che cos’e` successo l’1 giugno? – 285.

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l’1 giugno 2015 era un giorno come gli altri, no? al massimo ci ricordiamo che era la vigilia di un giorno di festa.

eppure quel giorno e` stato tradizionalmente scelto come data di nascita di una persona davvero importante, unica.

di lui scrisse un moderno biografo fantasioso: Biondo era e bello e di gentile aspetto.

ma per la verita` queste parole le aveva prima scritte proprio lui, a proposito di qualcun altro.

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si`, sto parlando di Dante Alighieri, e ne parlo perche` sono 750 anni esatti che e` nato il padre della lingua italiana, cioe` il fondatore dell’Italia, che per lungo tempo rimase un’espressione geografica e il nome di una cultura, non di uno stato; e uno dei maggiori geni dell’umanita`.

ma, siccome e` nato in Italia, mi pare che gli italiani non colgano l’occasione di questo anniversario eccezionale per riflettere su di lui, cioe` su loro stessi, anzi, neppure per ricordarlo.

forse Dante oggi e` soltanto un incubo da dimenticare per i tanti studenti ai quali ne viene imposta la lettura.

anche di quelle parti della sua opera che forse esigono una mente piu` matura e una esperienza umana piu` ricca per essere capite.

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io non provero` nemmeno a dire nulla su questa mente sconfinata che ha plasmato l’opera piu` importante del Medioevo europeo e dato un senso ad un millennio che stava per aprirsi su nuove prospettive.

il che spiega forse perche` Dante, apparso subito uomo rivolto al passato, non ebbe veri imitatori, ma soltanto ammiratori.

voglio soltanto dire quali pensieri per me suscita scoprire, un poco in ritardo, questo anniversario che mi pare dimenticato anche grazie al fatto che nessun documento ci da` un giorno esatto della nascita (quand’io senti’ di prima l’aere tosco, scrisse lui) e neppure l’anno e` totalmente sicuro.

l’unica cosa certa che sappiamo, è che fu battezzato in San Giovanni a Firenze il 27 marzo 1266, la vigilia di Pasqua.

come scrisse lo storico contemporaneo Villani, questo Dante morì in esilio del comune di Firenze in età di circa 56 anni, ed era il 1521; quindi l’anno di nascita giusto non lo sapeva neppure lui.

e che sia nato tra il 21 maggio e il 21 giugno ce lo dice lui, quando ricorda di essere dei Gemelli.

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ma io, a proposito di questa nascita, rileggo oggi il Trattatello in lode di Dante del Boccaccio, il quale racconta nel secondo capitolo del padre del poeta e poi di un sogno della madre, prima che nascesse:

Regnante Federico secondo imperadore, uno ne nacque, il cui nome fu Alighieri, il quale più per la futura prole che per sé doveva esser chiaro – cioe` famoso –; la cui donna gravida, non guari lontana al tempo del partorire, per sogno vide quale doveva essere il frutto del ventre suo; come che ciò non fosse allora da lei conosciuto né da altrui, e oggi, per lo effetto seguìto, sia manifestissimo a tutti.

Pareva alla gentil donna nel suo sonno essere sotto uno altissimo alloro, sopra uno verde prato, allato ad una chiarissima fonte, e quivi si sentia partorire uno figliuolo, il quale in brevissimo tempo, nutricandosi solo delle orbache, le quali dello alloro cadevano, e delle onde della chiara fonte, le parea che divenisse un pastore, e s’ingegnasse a suo potere d’avere delle fronde dell’albero, il cui frutto l’avea nudrito; e, a ciò sforzandosi, le parea vederlo cadere, e nel rilevarsi non uomo più, ma uno paone il vedea divenuto. Della qual cosa tanta ammirazione le giunse, che ruppe il sonno; né guari di tempo passò che il termine debito al suo parto venne, e partorì uno figliuolo, il quale di comune consentimento col padre di lui per nome chiamaron Dante: e meritamente, perciò che ottimamente, sì come si vedrà procedendo, seguì al nome l’effetto.

* * *

ecco, mi immagino semplicemente Dante come un neonato di pochi giorni, preceduto, forse, da un sogno portentoso, se non si tratto` di un falso ricordo successivo, ma allora semplicemente un piccolo esserino vivo e bisognoso di tutto, un fagottino di carne che cerca il latte, poppa, si sporca e dorme.

Questi fu quel Dante, del quale è il presente sermone; questi fu quel Dante che a’ nostri seculi fu conceduto di speziale grazia da Dio; questi fu quel Dante, il qual primo doveva al ritorno delle Muse, sbandite d’Italia, aprir la via. Per costui la chiarezza del fiorentino idioma è dimostrata; per costui ogni bellezza di volgar parlare sotto debiti numeri è regolata; per costui la morta poesì meritamente si può dir suscitata: le quali cose, debitamente guardate, lui niuno altro nome che Dante poter degnamente avere avuto dimostreranno.

e poi quel neonato diventa un bambino dallo sguardo acuto, ma non troppo diverso dagli altri bambini, fino a che rimane tale, un bambino reale che gioca e studia e si azzuffa con i coetanei, e niente ancora ci dice che cosa diventerà, fino a che non entra nell’adolescenza, gli vengono i brufoli e gli crescono i primi baffi e incontra un maestro straordinario:

e or m’accora,
la cara e buona imagine paterna
di voi quando nel mondo ad ora ad ora

m’insegnavate come l’uom s’etterna.

* * *

ma poi Dante comincia a diventare Dante davvero.

Lasciando stare il ragionare della sua infanzia, nella quale assai segni apparirono della futura gloria del suo ingegno, dico che dal principio della sua puerizia, avendo gia li primi elementi delle lettere impresi, non, secondo il costume de’ nobili odierni, si diede alle fanciullesche lascivie e agli ozii, nel grembo della madre impigrendo, ma nella propia patria tutta la sua puerizia con istudio continuo diede alle liberali arti, e in quelle mirabilmente divenne esperto. E crescendo insieme con gli anni l’animo e lo ’ngegno, non a’ lucrativi studi alli quali generalmente oggi corre ciascuno, si dispose, ma da una laudevole vaghezza di perpetua fama, sprezzando le transitorie ricchezze, liberamente si diede a volere avere piena notizia delle finzioni poetiche e dell’artificioso dimostramento di quelle. Nel quale esercizio familiarissimo divenne di Virgilio, d’Orazio, d’Ovidio, di Stazio e di ciascuno altro poeta famoso; non solamente avendo caro il conoscergli, ma ancora, altamente cantando, s’ìngegnò d’imitarli, come le sue opere mostrano, delle quali appresso a suo tempo favelleremo. E, avvedendosi le poetiche opere non essere vane o semplici favole o maraviglie, come molti stolti estimano, ma sotto sé dolcissimi frutti di verità istoriografe o filosofiche avere nascosti; per la quale cosa pienamente, sanza le istorie e la morale e naturale filosofia, le poetiche intenzioni avere non si potevano intere; partendo i tempi debitamente, le istorie da sé, e la filosofia sotto diversi dottori s’argomentò, non sanza lungo studio e affanno, d’intendere. E, preso dalla dolcezza del conoscere il vero delle cose racchiuse dal cielo, niuna altra più cara che questa trovandone in questa vita, lasciando del tutto ogni altra temporale sollecitudine, tutto a questa sola si diede. E, acciò che niuna parte di filosofia non veduta da lui rimanesse, nelle profondità altissime della teologia con acuto ingegno si mise. Né fu dalla intenzione l’effetto lontano, perciò che, non curando né caldi né freddi, vigilie né digiuni, né alcun altro corporale disagio, con assiduo studio pervenne a conoscere della divina essenzia e dell’altre separate intelligenzie quello che per umano ingegno qui se ne può comprendere. E così come in varie etadi varie scienze furono da lui conosciute studiando, così in vari studi sotto varii dottori le comprese.

l’adolescenza anche per Dante porta con se` l’amore: che però non va alla moglie, destinatagli dalla famiglia quando aveva solo 12 anni: ma anche l’impegno politico.

dalla parte sbagliata, naturalmente, dato che non cercava il potere: quella contro la Chiesa di papa Bonifacio VIII, un autocrate corrotto, che gli tese personalmente un tranello, chiamandolo da Firenze con un pretesto, e a Firenze Dante non rientrera` mai, dato che verra` condannato al rogo e i suoi beni gli verranno confiscati: prima vittima illustre di una giustizia politica, fu condannato per corruzione.

i tormenti della vita successiva, troncata dalla malaria, vanno forse ricordati?

* * *

ma perche` dispiacersi del silenzio ufficiale su Dante?

non lo aveva lui, a sua volta, previsto?

qualunque sia la grandezza terrena che puoi conquistare, il silenzio e` il destino comune che attende anche i grandi, dato che la memoria, quando c’e`, va comunque al loro simulacro e non all’essere umano reale che sono stati.

la scomparsa di Dante e` dunque definitiva, e non servirebbe qualche fastidiosa cerimonia ufficiale a impedirla.

forse questo silenzio della politica e della cultura italiana su chi ne ha posto le fondamenta e` un ultimo grande premio per Dante.

che non le riconoscerebbe certo come proprie.

Oh vana gloria de l’umane posse!
com’ poco verde in su la cima dura,
se non è giunta da l’etati grosse! (…)

Non è il mondan romore altro ch’un fiato
di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi,
e muta nome perché muta lato.

Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
da te la carne, che se fossi morto
anzi che tu lasciassi il `pappo’ e ‘l `dindi’,

pria che passin mill’ anni? ch’è più corto
spazio a l’etterno, ch’un muover di ciglia
al cerchio che più tardi in cielo è torto.

Gustave_Dore_Inferno34

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10 risposte a “che cos’e` successo l’1 giugno? – 285.

  1. Come tanti vien dimenticato…
    Eppure meriterebbe!
    Hai ragione..lettura imposta e mal riposta: non lo sopportavo 😦
    I promessi sposi l’ho riletto da adulta ed è stata tutta un’altra cosa!
    Per non parlare della divina commedia!
    Ti dico una cosa: non tutti gli insegnanti sanno trasmettere la materia che insegnano. Per questi infatti è solo uno sterile lavoro.

    buon fine settimana 😊

    • pensa che a me lesse Dante per la prima volta il maestro in quarta elementare! e che Dante! era il conte Ugolino addirittura:
      la bocca sollevò dal fiero pasto…

      brrr, mi tornano i brividi lungo la schiena solo a ricordarmelo.

      il fatto è che quasi tutti i grandi scrittori sono da vietare ai minori: non puoi capire Dante a 16 anni, e qualcuno neppure a quaranta…

      aggiungi che rendere una lettura obbligatoria significa già ammazzare il testo in partenza, perché gli si toglie la sua arma segreta: la seduzione,

      • Ecco…un libro deve\dovrebbe incuriosire, sedurre….non venir imposto.
        Oppure l’insegnante deve adottare quella strategia comunicativa tale da far arrivare un messaggio che non sia di imposizione…

        • difficilissimo sfuggire alla regola che tanto la lettura dello studente quanto il commento dell’insegnante sono atti dovuti.

          la situazione migliora se l’insegnante si diverte a sua volta a leggere e commentare: solo in questo modo, forse, potrà trasmettere il piacere della lettura.

          ma se quella lettura è un tormento anche per lui…

          anzi, quanti alunni si annoiano a scuola prima di tutto perché si annoia l’insegnante? 😦

                • ho fatto l’insegnante per 18 anni e poi per 27 il preside.

                  mi sono dovuto chiedere se ero un buon insegnante e mentre lo facevo non avevo dubbi; me ne sono venuti dopo.

                  anche come preside mi dovevo domandare spesso chi era un buon insegnante.

                  ho verificato che c’è una specie di indicatore pubblico che vuole dare la risposta e segnala il successo dell’insegnante, attraverso i giudizi dei suoi allievi.

                  un preside deve attenersi a questo dato, anche quando è convinto, nel profondo, che può risultare ingannevole, almeno in parte.

                  ma mi fermo sull’orlo di un discorso sconfinato.

                  • Sicuramente la tua opinione ha basi più concrete della mia semplice opinione.
                    Certi insegnanti li ricordo ancora con grande affetto.

                    Il giudizio degli allievi è sicuramente molto più sincero di tanti altri

                    • nella mia esperienza i giudizi degli studenti (in una scuola superiore) sono sempre azzeccati e vedono anche cose che il preside non vede: sia in positivo che in negativo.

                      non ho mai conosciuto studenti strumentali nei loro giudizi: pronti ad apprezzare un docente severo, ma che dava molto, come a liquidare qualche opportunista che regalava i voti per nascondere le proprie incapacità

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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