la Grecia e quello che ci insegna – 303.

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chissa` se qualche lettore ha notato che mi sono accuratamente trattenuto dal commentare negli ultimi tempi le varie contraddittorie notizie sull’andamento delle trattative fra la Grecia e i suoi creditori internazionali, e in particolare l’Unione Europea.

l’ho fatto perche` a mio parere non ha molto senso seguire giorno per giorno notizie e indiscrezioni che hanno scarso fondamento oggettivo e servono ad agitare l’opinione pubblica a fini di guerra psicologica.

mi sono limitato ad osservare, con una certa soddisfazione, che Tsipras si e` rivelato, nel teatrino della politica internazionale, un osso straordinariamente duro e un raro esempio di leader che ha cercato davvero la coerenza col programma sulla base del quale e` stato eletto.

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la seconda osservazione, che non avevo ancora fatto, invece, e` l’assordante silenzio e l’indifferenza con cui la sua battaglia e` stata seguita non solo dai nostri giornali bottegai, ma persino dalle forze che avrebbero dovuto appoggiarlo sentitamente, non esclusa la fantomatica Lista Tsipras racimolata per le elezioni europee dell’anno scorso, che si e` dissolta come neve al sole, gia` sostituita da altri progetti pure alquanto fumosi, dopo avere conquistato un paio di posti al parlamento europeo, dei quali neppure si sa bene che uso venga fatto.

del resto l’Italia, paese strutturalmente di destra, preferisce bamboleggiare con l’ipotesi totalmente irrealistica e totalmente di destra, di uscire dall’Unione Europea, non si e` ancora capito se per diventare una appendice neo-americana, come nella sua tradizione, oppure parte dello schieramento reazionario putiniano.

sono proposte cosi` idiote che non vale nepppure la pena di preoccuparsene.

mi piacerebbe proprio vedere il grande leader Salvini, che porta davvero l’Italia fuori dall’euro e dall’Unione Europea, a cavallo di una ruspa, possibilmente.

non ci sarebbe altro che augurarsi che vada presto al potere, per vederlo sputtanarsi all’istante.

del resto sono forze, queste, che agitano gli istinti, per raggiungere ben altri risultati.

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ma lasciamo perdere queste tristezze, e veniamo alla giornata odierna, che sara` quella decisiva, dopo che la corda e` stata tirata oltre ogni limite, sino al rischio di spezzarla davvero, per piegare la resistenza greca, senza completo successo, si direbbe.

tutto fa pensare che oggi si raggiungera` quell’accordo che i creditori hanno sinora rifiutato e che conterra` anche una sforbiciata (il famoso haircut) del debito greco.

l’ipotesi residua, che il compromesso viceversa salti, sarebbe una terriile catastrofe non soltanto per il popolo greco, a cui toccherebbero altre lacrime ed altro sangue (cosa di cui ai creditori della Grecia credo interessi ben poco), ma della stessa Europa.

davvero la Grecia entrerebbe nell’orbita russa e sarebbe davvero ridicolo che l’Unione Europea, che sperpera 100 miliardi di euro in un anno per seguire Obama nella stupida campagna delle sanzioni antirusse, non trovasse l’ultimo mezzo miliardo che manca per accettare le proposte di Tsipras ed offrisse poi a Putin su un piatto d’argento la Grecia intera, una conquista che lo ripagherebbe ampiamente sul piano geopolitico della perdita di un’Ucraina neutrale. 

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piuttosto, in omaggio al principio del Tao, seocndo il quale male e bene sono intimamente connessi e inseparabili, vorrei concludere con qualche notazione critica sulle scelte della Grecia dopo averle espresso tutto il mio appoggio, ma critica anche nel confronto dei suoi critici.

come mai in tutta l’aspra battaglia propagandistica che ci ha condizionato in queste settimane nessuno ha mai ricordato un aspetto molto importante del debito greco che e` il livello esagerato delle sue spese militari, pari al 4% del PIL, mentre la raccomandazione europea recentemente formulata e` che ogni paese europeo arrivi a destinare alle spese militari il 2% del suo PIL?

naturalmente la Grecia ha questa grande incidenza di spese per la difesa, non solo perche` esce da una dittatura militare, ma anche per la storica contrapposizione con la Turchia, a partitre dalla spartizione di Cipro realizzata il secolo scorso dai turchi contro la maggioranza greca dell’isola.

pero` non e stupefacente che si parli comunque di ridurre i pensionamenti anticipati, di aumentare l’IVA, di colpire i redditi piu` alti, ma MAI di ridurre le spese militari greche?

e da questo punto di vista non e` sorprendente che Tsipras abbia dato al partito di destra che lo sostiene proprio il ministero della Difesa?

e qualcuno ha mai letto sui giornali che, proprio in questi giorni in cui l Grecia sta sfiorando collasso e default ed e` in atto la corsa agli sportelli per rititare il contante, nel silenzio di una approvazione universale, Tsipras ha firmato contratti con gli Stati Uniti, del valore di mezzo miliardo di dollari, per ammodernare cinque pattugliatori aerei marittimi? V, l’orgia del nonsenso.

giusto quel mezzo miliardo che manca alla sua proposta per soddisfare le richieste dei creditori…

per la verita` nei giorni scorsi la Commissione dell’Unione Europea e la Banca Centrale Europea hanno suggerito alla Grecia di tagliare e rendere più efficiente la spesa militare, oggi tra le più elevate tra i paesi Nato, e Tsipras ha fatto sapere che non vuole più acquistare armamenti tedeschi e francesi per due miliardi e spostare quei soldi verso attività produttive.

ma come non rendersi conto che si tratta solamente di schermaglie tattiche?

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molto piu` interessante e` quello che queste informazioni rivelano.

e cioe` – fate bene attenzione a questo punto – che le stesse istituzioni che lavorano perche` il debito greco venga restituito a spese della popolazione, lavorano contemporaneamente perche` quel debito continui ad essere mantenuto, se si tratta di spendere per acquisti nei paesi sviluppati.

e questo e` l’insegnamento globale paradossale che la Grecia ci da`: che il debito e` voluto da quelle stesse istituzioni che ne esigono la restituzione.

il debito degli stati e` lo strumento del quale si servono le istituzioni finanziarie internazionali per ridurre i popoli in schiavitu`.

si lamentano del debito, ma poi lo vogliono e lavorano per tenerlo in vita…

non vogliono affatto la fine del debito, ma lo sviluppo del debito, in un grande gioco al massacro che puo` essere spezzato solo giocando qualche altro gioco.

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8 risposte a “la Grecia e quello che ci insegna – 303.

  1. Pingback: Il pericolo greco 2 | Raimondo Bolletta·

  2. Scrivi “…ma come non rendersi conto che si tratta solamente di schermarglie tattiche?… che il debito e` voluto da quelle stesse istituzioni che ne esigono la restituzione. il debito degli stati e` lo strumento del quale si servono le istituzioni finanziarie internazionali per ridurre i popoli in schiavitu`. si lamentano del debito, ma poi lo vogliono e lavorano per tenerlo in vita…non vogliono affatto la fine del debito, ma lo sviluppo del debito, in un grande gioco al massacro che puo` essere spezzato solo giocando qualche altro gioco.”
    (perdona il taglia e cuci) Io non ci capisco quasi nulla di economia ma proprio questo non capisco, riconosci che il debito è arma di schiavitù e chi dice di uscire dall’euro adduce come motivo la volontà di spezzare la schiavitù del debito. Non mi pare siano così sciocchi da credere di risolvere i loro problemi stampando moneta ma che la moneta-debito della BCE è assai sopravvalutata per i fondamentali dell’italietta ed ora pare anche della Francia ed altrettanto sottovalutata per i fondamentali della Germania.
    RIpeto io capisco poco di economia ma le evidenze che mi portano gente come Bagnai – ossia che per esempio all’uscita dallo SME l’italia s’è ripresa dopo meno di un anno, passando immediatamente ad una ricrescita sostenuta – non mi sembrano rintuzzate con altrettante citazioni di fatti oggettivi da parte dei sostenitori pro-euro ma solo con fumose evocazioni di sciagure, carestie e cavallette, assai poco “scientifiche” e razionali.
    Io rimango dell’opinione che si è partiti a costruire l’Europa dall’ultimo, opzionale aspetto, la moneta quando prima andavano uniformati il sistema giudiziario, quello fiscale, quello sanitario e soprattutto pensionistico e scolastico. Si è fatta l’Europa in modo da non poter creare mai più gli Europei.
    I tedeschi ed i paesi nordici in generale sono ossessionati dal debito ma io credo che i loro amministratori sappiano benissimo che il loro – e nostro aimè! – problema è la crisi demografica della vecchia europa. Con i soldi ma senza persone non fai nulla. I soldi non lavorano. I soldi sono un mezzo per produrre ma non producono nulla da soli.

    • sono sicuro che sei personalmente piu vicino ai problemi economici concreti di me.

      comunque io cerco di vederne meglio gli aspetti piu` generali.

      non voglio riprendere in esame le tesi assolutamente cervellotiche ed economicamente puerili di Bagnai, dense di penosi errori facilmente riscontrabili, delle quali mi sono occupato in passato in diversi post – so che non hai tempo, pero` se metti Bagnai nel motore di ricerca del blog in alto a sinistra ci arrivi facilmente: e comunque Bagnai sostiene proprio quello che a te sembra folle, e cioe` che, recuperando la sovranita` monetaria, l’Italia potrebbe uscire dalla schivitu` del debito stampando carta moneta liberamente e creando una svalutazione virtuosa della propria moneta (tesi anche di Barnard, del resto, con alcune varianti).

      la valutazione che l’uscita dall’euro sarebbe una tragedia anche dal punto di vista concreto sta in questo argomento principalmente: che oggi l’enorme debito italiano e` garantito dall’Europa e gode grazie a questo di interessi molto ridotti, mentre uscendo dall’euro le garanzie diventerebbero esclusivamente interne e questo comporterebbe certamente un salto verso l’alto degli interessi da pagare, capace di cancellare da solo gli ipotetici vantaggi della immediata svalutazione monetaria.

      ma poi dobbiamo guardare meglio anche qui: certamente, vendendo in lire, l’Italia venderebbe a prezzi reali piu` bassi, dato che e` impensabile che una lira del futuro possa essere cambiata al tasso originario di 1.936, 27 (vado a memoria) contro un euro.

      ma l’Italia dipende largamente dall’estero per energia e materie prime, oltre che per determinati prodotti; quindi svalutazione significa anche che dovremmo pagare molto piu` caro petrolio e quant’altro importiamo.

      sicuri che alla fine il bilancio sarebbe vantaggioso?

      ultime considerazioni: una svalutazione monetaria naturalmente distrugge i valori reali dei salari e delle pensioni; i primi hanno qualche possibilita`di adeguamento, le seconde no.

      quindi l’uscita dall’euro comporterebbe un forte taglio dei redditi reali pensionistici, ed occorre avere ben chiaro che, in un paese senza forme di reddito di cittadinanza come il nostro, sono le pensioni dei padri e dei nonni che spesso svolgono un ruolo di ammoritzzatore sociale.

      dunque e` probabile una crisi sociale molto forte.

      infine, con la svalutazione potrebbero in teoria restare invariati i costi di tutto cio` che produciamo all’interno, anche se in un periodo di globalizzazione un adeguamento rapido sarebbe inevitabile, ma certamente crescerebbero i prezzi di tutto cio` che acquistiamo dall’estero, ed e` parecchio.

      e infine la svalutazione agevolerebbe la penetrazione di capitali stranieri (a quel punto totalmente stranieri) dall’estero.

      si`, credo che l’uscita dall’euro agevolerebbe la finanza internazionale – e sono anche personalmente convinto che questa sia dietro le quinte a sostenere questa campagna in Italia sia per il suo valore in se` sia in funzione anti-euro.

      ultimo punto, e scusa la lunghezza, ma purtroppo non sono argomenti che si possano liquidare in due righe: che collocazione internazionale assumerebbe l’Italia uscita dall’euro?

      America atlantica o nuovo blocco euroasiatico con Russia e Cina? non e` un problema da poco: in particolare l’occupazione economica cinese potrebbe diventare irresistibile, dati i rapporti di forza economici attuali tra queste due aree.

      o pensiamo che potremmo fare da soli?

      spero che tu trovi i miei argomenti abbastanza concreti.

      ah, concordo con te: il problema di fondo e` la cosiddetta crisi demografica; e` evidente che un paese non puo` continuare a crescere economicamente piu` si tanto se non cresce anche la sua popolazione (per questo scrivo che l’immigrazione e` la salvezza dell’Italia, anche se il pensiero comune non lo coglie).

      e tuttavia, se guardiamo piu` in grande, e` chiaro che il mondo umano e` giunto ad un punto nel quale DEVE augurarsi una stabilizzazione demografica mondiale, altrimenti rischia di sparire.

      e allora questo vuol dire che l’economia attuale fondata sull’eterno sviluppo deve essere anche sostituita da altri tipi di economia fondati sulla stabilita` economica.

      come ci si arriva?

  3. Come al solito la tua analisi è profonda e rivela aspetti che sfuggono a molti di noi e di questo ti sono grato. Rimango convinto però che Tsipras è un politico discutibile che come Renzi antepone il ricatto nel rapporto di potere senza pensare alla sostanza del problema: fatta la tosatura del debito che succede dopo? come pensano i greci di sfangare il lunario nei prossimi anni? Sei tu che hai parlato del razzismo verso i ricchi e potenti. Ebbene ho pensato a quello quando ho letto la tua chiusa sul fatto che i creditori inducono i poveri a far debito per asservirli. La tua considerazione è condivisibile ma questo non diminuisce la responsabilità di chi allegramente contrae i debiti pensando di non restituirli nell’arco della propria vita. Se dovessimo scoprire che il nostro tenore di vita non corrisponde alla ricchezza reale che riusciamo a produrre o di cui disponiamo, quel tenore non è un diritto inalienabile e costituzionalmente garantito. Se ci pensi questo è il sentimento più diffuso nel populismo che ci pervade.

    • ciao Raimondo, ti ringrazio dell’apprezzamento e ancora di piu` della critica, che mi permette di mettere meglio a fuoco un punto.

      evidentemente quando si contrae un debito la responsabilita` e` duplice, dalle due parti: chi concede un credito ad un debitore probabilmente insolvente, attratto da interessi piu` alti, si assume un rischio che e` giusto che resti suo, se il debitore fallisce.

      e` ovvio che e` sventato anche il debitore che si assume un debito a cui non puo` fare fronte, ma il fallimento sanziona a sufficienza le sue responsabilita`.

      quel che invece non e` chiaro oggi e deve continuamente essere ribadito e` che anche il creditore ha le sue responsabilita` e non e` giusto che le scarichi addosso alla collettivita`, come adesso avviene.

      sono cose abbastanza ovvie che sostengo da anni, piacevolmente sorpreso oggi che lo ricordi anche papa Francesco nella sua enciclica – ma dovrebbe essere pensiero comune facilmente condiviso.

      e` logico che un debitore che, a fallimento avvenuto, continua a sperperare va abbandonato al suo destino; eppure qui vediamo istituzioni premurose che lo assistono al capezzale, sperando che nuovi prestiti lo mettano in condizione di restituire.

      tu hai ragione a dire che la radice ultima del populismo sta nella pretesa di popoli abituatisi (come anche il nostro) a vivere a sbafo di continuare con questo modello economico, a volerlo chiamare cosi`.

      ecco, vorrei ricordare pero` che sono altrettanto favorevole alla decrescita felice dei consumi per quanto riguarda gli incredibili sprechi in atto e le spese assolutamente superflue che caratterizzano certi stili di vita: era Berlinguer che parlava a suo tempo di austerita` come nuovo modello economico-sociale, vero?

      ecco, questo aspetto della mia analisi non e` separabile dal primo: il mio discorso sul taglio del debito come strumento per ridurre il pagamento degli interessi a chi ne ha gia` ricevuti molti (propongo di mettere in conto capitale gli interessi riscossi negli ultimi vent’nni, con tutte le necessarie gradualita` tecniche) non puo` essere separato dal discorso sul contenimento dei consumi superflui, anzi, a ben guardare, e` proprio uno strumento per realizzarlo.

      nel caso dell’Italia, onesta` vuole che si ricordi che del resto da anni lo stato e` in attivo se si prescinde dal peso degli interessi sul debito.

      quanto al giudizio personale su Tsipras, non ne do: ho imparato a mie spese, dopo decenni di entusiasmi fuori posto, a non darne; e anzi sono convinto che nessun politico, ma neppure nessun essere umano, va indenne dai suoi lati oscuri.

      qui mi limito a constatare che, a quanto si e` potuto vedere, Tsipras si e` battuto bene per rispettare le promesse fatte al popolo greco, anche se ovviamente nel quadro delle sue possibilita`, e non pare appartenga alla tipologia degli Obama o degli Hollande…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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