attenti: chi legge i blog sul posto di lavoro adesso rischia il licenziamento – 297.

grazie a Renzi.

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e su questa parola d’ordine ha avuto una maggioranza, se non ricordo male, del 60% circa dei partecipanti alle primarie, chiunque essi fossero.

che cosa Renzi volesse rottamare non era troppo chiaro e lui non l’ha mai detto, ma lo slogan era troppo accattivante per non suscitare adesioni entusiaste, che ancora continuano da parte di alcuni, ma piuttosto diminuiti di numero.

ma se Renzi avesse detto che voleva rottamare lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori avrebbe avuto altrettanti consensi?

e ora che questo si è capito, come mai qualcuno si meraviglia che ci sia una fuga degli elettori dal renzismo?

ma forse sono talmente abituati a presumere di poter manovrare l’elettorato con i media che non si rendono conto che anche alle mistificazioni c’è un limite né della catastrofe verso a quale sono avviati.

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l’ultima trovata è la correzione dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori attraverso uno dei decreti delegati del Job Acts.

attualmente a disposizione di legge è questa (e purtroppo è scritta nel solito burocratese stomachevole).

Art. 4. Impianti audiovisivi.

È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.

Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.

Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondano alle caratteristiche di cui al secondo comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l’Ispettorato del lavoro provvede entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, dettando all’occorrenza le prescrizioni per l’adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti.

Contro i provvedimenti dell’Ispettorato del lavoro, di cui ai precedenti secondo e terzo comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

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ora, dopo le modifiche renziane (che non devono più passare in Parlamento altro che per un parere, trattandosi di Decreto Delegato), gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati, oltre che per esigenze organizzative e produttive e per la sicurezza del lavoro, anche per la tutela del patrimonio aziendale.

le disposizioni, prima di esclusiva competenza degli Ispettorati per il Lavoro, ora, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, sono del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

e prosegue il testo de; nuovo decreto renziano:

La disposizione di cui al primo comma – cioè il divieto di utilizzare impianti audiovisivi e altre apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori – non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.

in pratica in questo caso l’uso di queste apparecchiature non è regolamentato in alcun modo.

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tutto questo è contestabile prima ancora sul piano del metodo che su quello di sostanza.

si possono introdurre modifiche così significative usando lo strumento di un decreto delegato che non le prevedeva esplicitamente (a quanto pare)?

prima ancora che un errore giuridico, questo è un errore politico.

questo autoritarismo da sagrestia è inadeguato a gestire un paese complesso e comunque non primitivo.

si torna all’aspetto grottesco del decisionismo renziano: che poteva anche piacere fino a che non si rivela per quello che è, il decisionismo di uno stupido.

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quello che è appena avvenuto sulla legge contro la corruzione è la spia drammatica di questo stato di cose.

non si governa con i tweet, come dice Letta, e con una cultura di governo corrispondente.

qui sulla corruzione si è appena approvata una legge per contrastarla – così si diceva – dopo la liberalizzazione berlusconiana, e invece praticamente la rende non più perseguibile, per come è formulata – vedi la prima sentenza di assoluzione della Cassazione, dopo la legge, e le sue motivazioni.

e allora, o questo è voluto, e quindi siamo alla presa per il culo totale degli elettori, oppure è frutto di una approssimazione intollerabile: del resto che cosa vuoi aspettarti da uno che ha messo a capo de dipartimento affari giuridici legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri la comandante dei vigili urbani di Firenze?

uno che gestisce l’Italia in una logica da sindaco?

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ma il peggio davvero inaccettabile del decreto renziano che attua il Jobs Act deve ancora venire.

Le informazioni raccolte ai sensi del primo e del secondo comma sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, cioè della legge sulla privacy.

questo ultimo comma è micidiale non in se stesso, ma per l’avvenuta abrogazione a monte delle garanzie dell’art. 18 e per il modo nel quale è avvenuta.

per licenziare un lavoratore oggi è sufficiente che gli si contesti qualcosa di vero, non importa la consistenza del rilievo (almeno per il testo di legge, poi nella pratica si vedrà come la magistratura applicherà la norma in caso di ricorso).

questo significa che basterà un accesso qualunque, estraneo al rapporto di lavoro, sul computer aziendale, per giustificare un licenziamento?

allo stato attuale, sì.

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quindi diventa proibito leggere i blog sul posto di lavoro?

be’, illegittimo lo è sempre stato, anche se personalmente penso che sul lavoro ogni tanto si ha bisogno di staccare un paio di minuti, per non perdere la capacità di restare concentrati, e quindi che non ci sia niente di male se in questi due minuti diamo un’occhiata a whatspp.

il fatto è che dal momento in cui quel Decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per un comportamento simile puoi rischiare il licenziamento.

secondo un perfetto modello americano, dove in effetti di recente un paio di dipendenti del Comune di New York sono stati licenziati per uso privato del computer durante ‘orario di lavoro.

ma forse sto facendo dell’allarmismo: un momento, siamo tutti salvi: proibito leggerli sul computer o sul cellulare aziendale, ma mica con strumenti propri…

quindi il titolo della stampa sensazionalista è fuorviante:

JOBS ACT Controllare computer o cellulari dei dipendenti: via libera alle aziende.

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e qui ancora una volta mi colloco in una terra di nessuno di pensiero critico autonomo: non trovo che ci sia nulla di male se un’azienda esige di controllare l’uso proprio del computer aziendale da parte del dipendente.

da preside avevo fornito gli insegnanti della mia scuola di un netbook per la gestione del registro elettronico e della didattica informatizzata; ad un certo punto saltò fuori che con uno di questi pc si era andati a visitare siti porno; non mi pare che questa informazione fosse una violazione della privacy di chi lo deteneva, dato che la cosa era avvenuta su un computer diciamo pure aziendale; il licenziamento di un padre di tre figli mi sarebbe sembrato uno proposito per un fatto del genere, ma un procedimento disciplinare no; nell’Italia di oggi questa sarebbe stata una via crucis inenarrabile, e del resto lui si difese informalmente dicendo che qualche studente doveva avere approfittato del suo pc lasciato qualche momento incustodito in aula: difesa che forse non difendeva niente.

quindi, cambiamo pure le norme iper-garantiste, se serve, ma con un dibattito adeguato.

quel che trovo grottesco è la pretesa di cambiare a colpi di decreto abbastanza improvvisati aspetti importanti della vita comune.

questo modo di fare politica Renzi lo pagherà caro e lo farà pagare caro al suo partito.

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