Krammer: Sull’igiene comune, ed altri paradossi sociali.

Il cloro, 17imo elemento della tavola periodica e fratello maggiore del più leggero compare fluoro, è una sostanza alogena estremamente reattiva: mancando infatti di un unico elettrone nel suo orbitale atomico esterno, scalpita per rubarne uno a qualche altro atomo disponibile nelle vicinanze.

E’ presente nel nostro pianeta in gran quantità disciolto come ione cloro Cl- nelle acque degli oceani, a braccetto con il suo amante ione sodio Na+ (che viceversa ha giusto un elettrone in più da cedere, e dunque si carica positivamente).
Allo stato solido lo troviamo per lo più aggregato in forma di cloruro di sodio (Na+Cl-), il comune sale da cucina. Non troppo comune, dal momento che risultava assai prezioso per i popoli antichi che vivevano lontano dal mare.
Per inciso, è buono per rendere i cibi particolarmente saporiti e per conservare le carni dalla putrefazione batterica, ma il sale da cucina è soprattutto essenziale – in modestissime quantità – per far funzionare il sistema nervoso di ogni animale (gli ioni sodio Na+ veicolano gran parte dei processi elettrici dell’organismo).

Ma torniamo al cloro: legato al semplice idrogeno forma l’acido cloridrico (HCl), tra i composti chimici più corrosivi in assoluto, lo stesso utilizzato dal nostro stomaco per digerire le schifezze che mangiamo. Abbondantemente diluito in acqua, è conosciuto anche come acido muriatico.
In forma gassosa semplice (Cl2) – di norma non presente in atmosfera, altrimenti non sareste qui a leggere – il cloro è un veleno mortale quasi istantaneo ed agisce corrodendo tutto ciò che trova di umido ed organico, a partire dagli alveoli polmonari ed dai tessuti molli interni.
Non è un caso che il gas Cl2 puzzi da far schifo: l’odore infatti non è una proprietà intrinseca della materia ma una percezione affinata da centinaia di milioni di anni di evoluzione atta – oltre che per individuare le prede – anche per difendersi dagli agenti tossici per l’organismo.
Il gas Cl2 fu la prima arma chimica usata durante la prima guerra mondiale, presto soppiantata dal momento che era facilmente rilevabile.
Composti a base di cloro hanno al giorno d’oggi una smisurata gamma di utilizzi: potente ossidante, sbianca che è una meraviglia (viene usato massicciamente per la produzione della carta, ma è anche la base di prodotti domestici quali la candeggina ed il PCE dei lavaggi a secco), è essenziale per la produzione di plastiche come il PVC e per alcune tipologie di refrigeranti freon ora banditi (ricordate i CFC, famelici mangiatori di ozono?).

Ma soprattutto il cloro funziona meravigliosamente, e dovreste aver capito perchè, per igienizzare, disinfettare e dunque per ammazzare istantaneamente batteri, germi, insetti e qualsiasi cosa viva che sia abbastanza piccola per non sopravvivere alla dose utilizzata.
Il DDT è a base di cloro. Avete notato che, rispetto a tutte le altre precedenti sigle, in questa non compare la C? Già, perchè la prima D sta per Dicloro e la T sta per Tricloro: la molecola di DDT ne ha infatti ben 5 di atomi di cloro, di cui 2 legati ad idrocarburi e gli altri 3 legati direttamente tra loro.

Per il resto, contengono cloro molti detersivi, addittivi e deodoranti domestici.
L’acqua delle piscine contiene cloro così come d’altronde l’acqua di mare, abbiamo visto. In entrambi i casi, se vi nuotate dentro tenendo gli occhi aperti questi si irritano arrossandosi (nelle piscine in genere si nota di più).
Dulcis in fundo il cloro viene usato per rendere potabile l’acqua dolce, ad esempio negli acquedotti, anche semplicemente versandoci quantità minime di candeggina unita ad altri sali (avete presente l’amuchina?).

Badate che non voglio creare sciocchi allarmismi. Io bevo quotidianamente l’acqua del sindaco, che trovo il miglior compromesso dalle mie parti.
Piuttosto, vi direi di fare attenzione ai prodotti chimici che usate su di voi, e ho usato l’elemento cloro come esempio fra i tanti, il più utilizzato: sarebbe utile essere consci ed informati di ciò che si fa e di ciò che si incentiva a fare, per imitazione, con i propri comportamenti.
Se poi vi sentiste santi illuminati fareste attenzione a tutto ciò che acquistate in generale (per la verità dovreste smettere di vivere in società, o suicidarvi), perchè tutti gli scarti di lavorazione delle industrie finiscono inevitabilmente per accumularsi nella stessa comune Terra, nell’aria che respiriamo e nei prodotti che mangiamo, e questo lo sapete ormai fin troppo bene.
Qui restano gli scarti, inutile nasconderli e nasconderci. Il nostro benessere è il nostro malessere.

Purtroppo a causa di un sistema culturale che non guarda oltre il proprio naso, la maggior parte dei vertici dirigenziali fanno i conti solo con i profitti diretti generati dall’impresa, che si trattasse di una multinazionale o della fabbrichetta locale: perciò in questo clima di stupidità spetta al consumatore in primis il compito di limitare la produzione, semplicemente limitando gli acquisti. Questa è la nostra voce, quella che pesa oggigiorno.
La vita sulla terra dipende dall’eterogeneo, complesso e non sempre per noi comodo ecosistema biologico che la popola.

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Ma il punto su cui volevo in realtà andare a parare è un altro: ciò che l’uomo chiama “igiene” non è un bene assoluto ma un comportamento culturale che dovrebbe essere ponderato, e non sempre il gioco vale a priori la candela.
Igienizzare significa nella lingua comune uccidere batteri e microrganismi nocivi, ma anche quegli stessi batteri e microrganismi su base carbonica di cui siamo composti noi essere umani. Ciò che ammazza loro non fa mai bene nemmeno a noi, se non in modo indiretto.
Decidere di combattere i germi dovrebbe essere una scelta consapevole per il perseguimento del male minore. Un po’ come la pratica della vaccinazione, all’opposto: “sporco” un poco l’organismo per abituarlo a convivere in autonomia con gli agenti patogeni contrastandoli internamente, per evitare di dover usare medicinali e antibiotici (sempre più inefficaci) in futuro.
Così come non è sempre conveniente vaccinarsi da tutto, non è nemmeno sempre conveniente sterilizzare tutto.

Il problema è che l’igiene nella pratica quotidiana è diventata una moda, in alcuni casi un’ossessione che talvolta sfocia in delirio mentale.
Qualche tempo fa lessi su un articoletto un’affermazione che mi ha fatto riflettere.
Parlando dell’utilità fisiologica della risata (ne ho accennato in precedenza qui https://bortocal.wordpress.com/2015/03/02/krammer-il-potere-della-risata ), che non solo fa star meglio gli individui che la praticano ma è pure altamente contagiosa per nostra conformazione neurobiologica – dovuta ai neuroni specchio – e criticando viceversa i “musoni” che si lamentano e non sorridono mai, in modo altrettanto contagioso, l’articolista psicologo è arrivato ad auspicare che il buonumore dovrebbe essere reso obbligatorio per motivi igienici, paragonando tale atteggiamento non gradito alla puzza. Dovremmo forse ridere sempre, per forza?

Si comincia a voler igienizzare l’ambiente da fastidi in fin dei conti sopportabili, epurandolo da ciò che non ci comoda. Si finisce per combattere contro tutto ciò che è diverso da noi, e che ci autoconvinciamo di non poterlo gestire.
Balle: la categorizzazione a priori, in qualsiasi forma la si presenti, è solo pigrizia mentale e conformismo.
Certo, siamo scimmie e non possiamo auspicare di comportarci in modo troppo diverso da loro. Ma possiamo però sforzarci in tal senso, e i capibranco della nostra attuale società raramente risultano esempi vantaggiosi da seguire per la nostra comunità. Siate creativi, pensate con la vostra testa, almeno ogni tanto.

E scordatevi la sicurezza, che non fa parte dell’uomo nè della vita.
L’unica sicurezza è la morte, per quella c’è sempre tempo.

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La diversità è vita, l’omogeneità è morte: lottiamo perennemente contro il secondo principio della termodinamica, e siamo destinati a perdere. Ma perdiamo con dignità, da Uomini consapevoli e non da scimmie.

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