esempi di buona scuola vera in Germania – Diario svevo n. 2 – 208.

Si sono svolte nei giorni scorsi le prove scritte degli esami di stato conclusivi delle scuole superiori nel Baden-Wuerttemberg; ora gli studenti continuano la frequenza delle lezioni con l’obiettivo principale di prepararsi in particolare alle prove orali, che si svolgeranno dal 15 al 26 giugno.

Gli studenti sosteranno i colloqui su una materia scelta da loro, nel cui ambito presenteranno una loro ricerca su un tema prefissato e poi dovranno rispondere alle domande della commissione.

Ci si potrebbe chiedere come mai le prove scritte si svolgano con tanto anticipo, in ogni caso opportuno, dato che diluisce nel tempo lo stress dell’esame.

Un foglio di informazioni distribuito gratuitamente, che fornisce informazioni su momenti della vita locale, spiega la procedura della correzione delle 3 prove scritte a testa di quasi 20.000 studenti nel Regierungsbezirk di Stuttgart (una circoscrizione amministrativa che puo` essere assimilata alla nostra provincia).

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La correzione avviene in tre fasi, “per garantire un’alta obiettivita`”: nella prima le prove scritte, svolte sotto sorveglianza, vengono corrette dagli insegnanti delle rispettive discipline a livello di istituto (non di classe!), poi i lavori passano, in forma completamente anonima, ad un’altra scuola; infine l’ultimo passaggio nel quale  i correttori finali, a livello di Bezirk, esaminano la correttezza dei giudizi attribuiti nei due passaggi precedenti ed assegnano il voto finale.

E` un lavoro enorme, che si concludera` a giugno, quando gli studenti conosceranno i risultati una settimana prima dell’inizio degli esami orali.

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Non so come esprimere l’apprezzamento per questo metodo di valutazione, che richiede un grosso impegno per l’obiettivo considerato prioritario di una valutazione giusta e condivisa: sono circa 60.000 elaborati che verranno corretti, in tre passaggi successivi, per un totale di 180.000 valutazioni, da 4.800 docenti (ciascuno esaminera` circa 40 elaborati in media, in un periodo ci circa 40 giorni, mentre per il resto continuera` la propria attivita` didattica).

Niente a che fare con i ritmi frettolosi delle correzioni nostre, nelle quali i lavori degli studenti vengono valutati in forma non anonima da una commissione mista di docenti esterni ed interni della classe, compresi quelli che non appartengono alla disciplina, e senza confronto neppure con le altre commissioni che operano nello stesso istituto.

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Senza voler negare lo sforzo di obiettivita` delle commissioni in genere, non si puo` fare a meno di notare che il sistema col quale sono organizzati gli esami in Italia e` predisposto per il trionfo del clientelismo come forma mentis e si fonda su alcune assurdita` evidenti.

La prima e` la collegialita` del giudizio che viene garantita, per cosi` dire, in Italia, dalla presenza, nel gruppo dei docenti che svolge la correzione, anche di quelli che insegnano discipline diverse da quelle in cui si e` svolta la prova: meccanismo perfetto per esprimere non giudizi di merito, ma simpatie ed antipatie dei docenti della classe e non.

Nel sistema svevo la collegialita` e` effettiva e il lavoro di correzione svolto assieme da docenti della stessa materia a livello di istituto e` anche una straordinaria forma di aggiornamento in forma collaborativa e reciproca.

Il passaggio successivo dei lavori al giudizio di un’altra scuola dello stesso tipo serve a garantire che non ci siano forme di favoritismo di istituto, a scapito di altri istituti paralleli.

E infine sta il momento finale del controllo a livello, piu` o meno, provinciale, sempre per garantire, nell’anonimato delle prove, la correttezza umanamente massima possibile del giudizio finale.

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Un sistema simile, a quanto ho potuto verificare, per gli esami di stato e` organizzato anche in Francia.

Sentiamo parlare in questi giorni di buona scuola e di scuola della competenza: sono slogan ridicoli e affermazioni che fanno male a chi ne capisce qualcosa, considerando le misure alle quali vengono abbinati.

La scuola si riforma a partire dalla valutazione e la scuola della competenza si costruisce a partire da una riforma dei metodi di valutazione che garantisca al meglio l’effettiva obiettivita` del giudizio.

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A volte si sente dire che chi riforma la scuola a partire dagli esami vuole cambiarla a partire dal tetto, ma in realta` gli esami indicano con chiarezza il tipo di scuola che si vuole.

Una riforma degli esami, da questo piunto di vista, potrebbe essere considerata come un cambiamento delle fondamenta della scuola.

Gli esami di stato italiani, approssimativi e pasticciati, sono il trionfo dell’approssimazione e del buonismo spesso ad personam.

Al quale sono del resto perfettamente funzionali le prove nazionali assegnate dagli esperti ministeriali, spesso bislacche, inutilmente astruse oppure sganciate dai programmi, che costringono le commissioni a improvvisare criteri di giudizio molto elastici, dato che appaiono inappropriate.

Si`, viene da guardare con una specie di triste compatimento una ennesima riforma della scuola che non si occupa davvero della scuola, ma dei posti di lavoro dei docenti, che ne sono naturalmente il semplice presupposto dell’elementare funzionamento.

Ma senza riportare la nostra scuola ad una serieta` ed obiettivita` di valutazione ogni altro intervento e` solo demagogia di contorno.

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Pero`, se la scuola diventa seria, ci sara` da chiedersi che fine faranno i figli di papa` che la popolano.

E io non credo che questo paese voglia davvero cambiare l’andazzo in corso, che viene oramai falsamente attribuito alla contestazione del passato, mentre e` semplicemente un potente strumento di conservazione sociale del presente.

Tutto perfetto: va benissimo per un paese come l’Italia una scuola clientelare per privilegiati, con esami fatti in casa a discrezione di commissioni miste, per la meta` formate da docenti interni che svolgono il ruolo di avvocati difensori degli studenti e di se stessi.

E lasciate pure che si faccia un poco di propaganda per incompetenti parlando di buona scuola del merito, quando ne mancano completamente i presupposti.

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