il santo disordine creativo (del blog, e non solo) – 249.

* * *

il materiale per questo post me lo ero appuntato tempo fa perche` potesse riempire un’alba senza altri spunti creativi per il blog, ma siccome sono disordinato era rimasto sparso sul desktop dove accumulo i miei appunti.

e da dove immediatamente e` stato estratto al momento giusto, cioe` adesso.

* * *

si tratta di un articoletto, veramente piuttosto sciatto e banale dell’Huffington Post, che riferisce sommariamente di una ricerca del neuroscienziato Robert Thatcher, il cui senso viene riassunto nel titolo cosi`:

Essere disordinato è sinonimo di intelligenza e creatività.

ovvio, nel leggere quel che segue, l’entusiasmo mio; e quello di tutti i disordinati della faccia della terra, immagino.

Più sei disordinato, più sei brillante.

Può sembrare assurdo,…

* * *

ma come assurdo?

e` quello che ho sempre pensato, senza saperlo bene.

adesso mi state dando gli argomenti per dire questo: quando una moglie o una madre mettono ordine nella tua scrivania, introducendo col medesimo insieme di gesti compulsivi dettati dall’affetto e dalla dedizione, l’irreperibilita` di quello che nel disordine apparente era sempre al suo posto, non si tratta altro che di una nuova manifestazione della lotta epocale nella civilta` umana fra la bigotteria ordinata e lo slancio vitale creativo.

ma è quello che sostiene Steve Johnson nel suo libro “Da dove vengono le buone idee: la storia naturale dell’innovazione”, come racconta il Time.

Nell’opera, che si basa sui risultati di un esperimento di neuroscienze effettuato da Robert Thatcher, emerge che la creatività è caotica.

* * *

ora, non vorrei sembrare rompiballe, ma tanto la parte mi si confa`, e comincio con l’osservare che l’articolo si basa su una disordinatissima identificazione della creativita` con l’intelligenza.

no, sorry, non funziona cosi`.

si puo` essere creativi senza essere intelligenti e intelligenti senza essere creativi.

* * *

nella prima categoria mettero` Stefano, pace all’anima sua, che, forse trent’anni fa, ando` alla Biennale di Venezia in treno, travestito da yogurt e un cartello in mano: Fermenti lattici vivici, fermenti lattici mortici, senza suscitare nessun interesse; che si innamoro` di Andrea, che aveva l’aids, e provandoci in tutti i modi alla fine se lo prese anche lui, per solidarieta`; che poi, dopo che Andrea mori` per la malattia, neppure riusci` a morire alla stessa maniera, perche` invece rimase semplicemente schiacciato dalla sua jeep che si capovolse in una manovra assurda una notte che tornava a casa ubriaco.

Stefano, che non lavoro` mai e visse sempre la sua vita bizzarra e disordinata di artista a carico di questo o di quello, a cominciare da una madre vecchia e malata, per finire con qualche amante, era un uomo decisamente stupido, ma altrettanto decisamente creativo.

eppure la sua creativita` era maldestra, priva di respiro, semplicemente fuori dal coro, ma stonata.

* * *

d’altra parte la pura intelligenza e` altrettanto irritante e asociale.

saper vincere acutamente le partite a scacchi, avere uno spiccato senso degli affari, riuscire a prevedere quel che sta per succedere, apparentemente per qualche oscura capacita` divinatoria, ma in realta` perche` hai una mente che sa accumulare rapidamente dati e connetterli fra loro, riuscire a capire senza difficolta` teoremi matematici o figure mentali della fisica quantistica, puo` addirittura fare di te un essere scostante e socialmente pericoloso.

l’umanita` sara` sempre pronta a buttarsi avidamente sul lato pratico delle tue scoperte, se ne farai, ma umanamente resterai sempre ai margini, come un oggetto che non si ama particolarmente e si frequenta solo perche` e` utile e lo si adopera.

* * *

ma poi, perche` parlo di intelligenza al singolare?  anzi, perche` ne parla in questo modo l’Huffington Post, che deve fare un articoletto di pubblicita` al libro?

non lo sappiamo molto bene tutti oramai che le intelligenze sono diverse, che formano una specie di famiglia, ma sono ben distinte fra loro?

e dunque di QUALE intelligenza stiamo parlando?

* * *

Le idee hanno bisogno di “spaziare” e di entrare in contatto con altre idee perché ci sia una scintilla creativa.

Infatti, afferma Johnson, il numero di idee è più alto nelle grandi città rispetto ai piccoli centri.

eh???

Anche avere più hobby consente al tuo cervello di comparare e risolvere problemi e situazioni, grazie a connessioni che si creano in maniera inconscia.

Allo stesso modo, leggere contemporaneamente più libri rende più facile la nascita di nuove idee, cosa che, secondo Johnson, viene più facile a chi tende ad avere una mente che divaga.

quante sciocchezze!

* * *

dopo di che: un colpo al cerchio, e uno alla botte, e manca solo la moglie ubriaca.

Ma chi si specializza non ha nulla da temere.

Studiare a fondo un determinato settore, infatti, non sembra limitare la creatività.

Anzi, è il vero il contrario: le idee producono altre idee.

Tuttavia bisogna essere aperti al confronto perché il dibattito è, secondo Johnson, di gran lunga molto più produttivo.

Anche quando si lavora in team, è meglio mettere insieme diversi livelli di esperienza piuttosto che tendere all’uniformità e cercare la perfezione.

Anzi, proprio quando non si è al massimo della forma, potrebbero venire buone idee.

anzi, la moglie non e` affatto ubriaca: e` lucidissima.

e infatti sta mettendo ordine nella tua scrivania…

* * *

ma poi siamo sicuri che la creativita` sia di per se stessa positiva?

Il disturbo bipolare e quello di deficit d’attenzione, ad esempio, sono associati ad alti livelli di creatività.

Johnson afferma addirittura che quando si è ubriachi o esausti il cervello è predisposto a nuove scoperte.

* * *

io qui rovescio l’impostazione: proprio questo dovrebbe metterci in guardia, normalmente, dalla creativita`.

che funziona bene per la societa` solamente quando e` collegata a forme di intelligenza spiccata e collabora armoniosamente con lei.

ma raramente questo costituisce un vantaggio per il singolo, che ne e` portatore malsano.

altrettanto di recente un altro articolo metteva in rapporto fra loro la sindrome di Asperger, un particolare tipo di autismo, che si esprime attraverso collegamenti mentali e comportamenti sociali bizzarri legati a un forte deficit dell’intelligenza emotiva, con la genialita` di molti grandi che hanno fatto la storia umana.

* * *

Alla fine del libro, Johnson raccomanda:

Fate una passeggiata, coltivate le intuizioni, scrivete tutto ma lasciatelo in disordine, scoprite per caso, fate errori, coltivate più hobby, frequentate le caffetterie, seguite i link, lasciate che altri elaborino le vostre idee, prestate, riciclate, reinventate.

Costruite un ammasso di intrecci.

quante stupide banalita`.

insomma, tenete un blog! si potrebbe tradurre

ad esempio…

* * *

ecco la mia morale per questo post: il blog e` indubbiamente creativo, se usato da qualche disordinato cronico come me per scaricare il suo bisogno di manipolare le idee.

e il blog e` indubbiamente intelligente se usato da qualche intelligente per dare ordine e compattezza al suo pensiero e documentare le sue ricerche.

ma non ogni blog creativo e` intelligente, e non tutti i blog intelligenti sono creativi.

e poi alla fine c’e` anche la grande massa di chi, nella vita, come nei blog, e` mediocremente creativo e mediocremente intelligente.

e con questo finisco con l’autobiografia 😉

Annunci

4 risposte a “il santo disordine creativo (del blog, e non solo) – 249.

  1. “Non mi stancherò di ripetere che ogni idea, buona o cattiva, deve la propria esistenza ad altre idee.”
    presa da qui: http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2015/05/23/perche-i-gattini-salveranno-la-discussione-sui-social-network-di-francesco-vico/

    Ma le idee da dove e, soprattutto da “chi” nascono? Dall’Intelligenza? Dalla creatività? Dalla confusione o dalla necessità?

    E mi sovviene un aforisma che ho sempre amato e che ho inserito nel mio pc in ufficio quando è in standby:

    L’ordine è il piacere della ragione: ma il disordine è la delizia dell’immaginazione.
    (Paul Claudel)

    • ecco un commento che arricchisce.

      bello il primo post citato: sono anche io abbonato a quel blog, ma non avevo letto questo contributo acuto e nelle stesso tempo elegante.

      le idee penso che nascano dalla necessita.

      il che significa che chi e` o si sente piu` debole e` piu` portato a pensare.

      e che dire dell’aforisma di Claudel?

      bellissimo! 🙂

      grazie

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...