il cupio dissolvi della scuola italiana – 212.

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sul tema scuola dovrei tacere: sono troppo coinvolto.  

ma ora parlero` e saranno guai per  me.

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porto ancora addosso le ferite psicologiche degli anni trascorsi a fare qualcosa di buono li` dentro: che sono stati anni di lotte feroci con una parte importante degli insegnanti e con i loro sindacati.

da notare che i risultati delle azioni che proponevo e riuscivo anche ad imporre con azioni spericolate e sempre al limite dell’autolesionismo erano aumento di iscrizioni, soddisfazione degli utenti, buona immagine dell’istituto, finanziamenti ministeriali straordinari, autorizzazione di sperimentazioni, quando si usavano ancora.

ma non serviva a molto: la scuola italiana si vuole male e gli insegnanti per primi la odiano, per la maggior parte.

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guardatevi attorno: sono trent’anni che gli insegnanti protestano contro QUALUNQUE tentativo di cambiarla e in questo periodo la nostra scuola e` scivolata in fondo alle classifiche mondiali dell’efficienza formativa, finendo in una posizione intermedia, quanto ai risultati, fra le scuole europee e quelle dell’America Latina.

questo risultato e` totalmente catastrofico, se si pensa che oramai oltretutto da noi la scuola superiore dura un anno di piu` che quasi in ogni altro paese del mondo.

questo significa che noi investiamo un 25% di risorse umane in piu` (docenti e tempo studenti) per ottenere risultati formativi molto inferiori alla media.

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oggi alle superiori i programmi sono ammuffiti, ma ancora piu` ammuffiti sono gli insegnanti: tuttora quasi ovunque i programmi delle discipline umanistiche, che prevalgono ed hanno ancora una impostazione di tipo storicistico, si fermano all’incirca alla fine della seconda guerra mondiale nel loro svolgimento effettivo.

fino a che ho fatto il dirigente scolastico ho verificato che gli studenti svolgevano sostanzialmente gli stessi programmi sui quali avevo studiato io, con la differenza che io a scuola leggevo gli autori contemporanei, ma gli studenti di oggi a volte non conoscono neppure gli autori che studiavo io cinquant’anni fa, perche` i loro docenti non li conoscono, e tutta la nostra scuola e` ferma sostanzialmente ai favolosi anni Quaranta.

dal che deriva anche l’analfabetismo politico totale delle nuove generazioni.

gli ultimi settant’anni di storia politica, culturale, artistica sono un buco di ignoranza scolastica.

i nostri insegnanti in media leggono poco letteratura attuale anche quando la insegnano, non frequentano le mostre di arte contemporanea, neppure se l’arte e` la loro disciplina, si aggiornano poco e male perfino in campo scientifico.

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e ovviamente i docenti italiani odiano e boicottano in ogni modo ogni forma di controllo scientifico dei risultati del loro insegnamento.

e` in atto una resistenza feroce dei docenti contro i famosi test INVALSI, certamente discutibili in molti aspetti, ma rispondenti ad una elementare necessita` di autoverifica: vengono boicottati in ogni forma, comprese le truffe organizzate dai docenti, in particolare nelle scuole del sud, per far figurare bene i loro studenti.

fatto tragicamente quasi solo italiano.

molti docenti, con abuso grave della loro posizione professionale, coinvolgono in questa resistenza ottusa a cio` che potrebbe verificare la loro scarsa qualita` didattica anche i LORO studenti e perfino alcune famiglie stupidamente complici, dato che sono loro le prime beneficiarie dei miglioramenti che possono venire da una attenta riflessione sui risultati e sui punti deboli della scuola.

il boicottaggio assume forme nelle quali i diritti sindacali sono citati a sproposito, perche`certamente ciascuno deve essere libero, se insegna, di rifutare i controlli di risultato delle inchieste internazionali, ma deve farlo nell’unico modo legittimo: licenziandosi e mettendo su una propria scuola privata dove questi controlli non ci siano, e buttandola poi sul mercato. 

la collettivita` ha il diritto di avere una scuola che si sottopone a verifiche e chi non accetta questo principio deve domocraticamente essere messo fuori.

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la classe docente italiana, incartapecorita ed autoreferenziale (fatte salve le notevoli eccezioni individuali, che tuttavia finiscono sempre per farsi trascinare dal mucchio), e` ferocemente conservatrice e definisce essere di sinistra questa chiusura ottusa alle trasformazioni del mondo.

boccio` Luigi Berlinguer quando propose l’unica vera riforma che si e` vista nel trentennio ed e` sempre in piazza a ripetere le sue insulse litanie, qualunque sia il provvedimento proposto.

no alla privatizzazione e` stato lo slogan che decine di generazioni studentesche hanno ripetuto fedelmente per decenni, continuando ad occupare le scuole come in un rito stantio e degradando l’ambiente scolastico, con la complicita` dei docenti, che dovrebbero insegnare la serieta` e il senso del dovere, non il bivacco a suon di partire di carte e spinelli.

nel frattempo gli investimenti pubblici hanno continuato drammaticamente a calare in un settore scuola che peraltro appare sempre piu` inefficace ed inutile, salvo che a creare arroganti pretese in una massa studentesca progressivamente sempre piu` incolta e meno preparata.

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che dire del rito che si ripete in questi giorni?

i docenti italiani sono come la sinistra del Partito Demokrat, alla quale del resto ampiamente si ispirano, o a qualche frangia ancora piu` a SINISTRA, se per sinistra intendiamo idee fatte e chiusura mentale.

fanno altrettanto pena per la loro totale incapacita` di capire il presente e la modernita`, e perfino a immaginare le caratteristiche di una moderna sinistra, cioe` di una azione consapevole per ridurre le disuguaglianze sociali.

farebbero venire voglia di votare Renzi, se le sue proposte non fossero cosi` stupide e inconcludenti.

ma la volonta` dei docenti italiani di tenere la scuola morta com’e`, di restare dietro le cattedre per decenni a ripetere le stesse cose senza cambiare mai, di chiudere gli occhi sul mondo e sulla modernita` dovra` pur finire se vogliamo una scuola che si rimetta a funzionare.

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personalmente io sono per l’assunzione immediata IN PROVA di tutti i 160.000 precari italiani che hano acquistato il diritto al posto fisso secondo i principi europei del lavoro.

ma sono anche per l’introduzione contemporanea di un rigoroso sistema di valutazione rivolto all’insieme degli insegnanti che verifichi davvero le loro competenze individuali e licenzi gli incapaci, i lavativi, gli autorefenziali.

non sarebbe difficile: basterebbe cominciare col mandare a casa chi non svolge per tre anni consecutivi i programmi ministeriali.

oppure chi riceve per tre anni consecutivi una valutazione negativa da parte dei propri studenti, con una convalida successiva da parte di una commissione di valutazione esterna scientificamente attendibile.

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per ora gli insegnanti italiani, assieme ai giudici, restano la categoria piu` intoccabile, arrogante e indisponibile a mettersi in discussione: una massa di impuniti.

non puo` esserci scuola che funziona senza che gli si possa mettere un po` di fuoco al culo, cioe` fino a che non si introduca qualche elemento di verifica professionale e di concorrenzialita` anche in questa categoria di burosauri intoccabili.

e naturalmente (ma non so se e` il caso di aggiungerlo) lo stesso dovrebbe valere per i presidi!

senza valutazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, di che scuola del merito vogliamo parlare?

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6 risposte a “il cupio dissolvi della scuola italiana – 212.

  1. Nessuno poteva raccontare con più chiarezza e lucidità la situazione della scuola pubblica italiana di questi anni. Condivido il tuo articolo con emozione, avendo vissuto la tua stessa esperienza e ingoiato rospi grandi come elefanti, giusto perché se il mestiere di dirigere una scuola e voler cambiare qualcosa lo fa una donna, il lavoro diventa una lacerazione di corpo e anima quotidiana. Non ne sono uscita indenne, ma a cosa è servito tanto capire?

    • ciao, carissima.

      mi fa piacere avere qualche notizia anche indirettamnte da te i n questa forma e spero tutto bene per te.

      a che cosa possa essere stato fare quel che ho fatto io perdipiu` come donna non arrivo a pensarlo.

      capire non serve affatto ad evitare agli altri di ripetere gli stessi errori, come sappiamo, anche perche` i tempi cambiano e perfino gli errori non sono proprio piu` gli stessi.

    • e` stato scritto con un certo dolore dentro…

      poi raimondo lo ha abbinato nel suo blog a un altro articolo di un notro esperto nazionale.

      mi sono sentito un nano, a fronte di considerazioni tanto piu` puntuali delle mie.

      ma anche io resto convinto, comunque (partigianamente) che, anche in una certa sua rozzezza, questo post colpisce il centro della questione piu` del suo.

  2. Pingback: A Piazza del Popolo | Raimondo Bolletta·

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