Palmira, Malulaa, addio – 235.

* * *

io sono stato a Palmira, fiore del deserto di Siria.

quando leggo che le avanguardie dello Stato Islamista sono arrivate, massacrando decine di persone, da est a due chilometri dalle sue meravigliose rovine e si preparano a distruggere anche queste, io posso vedere con i miei occhi mortali il punto esatto in cui sono.

perche` attorno a Palmira ho camminato per un giorno intero, dodici anni fa, finendo ospitato a pranzo in un accampamento generoso di berberi.

quando ancora si potevano vivere queste meravigliose esperienze.

* * *

io sono stato anche a Malulaa, il piccolo borgo arroccato sullo strapiombo della montagna arida affacciata sulla valle di Damasco, in una sua chiesetta ortodossa, a sentire il padrenostro recitato nei dolci sospiri dell’aramaico, che era la lingua di Jeshu ed e` tuttora la lingua del posto, meravigliosa testimonianza di un’archeologia vivente (una volta).

perche` anche Malulaa e` stata distrutta da una guerra orribile, che doveva liberare il paese da una dittatura malvista, ma si e` risolta in un insostenibile bagno di sangue.

* * *

era il 2003, sembra passata una civilta` intera, e avevo passato quasi un mese nei paesaggi meravigliosi della Siria, allora quasi senza turisti, girando solo e indifeso, come una curiosa cinquantenne del Quebec che viaggiva con una borsetta rosa ricamata a fiori.

e ora vedo minacciati i chilometri di colonne, i resti del tempio antico piu` grande del mondo, la citta` intera dove una regina intrepida, Zenobia, guido` la ribellione contro i romani.

e penso alle donne di Siria che in un fossato, sotto quelle colonne, facevano il piu` variopinto dei bucati e poi lo stendevano sulle rive ad asciugare in un momento, sotto il sole d’agosto.

io sento le loro risate libere…

* * *

uccidere l’arte degli uomini e` quasi peggio che uccidere gli uomini stessi, perche` significa cancellare qualcosa di indiscutibilmente buono che gli uomini hanno fatto e di irripetibile come ogni uomo mortale.

e lasciarci piu` soli e inferociti col nostro odio e la nostra voglia di uccidere i barbari.

* * *

scrivo cose che non contano, il mondo intero sta degenerando ad una velocita` impressionante, e non abbiamo piu` altri imperi al di fuori, che possano subentrare al nostro che crolla, in questo pianeta che e` diventato oramai un impero universale sempre piu` sporco e incattivito.

io penso che fra poco saro` uno di coloro che hanno visto Palmira e le sue necropoli sparse per le montagne.

di me si dira` tra poco: e` vissuto quando Palmira esisteva ancora, quando l’umanita` esisteva ancora.

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4 risposte a “Palmira, Malulaa, addio – 235.

  1. “scrivo cose che non contano”
    Oh no, Bort!
    Scrivi cose che contano davvero, che emozionano.
    “e penso alle donne di Siria che in un fossato, sotto quelle colonne, facevano il piu` variopinto dei bucati e poi lo stendevano sulle rive ad asciugare in un momento, sotto il sole d’agosto.”
    Io sento le loro risate libere…

    Grazie, Bort caro.
    Un abbraccio
    gb

    • oh si`, scrivo esprimendo il mio dolore, che da ultimo, e non per propensione personale, sta diventando il sentimento prevalente.

      ma possiamo forse pensare che i nostri umani dolori contino per chi ha altri obiettivi che sono il potere e la violenza?

      Io sento le loro risate libere…, hai scritto.

      e io sono un poco turbato, perche` questa frase l’ho pensata e giurerei persino di averla scritta, ed e` come se tu l’avessi estratta telepaticamente dalla mia mente…

      grazie, gelso, grazie davvero.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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