24 maggio: a cent’anni dal grande massacro – 252.

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il 24 maggio, il Piave che mormorava calmo e placido, i primi fanti che partivano per il massacro.

come da celebre canzone, che fu, oltretutto, inno nazionale provvisorio, dall’8 settembre 1943 all’ottobre 1946.

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il 24 maggio 1915 si chiusero con un successo mesi di una campagna politica delirante della destra, dannunziana, nazionalista e futurista (che ricorda molto per toni e follia quella recente contro l’Europa), dopo un sostanziale colpo di stato della monarchia contro il Parlamento in maggioranza contrario (che ricorda molto l’attuale colpo di stato di Renzi nella legge elettorale, contro la maggioranza degli italiani).

la maggioranza dei deputati deposito` il proprio biglietto da visita a casa Giolitti, a testimonianza sterile dell’opposizione alla guerra di socialisti e cattolici.

la guerra, che papa Benedetto XV avrebbe presto definito una inutile strage, fu dichiarata contro i propri tradizionali alleati degli ultimi trent’anni (Germania e Austria-Ungheria), dal governo Salandra, voluto dalla monarchia Savoia, dopo la firma del Patto di Londra, rimasta segreta.

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cosi` per l’esercito comincio` un massacro che duro` piu` di altri tre anni e costo` quasi 700.000 soldati morti – ma non esiste una contabilità precisa – e oltre un milione e mezzo di mutilati e feriti: in media oltre 500 morti e piu` di 1.000 feriti al giorno.

la sola battaglia di Gorizia o sesta battaglia dell’Isonzo, fra il 4 e il 17 agosto 1916, costò la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati italiani e a 862 ufficiali e 40.000 soldati austriaci.

e fu il 29 giugno, prima di questa battaglia, che venne per la prima volta sperimentato dagli austriaci l’uso dei gas sul fronte italiano, che uccise 7.000 soldati, del tutto impreparati.

Gorizia fu conquistata, per due mesi, fino ad ottobre e alla cosiddetta rotta di Caporetto, concomitante con la rivoluzione russa: un tentativo abortito di protesta pacifista dei soldati italiani.

tra queste vittime, infatti, follia nella follia, vi furono le decimazioni dei soldati ad opera del nostro stesso esercito: qulli che soltanto un secolo dopo sono in via di riabilitazione.

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nacque allora, non si sa creata da chi, la canzone Gorizia tu sei maledetta, che non fu mai inno nazionale; anzi chi la cantava rischiava la fucilazione per disfattismo.

Muti passaron quella notte i fanti,

tacere bisognava e andare avanti. 

(canzone del Piave)

O Gorizia, tu sei maledetta

da ogni cuore che sente coscienza.

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i 600.000 prigionieri fatti dagli austriaci furono la carne vile sulla quale si sperimentarono le prime tecniche di genocidio che sarebbero poi state perfezionate dai lager della seconda guerra mondiale: 100.000 morirono nei campi di prigionia.

ma il governo italiano non pose mai il problema della condizioni massacranti nei quali erano tenuti; anzi, il grande poeta D’Annunzio li defini` gli imboscati d’Oltralpe e venivano assimilati ai disertori, dato che il vero soldato doveva farsi uccidere piuttosto che arrendersi.

non ci fu solo il genocidio di un milione di armeni nella prima guerra mondiale: e noi in Europa dovremmo guardare ai nostri 20 milioni globali di morti.

una generazione cancellata, la stessa demografia sconvolta, per decenni, tanto che si dovettero premiare negli anni successivi le famiglie numerose, per tentare di ristabilire l’equilibrio.

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nel Veneto, invaso dal 1917, le sofferenze delle popolazioni furono enormi: a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, una lapide ricorda:

«Cittadini uccisi da proiettili n. 51 – Cittadini morti per fame n. 484».

il sito «Vecchia Conegliano e dintorni» racconta l’occupazione di Castel Roganzuolo, una frazione del comune di San Fior in provincia di Treviso:

«I soldati germanici e austro-ungarici non si accontentavano di dare sfogo alla fame repressa: uccidevano il bestiame, ne consumavano una parte e lasciavano l’altra marcire nella strada; gettavano il grano sotto le zampe dei cavalli; si ubriacavano direttamente alle botti e non si davano nemmeno il disturbo di tapparle dopo essersene serviti, sicché il vino scorreva per le cantine.

Il saccheggio metodico non lasciò intatta alcuna casa e la popolazione venne ridotta alla fame.

Si racconta che in certi paesi la gente raccattava perfino gli escrementi dei cavalli, nella affannosa ricerca di qualche chicco di granoturco per sfamarsi.

I pochi beni e la vita stessa degli abitanti erano quotidianamente appesi ad un esile filo.

Ogni notte c’era il rischio che un gruppo di soldati penetrasse a forza in casa: alla ricerca di cibo o per violentare le donne che vi abitavano.

Oltre allo stupro notturno, le donne erano spesso oggetto di forme di violenza più “meditate”.

Povere madri, spesso profughe, che si recavano presso qualche comando locale allo scopo di ottenere un lasciapassare o una tessera annonaria, venivano costrette dagli ufficiali a subire lo sfogo delle loro basse passioni per ottenere ciò di cui avevano assoluto bisogno».

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qui la grande storia si intreccia con la storia familiare, dato che entrambe le mie famiglie d’origine vivevano pochi chilometri aldila` del Piave, e con i racconti della mia infanzia, il mio personale lessico familiare.

la sorella di mia madre, Amabile, morta di fame, perche` non riusci` ad adeguarsi alla dieta di bucce di patate.

mia madre, Maria (Teresa), nata su un carro in fuga durante la rotta di Caporetto.

mia madre neonata salvata nei mesi successivi dai fratellini che di notte si calavano dal tetto nella stalla requisita dagli austriaci per mungere un poco di latte alle mucche.

mio padre di dieci anni che vede sua madre massacrare a zoccolate un soldato austriaco che voleva rubarle la polenta durante la ritirata finale degli austriaci.

e poi ci meravigliamo dei genitori disturbati, delle famiglie sconvolte, delle psicologie individuali rimaste tuttora ferite…

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mica sono finite le conseguenze di quel massacro.

sono ancora qui in mezzo a noi la democrazia calpestata, l’arroganza folle dei potenti, il disprezzo dei diritti, un paese che divento` incivile allora e che non e` piu` riuscito a tornare completamente democratico, tranne qualche breve parentesi.

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alcune notizie sono tratte dal bel post di  Francesco Cecchini24 maggio, inizia il grande massacro

una rassegna con tutti i tweet di oggi #24 maggio, qui: http://www.seejay.co/seejaydaily/24maggio/

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2 risposte a “24 maggio: a cent’anni dal grande massacro – 252.

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