cui derivano inutili disquisizioni sul “sesso degli angeli”, a mio avviso s’intende]

        – persone di potere, più o meno istruite e intelligenti, che non hanno raggiunto questa consapevolezza e spingono invece verso la prosecuzione – deleteria per tutti – dello status quo: questo è il “nemico” da combattere assieme, ma ciò che non comprendi è che questo nemico è condizionato dalla stessa società mediatica in cui vive alimentandola e che, in alcuni casi, si può anche farlo ragionare per portarlo a cooperare. se non ci si riesce, lo scontro diventa inevitabile benchè l’utilizzo di metodi drastici di chiusura in tal senso aumentano esponenzialmente il rischio di fallimento, a mio avviso. posso sempre sbagliarmi, e correggere il tiro, proprio non vedo dove sia il problema.
        [tu parti dal presupposto che i metodi drastici siano inevitabili: questo è il punto su cui discordiamo fortemente. ma una strada non esclude di per sè l’altra. cambia l’impostazione mediatica di fondo, ma ribadisco: si fa di necessità virtù, diversamente abbiamo già Grillo ed i forconi, e se l’approccio non funziona, si cambia]

        – persone non di potere, più o meno istruite e intelligenti, che non hanno raggiunto questa consapevolezza (oppure ce l’hanno ma non hanno risorse per agire: per la verità pochissime in italia). persone che semplicemente “si fanno i cazzi loro” e vivono quieti o schiamazzanti nel mondo della manipolazione mediatica. questo gruppo lo identifico grossomodo con la massa, con tutti gli altri.
        anche se non ci arrivassero da soli, meritano di non essere sottomessi ad un potere autodistruttivo, meritano una distribuzione più equa delle risorse, meritano istruzione, dignità, parola. e non solo lo meritano, ma sono anche necessari perchè senza di loro non si va da nessuna parte, in un regime all’apparenza ancora democratico.

        in ogni caso, a mio avviso, specialmente su questo gruppo bisogna agire struttando i media innanzitutto ANCHE con le mode, slogan, tormentoni (e pure per molti esponenti inconsapevoli del secondo gruppo)
        il concetto è banale: corretta istruzione (pluralismo, argomentazione, confronto critico) in primis e distacco dai media classici di regime come messaggio da propagare, per selezionare chi ha testa da chi non ne ha. per chi resta sordo e vincolato ai media, DEVE essere manipolato per la buona causa attraverso la moda, altrimenti verrà inevitabilmente manipolato per la cattiva causa come già succede oggi dal “nemico”. su questo si basa la furbizia che propongo come metodo comune d’azione.
        il livello di ingenuità è invece proporzionale alle persone che possano prendere atto della necessità di una svolta collettiva senza bisogno di manipolazione mediatica, ma solo attraverso una corretta informazione. le strade non sono alternative, ci si può muovere su entrambe i fronti.
        a conti fatti solo la buona comunicazione non basta per cambiare una cultura di massa che risponde per lo più agli slogan più banalizzanti ma vuoti se li si approfondisce, questo mi pare ogni giorno più evidente.

        forse non te l’avevo mai spiegata così chiaramente questa mia posizione, non so se l’avessi compresa in tali termini o meno. in ogni caso da parte mia ricerco la massima trasparenza e confronto a tal proposito. sono sicuro che in qualcosa sbaglio, figuriamoci, ma di certo non sbaglio nel cercare di agire in qualche modo per cambiare in positivo. parliamone dunque, con te o con chiunque ne abbia voglia.

        “la lotta tra i favorevoli e i contrari allo sviluppo della diseguaglianza e` assolutamente impari, come e` evidente, dato che il controllo della ricchezza e` anche controllo dell’informazione e per suo tramite del consenso sociale; e solo una situazione di collasso sociale, cioe` di tipo rivoluzionario (nel senso lato che si deve dare qui a questa parola) potrebbe portare al rovesciamento del tranquillo procedere della concentrazione della ricchezza.
        i precedenti esempi storici stabliscono un collegamento preciso tra una concentrazione della ricchezza eccessiva e le crisi sociali; quindi tutto fa supporre che questa crisi ci sara`, o meglio che la crisi che c’e` gia`, provocata da questa situazione, diventera` talmente drammatica che i poteri costituiti saranno messi in forse.”

        questa è la teoria classica in voga, non è la verità. prima di Eistein/Schrodinger/Eisenberg l’unica fisica possibile sembrava essere quella di Newton/Maxwell.
        tu prevedi (o proponi?) la rivoluzione classica. è una strada, la strada certamente più probabile se non ci si muove diversamente, eppure la storia dovrebbe insegnare sull’utilità di rivoluzioni in tal senso.

        non ci insegna invece la storia – perchè non l’ha mai provato, è una novità dell’ultimo decennio – cosa può comportare un diverso utilizzo dei canali comunicativi di massa in rete.
        anche questa sarebbe una rivoluzione, un nuovo tipo di rivoluzione non più combattuta con bombe, fucili e forconi ma a suon di jingle mediatici autoprodotti.
        mezzi psicologici potentissimi che ora sono utilizzati quasi esclusivamente dai poteri che vogliamo entrambe combattere.
        risulta chiaro come una rivoluzione di questo tipo può essere concepita solo lì dove la massa usufruisce quotidianamente di Internet, ovvero solo nei paesi più ricchi e democratici.

        in questi paesi la comunicazione mediatica oggi non è più un privilegio delle caste di potere come dici tu. tutti possono contribuire a fare informazione, tutti possono radunarsi su un canale preferenziale dove catalizzare buona informazione, dove poter applicare principi democratici anche diretti, dove coordinarsi per muoversi uniti verso scopi condivisi.
        basta volerlo fare, basta partecipare, basta promuoversi e far parlare di sè.
        è sufficiente un video riuscito per farsi conoscere: è con la viralità e con la moda che si fa breccia tra le masse oggigiorno. ed i messaggi da veicolare devono essere creati al meglio, con l’aiuto di tutti.

        “ma non mi dilungo su queste dubbie previsioni: qui mi interessa soltanto sottolienare un fatto abbastanza evidente: che nessuna collaborazione, neppure intellettuale, e` possibile fra chi e` favorevole alla disuguaglianza e chi e` contrario.”

        su questo non ci piove. chi è favorevole alla disuguaglianza per principio è il nemico. senza se e senza ma.
        io dico solo che alcuni spingono verso la disuguaglianza senza nemmeno rendersene conto, e non ha senso muovere guerra a priori. bisogna prima di tutto comunicare con loro informandoli correttamente, e agire quindi di conseguenza alle reazioni tutte da verificare.
        oggi non abbiamo da nessuna parte un canale informativo ben fatto, conosciuto e partecipato dalle masse: bisogna crearlo per prima cosa, bisogna costruire su di esso una buona informazione che sia anche efficace e da quella cominciare la rivoluzione del 21imo secolo.
        in parte è già cominciata in varie parti d’Europa e pure in Italia, ma sono solo abbozzi spesso mal riusciti mi pare. tuttavia quella è la strada.
        se poi non funziona, che forconi siano, e a quel punto io me ne tiro fuori tanto non cambierebbe nulla: è la cultura sociale che deve essere cambiata in toto, non certo solo la classe che comanda.

        “l’azione umana e` guidata dalla volonta`, non dalla conoscenza; la conoscenza e` al servizio della volonta` e non ne determina gli orientamenti di fondo, puo` al massimo correggere il tiro su aspetti secondari.”

        tutta la nostra differenza verte su quel “può al massimo correggere”.
        il margine di manovra in tal senso è a mio avviso enorme 🙂
        per quanto riguarda le persone con un poco più di cervello ed istruzione, intendo.

        “in altri tempi avrei detto che il tuo mi pare un bell’esempio di inter-classismo, e magari ci avrei aggiunto anche democristiano… 🙂
        in alcuni passaggi mi provoca persino la stessa reazione di rigetto infastidita.
        ora non esistono piu` ne` le classi sociali classiche ne` la Democrazia Cristiana; tuttavia a me il fondamento del tuo modo di pensare sembra ancora quello e non lo condivido.”

        lo diresti ancora, dopo aver letto ciò che ho scritto adesso?

        “dopo di che mica ti sei neppure qualificato finora come un “nemico del popolo”, quindi ti ascolto, pero` su un punto siamo proprio “nemici”: io non credo all’armonia universale, credo anzi che la sua pretesa sia dannosa e potenzialmente autoritaria; credo invece alla differenza di punti di vista, di progetti e di volonta` che si confrontano, possibilmente in modo corretto e senza violenza.
        la democrazia e` proprio quesot conflitto, come indica il suo nome: e` il potere (kratia) del demos, il popolo, contrapposto a quello degli aristoi, della minoranza privilegiata.”

        ecco questo è un punto certamente focale: il fatto di sfruttare i canali mediatici per manipolare i pensieri della massa che non dimostra alcun interesse nel cambiare la sua stessa posizione, e dunque anche la posizione di tutti gli altri.
        più volte ti ho chiesto di commentare quel passaggio che poi ho tolto dal manifesto, mi pare che tu l’abbia ben fatto ora e ti ringrazio!

        qui le nostre opinioni potrebbero divergere nella sostanza, e non so quello che tu ne possa pensare, sono curioso. magari per te questo è palesarsi come nemico del popolo 🙂
        il mio fine l’ho già scritto, forse tu non ne condividi il mezzo: ma basta dirlo chiaramente.
        personalmente trovo che questo mezzo sia teoricamente il migliore proprio per non sfociare nella violenza, ma bensì per cambiare il mondo sfruttando tecniche psicologiche anche inconsce, scientifiche.

        il rischio, come accennavo all’inizio, è quello che la propaganda fatta in tal senso finisca nella mani sbagliate: per questo i fulcri di sviluppo devono restare in mano al più ampio numero di persone possibile che vogliano partecipare alla vita democratica collettiva e gestire assieme la res publica. chi non se ne interessa e non partecipa, ne resta inevitabilmente escluso: più che spronare ad informarci e partecipare, non saprei che altro fare. in ogni caso, la situazione attuale è proprio la peggiore possibile, mi pare.

        se ci fossero altri metodi che possano funzionare, parliamone: io per ora non li vedo.
        faccio fatica ad immaginare un mondo ben governato da una massa di persone che scelgono i loro candidati guardando supinamente i talk show nelle tv di regime.
        per questo propongo canali di collaborazione alternativi più approfonditi, che possano quindi convergere anche in messaggi mediatici mirati, ma come punta dell’iceberg di un pensiero ben strutturato, partecipato e democratico.

        chi non si stacca dalla tv e lascia che altri decidano per loro, è bene che si faccia manipolare da chi è mosso da principi basati su equità delle risorse e uguaglienza dei diritti umani, da costruire collettivamente con programmi concreti e non solo con slogan.
        per ottenere questo serve in primis una collaborazione diretta da parte di chi ha competenze nei vari campi, di chi ha esperienze teoriche e/o pratiche e buon senso.
        serve una minima massa critica di qualità per accendere la miccia della reazione a catena.
        per certo da soli possiamo fare poco, dobbiamo aiutarci a vicenda e unirci in progetti comuni.

        “dove questo conflitto manca non c’e` piu` la democrazia, ma un qualche regime autoritario integralista cioe` cattolico, che presume di rappresentare la verita` e l’amore universali.
        ma la verita` universale non esiste, la verita` e` sempre parziale, cioe` tendenziosa.
        neppure l’amore lo e`: e` altrettanto tendenzioso e parziale: sceglie.”

        ed io ti chiedo una volta per tutte: DOVE tu intravedi ciò nel mio pensiero?
        mi pare che tutto questo lo vedi solo tu, altrimenti dimmi dove sta per cortesia.

        per quanto mi riguarda le verità universali non esistono, non capisco nemmeno perchè tu me lo scriva lo do per assodato. esiste la scienza (psicologia e comunicazione compresa), metodi più o meno ragionevoli da tentare di applicare e la possibilità concreta di collaborare per migliorarci la vita.

        io propongo una strada basata su Internet e sulla comunicazione che ritengo realizzabile se ci rimbocchiamo le maniche, che certo è solo una strada fra le tante possibili. strada che mi piacerebbe fosse partecipata ed anche naturalmente criticata, ma con obiezioni che abbiano un riscontro.
        altrimenti come la si migliora?

        ciao 🙂

        • cerco di evitare le interferenze con la parallela discussione privata che c’e` stata fra noi nelle settimane scorse e di coincentrarmi sull’essenziale.

          la divisione per punti nelle intenzioni facilita la messa a fuoco degli argomenti.

          parte uno: hai trasferito i giudizi dal commento alla tua iniziatva (che chi legge il post non conosce), ma mi pare che su questo punto al momento ci siamo scambiati le nostre differenti valutazioni e possiamo dirci soddisfatti entrambi.
          semmai precisero` soltanto che per dottrinario intendo proporre qualche teorizzazione che POTREBBE funzionare se ci fossero delle condizioni che poi di fatto non si sa bene se possano sussistere oppure no, anzi sembra di no, e quindi sono soltanto teoriche.
          a mio parere occorre fare qualche sforzo in piu` per conoscere la realta`, e in questo caso il cuore umano.

          punto secondo: il tema del conflitto.
          mi pare abbastanza ovvio credere che anche io voglio convincere gli incerti in qualche modo: non e` questo che sto rifiutando del tuo meotodo.
          non mi convince un’analisi della realta` che ignora i rapporti di potere esistenti e in particolare le forme di controllo e condizionamento sociale, che passano non soltanto attraverso la televisione (modo per condizionare il pubblico piu` incolto e vecchio), ma anche attraverso internet con tecniche piu` sofisticate che controllano comunque anche la discussione al suo interno che vede la presenza prevalente di giovani acculturati, comunque in posizione minoritaria.
          quello che non mi convince nella tua posizione e` la mancanza di uno sforzo di analisi degli apparati che creano il consenso e l’illusione superficiale a mio parere di poterli aggirare soltanto con un po’ di buona volonta`.
          non sono affatto per la chiusura preventiva nei riguardi di chi potrebbe essere indotto a condividere certe riflessioni; sono soltanto per lo spreco delle enrgie (comprenbilmente, dato che l’eta` tende a ridurne la sovrabbondanza giovanile).

          punto terzo: i media non sono neutrali, sono lo strumento principale della creazione del consenso nella pseduo-democrazia contemporanea, che si e` sviluppata giusto parallelamente allo sviluppo dei media, creando alla fine questa liberta` apparente dove gli schiavi sceglono, credono liberamente, di esserlo.
          come si spezza questo circolo vizioso non e` del tutto chiaro e non e` neppure chiaro se chi in apparenza ci riesce no n sia effettivamente comunque uno strumento di creazione del consenso per l’elite che ci governa.
          senza una analisi della condizione concreta dei fruitori gli sforzi profusi rischiano di andare sprecati,
          in particolare in Italia, esiste davvero un griuppo sociale che piuo` recepire un messaggio di rottura o la struttura familistica della nostra vita sociale garantisce comunque al momento il permanere di un equilibrio che non stimola la partecipazione politica?
          come sai, sono per questa seconda ipotesi: il fatto di scrivere sul blog da quasi 10 anni senza grandi riscontri, a mio parere conferma questa analisi.
          in questa condizione concentrarsi sulla chiarezza dell’analisi e` forse piu` utile che cercare consensi dove puo` esserci solo occasionalmente.
          com8unque questa e` una posizione indidviduale: ben venga chi cerca di andare oltre, anche se amio parere servirebbero analisi piu` rigorose.

          punto quarto e ultimo: io non auspico affatto nessuna rivoluzione; l’esperienza storica ne dice tutto il male possibile, e tiuttavia situazione di collasso rivoluzionario dell’assetto sociale eissteranno sempre. cercare di prevederne la possibilita` non dovrebbe essere considerato sbagliato come un pericoloso fiancheggiamento.
          prepararsi a possibili situazioni rivoluzionarie, che si svilupperanno comunque idnipendnetemente da noi, mi sembra una screlta possibile, se non proprio vuoi dire ragionevole.

          postilla: nonostante io resti assolutamente contrario alla diseguaglianza ammetto l’ipotesi che possa essere una astuzia della storia per limitare i consumi di massa, altrimenti insostenibili ecologicamente.
          l’ecologia e` infatti tutt’altro che democratica.

          so bene di avere trascurato domande e passaggi che consideri essenziali, ma occorre anche concnetrarsi sui temi che appiono centralie rinviare alcuni argomenti a passaggi successivi.

          • seguo i tuoi punti per rispondere

            punto uno: si, ho approfittato per mescolare le vecchie discussioni private col pubblico, sai che quando parlo del sito che sto creando lo faccio sempre in ottica di sviluppo aperto a tutti, perciò ben venga se altri commentano l’argomento.
            a meno che questo non ti dia fastidio qui in casa tua, sai che nel caso basta un cenno 😉
            sto preparando apposta uno spazio pratico dove poter affrontare discussioni come questa, con regole iniziali migliorabili partecipatamente.

            certamente non so se le condizioni teoriche possano sussistere o meno: se non si prova non lo sapremo mai. per te le condizioni non ci sono e mi sta bene la tua opinione, di per sè però poco costruttiva.
            immagino che alcuni dei motivi di non sussistenza siano quelli accennati nei punti seguenti

            occorrono sforzi in più per conoscere la realtà: certo che si, non finiremo mai di studiare ed imparare, siamo qui apposta no?
            mi suona strana, detta da te, la frase che bisogna conoscere “il cuore umano”, mi sembra una di quelle frasi per cui mi sono beccato più volte del democristiano 😉

            come poter meglio procedere nel conoscere l’uomo e la sua natura se non attraverso il confronto comunicativo, meglio ancora se in un spazio pubblico pensato apposta?
            è quello che già stiamo facendo a conti fatti (anche se OT rispetto al tuo post, in uno spazio non creato allo scopo): che ci vedi di male?
            parliamone a viso aperto, con quante più persone vogliano partecipare, analizziamo a fondo queste condizioni: ben venga.
            sperimentiamole con i fatti queste possibilità. che problemi ci sono se 2-10-200-5000 persone si confrontano liberamente su simili argomenti cercando soluzioni condivise?

            un’analogia spericolata: pensi che l’LHC del CERN non sia per molti aspetti un salto nel buio?
            è più pericoloso sperimentare le particelle subatomiche o nuove partecipazioni sociali aperto e trasparenti, ricercando metodi democratici funzionali agli scopi?
            in entrambi i casi non sappiamo bene dove si andrà a parare, se non si prova.

            punto secondo: so bene che anche in Internet c’è condizionamento (quando parlo di jingle e spot vale anche per i social network e per qualsiasi canale popolare in rete, mica solo per la tv).
            è bene dunque che ci siano persone in gamba che ne seguano i contenuti che si sviluppano, e ritengo ce ne siano diverse nel web.
            chi sa riconoscere quando una discussione viene manipolata per secondi fini lo può smascherare pubblicamente, può dire quel che ne sa a riguardo: i condizionamenti psicologici e sociali devono essere CONOSCIUTI, STUDIATI ed UTILIZZATI in modo trasparente, a favore della causa comunitaria.
            e torniamo sempre al punto: quale miglior strada per approfondire conoscenze se non attraverso il confronto, seguendo regole e metodi condivisi e perfezionabili?
            tutto alla luce del sole, limpido, facile per chi ha poco tempo, argomentato per chi vuole vederci a fondo.

            i giovani acculturati controllano le discussioni delle piattaforme sociali? bene farlo presente (nel blog di grillo non si direbbe però…)
            temi che le persone più sciocche siano soggiogate dai giovani rampanti figli del potere nemico? parliamone e partecipiamo onde evitare che ciò accada.
            ci sono un sacco di persone mature super partes che sanno usare il pc e possono intervenire prontamente.
            ci sono anche un sacco di giovani in gamba con buone idee che non hanno altri secondi fini se non quello di dare una mano per tentare di migliorare il nostro presente.

            affrontiamo piuttosto il problema posto qualora si evidenziasse, e cerchiamo soluzioni vincenti.
            certo bisogna volerlo fare: se non se ne ha voglia – e abbiamo tutti questo diritto – non ci si può poi lamentare se i risultati ottenuti non sono di nostro gradimento 😉

            faccio presente che proprio per questo motivo il focus partecipativo è aperto a tutte le fasce sociali e non certo solo ai laureati della Luiss.
            anzi, come sai il sito è pensato apposta per semplificare la vita a chi non è ferrato all’uso dei pc: se qualcuno ha difficoltà, si farà il possibile per permettergli di utilizzare al meglio lo strumento informatico e dunque di partecipare come gli altri.
            mal che vada, se il sito sarà popolato a conti fatti solo da sciocchi e da furboni, finirà ad essere un ennesimo clone di social network (uno più uno meno, capirai il pericolo) e si potrà anche chiudere.

            l’unico requisito è la voglia di impegnarsi seriamente nei temi trattati (o nella proposta di nuovi) unito alla capacità di restare nell’ambito di discussione civile, argomentata e in tema. ognuno dà quel che può dare, tutti possono giudicare leggendo, commentando, esprimendo feedback.

            la conoscenza di wikipedia come sai si fonda su questo, e funziona. che dicono le teorie di questo?
            eppure wikipedia non si propone di approfondire e risolvere i problemi di una comunità, per quello in italia c’è solo… il forum di grillo!

            oggi ci sono decine di milioni di italiani che usano quotidianamente social network e altri canali virtuali in modo dispersivo. non sarebbe meglio cominciare a dare qualche alternativa di confronto ordinato un poco più utile, almeno nei propositi?

            non ti voglio spingere a dare altre risposte, tu me le hai già date borto: qui parlo apertamente per tutti gli altri che leggono.

            punto terzo: tante parole di monito che prendo in considerazione, e quindi alla fine che facciamo?
            come vuoi farla un’analisi approfondita se non discutendone su canali adeguati? aspettiamo babbo natale? vedi punti precedenti.

            chi dovrebbe avere il diritto di parola? o dobbiamo forse starcene zitti ad osservare come il mondo evolve, incrociando le dita, con milioni e milioni di persone che sprecano il loro tempo ogni giorno sui social network commerciali di turno a farsi imbottire di pubblicità e di slogan deleteri e stupidi?

            se non ritieni che la rete possa essere un mezzo adeguato a migliorare la nostra società, perchè sei sempre qui che scrivi post su post nel tuo blog? 😉

            punto quarto: di questo ne prendo atto, e un poco sorrido.
            non auspichi una rivoluzione, dunque lasci intendere che spingeresti in direzioni diverse (quali, di grazia?).
            eppure, visto che la rivoluzione ti pare inevitabile – e su questo concordiamo – dobbiamo prepararci ad essa senza però fiancheggiarla.
            ma cosa vuol dire esattamente? cosa dovremmo fare? manteniamo lo stato dei fatti o vogliamo tentare qualche nuova strada originale?

            mi fa sorridere specialmente la postilla, che già avevo letto qualche tempo fa qui sul blog e che ricordo bene: una spettacolare elucubrazione che si risolve nello giustificare lo status quo e la disuguaglianza sociale: è come metterci seduti in prima fila ad assistere al naufragio con la soddisfacente possibilità di dire, un istante prima di annegare: “ecco, l’avevo detto io, vedi che avevo ragione” 😀

            rinviamo pure tutti i temi che preferisci, per quanto mi riguarda mi basta andare avanti a livello pratico e non star fermi a filosofeggiare sui se e sui ma. non si rischia nulla a tentare, a conti fatti.

            ripeto, peggio di così…

            e sempre grazie dell’ospitalità 🙂

            • proviamo ad eliminare qualche equivoco, anche per ristabilire un clima piu` sereno? 😉

              1. non ho niente in contrario a che tu usi questo spazio per pubblicizzare il tuo progetto, anzi ne sono contento; sono contrario soltanto ai riferimenti nei commenti ad una discussione privata, che rendono il discorso nel blog confuso per chi dovesse leggerlo; in altre parole: perche` non fai un post per illustrarlo qui, in quanto co-autore? sarebbe indubbiamente piu` efficace dal punto di vista comunicativo. (indipendentemente dall’uso che farai di un tuo spazio apposito a parte).
              forse avrai comuque notato che nelle mie risposte io cerco di comportarmi come se quella discussione privata non ci fosse stata. l’esperienza mi dice che la mescolanza di discussione pubblica e privata in un blog e` catrastrofica ed e` capace di distruggerlo.
              e` una regola molto semplice: se i commentatori (che tengono in vita il blog) si rendono conto che vi e` una relazione a loro nascosta tra il blogger e un commentatore e che si dicono cose a cui loro non hanno accesso, semplicemente se ne vanno, sentendosi tagliati fuori, e fanno bene, fra l’altro.
              questo succede anche se legittimamente la discussione riguarda tematiche diverse da quelle del blog, ma poi in qualche modo vi rientra.
              l’ho detto varie volte, per esperineze fatte, ma senza essere ascoltato.
              credo quindi che in futuro trasformero` questa regola in qualcosa di rigido e cancellero` i commenti che non la rispettano, come forma di autodifesa del blog, che funziona, come momento di discussione pubblica, solo se tutte le discussioni che lo riguardano si svolgono al siuo interno e non in altri luoghi.

              2. osservare che non vi sono le condizioni per realizzare un progetto non e` affatto una posizione non costruttiva (indipentemente dalla giustezza del giudizio): la critica allora sarebbe sempre distruttiva?
              in questa idea vedo il rischio di forme di pensiero totalitario..

              3. confermo che se vuoi rivolgerti ad un gruppo umano devi conoscere il modo in cui funziona la mente umana e di come si costruiscono le relazioni nei gruppi umani.
              la dinamica amico-nemico e` fondamentale.
              ogni gruppo umano si costruisce individuando un nemico, anche solo teorico e virtuale.
              nel tuo progetto i nemici mancano, quindi manca il collante sociale per aggregare un gruppo (secondo me).
              un gruppo non si costruisce in base all’appello all’amore universale, a meno che non si scelga come nemico coloro che non condividono questo spirito filantropico (con gli antichi cristiani ando` piu` o meno cosi`).
              se devo amare l’universo intero non c’e` alcun motivo per cui debba farlo proprio con te…, a meno che non dobbiamo fare gruppo contro i malvagi cheninvece ci odiano.
              dirlo e` costruttivo (poi puoi giudicarlo sbagliato, ma questo e` un altro discorso).
              sbagliando o azzeccandoci ti dico umilmente che nel tuo progetto manca secondo me il collante essenziale per la costituzione di un gruppo

              4. ho alle spalle una esperienza simile non troppo lontana al blog di gruppo I discutibili (su altro piano) che soffriva a mio aprere di un difetto simile, cioe` di una mancanza di messa a fuoco dell’obiettivo: in quel caso, come un poco nel tuo, l’unico collante veniva visto nella ricerca del successo.
              dev’essere un fatto generazionale…
              non fa per me.
              li` mi ci sono messo e poi sono uscito di corsa; guardo ora i risultati e sinceramente mi paiono molto modesti, di sicuro al di sotto delle aspettative; e in fondo dico anche: peccato.

              5. dico queste cose per opportunismo e perche` non mi voglio impegnare?
              non credo.
              ho appena messo soldi e voglia di fare in un altro progetto culturale extra-blog e in vari modi continuo a ricercare forme di impegno di questo genere.
              poi ben venga negli altri ogni forma di impegno in progetti di questo genere, anche in quelli ai quali non partecipo!
              a progetti di questo tipo ho dedicato la vita intera, lasciando cadere altre possibilita` di realizzazione come la carriera universitaria: doptiutto ho tutti i titoli per essere considerato uno dei maggiori esperti di sconfitte generose… 😉 comunque.
              alla fine almeno una qualchje competenza mi sara` pur venuta, no?
              comunque, sinceramente i miei auguri e la speranza di avere torto.

              sul resto sarebbe bello farci un post dialogato a parte, dato che si tratta di temi un poco piu` universali.

              purtroppo ho poco tempo e da oggi me ne staro` assente dal blog per almeno un paio di settimane, che saranno anche il modo per me di fare i conti con questa esperienza.

              in bocca al lupo!

              • sorry risposta che a rileggerla è un poco sgarbata…
                sono contatti utili e ti ringrazio 😉
                è che se ne parla, se ne parla tanto, ognuno scrive la sua sul proprio blog e quattro scambi sul social di turno, ma alla fine si perde il tutto in un gran caos dispersivo e generalizzante, che finisce per diventare pure controproducente per le importanti tematiche sollevate.

                li tengo buoni come contatti da provare a sentire.

                ciaoo!!

                • tutto vero, ma potrebbe essere un limite insuperabile della rete…

                  spero che contatti come questi ti possano essere utili.

                  ci tocca scavare come talpe, alla ricerca di quello che ci serve.

                  e la chiamano rete! 🙂

                  • eh già.

                    il web di per sè è un enorme contenitore di informazioni e per utilizzarle con efficacia servono strumenti (vedi motori di ricerca, network aggregativi, sistemi di feedback e quant’altro)
                    poi, oltre all’enorme mole di informazioni, in Internet ci sono anche un’infinità di strumenti disponibili per una miriade di scopi.

                    strumenti che si sviluppano man mano a seconda delle esigenze: e qui si passa dal web-contenitore (il mare) alla tecnologie informatiche (le imbarcazioni con le quali si opera) che sono progettate ad hoc per lo più da aziende in modo proprietario a scopi di lucro. ma pure da semplici appassionati, e attraverso l’opensource questi strumenti sono lasciati liberi al servizio di chiunque li voglia utilizzare, perfezionare, riprogettare.

                    ma ogni strumento, indipendentemente da come esso sia stato sviluppato, per evitare di farsi male bisogna conoscerne il funzionamento quando lo si utilizza, altrimenti si rischia di afferrare il coltello dalla parte della lama facendoci male da soli: servono perciò istruzioni adeguate per gli utilizzatori, e parimenti gli utilizzatori dovrebbero interessarsi a riguardo. qui c’è il primo punto critico spesso trascurato dalle persone.
                    addirittura un grande scoglio è quello di non conoscere nemmeno l’esistenza di certi strumenti e di perdere così il doppio del tempo per ottenere lo stesso risultato usando strumenti meno efficienti.
                    bisognerebbe essere un minimo curiosi ed intraprendenti per lavorare meglio: un piccolo investimento iniziale può essere ripagato per mille in breve tempo.

                    premesso questo, alcuni strumenti (quelli sociali in primis) si possono usare in modo collettivo e non solo individuale: come transatlantici in cui ognuno fa da timoniere dalla sua piccola postazione.
                    è evidente, in questo caso, che non solo serve sapere come governare l’imbarcazione ma bisogna anche accordarsi su come utilizzarla assieme: attraverso regole, metodi, convenzioni, rotte condivise.
                    altrimenti non si va da nessuna parte, diventa una nave da crociera che vaga a caso nell’oceano
                    o anzi meglio, che segue le correnti artificiali sottomarine create per spingere i turisti del web lì dove fa più comodo 🙂

                    certo che se gli utenti hanno interesse solo ad abbronzarsi-scottarsi, c’è poco da fare…

                    • dov’e` che mi pare di avere gia` letto qualcosa del genere di tuo? 🙂

                      qui forse e` ancora piu` efficace: basta ripulire qualche parola ridondante qua e la` e correggere (se si crede) un errore dal punto di vista della sintassi classica.

                      non: ma ogni strumento, indipendentemente da come esso sia stato sviluppato, per evitare di farsi male bisogna conoscerne il funzionamento quando lo si utilizza,

                      ma: ma di ogni strumento, indipendentemente da come sia stato sviluppato, bisogna conoscere il funzionamento, per evitare di farsi male quando lo si utilizza…

                    • ah può essere, non me lo ricordo proprio!
                      alla fine tendo a ripetere sempre le stesse cose, ma cerco di spiegarMEle sempre meglio.
                      esposizione sintattica a parte, quella dipende anche dalla fretta 😛

                      dovrò travasare un bel po’ di cose da qui dentro in futuro!
                      tnks1000 🙂

  3. E’ tardi.
    D’istinto, mi sono venute alla mente queste parole di Wilde.
    “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle”

    *So che il discorso non è concluso.*
    Ritorno con più calma.
    Interessante dialogo tre te, Bort, e Krammer.

    Buona domenica.
    🙂
    gb

  4. dal titolo pensavo fosse per me (in riferimento all’ultimo post), dal contenuto e dalle altre discussioni intuisco che è per qualcun altro in particolare.
    un modo ingegnoso, forse involontario, per farmi tornare a commentare 🙂

    ne approfitto allora per mettere becco: nè d’aquila nè di gallina, un becco semmai di scimmietta dotata di sorriso a cui piace arrampicarsi su per gli alberi più alti che trova facendo prove di equilibrismo, senza peraltro mai raggiungerne le cime e vedendo perciò solo una porzione della supposta foresta (o di ciò che ne resta?)

    tra osservare ed immaginare ci passa un mondo di mezzo.
    tra immaginare e formulare pensieri ce ne passa un altro.
    tra formulare pensieri e trasmetterli al prossimo ce n’è un terzo.
    tre mondi dunque ci separano gli uni dagli altri.

    eppure quando spulcio la scimmietta accanto a me e le gratto la schiena il mondo torna ad essere uno ed uno soltanto.

    immaginare, pensare, comunicare serve alla costruzione di alberi artificiali, che però cadono alla prima tempesta se non sono stati costruiti assieme: spulciandoci, grattandoci e sopportandoci reciprocamente.

    • no, veramente non ho proprio pensato a te, anzi l’immagine dell’occhio di gallina e` nata soltanto alla fine e per forza di discorso, ma non era programmata.

      mi pareva interessante invece osservare che conservatori e reazionari hanno tendenzialmente una forma mentis meno portata all’astrazione.

      la contrapposizione aquila gallina e` poi una metafora gia` usata da Lenin, mi pare.

      al tuo commento-quasipost vorrei dare una risposta complessa; e parto, come spesso faccio dal fondo.

      lodi della collaborazione? perche` no? collaborare e` la chiave di volta; in certi campi serve di piu`, in altri di meno…

      osservare e` dell’intero mondo biologico, immanginare di alcune specie soltanto.

      solo nella specie umana l’immaginazione diventa anche linguaggio e puo` essere comunicata, pare.

      l’arte della comunicazione del pensiero e` legata al pensiero, ma distinta dal pensiero.

      ci sono pensieri che possono essere comunicati piu` facilmente di altri.

      la comunicazione non puo` essere universale.

      quanto alla scelta di vivere nella foresta roborea, potrebbe delineare uno spazio di osservazione intermedio fra la gallina che razzola a terra con lo sguardo rivolto verso il basso e l’aquila che sorveglia dall’alto dei cieli.

      e` una visione piu` ampia della prima, ma comunque limitata; l’autolimitazione dello sguardo potrebbe essere una scelta di realismo, ma in effetti non permette di dire granche` sulla condizione della foresta…

      • la coincidenza rende il tutto più interessante!
        troppo interessante per non aprire alcune lunghissime parentesi tematiche.

        condivido sull’astrazione mentale, dei progressisti e dei rivoluzionari aggiungo, che però appunto come dici è astrazione ossia immaginazione (che non significa irrealtà).
        se non vediamo l’oltre – creato utilizzando la fantasia e la ragione che tesse la trama del disegno – non ci muoveremo mai verso alcun cambiamento pratico che regga.
        dove il cambiamento è in ogni caso un tentativo molto simile al salto nel vuoto, è come imboccare una nuova strada mai percorsa prima: in tal senso ogni supposta azione programmata in un sistema è solo un coinvolgente sogno collettivo che dovrà fare poi i conti con il fenomeno, con i sassi della terra.

        ____________

        mi sono persuaso – e non sono il solo – che i tempi della vita abbiano delle tappe comuni e che tendenzialmente “nasciamo a sinistra” e “moriamo a destra”.
        non a caso la gioventù è l’esplosione della curiosità e dell’immaginazione, del “creare l’oltre”, mentre più si invecchia più l’elasticità mentale e la fantasia vengono a mancare procedendo verso una cristallizzazione di idee/valori/principi precedentemente sviluppati (e la causa potrebbe essere di abitudine comportamentale/sociale prima ancora che organica, per quanto anche questa seconda causa ritengo abbia la sua incidenza).
        notare che l’invecchiamento di cui parlo è molto relativo: a volte si diventa “nonni” già a 25-30 anni, una volta entrati nella routine lavorativa e familiare più comune.
        si tratta di tendenze statistiche, in ogni caso.

        naturalmente la vita è più complessa di questa banale descrizione: bisognerebbe forse per prima cosa discernere tra la potenza della creatività in sè con la propensione al cambiamento di sè in relazione alle esperienze vissute.
        un ragazzino in genere le ha entrambe, un vecchio in genere le perde man mano per strada.
        mi viene da pensare che sia la prima caratteristica a spingere verso una visione innovativa di sinistra, mentre la sua mancanza spinge al contrario verso il conservatorismo (percepito come “strada più sicura”).
        se a questo aggiungiamo la seconda caratteristica, ossia la propensione al cambiamento di sè influenzati dalle esperienze concrete vissute, vediamo come si aprono variopinti orizzonti di possibilità: eppure ascoltare chi ha più esperienza ovvero chi è più vecchio e navigato (ma al giorno d’oggi si imitano di più i leader mediatici), l’immersione nella routine quotidiana, i problemi concreti e le scottature della vita in generale fanno propendere verso una strada inclinata a destra (da intendersi come preservazione dello status quo, condito da limitati interventi correttivi di ulteriore chiusura del sistema).
        col tempo tale strada tende ad autoalimentarsi fossilizzandosi e finendo dunque in quelle tappe comuni che abbozzavo sopra.
        anche la rassegnazione e lo smettere di fare politica attiva è conservatorismo, a conti fatti.

        in questo senso, borto, tua visione a 360° ti porta ad essere ai miei occhi una bella eccezione: hai continuato a coltivare la curiosità e l’immaginazione astratta ai massimi livelli, coniugandola inoltre con una vita piena di esperienze e di memoria, e sai continuare a produrre idee sistematiche a mio avviso di somma rilevanza.
        tanti si ritengono di sinistra, ma pochi ne rinnovano l’entusiasmo a “ragion veduta”, legandosi piuttosto al ricordo della giovinezza.
        al tempo stesso ti contraddistingui, sempre ai miei occhi s’intende, per una necessità non comune di ottenere riscontro e ragione su queste idee, le tue “visioni dall’alto”: non comprendevo in questo contesto tale mancanza di elasticità, era paradossale per me.
        riflettendo però con la nuova chiave di lettura proposta me lo spiego meglio.

        sei rimasto in un certo senso il ragazzo idealista che sogna e combatte – e questo lo trovo molto bello – ma è come se ti fossi incatenato ai tuoi stessi sogni rifiutando di farti “contaminare” dai sogni altrui, anche bassi e sciocchi, come invece succede per quasi tutte le altre persone. forse proprio per questo motivo il tuo pensiero è rimasto lucido, ben focalizzato, limpido (il tutto, ripeto ancora, per quanto sono venuto a conoscere di te dal mio punto di vista)
        perciò non ritengo più un disvalore il restare orgogliosamente identici a sè stessi, il combattere col coltello tra i denti per le proprie posizioni ragionevoli ricercandone sempre nuove fonti a sostegno, nonostante si possano rivelare anche di difficile comprensione altrui.

        tuttavia per costruire qualcosa di utile serve equilibrio sociale ed il radicalismo delle idee non porta verso la direzione comunitaria: da soli non possiamo creare nulla di robusto che possa restare in piedi a lungo, che ci succeda.
        detto questo le tue visioni sanno mantenere accesi importanti fari, utili per non perdere di vista le stelle (per chi le guarda e ne resta ancora affascinato).
        concludendo la riflessione: persone come te servono per far riflettere anche chi, al contrario, sviluppa piuttosto caratteristiche di mediazione tra le tantissime persone ben più pratiche che razzolano guardando solo il suolo sotto di loro.

        un monito resta a mio avviso essenziale: volando sempre in alto le ali di cera si sciolgono da sole, serve manutenzione, serve fare tappa costante al nido.
        il singolo pensiero resta a mio avviso illusorio e limitato se fine a sè stesso, se non sa completarsi con i pensieri astratti e le azioni pratiche altrui.
        riprendo la questione sull’ultimo tema.

        _______________

        entriamo nella foresta arborea.
        certamente guardare dagli alberi è un punto di osservazione intermedio. ma è un punto di osservazione concreto e non immaginifico, come invece lo è la vista d’aquila.
        la foresta biologica è variegata ma generalmente è difficile avere la fortuna di stare ai piedi di alberi molto alti che permettano una visione ampia di panorama.
        per questo le scimmiette umane, con la loro astrazione, la loro memoria e la loro tecnica manuale hanno saputo sopperire al problema creando alberi artificiali ben più alti di quelli naturali a disposizione.
        li hanno costruiti assieme, in comunità, condividendo idee e prassi (copiandosi l’un l’altro, per lo più): in questo modo sono riusciti a creare alberi anche colossali.
        uno di questi alberi si chiama scienza ed ha basi solidissime, radicate sulle esperienze passate e sulla memoria scritta di miliardi di scimmiette industriose.

        chiaramente per costruire alberi artificiali, utili ad osservare la foresta con ampio orizzonte, serve far spazio abbattendo alberi vivi, serve materia prima e tanto tempo libero. così la foresta originaria pian piano si dirada, così il paesaggio e le nostre vite hanno cominciato a cambiare.
        non credo ci fossero alternative: è la nostra natura di esseri umani, altrimenti saremmo in tutto e per tutto soltanto delle scimmie qualunque.
        mi ricorda un poco il principio di indeterminazione: se vuoi osservare con precisione uno stato, devi immettere energia al sistema e questa ne perturba inevitabilmente il moto, la velocità.
        se vogliamo osservare scientificamente, dobbiamo cambiare il nostro mondo, non c’è scampo.
        e quanto lo abbiamo fatto, noi umani, in tutti i sensi!

        sarebbe però bello poter pensare di cambiarlo con maggiore consapevolezza, nel modo meno impattante, senza sprechi, senza costruzioni inutili, senza conflitti fratricidi. e torniamo al principio collaborativo, al costruire assieme con buon senso mirando ad obiettivi comuni: che possono certo puntare alle stelle ma tuttavia la maggior parte del lavoro e della fatica va svolto a terra.

        concludendo il quadro: siamo scimmiette, e possiamo limitarci a razzolare o arrampicarci sugli alberi naturali.
        possiamo anche immaginare di essere aquile e vivere dei nostri sogni, quando ne abbiamo la predisposizione e quando una radura (in genere creata da precedenti disboscamenti, sarebbe bene ricordarlo) ci permette di scorgere le stelle.
        possiamo anche creare qualcosa assieme che è ciò che ci viene meglio (o peggio, constatando i fatti).

        io dico: nell’ipotesi di voler costruire qualcosa – me lo dobbiamo fare assieme, non ci si scappa da questo – cerchiamo di farlo al meglio. riutilizzando gli alberi artificiali già creati innanzitutto, ed ottimizzando la costruzione di nuovi solo sulle radure già presenti in sovrabbondanza.
        ascoltandoci, dialogando, aiutandoci, sopportandoci, grattandoci reciprocamente. meglio se con un sorriso, che non fa mai male 🙂

        bisogna sputare sangue e soffrire in ogni caso: ma prima di astrarre la condizione della foresta in generale (abbiamo già visto come ci sia servita la scienza per questo, e la scienza è pure una delle cause della deforestazione), percepiamo la nostra condizione di animali arborei e cooperiamo come comunità sfruttando le molteplici attitudini.
        ognuno c’ha le sue peculiari: identifichiamole, valorizziamole, condividiamole.
        e se poi vediamo una scimmia con l’accetta in mano, facciamogliela sparire: abbiamo ben altri strumenti oggigiorno per lavorare.

        ricominciamo a dimenticare i concetti di proprietà individuale con il buon esempio e la buona parola in prima persona, da veicolare sotto forma di allettante moda di massa per i bimbi. su questo devono lavorare i cervelli più fini – se sono veramente fini – non su altro. queste sono le soluzioni da ricercare, il resto temo sia tempo perso e sogni fini a sè stessi.
        a mio avviso, s’intende.

        come al solito sono andato incredibilmente OT, pardon!

        • un commento rischia di rovinare queste tue considerazioni molto belle, che peraltro condivido molto ampiamente, ma corro il rischio egualmente.

          1. nessun dubbio e` possibile sul fatto che statisticamente si misura una correlazione fra pensiero conservaotre e tendenza ad una intelligenza piu` concreta (in termini di WQI, ad un QI piu` basso): lo ocnfermano diverse ricerche speirmentali e me ne sono occupato anche io in qualche post.

          sia detto senza offesa per i conservatori, dato che gli stili cognitivi hanno poi pari dignita`, ma certamente chi vuole un mondo che resti simile a quello attuale ha anche meno predisposizione ad immaginarsene di diversi.

          2. ogni innovazione e` rischiosa, comunque, dato che noi non siamo in grado mai di prevedere con esattezza tutte le conseguenze delle nostre azioni; questo spiega bene come mai gli esseri umani siano in prevalenza conservatori.

          e tuttavia ci sono diverse evidenze che dimostrano come in alcune circostanze il mantenimento della situazione presente sia di per se stesso estremamente negativo e questo costringe a cambiamenti radicali, anche se dagli esiti imprevedibili largamente: le rivoluzioni, che sono rare, come appena detto, ma non necessariamente inutili, e a volte richieste dai fatti.

          3. l’osservazione sul conservatorismo che subentrerebbe nell’eta` anziana e` piuttosto comune, e io stesso me ne sento purtroppo un esempio.

          tuttavia non credo che necessariamente la maggiore consapevolezza dell’eta` matura debba diventare spirito di conservazione, ma possa anche trasformarsi in un maggiore realismo nel valutare le possibilita` reali di trasformazione, senza rinunce di principio assolute alle ipotesi di trasformazione stessa.

          4. ci sarebbe da approfondire il vcaso anomalo di generazioni fortemente impegnate in processi di trasformazione sociale (in Italia quella della Resistenza o quella delSessantotto) e generazioni successive che appaiono statiche e vecchie fin nella giovinezza biologica.

          quanto vi e` di apparente e quanto di reale in questo?

          5. (ringrazio poi delle belle espressioni e dei giudizi personali nei miei riguardi, ma rinvio ad un altro momento qualche considerazione che ora mi porterebbe troppo lontano).

          6. giustissima l’osservazione sulla necessita` che idee radicali acquistino una dimensione comunitaria per diventare l’evangelico sale della terra.

          non lo nego; giustifico le mie scelte personali con condizioni di necessita`: non ho mai rifiutato l’esperienza comunitaria ne3` quando ho militato nei movimenti di estrema sinistra dal 1968 al 1976, ne` quando ho provato ad agire su scala locale dal 1976 al 1985 in campo culturale e sociale: dal 1985 divenni preside e da allora, per 28 anni, parte in Italia parte in Germania, la dimensione collettiva della mia azione e` stata legata direttamente alla mia professione e altre espressioni sono state occasionali e parziali – salvo il blog dal 2005, al quale inzialmente conferivo un ruolo ed un significato sociale molto importante; dal 2013, conclusa questa fase, sono in un momento di ricerca, ma interessato sopratuttto al costruire concretamente un modello pratico di vita differente: sto girando a vuoto? probabile…, sono centrato troppo su me stesso? credo di si`, ma ritengo anche di avere piu` ancora il dovere che il diritto di occuparmi di me stesso, dopo cinquant’anni dedicati al resto del mondo.

          insomma, attualmente non sto cercando di dare alcun modello salvo che a me stesso.

          7. la collaborazione collettiva e` il principio di ogni azione efficace, ma occorre scegliere con chi collaborare; l’idea che si possa collaborare con tutti e` illusoria, cosi` come l’eliminazione del conflitto dalla vita sociale e biologica.

          il conflitto va regolamentato e reso il meno costoso possibile, ma e` il principio generale della vita.

          Eraclito, alle origini stesse o quasi della filosofia occidentale, scrisse che la guerra e` la madre di tutte le cose, e aveva ragione.

          guardando alla concretezza, non esiste gruppo umano che non si costituisca attraverso la distinzione tra amici e nemici, tra bene e male, fra giusto ed ingiusto.

          l’essere umano e` fatto cosi` ed e` pericoloso dimenticarselo.

          il gruppo che non trovera` i propri nemici all’esterno, li scorprira` al suo interno…

          la pretesa di non avere nemici e` la premessa di ogni pensiero totalitario…

          occorre invece rispettare i nemici, evitare relazioni di sangue fra loro, ma ogni progresso nasce dalla cmpetizione.

          elimina questa e avrai ucciso anche il progresso.

          • Bello leggere te, Bort, e Krammer.
            Non aggiungo altre mie parole.
            Siete stati esaustivi.
            (Come fate a scrivere così tanto?) 😉 🙂

            C’è una tua frase che vorrei commentare a modo mio, “ritengo anche di avere piu` ancora il dovere che il diritto di occuparmi di me stesso, dopo cinquant’anni dedicati al resto del mondo.”.
            Bort. per essere utile, in modo positivo, al resto del mondo, devi (dovere e diritto) assolutamente, prima e contemporaneamente, dedicarti a te stesso. L’età è ininfluente. Bisogna farlo sempre.
            Un sorriso per te
            gb
            Un sorriso anche a Krammer

            • si`, qualche anno fa si diceva, a proposito di chi si sentiva un rivoluzionario, che era piuttosto assurdo pensare di poter portare la felicita` nel mondo se non si era capaci neppure di portarla nella propria vita…

              osservazione giustissima, direi.

              quanto alla domanda sullo scrivere tanto, che ne dici se lascio rispondere Krammer, visto che sa scrivere commenti molto piu` lunghi dei miei? 🙂

              naturalmente nessuno si sforza di scrivere tanto: lo sforzo e`tutto nello scrivere lo stesso concetto in poche parole.

              forse conosci quella frase di Voltaire ad un amico: scusami se ti ho scritto a lungo, ma non ho avuto il tempo necessario per essere breve.

              • Bort caro, mi pare che la frase “Scusami se ti ho scritto una lettera lunga. Non ho avuto il tempo per scriverla più corta” sia di Blaise Pascal.
                Comunque non è importante questo.
                Qui piove e piove e sono piovosa anche io.
                A presto!
                🙂
                gb

                • e` vero, ho controllato.

                  grazie! era una vita che la ripetevo sbagliata.

                  tra l’altro mi sembrava cosi` volterriana!

                  ottimo; qui fa anche freddissimo, termosifoni accesi!

                  non facciamocelo entrare nelle ossa…

            • concordo con te. me lo ripete tra l’altro sempre la mia ragazza: “non posso rendere felice il prossimo se non riesco in primis a rendere felice me stesso”

              sulla lunghezza degli scritti, a parte quanto già detto da borto, credo dipenda dall’ossessione psicologica che patisco per cercare di essere il più possibile completo e chiaro nei confronti del prossimo, onde evitare di essere frainteso.
              e con ciò finisco paradossalmente per non essere manco ascoltato nella stragrande maggioranza dei casi 😛

              allora mi diletto ogni tanto con versetti simpatici di poche rime che vorrebbero solo stimolare la curiosità verso ragionamenti più seri… come per borto mi sa.

                • *arrossisce di imbarazzo*
                  ho riletto ciò che ho scritto frettolosamente “versetti simpatici di poche rime”.
                  un lapsus madornale: le considero alla stessa stregua di poesiole, ma non hanno rime!
                  l’esempio è quello della gallina dalle uova fertili dell’altro giorno, o questa:

                  “come orsi in letargo non osiamo più mettere fuori il muso dalle nostre caverne: non sentiamo l’odore di primavera, l’inverno è diventato eterno.
                  anche le caverne un giorno crolleranno e saremo costretti ad uscire. fuori potremmo ritrovare solo deserto, non esiste più giungla.”

                  nulla di che sono per lo più facili immagini immediate 🙂

                  • l’avevo sospettato che il tuo post un poco bizzarro dell’altro giorno avesse natura alquanto poetica… 🙂

                    mancando qui sopra la distinzione dei versi non riesco a giudicare.

                    sono un poco antiquato; passi per le rime, di cui facciamo tutti senza, e pazienza, (!), ma almeno la versificazione conta, come il ritmo delle parole che accompagna e sottolinea… 😉

                    • *così raddoppia il mio senso di vergogna*
                      scrivere di getto porta a questi risultati eheh

          • sul punto 4, non saprei proprio…

            sul punto 6, condivido in toto quanto scritto da gb in seguito!

            sul punto 7 ci sono invece alcuni passaggi su cui non sono d’accordo.

            io quando parlo di collaborazione mi riferisco ad un confronto tra idee prima che tra persone. tra l’idea che ho in testa e l’idea che mi viene comunicata da qualcun altro, nel modo in cui io riesco ad interpretarla.

            scindiamo un attimo tra idee (che possono essere anche rappresentate da uno scritto che ci passa per le mani, di un autore anonimo) e persone che ce le raccontano.

            per me ha poco senso parlare di amici-nemici ed anzi questa dicotomia è fin troppo banalizzante: in mezzo ci sono un sacco di persone che non conosco e a cui non posso dare importanza in un senso o nell’altro.

            l’amicizia per me è un qualcosa che va oltre le idee razionali, è un sentimento in genere derivato da un trascorso comune: non posso “scegliere” un amico, al limite posso allontanarlo e cercare di dimenticarlo, in determinate circostanze e per determinati motivi.
            il nemico, viceversa, lo posso sentire tale sia per cause prettamente emotive (mi sta sulle palle subito a pelle, anche senza conoscerlo e poi magari l’impressione cambia e si diventa pure amici) sia per cause razionali (la pensiamo in modo diametralmente opposto su delle idee che per me sono troppo importanti per passarci sopra, oppure si comporta male con me o con altre persone a cui tengo, che è grossomodo lo stesso a ben pensarci).

            posso sentire una persona sia come amica sia come nemica allo stesso tempo, e posso decidere se cercare di spingere il rapporto in un verso piuttosto che nell’altro: una divisione netta per me non sta in piedi.

            finora ho parlato di rapporti umani in generale.
            entrando nel discorso collaborativo, è certamente vero che non possiamo collaborare bene con chiunque, vedi considerazioni appena fatte: difficile collaborare con chi ci sta sulle palle, come è difficile collaborare anche con chi non riesce a capire/adottare un metodo di lavoro comune (con uno sciocco insomma). ma paradossalmente può essere difficile collaborare anche con un grandissimo amico, perchè l’aspetto emotivo può finire per soverchiare quello razionale andando a far benedire il metodo di lavoro e la trasparenza necessaria.

            questo per dire che, avendo a che fare con persone, gli aspetti irrazionali sono certamente da tenere sempre in considerazione ed influenzano di fatto la cooperazione, specie se questa risulta molto stretta ed esercitata di persona.

            presupposto tutto ciò, quando parlo di collaborazione orientata a scopi comuni mi riferisco per lo più al confronto-sintesi tra idee razionali eterogenee, anche contrapposte, indipendenti dalla persona che le esprime
            cercando per quanto possibile di eliminare le influenze emotive nel rapporto di lavoro. questo è più o meno difficile a seconda del tipo di lavoro e del metodo di collaborazione adottato.

            per me collaborare significa produrre e condividere idee diverse (più sono diverse e meglio è), confrontarle, selezionare le migliori, svilupparle ulteriormente, affinarle, applicarle assieme.
            chi dovrebbe essere il mio nemico, tra collaboratori che magari nemmeno conosco personalmente?
            quello che la pensa in modo diverso da me? assolutamente no: chi la pensa in modo diverso è per me il sale stesso del confronto (confrontarsi tra idee uguali, quello si che è inutile). certo come accennavo prima ci sono ideali contrapposti su cui siamo talmente aggrappati a livello personale che, quando li sentiamo messi in discussione da altri, ci sentiamo attaccati ed individuiamo nell’altro il nostro nemico.
            ma questa casistica dovrebbe presentarsi nel minor numero possibile di casi, dovrebbe tendere allo zero e in ogni caso essere evitata nella collaborazione, a mio modo di vedere.
            personalmnte sono legato a pochissimi ideali di fondo, sono alla ricerca di costante miglioramento del pensiero e ringrazio quando trovo quacuno di intelligente che mette in dubbio e argomenta criticamente le mie idee. a volte mi convince a volte no, ma in entrambi i casi la mia consapevolezza aumenta e l’idea che “vince” ne esce rafforzata.

            tu su questo la pensi in modo ben diverso immagino, bort 🙂

            io vedo una persona in modo unitario ed univoco solo come organismo. le idee, i pensieri, le parole che esprime sono molteplici, liquide e mutevoli e non riesco proprio a individuare un nemico (o un amico) a partire da esse, salvo ripeto per pochissimi ideali fondanti.

            “il gruppo che non trovera` i propri nemici all’esterno, li scorprira` al suo interno…”
            molto profonda come frase.
            tra persone avremo sempre dei nemici, sia dentro che fuori dal gruppo, col trascorrere del tempo, è inevitabile: siamo regolati prima di tutto da emozioni e pulsioni irrazionali. mentire ad una persona, tenerla all’oscuro di questi moti d’animo (per quanto sia pure difficile dissimulare), è il modo migliore per peggiorare la condizione del gruppo.
            sincerità E tatto: a mio avviso è essenziale imparare a coltivare questo connubio prima di qualsiasi altra capacità mentale o pratica, per vivere in comunità e collaborare. per noi maschietti è più difficile, l’avevi fatto notare anche te in precedenti post recenti mi pare…
            per il resto, si sbaglia, si impara, si perdona e la vita va avanti per migliorarsi.

            “la pretesa di non avere nemici e` la premessa di ogni pensiero totalitario…”
            la pretesa che tutti la pensino allo stesso modo è la premessa di ogni pensiero totalitario. del pensiero unico totalitario.
            non dobbiamo cercare nemici pure dove non ci sono, semmai dobbiamo cercare idee diverse se non ne troviamo più in giro di altre. addirittura se non ci crediamo a queste idee diverse: restano utili per stimolare il pensiero e la creatività collettiva 🙂
            piuttosto quando tutti la pensano allo stesso modo è indice di un problema di fondo: non è naturale l’omogeneità.
            la normalità è il pluralismo, ed il confronto pluralistico è la chiave di volta di ogni progresso a mio avviso.

            “occorre invece rispettare i nemici, evitare relazioni di sangue fra loro, ma ogni progresso nasce dalla competizione.”
            occorre rispettare le persone, che possono essere pure amici e nemici allo stesso tempo.
            rispettare le persone e far circolare le idee e la pluralità.
            il progresso nasce da questo confronto, che può essere collaborativo O competitivo. nel primo caso, tutti i partecipanti ci guadagnano, nel secondo caso qualcuno tra essi vince il premio – chi arriva prima, magari anche fregandosene di qualche regola – e qualche altro si piglia le orecchie d’asino e resta a mani vuote.
            eppure il risultato del vincitore è dipeso anche dal lavoro del competitor, cornuto e mazziato. il quale, se non perisce, rientra nel gioco più agguerrito ed incazzato di prima.
            risultato: certo, in tal modo si stimola l’intelligenza, ma verso dove? è questo il progresso che ricerchi? non credo 😉

            il confronto competitivo è una delle chimere naturali organiche impulsive che la ragione dovrebbe cominciare a combattere con più risolutezza. forse è una battaglia tra mulini a vento, ma a mio avviso è un ideale per cui vale la pena lottare.
            ovviamente senza diffusione di cultura, senza equa distribuzione di risorse e senza consapevolezza di quella che è la nostra natura, parliamo di sogni ed utopie.

            bellissimo scambio, grazie 🙂

            • c’e` un punto centrale attorno al quale finisce col ruotare tutta questa discussione, che confermo moltobella anche dal mio punto di vista.

              ed e` quanto le capacita` intellettuali umane possano staccarlo dal substrato biologico che lo costituisce comunque.

              tu credi che possa essere quasi cancellato o dimenticato; io penso che vada gestito e controllato in modo consapevole, pero` accettandolo come dato di fatto essenziale e ineliminabile.

              ma poi eliminarlo perche`? e` anche molto positivo.

              negarlo e` pericoloso e malsano.

              “il confronto competitivo è una delle chimere naturali organiche impulsive che la ragione dovrebbe cominciare a combattere con più risolutezza”: frase un po` strana, ma nel confronto competitivo ci sta la consapevolezza della limitatezza delle risorse ambientali. l’utopia di un mondo senza competizione rischia di perdere il senso fondamentale della limitatezza umana.

              la competizione non esclude il rispetto, perche` dovrebbe? anzi, forse si fonda sul rispetto.

              la competizione puo` essere non violenta fisicamente, ma il piacere della battaglia anche solo di metafore si accompagna a quello dell’amicizia e ne costituisce quasi il presupposto segreto.

              le idee non sono separabili del tutto, purtroppo, dagli uomini che le incarnano; a volte si potrebbe addirittura pensare che siano delle specie di organismi autonomi che parassitano le persone e finiscono col gestirle come propri avatar.

              i conflitti di idee, e lo sappiamo bene, diventano anche conflitti di persone e a volte persino di corpi.

              la volonta` non e` separabile dalla conoscenza, l’irrazionale non si contrappone al razionale, ma se ne serve come strumento, e forse viceversa.

              per questo un astratto confronto collaborativo perfetto non esiste e in ogni discussione alberga il lucifero della violenza psicologica e della voglia di vincere.

              il pluralismo e` la coesistenza dei diversi: auspicabile che non sia violenta, ma utopico che non sia almeno un poco conflittuale.

              le idee, infine, non sono diverse dalle persone, suscitano le stesse identiche simpatie, amcizie e antipatie o perfino odi profondi.

              no, non e ` possibile collaborare con tutti, ma neppure e` possibile collaborare con tutte le idee.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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