Laura Castelli la lirettista e la febbre dell’inflazione – 339.

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Laura Castelli passa per esperta economica del Movimento Cinque Stelle, probabilmente per il semplice fatto che e` laureata in Economia Aziendale.

e questo le consente di vaneggiare a gogo` nelle interviste che le fanno i lirettisti, ultimamente aggregati attorno a Grillo e Salvini assieme.

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fra l’altro fa tenerezza l’emozione con la quale si pubblicano i risultati dei soliti sondaggi prefabbricati su come avrebbero votato gli italiani se le stesse domande del referendum greco fossero state fatte anche a loro.

32% che non rispondono e tra il resto 60% a favore dell’euro con Tsipras, mentre il 40% avrebbe voluto approvare le condizioni poste alla Grecia.

la cosa viene presentata come una notizia strepitosa, ma sono le stesse percentuali esatte con cui hanno votato i greci, tanto da far pensare a uno scambio di dati.

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ma la Castelli le spara cosi` grosse che stringe il cuore pensare che un piccolo paese come la Grecia ha avuto come ministri della Finanze un Varoufakis o il suo successore, comunque esperti di livello internazionale, e a noi toccherebbe un simile prodotto autoctono, o magari un Bagnai.

e cosi` la Castelli ha fatto un documento in lode dell’inflazione che seguirebbe all’adozione della lira, ed e` anzi il vero obiettivo del progetto.

l’inflazione e` la vera soluzione di tutti i mali italiani…

vogliamo provare ad approfondire?

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dell’inflazione si parla tanto, ma a vanvera, e come se se ne potesse parlare in astratto e in generale.

mi spiego meglio: naturalmente si puo` parlare benissimo dell’inflazione in astratto e in generale, e anche io lo faccio a volte.

ma non e` possibile ricavare delle regole di comportamento valide in assoluto dalle regole generali che riguardano l’inflazione.

per farmi capire diro` che l’inflazione e` come la temperatura di un corpo umano vivente.

e` chiaro che se un corpo umano e` a 36 gradi, un poco di inflazione che porti la temperatura a 36,8 e` benefica.

ma se la temperatura di quel corpo e` a 39, mica e` auspicabile portarla a 39,8.

e lo stesso, anche se la temperatura del corpo e` a 36, non farebbe bene portarla a 39.

quindi l’inflazione cambia completamente di significato a seconda delle circostanze e delle variazioni della sua misura.

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in questo momento siamo in deflazione, diciamo che la temperatura del nostro organismo economico e` a 35,8 e non va bene.

alzare quella temperatura e` urgente, ma stando bene attenti a non portarla troppo in alto: ad esempio, una variazione massima possibile di due gradi (il 2% di inflazione come tetto fissato come obiettivo nell’Unione Europea) potrebbe essere un limite entro il quale non succedono necessariamente disastri.

ma un’inflazione piu` alta potrebbe essere un colpo mortale per un organismo gia` debilitato e malnutrito.

quindi usare la necessita` di un po` di inflazione per giustificare un febbrone non va bene.

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dice la Castelli: 

Quali sarebbero gli effetti immediati di un’uscita dall’euro?

Si teme senza dubbio un’inflazione mostruosa, con una lira che varrebbe pochissimo e un euro prevaricante.

ma questa paura, secondo la Castelli, sarebbe infondata.

Anzi: un po’ di inflazione potrebbe rivelarsi una boccata di ossigeno per l’Italia che soffre di deflazione cronica.

gia`: ma un poco di inflazione, un poco di rialzo della temperatura, non rende affatto auspicabile una forte inflazione, cioe` una febbre da cavallo.

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tutto il resto procede su un piano analogo, con un dilettantismo che fa spavento.

Infondato anche il timore di un aumento del peso dei mutui: rimarrebbero stabili perché sarebbero convertiti in lire il giorno stesso dell’uscita dall’euro.

?? sono parole che non hanno senso, economicamente.

Un altro effetto temuto è l’aumento dello spread e quindi degli interessi sul debito.

Sbagliato, perché la Banca d’Italia applicherebbe un calmiere sui tassi di interesse – quelli della finanza internazionale? – e nel caso il debito aumentasse troppo, la Banca stessa potrebbe decidere di acquistarlo.

ole`.

La terza grande incognita riguarda l’attività del secondario: se un’azienda guadagna in lire ma paga eventuali importazioni in euro (importazioni necessarie alla produzione della merce commercializzata), andrebbe in perdita.

Sbagliato anche questo, perché quando il cambio va a corrispondere alle esigenze di un Paese allineandovisi, l’economia riparte.

apodittico e indiscutibile come E = mc2.

La svalutazione della moneta nazionale costituirebbe infatti un vantaggio per le aziende estere, che potrebbero investire nel paese a un prezzo inferiore che in altre nazioni.

Questo farebbe ripartire l’economia con il turbo. 

certo, ammesso che basti svalutare un prodotto scadente e abbassare il prezzo di una macchina che non va, per indurre a comperarli.

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su queste basi la Castelli allarga il suo sguardo:

Tutti i Paesi dell’Unione dovrebbero tornare alla propria moneta nazionale, e la Banca centrale europea potrebbe vigilare sulle fluttuazioni dei tassi di cambio fra le varie valute, per non incorrere in pericolose svalutazioni.

ah ah, semplicemente perfetto: uscire dall’euro, per poi mantenere fissi ugualmente i cambi tra le diverse monete nazionali.

ma allora, perche` converrebbe uscire dall’euro?

qui non c’entra l’economia, e` la logica piu` elementare che manca.

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tutto questo e` assolutamente ridicolo.

ma il vero problema e` come si puo` fare in un paese dove la stragrande maggioranza perfino delle persone colte non e` in grado di accorgersene al primo colpo?

e come fai a dimostrare che una totale farneticazione e` tale a chi non sa distinguere una farneticazione da un discorso minimamente fondato?

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purtroppo per costruire le competenze logiche e le basi culturali elementari per capire occorrono anni di studio e di formazione.

senza basi logiche neppure si puo ` capire, ed e`, parallelamente, impossibile farsi capire da chi non ha gli strumenti minimi per farlo.

cito un’altra volta Schiller: contro la stupidita` anche gli dei combattono invano.

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6 risposte a “Laura Castelli la lirettista e la febbre dell’inflazione – 339.

        • non saprei.

          ti offro tre diverse possibilita`:

          1: considerare questo stesso post il punto piu` basso raggiunto in Italia dai tentativi di divulgazione sul tema 🙂

          2: leggerti l’incredibile coda di 134 commenti, in larga parte sul tema, sul mio post 312 🙂

          3. stare a questa definizione che parte dalla storia della parola: inflare, gonfiare.

          l’inflazione e` quel processo col quale si aumenta (si gonfia) la circolazione della moneta; il modo piu` ovvio e semplice per farlo e` naturalmente emettendone di piu`.

          ma se vai su wikipedia troverai una definizione diversa, che rovescia l’impostazione: li` dicono che l’inflazione e` l’aumento dei prezzi, che porta anche all’aumento della moneta circolante.

          ma mi sembra abbastanza chiaro che l’aumento generalizzato dei prezzi non e` possibile se non c’e` contemporaneamente anche piu` moneta circolante.

          aldila` delle dispute sulla priorita` di nascita dell’uovo o della gallina e per tirarti fuori dalla disputa puoi anche pensare che l’inflazione sia la concomitanza fra aumento della moneta circolante e aumento dei prezzi.

          con questo non so se ho spiegato l’inflazione e soprattutto se l’ho fatto in modo facile.

          ma dalla discussione in coda a quel post si possono ricavare molti ulteriori approfondimenti.

          • Allora avevo capito abbastanza bene. Ma è un modo scemo di risolvere problemi economici. Se bastasse stampare più moneta per essere più ricchi sarebbe tutto facile.
            Ma forse le cose non sono così semplici 🙂

            Grazie per la risposta. Leggerò il post che mi indichi domani 🙂

            • no, aspetta, lascia perdere la lettura della coda dei commenti dell’altro post: la mia era soltanto un piccola ironica provocazione.

              il tutto e` un poco piu` complicato di come lo hai riassunto qui sopra e forse non sono stato completo io nella mia esposizione.

              per esempio, se la ricchezza reale cresce, e` chiaro che deve crescere anche la massa monetaria, altrimenti verrebbe a crearsi una carenza di moneta in circolazione e il risultato finale sarebbe un abbassamento dei prezzi nominali per l’aumento di valore della moneta.

              (la moneta circolante e` sempre la rappresentazione simbolica della ricchezza reale di chi la emette).

              in un paese in espansione l’espansione della moneta produce un aumento dei prezzi nominali (per la riduzione del valore reale della moneta) solo se l’aumento della massa monetaria circolante supera quello della ricchezza reale.

              in questo secondo caso (quella della emissione di moneta priva di corrispettivo di ricchezza reale) l’inflazione, come mero aumento della moneta circolante (secondo la definizione che ne avevo dato sopra io), agisce ugualmente come fattore economico portante e principalmente come strumento di re-distribuzione tra diverse classi sociali del reddito interno ad un’area monetaria.

              prendiamo il caso di un paese che decide di passare da una moneta stabile che non puo` controllare direttamente, come l’euro, ad una moneta nazionale che puo` emettere liberamente, e che comincia a farlo ampiamente, anche senza aumento della ricchezza nazionale globale: dove dunque venga messo in moto un processo di inflazione capace di fare aumentare i prezzi nominali dei prodotti.

              per essere chiari, chiamiamo adesso inflazione artificiale questo aumento della massa monetaria cui non corrisponde un aumento della ricchezzza reale.

              questo tipo di inflazione ha delle importanti conseguenze sociali nella vita economica reale.

              in questo caso si ha, evidentemente, una perdita di valore reale della moneta, che riguarda tutti i suoi detentori (con svalutazione reale, anche se non nominale, dei risparmi detenuti in forma monetaria e di tutti i redditi a carattere fisso).

              certamente, a questa perdita di valore della moneta corrisponde l’aumento dei prezzi dei prodotti, e tutto potrebbe apparire un processo solamente nominale, ma non e` cosi`, perche` di questo vantaggio, che consente di recuperare reddito reale, possono usfruire solamente i produttori e i commercianti e non l’insieme della popolazione.

              in questo caso si ha un trasferimento di ricchezza reale dal resto della popolazione verso gli imprenditori, che sono gli unici in grado di rifarsi della perdita di valore della moneta direttamente sul mercato.

              questo processo riguarda anche i lavoratori, considerando che alla fine anche il loro lavoro e` una merce?

              indubbiamente si`, in linea teorica, ma occorre poi vedere in che misura e con che velocita` avviene l’adeguamento dei salari, ed ogni forma di ritardo o di recupero parziale e` una forma di impoverimento relativo dei salariati rispetto ai datori di lavoro, che sono anche i produttori, e ai commercianti.

              infine occorre rispondere alla domanda se l’inflazione e` in grado di colpire le rendite: certamente si` per tutte le rendite di carattere fisso (ad esempio interessi a tasso fisso per i creditori, oppure contratti d’affitto a canoni stabilizzati pluriennali).

              ma di regola sfuggono a questa riduzione del valore reale delle rendite per la maggior parte le rendite finanziarie, che sono estremamente flessibili ed adattabili alle condizioni del momento del mercato del credito.

              quindi, ad esempio, anche gli interessi bancari che le banche chiedono ai clienti per prestargli denaro aumentano rapidamente al crescere dell’inflazione che abbiamo definito artificiale, e anche in questo caso gli istituti finanziari lucrano sull’inflazione rispetto al resto della popolazione.

              ovviamente tutto avviene al contrario nel caso di deflazione, cioe` di riduzione della massa monetaria effettivamente circolante e di riduzione dei prezzi.

              naturalmente a tutto questo occorre aggiungere un fattore psicologico: l’economia non funziona in modo meccanico, ma attaraverso il filtro delle percezioni soggettive, e questo rende tutto molto piu` complicato: esiste sempre uno scarto tra i processi reali e i tempi nei quali vengono percepiti, e anche questo e` un fattore importante.

              ad esempio, magari i prezzi aumentano, ma il consumatore se ne rende conto soltanto dopo un certo periodo, e dunque inizialmente non cambia i suoi comportamenti.

              oppure, viceversa, vi e` un aumento nominale dei salari (in una moneta di fatto svalutata) e il consumatore si sente soggettivamente piu` ricco e tende a spendere di piu, prima di accorgersi che in realta` il valore reale del suo salario non e` aumentato.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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