Krammer, Mente rigida vs mente elastica

Quando si parla di condizionamenti mentali, in genere la prima reazione del lettore è negativa.

In realtà, riflettendoci giusto un attimo, il condizionamento mentale è parte integrante della vita di ogni uomo: l’ambiente ci condiziona, le esperienze, la famiglia e le frequentazioni ci condizionano, i media informativi ci condizionano, in buona sostanza la società e la cultura in cui cresciamo ci condiziona inevitabilmente e nei modi più variopinti. Il nostro organismo è programmato per essere condizionato, il condizionamento è infatti il feedback biologico di risposta per adattarci all’habitat ambientale in cui ci veniamo a trovare.

La questione si pone piuttosto sul condizionamento volontario da parte di  un soggetto non percepito dall’oggetto che si fa condizionare.

E’ sbagliato condizionare altre persone per ottenere da loro particolari comportamenti inconsapevoli? E’ una questione etica, alla quale mediamente si risponde di si. Ed è ragionevole a mio avviso se il fine del condizionamento volontario non viene palesato. Restando oscuro lo scopo, risulta sensato nutrire sospetti a riguardo ed alzare muri difensivi: vorremmo infatti non dico scegliere liberamente come comportarci, ma almeno essere consapevoli delle conseguenze dei nostri comportamenti (che finiscono sempre per essere anche comportamenti sociali, che condizionano a loro volta).

Ma tralasciamo per un attimo il soggetto che condiziona volontariamente per un fine, concentriamoci sull’oggetto umano che viene condizionato.

Ci sono un’infinità di metodi di condizionamento, e discipline scientifiche mirate a tale scopo. Come possiamo difenderci? Ma soprattutto, possiamo difenderci?

La risposta è si e no. Dipende dalla qualità del condizionamento, e dipende da come funziona la nostra personalissima mente.

 

Chi è condizionabile nel modo più semplice e immediato? Il bambino. Chi invece risolta ostico ad un certo tipo di condizionamenti? L’adulto formato incrollabilmente convinto delle sue idee.

Tutti sono condizionabili, sia ben chiaro! Ma chi ha cristallizzato i suoi schemi mentali su binari precisi – processo biologico inevitabile che si verifica in ogni essere vivente – è salvaguardato da un certo tipo di condizionamenti ambientali: quelli ossia che si contrappongono proprio ai binari che si è formato e lungo cui proietta la sua esistenza.

La rigidità mentale è il primo passo per non essere condizionati, per contro la fresca elasticità mentale del bambino è terreno fertile per ogni genere di condizionamento, naturale o artificiale.

Però c’è un dettaglio che entra nel cuore del problema da me posto: quando l’anziano sbaglia strada, come torna indietro? La biologia sembra rispondere che per una persona con la mente formata è molto difficile cambiare idea, molto più difficile che per un bambino malleabile.

Per contro, il bambino condizionabile lo è in tutti i sensi ed è reversibile: l’elasticità gli permette di mutare strada nei modi più strabilianti. Questo però se il bambino si nutre di gioco, di curiosità, di ricerca, di fantasia, di stupore ed autoironia, di esperienze e nuove scoperte: perchè sono queste attività a mantenere elastica la mente umana. Quando queste componenti vengono meno, il cervello non più stimolato fossilizza le idee, e diventiamo così “maturi e formati”. Proprio attraverso il processo di condizionamento del nostro ambiente, che a questo punto cessa di essere così determinante perchè viaggiamo “col pilota automatico” nella strada selezionata.

 

Qual’è la peggiore forma di condizionamento? Quella volontaria atta alla sopraffazione dell’oggetto-persona, coniugata con la politica del rincoglionimento di massa: inculca ai bimbi le idee malsane e cancella loro l’elasticità mentale, privandolo dei fattori sopra menzionati.

In questo modo puoi creare una massa di individui al tuo servizio. Che non si ribelleranno, finchè avranno almeno quelle necessità biologiche vitali all’organismo. Cibo, sesso e svago (per sedare lo stress). E un poco di pietruzze luccicanti (le cose), a seconda della cultura sociale di appartenenza.

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