la rivoluzione islamista che chiude il millennio di ascesa della democrazia – 264.

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come la rivoluzione francese, ben radicata nell’illuminismo, ha spalancato le porte alla modernita`, cosi` la rivoluzione islamista in corso ne segna la fine?

la prima ha segnato la conclusione di una riflessione sullo stato, che ha caratterizzato il secondo millennio dell’Europa, aperta da Arnaldo da Brescia e dalla prima teorizzazione della base del potere politico nel popolo, e via via arrivato alla visione politica di Rousseau, che ha posto le basi della moderna democrazia.

la seconda rischia di aprire un ciclo altrettanto lungo di tramonto della democrazia, agevolata dal fatto che, guardandola storicamente, essa si e` ridotta a mera finzione nell’epoca del dominio della finanza trans-statale.

tanto che la domanda delle domande potrebbe essere oggi se, per combattere la mostruosa concentrazione del potere attuale, sono piu` adatti i residui della fatiscente tradizione democratica oppure gli squillanti successi del fanatismo neobarbarico che cerca di ricostituire un califfato islamico.

ma da come ho posto la domanda si puo` capire il mio pessimismo.

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per uno strano paradosso, dunque, la modernita` inzia e finisce con un’orgia di decapitazioni: quelle della ghigliottina, ultimo grido allora della modernita` tecnologica, nella Francia di fine Settecento, e quelle compiute con la tradizionale scimitarra nel deserto e trasmesse su internet degli islamisti.

la prima rivoluzione, tipicamente europea, ha profondamente caratterizzato la storia del mondo, nell’arco di due secoli e mezzo, pur nelle sue contraddizioni e anche se e` rimasta estranea alle culture dell’Asia, e dunque appare oggi in via di marginalizzazione; la seconda non appare in grado di allargarsi al di fuori del mondo islamico; o almeno questa e` la presunzione occidentale.

nonostante i numerosi proclami e l’esagitata pubblicita` loro fatta, lo Stato Islamista non e` combattuto dagli USA neppure con una piccola frazione dell’impegno messo per abbattere Hussein oppure Gheddafi: si presume di poterlo tenere sotto controllo e gli si lascia fare il lavoro sporco di mettere alle corde l’ultimo regime arabo figlio del cosiddetto socialismo arabo del dopoguerra, quello di Assad, per quanto molto degenerato dallo spirito orginario, ma pur sempre alleato con la Russia, in continuita` della vecchia alleanza con l’URSS.

inoltre, col terrore che provoca e che e` sapientemente alimentato dai centri di propaganda americani che ne supportano le campagne del terrore, lo Stato Islamista svolge l’utile funzione di spingere le masse occidentali a stringersi attorno ai loro governi, per paura, e spinge i governi occidentali stessi sempre piu` a destra, col peso dato ai partiti populisti, che meglio tutelano gli interessi degli iper-plutocrati, essendo meno sensibili ai temi della giustizia sociale.

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una interessante analisi della ideologia dello Stato Islamista e delle sue radici culturali e` svolta da Pierlugi Fagan qui, sulla base di un un documento in italiano diffuso dal Giornale:

http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/documenti/1425136018-LoStatoIslamicoPDF.pdf

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lo stile del testo e` molto vicino a quello degli opuscoli dei Testimoni di Jeova.

detto questo, potrei anche fermarmi qui, basta leggere l’articolo.

tuttavia mi sembra interessante soffermarsi almeno su un punto, che riguarda l’ideologia che guida lo Stato Islamico:

Il testo cardine di riferimento è di un certo ‘Ali al-Khudair, teologo di stretta osservanza della scuola wahhabita, un arabo saudita.

Il depliant infatti, cita direttamente il trattato “Essenza e i fondamenti dell’islam” di Muhammad ib Abdul Wahhab, il fondatore di questa lettura dell’islam.

Questa non è una citazione tra le altre è il riferimento unico, il cardine ideologico.

Lo Stato islamico è ufficialmente di ispirazione wahhabita.

Ora, occorre sapere un paio di cose.

La prima è che il wahhabismo è una delle tante interpretazioni dell’islam ma i suoi seguaci sono concentrati in un unico luogo del mondo musulmano: l’Arabia Saudita.

Non sono una parte di tutto il clero saudita, sono tutto il clero saudita, senza eccezione alcuna.

Non solo.

Al-Wahhab, hanbalita espulso dai corsi di teologia di Basra perché di un radicalismo decisamente eccessivo, convertì alla sua visione integralista dell’islam, il rampollo di un locale emiro che diverrà il fondatore della casa reale al-Saud, quella che governa (sarebbe più giusto dire “possiede”) appunto l’Arabia Saudita che da loro prende nome.

Nel 1744 venne firmato il patto di ferro, mai revocato, per il quale i wahhabiti avrebbero sostenuto i Saud e questi protetto i primi.

I saudi-wahhabiti fecero quello che fa lo Stato islamico, né di più, né di meno.

Amputazioni, frustate, tagli di teste, strage di sciiti, rigore teologico scritturale.

Il potere politico saudita è di ispirazione wahhabita, finanzia il clero wahhabita, finanzia buona parte delle moschee costruite in Occidente dove spesso si trovano imam wahhabiti.

Mai i wahhabiti permetterebbero che ai Saud succedesse qualcosa visto che sono gli unici nel mondo musulmano che li danno retta, li sostengono, li proteggono, li finanziano.

Così i Saud che dal clero traggono la propria legittimità (i Saud non sono quaryshiti ovvero discendenti della tribù della Mecca; quindi il loro auto-proclamato diritto di governo e protezione dei luoghi santi – Mecca e Medina – sarebbe disputabile).

Possiamo quindi immaginare che il clero wahhabita mandi propri teologi a tenere lezioni nello Stato islamico che è lì a due passi dal confine, importi imam di prima formazione per farli accedere ai gradi più avanzati della formazione, elargisca testi e chissà, finanziamenti e faccia tutto questo nella piena consapevolezza delle istituzione saudite che sono strettamente intrecciate a loro.

Vi risulta che qualche giornalista occidentale abbia condotto questa semplice ed elementare catena inferenziale?

Vi risulta che qualche autorità politica occidentale abbia chiesto ai sauditi di far qualcosa con questi “cattivi maestri”?

Vi risulta una qualche frizione tra la casa regnante saudita ed il proprio clero radicaleggiante? (…)

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la cartina che allego, e che ho desunto dallo stesso post, conferma a mio giudizio questa interpretazione.

non fatevi ingannare dalla sottile striscia apparentemente sotto il controllo dell’Iraq che separa il territorio dello Stato Islamico (in viola chiaro) dall’Arabia Saudita a sud (in giallino chiaro): quello e` deserto puro, ed e` evidente che lo Stato Islamico si configura come una espansione della monarchia saudita, e non casualmente, pur essendo contiguo alla Giordania, non compie il minimo sconfinamento in questa direzione: la dinastia di Amman e` imparentata con quella saudita.

come scrive Fagan, Il suo nemico principale è quello interno all’islam: sciiti, mistici, élite corrotte ed occidentalizzate, revisionisti modernizzanti, lassismo nelle pratiche religiose, etiche, politiche.

insomma lo Stato Islamico e` la manifestazione di una guerra civile interna al mondo islamico e di un tentativo riconducibile alla dinastia saudita di conquistarne definitivamente l’egemonia, cancellando ogni altra scuola di pensiero islamica.

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e ancora:

Lo Stato islamico è la puntuale realizzazione di un mito islamico-sunnita legato ai tempi omayyadi e prima ancora dei quattro califfi ben guidati e della comunità di Medina con Muhammad ancora vivo.

Tale mito è stato a lungo teorizzato dai pensatori dell’islam radicale del XIX e XX secolo, coincide con la visione (…) wahhabita.

Chi scrive non crede al presunto dualismo saudita, diviso tra una modernità riformista ed i richiami al wahabismo duro e puro.

Lo Stato islamico è chiaramente un progetto saudita che vuole imporsi come standard sunnita a governo dell’islam tutto.

Al momento debito, lo sceicco al-Baghdadi e i suoi tagliagole, potranno fare un passo indietro e lasciare il progetto nella più rassicuranti e presentabili mani di qualche sceicco-teologo proveniente da Riyad.

O anche no.

Stato islamico potrebbe rimanere versione hard dello stesso modello arabo saudita, versione più soft.

Prima di imbarazzare la monarchia saudita, Stato islamico ha da combattere sciiti e sufi, modernisti ed occidentalisti, capitalisti musulmani e nazionalisti, generali egiziani e pakistani, sincretisti orientali ed africani, Fratelli Musulmani e al-Qaedisti, pan-arabi e pan-islamici.

Si noti che nell’elenco non ci sono né gli USA, né Israele.

C’è molto lavoro da fare per Stato islamico, prima di porsi il problema del modello arabo-saudita che, alla fine, si vedrà esser un modello solo, un impero islamico, cugino di quello occidental-americano.

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come si vede, nella fase attuale i teorici dello Stato Islamico indentificano i loro principali nemici all’interno del mondo islamico stesso.

per questo chi sostiene che essi rappresentano l’autentica ideologia islamica di fatto sta svolgendo, aldila` delle intenzioni, una propaganda attiva a loro favore e sta aiutando il loro tentativo di imporsi come unici autentici rappresentanti dell’islam, che passa attraverso la richiesta di schierarsi o con noi o con loro.

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