gli ossimori (ossi duri?) della democrazia – 246.

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la democrazia vorrebbe essere il potere, la forza (kratia) del demos, il popolo.

ma il demos, il popolo, e` l’insieme di tutti coloro che non sono altro, che non hanno una distinta individualita`.

di coloro che dunque non hanno neppure la forza che proviene loro da ricchezza, proprieta`, incarichi, titoli.

cosi` almeno era per il demos della civilta` greca antica, che si contrapponeva agli aristoi, ai migliori, a chi si distingue per qualcuna delle caratteristiche dette sopra.

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e` vero che nelle democrazie moderne, dopo la rivoluzione francese, poi popolo e` diventato un concetto che comprende tutti, sia il demos classico sia gli aristoi, cioe` i cittadini che in qualche modo si distinguono dalla massa.

ma questa parificazione meramente giuridica e` sempre e soltanto apparente.

sono tanto continue quanto inevitabili le lamentele perche` la legge, che si proclama eguale per tutti, fa poi nel suo funzionamento pratico delle vistose eccezioni per chi e` potente a vario titolo.

e dunque la democrazia e` un regime per sua natura fondato sulla mistificazione e sulla frustrazione continua.

e, dato che proclama una eguaglianza solamente formale e non sostanziale, assieme ad una solidarieta` o fraternita` inesistente, anche il suo valore principe della liberta` soffre di troppi limiti.

la liberta` della democrazia e` soltanto una servitu` non imposta con metodi sanguinari (quasi mai).

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la democrazia parlamentare soffre di un limite ulteriore.

si fonda sulla organizzazione di partiti politici differenti che traggono la loro origini dalla differenza delle opinioni, ma anche di quelle condizioni sociali che contraddicono l’uguaglianza e la fraternita`.

di conseguenza una democrazia parlamentare di tipo occidentale e` un sistema politico che produce la frammentazione e la contrapposizione degli interessi, sotto forma di contrapposizione fra i partiti politici.

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nei momenti di acuta crisi sociale questo puo` essere un handicap fortissimo.

nelle democrazie, se non vi sono correttivi forti, quanto meno in un’etica condivisa, la spinta alla frammentazione sociale puo` diventare autodistruttiva.

e, proprio per questo, in un paese come l’Italia, storicamente costruito sulla valorizzazione dei poteri degli individui, il sistema democratico e` radicalmente inadeguato.

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il modello delle democrazie popolari non e` storicamente riproponibile, in tutta evidenza, ma andrebbe attentamente meditato, in particolare nella sua variante cinese attuale.

i 3.000 rappresentanti dell’Assemblea Nazionale del Popolo vengono eletti in Cina dalle assemblee popolari provinciali, a loro volta elette dalle assemblee popolari distrettuali, elette infine dalle assemblee popolari locali; solo i membri di queste ultime sono eletti direttamente dal popolo.

in sostanza questo e` un tentativo di costruire una democrazia dove la scelta dei rappresentanti non avviene attraverso meccanismi di contrapposizione politica.

anche se poi anche in Cina esiste un partito unico, che e` la vera sede delle decisioni politiche.

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per questi motivi l’idea di costruire in Italia un partito (cioe` una parte di uno schieramento politico pluripartitico) che si autodefinisce della Nazione e` un mostro politico anti-democratico.

l’autodefinizione attribuisce a chi lo contrasta implicitamente la colpa di essere anti-nazionale e a se stesso l’onere di rappresentare la totalita`, essendo pero` soltanto una parte.

naturalmente potrebbe trattarsi solamente di un trucco, di un residuo soltanto apparente di democrazia partitica, per costruire in effetti un nuovo modello statale dove decide un partito solo (modello comunista) o meglio ancora un uomo solo (modello fascista).

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in questo caso le scelte compiute dal nuovo leader sarebbero ampiamente premiate dalla loro presunta efficienza e rapidita` operativa, che sono, non a caso, i valori sui quali insiste particolarmente il nostro.

purtroppo il modello pero` non regge: una (presunta) straordinaria rapidita` di decisione si trasforma da vantaggio in danno molto rapidamente, se le decisioni sono sbagliate, caotiche e creano conflitti e dissenso dilaganti.

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se si vuole andare verso un modello di tipo comunista cinese, allora il partito deve essere unico, ma soprattutto deve poter decidere in proprio attraverso meccanismi effettivi di confronto interno.

e in questo caso non andavano certamente abolite le province, come gradino fondamentale dell’organizzazione del consenso (corrispondenti piu` o meno ai distretti cinesi, mentre le loro province corrispondono alle nostre regioni).

se si vuole invece andare (o meglio tornare) verso un modello fascista, come in effetti appare, allora il capo deve essere capace e non un leaderuccio da oratorio tanto arrogante quanto inconsistente.

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