Gramellini, Laura e il suicidio assistito della stampa italiana – 328.

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se qualcuno vuole un esempio forte della miseria dei cosiddetti intellettuali italiani odierni e della ipocrisia costituiva del modo di pensare di un pensiero cattolico legga l’articolo che Massimo Gramellini ha dedicato sulla Stampa al caso di Laura, la ragazza belga che ha ottenuto l’assistenza medica alla sua decisione di morire per sofferenze insopportabili, che una equipe di medici ha confermato impossibili da guarire, ma anche soltanto da ridurre.

ma basterebbe anche guardare alla vergogna dell’articolo che alla faccenda ha dedicato l’Huffington Post, inteso come supplemento online di Repubblica, col suo titolo:

Laura, 24 anni, depressa: “Lasciatemi morire, la vita non fa per me”. E il Belgio le concede l’eutanasia

e il sottotitolo vigliacco, degno soltanto di un ignorante che pretende di parlare di cose che non conosce:

L’incredibile decisione dei medici.

e` cosi` che si condiziona la mentalita` delle gente, ad opera di giornali che quotidianamente e su ogni questione ci insegnano quel che dobbiamo pensare, come dobbiamo spendere, che cosa consumare, di che cosa avere paura.

Hegel diceva che la lettura del quotidiano e` la preghiera dell’uomo moderno, ma forse ai suoi tempi i giornali non erano delle specie di confessori che ci insegnano come dobbiamo comportarci.

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prima ho definito Massimo Granellini un intellettuale, ma forse ho esagerato.

e` piu` che altro un giornalista, ma recentemente e` diventato anche uno scrittore di successo.

ora chiedo scusa, anche a quel mio ex-amico blogger di Padova che e` entrato fra i selezionati del premio Strega, ma ripeto lo stesso concetto che, senza acidita`, ho gia` detto anche con riferimento a lui: essere scrittori di successo in Italia significa perlopiu` rinunciare ad essere scrittore vero (Moccia insegna); le eccezioni si contano sulle dita di una mano e tra queste metto Camilleri (ma non il sopravvalutato Saviano, che e` soltanto un ottimo blogger, che pero` purtroppo non tiene un blog).

* * *

dall’alto dunque della sua conquistata e invidiata posizione di spacciatore di best-seller, Gramellini fa questo ragionamento, non senza avere prima profanato il nome di laico, affermando di esserlo:

Per noi laici la vita è un dono.

inutile sottolineare quanto sia idiota questa premessa: perche` esista un dono, occorre che esista un donatore, vero?

e allora, qualcuno vuole gentilmente spiegarmi come si puo` essere laici se si crede in un grande Donatore?

Lucrezio, il poeta latino epicureo del tempo di Cesare, che era laico davvero, in quanto davvero ateo, ricordava che la vita NON e` un dono, ma un prestito.

chi pensa che la vita sia un dono, pensa anche di esserne diventato il legittimo proprietario: non e` cosi; la nostra vita non e` nostra.

mai.

* * *

comunque, seguiamo Granellini, e scusate l’indignazione che guida le dita sulla tastiera trasvolando, anziche` stringere il discorso.

Ogni essere umano ha diritto di poter spegnere l’interruttore quando ritiene che le sofferenze fisiche e morali gli siano divenute insopportabili.

bravo, Massimo: e allora? perche` Laura no?

I mali dell’anima sanno essere strazianti e talvolta irreversibili come quelli del corpo; il fatto che siano invisibili non significa che siano meno gravi.

bravissimo di nuovo, Massimo, ma, di nuovo, perche` Laura no?

La questione va spostata su un altro piano. Se sia giusto che lo Stato si sostituisca a te nel porre fine alla tua vita.  

sostituirsi?

ma nessuno sta decidendo al posto di Laura che e` meglio per Laura morire: e` lei che lo chiede e che ci chiede di essere aiutata a farlo, serenamente e senza dolore supplementare, come puo` essere fatto in una struttura protetta, in un ospedale.

Però contesto che chi è giunto a tali drammatiche conclusioni possa delegare quel compito alla comunità.

eh gia`: Gramellini non contesta il diritto di porre fine alla propria esistenza quando non se ne puo` piu`.

contesta che si abbia diritto all’assistenza medica in questa decisione.

Gramellini e` perfettamente laico, ed e` per il suicidio fai da te, in questi casi.

* * *

suppongo che sia anche per il parto fatto in casa.

e senza ostetrica, penseremo mica che lo stato debba intromettersi?

inutile sottolineare la gratuita ferocia concreta di questa presa di posizione.

fosse anche soltanto il rifiuto della assistenza psicologia ad una ragazza da anni ricoverata in una struttura psichiatrica, che penso potrebbe apparire a Gramellini uno spreco a sua volta.

* * *

dopo la Englaro e a suo padre, ora tocca a Laura.

tutti a spiegare agli altri che cosa devono o non devono fare.

l’Italia trabocca di media confessori.

come non ci fossero gia` abbastanza preti a farci la morale.

* * *

questa stampa oscena non merita di essere letta; limitiamoci ai blog, ben selezionati.

smettiamo di leggerla questa stampa dolorosamente insopportabile: aiutiamola nel suo suicidio assisitito.

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14 risposte a “Gramellini, Laura e il suicidio assistito della stampa italiana – 328.

    • proprio quello che in Italia cosi` pochi sanno fare.

      soprattutto se si tratta di rispettare le volonta` di persone autenticamente laiche, arriva subito qualcuno, che si definisce laico, a dire che no, non lo possono fare… 😦

  1. Il tema è importantissimo e non avrà mai conclusioni certe, ma continue aggiunte di visioni e sfumature.
    Quello che è certo è che ho avuto anche io un sussulto mentre leggevo l’articolo sul giornale quando ho visto associare con assoluta naturalezza il concetto di laico al concetto di dono della vita. (?)

    • avevo accuratamente cercato di tenere fuori questo lato della faccenda.

      voglio essere piu` buono di te e pensare che chi e` stato colpito da bambino dal suicidio della madre non possa parlare serenamente del problema del suicidio, ma che gli rimescoli emozioni troppo forti e incontrollabili.

      pero` dovrebbe almeno esserne cosciente ed astenersi dal parlare dell’argomento.

      se lo fa, oltretutto in tono alquanto pontificale, il dubbio viene che alla fine stia proprio abusando della sua posizione per attribuirsi una presunta autorevolezza…

      • Gramellini ha scoperto da quarantenne che la madre si è suicidata. Da bambino gli hanno raccontato che era morta di malattia. Un uomo che scopre questa cosa da grande non ne parla per emozioni rimescolate o per esorcizzare un demone, ma per farci soldi.

        • su Gramellini sei decisamente piu` informato di me 😉

          a questo punto effettivamente concordo, per quanto oscuri possano essere i meandri del cuore umano. 😦

          • lo racconta lui stesso nel libro “Fai bei sogni”. Pensa che ha venduto oltre un milione di copie di quel libro (al costo di 14 euro a copia).
            Ammesso che abbia guadagnato un euro a copia (ed è una percentuale bassissima) questa “tragedia” gli ha fruttato un milioncino tondo tondo…

            Altro che sofferenza

            • be`, vedi, quel libro non l’ho proprio letto: difficilmente leggo libri che hanno un tale successo di pubblico, se non per documentarmi sull’idiozia del pubblico.

              con tutte le debite eccezioni, naturalmente: anche il Nome della rosa ha venduto moltissimo, ma non ne farei una colpa all’autore.

              lasciamo dunque perdere l’invidia spontanea per un tale successo.

              pero` uno che a quarant’anni scopre che la madre si e` suicidata e ci scrive su un libro ha effettivamente tutta l’aria del profittatore.

              pero` qui mi fermo perche` mi viene in mente invece un capolavoro assoluto, che e` il libro di Ellroy, I miei luoghi oscuri, sulle indagini che lui decide di compiere sull’omicidio della madre, strangolata da uno sconosciuto quando era ancora un bambino…

              quel libro mi ha preso come pochi, e non mi e` venuto il dubbio che fosse una speculazione.

              forse dipende sempre dal grado di sincerita` dell’autore?

              o forse soltanto dalla sua bravura?

              • Credo che dipenda molto anche dalle circostanze narrate nel libro stesso. Una ricerca della verità è del tutto differente da un lamento pubblico su quanto uno è depresso perché gli hanno mentito per anni.

                • non avendo letto il libro di Gramellini, mi e` dificile esprimere giudizi.

                  certo, nel caso di Ellroy al bambino non venne taciuto il modo tremendo in cui la madre era morta; assieme alla strana idea del padre di regalargli poco tempo dopo, per il compleanno, un libro sulla polizia, credo che questo sia stato un trauma che ha condizionato tutta la sua vita, e anche il suo essere scrittore.

                  quanto a quello che mi dici di Gramellini, se uno dice che e` stato depresso per anni perche` gli hanno mentito sulla morte della madre, questo potrebbe significare una cosa sola: che sapeva che gli mentivano, in qualche modo, ma che preferiva la menzogna, da bravo cattolico.

                  a me e` capitato, qualche anno fa, attraverso una ricerca sull’unica fotografia che ne era rimasta, di svelare una simile menzogna familiare, scoprendo che la mia bisnonna materna si era suicidata.

                  non e` stato un trauma, dato che credo che neppure mio padre sapesse che sua nonna era morta cosi`, ma certamente mi ha un poco turbato scoprire la forza deella menzogna pubblica cosi` vicina a me.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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