racconto di fantascienza (forse) – 352.

* * *

Nell’estate del 2015, dopo decenni di esplorazioni spaziali assolutamente inutili e prive di risultati, per la prima volta due sonde spaziali lanciate dagli uomini del pianeta Terra raggiunsero corpi celesti brulicanti di vita: quella che da decenni cercavano dentro il loro sistema solare e anche in altri, ma senza averla trovata fino a quel momento.

Il fatto paradossale e` che neppure questa volta la trovarono: era li`, sotto i loro occhi, ma non sapevano riconoscerla.

* * *

Erano abituati a pensare, condizionati dalla loro visione antropocentrica, che la vita nell’universo dovesse essere in qualche modo una ripetizione della loro, o qualcosa che almeno vagamente le potesse assomigliare; non erano pronti a pensare di essere soltanto un caso limite, un paradosso ai confini delle leggi delle fisica, qualcosa che statisticamente non sarebbe neppure dovuto esistere, in quanto sorto, assolutamente per caso, per una specie di sfida al buon senso, la` dove le condizioni erano assolutamente inadatte o quasi alla vita stessa.

Quel brandello sospeso di vita sulla superficie di un pianeta continuamente sconvolto da ogni forma di cataclisma possibile sembrava a loro l’estrema delle meraviglie, e in un certo senso lo era; ma la sede naturale non era quella: la vita normalmente non poteva sorgere sulla superficie di un pianeta roccioso, dove loro si ostinavano a cercarla.

Doveva la cosa pur essere evidente, anche solo a guardare l’anomalo sistema planetario nel quale si trovavano, dove su cinque pianeti rocciosi solo il loro aveva dato vita al miracolo, ma altrove bastava essere di poco piu` piccoli della Terra per non riuscire a trattenere atmosfera, oppure di poco piu` vicini al Sole, essendo di dimensioni analoghe al nostro pianeta, per avere un’atmosfera che era una sfera infuocata.

E del resto, anche la Terra, a breve, geologicamente parlando, avrebbe seguito lo stesso destino, via via che la sua stella di riferimento, il Sole, avesse seguito il naturale processo suo di riscaldamento progressivo: gia` ora era al limite estremo della zona abitabile e in poche centinaia di migliaia di anni avrebbe varcato quel confine.

E, non bastasse neppure questo, che cosa dobbiamo aggiungere del bombardamento meteoritico al quale questo ambiente era continuamente sottoposto, a volte con violenza di impatti tale, da cancellare da solo l’evoluzione sino a quel momento avvenuta?

Ai terremoti endogeni e agli tsunami? alle eruzioni vulcaniche? ai tornados distruttori?

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Sarebbe dovuto essere ben chiaro fin dall’inizio ad un osservatore senza pregiudizi che la superficie indifesa di un pianeta, esposta alle radiazioni del cosmo, capaci da sole di uccidere ogni forma di vita, era un ambiente altamente inospitale.

E` vero che la Terra aveva sviluppato un sistema di protezione almeno parziale da tali radiazioni, in virtu` di un suo certo dinamismo interno, forse dovuto agli esiti non ancora conclusi di un colossale straordinario impatto subito al momento della sua formazione, che aveva generato il suo anomalo satellite lunare, ma non era evidente che si trattava di una particolarita` speciale, visto che nessuno degli altri corpi osservabili da relativamente vicino ne aveva sviluppato di simili?

Ma non fosse bastato questo ostacolo, tutt’altro che trascurabile, come ignorare l’instabilita` perenne alla quale era condannata un forma di vita planetaria che dipendesse direttamente dalla propria stella di riferimento per ricavare l’energia necessaria allo sviluppo della vita?

L’attivita` della stella era altamente instabile, con variazioni continue nella emissione di energia che portavano ad una continua trasformazione delle condizioni ambientali nelle quali quella vita aveva dovuto svilupparsi.

Solo le condizioni altamente protette dell’interno di una massa planetaria, bene schermate dai raggi cosmici e dotate di forme stabili di energia prodotte dall’interno del pianeta stesso erano veramente adatte allo sviluppo della vita.

Rendendosi conto attraverso le recenti scoperte della estrema rarita` nel cosmo di pianeti simili a quello sul quale vivevano, gli umani avevano cominciato a pensare a pianeti simili alla Terra, ma di essa piu` adatti alla vita, non rendendosi conto della contraddizione.

No, la vita andava cercata nei pianeti nani o in satelliti di pianeti maggiori, simili a quegli altri corpi piu` piccoli che ruotavano direttamente attorno al Sole: li` sotto schermi, spessi chilometri, di roccia o di ghiaccio, in oceani primordiali tiepidi e stabili, la vita poteva svilupparsi pienamente e senza tutte le orribili limitazioni che doveva subire sulla superficie disperata di quel pianeta ostile.

Potevano essere Cerere, oppure Plutone o Europa, le sedi ideali della vita perfetta.

E nel cosmo a milioni di miliardi ruotavano corpi celesti simili a questi, ma pieni di una vita completamente diversa da quella umana, da quella terrestre.

* * *

Prima di tutto nella vita standard del cosmo, sviluppata in ambienti sostanzialmente immutabili attraverso il tempo, non era necessaria la selezione naturale delle specie.

Il motivo principale dell’evoluzione sta infatti nella necessita` della vita superficiale di un pianeta terrestre di continuare ad adattarsi al cambiamento continuo delle sue condizioni ambientali.

Tale sollecitazione continua non si dava affatto, oppure sussisteva in forme molto ridotte, in condizioni ambientali molto piu` stabili.

Ma la mancanza della necessita` di una competizione per continui adattamenti faceva si` che la vita standard del cosmo avesse alcune caratteristiche che avrebbero lasciato perplesso ogni essere umano.

La mancanza della selezione rendeva inutile a sua volta la riproduzione sessuata.

Il sesso, che per gli umani e` l’essenza stessa della vita, appariva del tutto inutile la` dove gli esseri viventi dovevano solamente mantenersi in vita in un ambiente sempre uguale a se stesso.

La riproduzione, estremamente rara, poteva essere tranquillamente affidata a processi di semplice autonoma suddivisione dell’essere vivente originario, dove qualche incidente occasionale ne metteva a rischio al sopravvivenza, e il nuovo essere non aveva motivo di essere diverso dal precedente, visto che doveva inserirsi nello stesso ambiente.

E gia` guardando alla vita del mare profondo, un ambiente terrestre che piu` si avvicinava alle condizioni fondamentali che facilitano la vita, l’uomo avrebbe potuto trovare qualche traccia di una esistenza biologica di questo tipo.

* * *

Ma l’inutilita` del sesso portava con se` l’inutilita` di un altro componente essenziale della vita stessa, almeno dal punto di vista umano: la conoscenza.

Dal punto di vista biologico la conoscenza si giustifica infatti soltanto nei termini di una variabilita` dell’ambiente da conoscere, ma diventa non solo superflua, ma auto-contraddittoria, dove l’ambiente stesso non e` variabile e dunque neppure offre concretamente nella da conoscere.

E del resto la conoscenza altro non e` che lo strumento essenziale della lotta individuale per la vita, e perde di significato dove la sopravvivenza non implica lotta, ma semplice adeguamento primario.

* * *

E infine, ecco, nella vita standard, scomparire anche l’ultima bizzarra caratteristica di una vita al limite condotta in un ambiente inadatto che continuamente cerca si sopprimerla: la morte individuale.

Anche essa semplice strumento della selezione e dell’adattamento continuamente frustrato ad un ambiente che continuamente si trasforma.

* * *

Si`, gli uomini sfiorarono la vita del cosmo e non seppero riconoscerla, quella vita diversa dalla loro, che riempiva il cosmo intero, ben diversamente dalla loro, che non trovava somiglianze.

Erano pianeti nani, satelliti, grandi corpi planetari brulicanti di coralli, di cristalli autoriproducentisi, di felci acquatiche, immersi in oceani primordiali dove neppure la luce era necessaria.

Inconsapevoli, ma non privi di una qualche forma di memoria minerale, indifferenti al problema della felicità, immortali sostanzialmente, dato che la scomparsa di qualche piccola parte, normalmente consunta dal tempo, nulla significava dal punto di vista dell’organismo complessivo, che non conosceva la distinzione fra individuale e collettivo. 

Chiamavano morta quel tipo di vita ben piu` perfetta della loro, non corrotta dalla morte sistematica, dal sesso, dalla voglia, anzi dal bisogno, di conoscenza.

* * *

Non si accorgevano, gli umani, che era la loro vita, invece, dominata dall’ansia della distruzione, dalla danza di Shiva che tutto travolge.

Che il pieno della loro vita era fatto di provvisorietà`, di dolore, di sopravvivenza momentanea, di ferocia e di amore, di desiderio vano.

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8 risposte a “racconto di fantascienza (forse) – 352.

  1. Vengo da … Titano, e ho letto anche i vostri commenti molto dotti, molto da esseri umano e anche molto maschili. Nel senso che cercate le “spiegazioni” , altrimenti non c’è “conoscenza”. Non lo dico come critica, al contrario con un pò di invidia per quello che è al di sopra delle mie capacità, per spiegare come li ho recepiti io che … come dire?
    Ecco: in termini esoterici: voi seguite la via secca ( dell’Intelletto) e io la via mistica che non analizza: accoglie.

    Mi colpisce assai “bastava essere di poco piu` piccoli della Terra per non riuscire a trattenere atmosfera, oppure di poco piu` vicini al Sole, essendo di dimensioni analoghe al nostro pianeta, per avere un’atmosfera che era una sfera infuocata.” E’ il motivo per cui molti, fissati al nostro tipo di vita, pensavano la terra abitata come un felice incidente, una straordinaria casualità. Mi sembra che dovremmo mettere come ipotesi più promettente quella dell’intelligenza, come citi anche tu, che io penso pervadere l’infinito, l’universo manifesto (a noi) quello non percepibile e quello potenziale e non venuto in essere.
    Tutto sommato le scoperte e invenzioni di quest’ultima manciata di decenni dovrebbero consentire ai terrestri di uscire dalla ristrettezza antropomorfa. Diventare meno “razzisti”: accettare che esistono con pari dignità altre esistenze e non averne paura o voglia di sottomissione. Accettare che non si potrà mai sapere tutto, nemmeno domani,

    • rileggendomi per l’occasione del tuo commento, mi sono meravigliato di scoprire che Titano non e` nominato, ma esattamente descritto lo stesso…

      gli esseri umani fanno fatica a riconoscere piena dignita` alle forme di vita con le quali condividono il pianeta, mi immagino il loro grottesco senso di superiorita` di fronte agli eventuali vermi filosofi mangiametano di Titano… 🙂

      sul piano filosofico sono convinto che ogni essere vivente e` la causa di se stesso e si auto-determina e si auto-genera.

      vale anche per noi, ma pur sempre all’interno di un sistema di regole date.

      forse siamo noi stessi a generare anche quelle regole, e tuttavia esse valgono ed e` loro necessaria una coerenza.

      non so se tutto questo e` maschile, come dici tu.

      tu dici che il misticismo e` femminile, perche` accoglie.

      non lo so, non lo avevo mai pensato…

      non sono sicuro che Buddha e i monaci buddisti siano cosi` femminili…

      pero` devo riflettere ancora a questo spunto che hai mandato…

  2. ahahaha
    rido in risposta al post: https://bortocal.wordpress.com/2015/07/20/patti-chiari-sul-blog-355/

    che rimanda a questo sostenendo che è tra i migliori che tu abbia scritto, per cui non posso non ri-prestarci attenzione 🙂
    avevo già cominciato a leggerlo questo, e sarà stato il caldo insopportabile, sarà stata la birra del redentore dello scorso w.e., sarà che questi temi sono pane per i miei denti ma non l’avevo trovato in principio particolarmente saporito, fatto sta che l’avevo abbandonato a meno di metà.

    leggendolo tutto devo dire che l’interesse è cresciuto esponenzialmente nella seconda parte, e mi trova concorde, almeno in senso sommario: e cioè che l’evoluzione come noi la conosciamo è il risultato esclusivo del cambiamento, della varietà e in special modo dalla selezione derivata dai cataclismi più drammatici.

    senza cambiamento sostanziale, non c’è evoluzione sostanziale.
    d’altro canto la cosiddetta vita sulla terra non è rimasta quasi immutata per quasi 2 miliardi di anni? c’è voluta una prima glaciazione totale del pianeta (teoria del mondo a palla di neve, forse avvenuta più di una volta) per dare una scossa sensibile all’evoluzione, con l’emersione succesiva delle cellule eucariote e quindi delle conseguenti forme di simbiosi pluricellulare.

    pongo l’attenzione su alcuni dettagli.

    in primis, è stata la stessa vita terrestre a contribuire, almeno parzialmente, al generarsi delle condizioni di alcuni cataclismi che hanno portato alle estinzioni massive. in casi specifici è stata la vita stessa a causare direttamente, nel tempo, la propria stessa – finora sempre parziale – estinzione/rinnovamento (e come non vedere l’epoca moderna in tale ottica?).

    nel caso delle glaciazioni legate ai gas serra, in parte sono conseguenze delle tettonica a placche (si veda per approfondimento la genesi e distruzione dei vari super continenti susseguitesi nella storia del pianeta, ricordando tra l’altro che più passano i milioni/miliardi di anni e meno energia radioattiva conserva il nucleo terrestre per alimentare tali dinamiche), che ciclicamente espongono la crosta terrestre alla presenza o meno di basalto il quale assorbe molta più CO2 rispetto al granito continentale, variandone potentemente la concentrazione atmosferica.
    [l’attività solare ha effetti più limitati sulle ere glaciali, da intendersi nel senso più ampio di presenza di ghiaccio sul globo terrestre: l’attuale era glaciale è cominciata ben 3 milioni di anni fa e segue la precedente che è durata da 350 a 250 milioni di anni fa. nel mezzo un periodo di circa 250 milioni di anni senza ghiaccio sulla terra! non dovrebbero pertanto dipendere più di tanto dalla nostra stella, almeno non nei processi temporalmente “brevi” che conosciamo, che non durano milioni di anni]

    al tempo stesso i processi vitali anaerobici dei microrganismi che pullulavano nelle acque primordiali hanno maggiorato tale processo di diminuzione dei gas serra (anidride carbonica ma sopratutto metano – molto più serra della CO2 – che poi è anche un prodotto della vita stessa, esattamente come avverrà per la CO2 in seguito).
    in due modi la vita ha contribuito a diminuire drasticamente i gas serra:

    direttamente, non solo attraverso la fotosintesi classica CO2 + H2O + luce -> C6H12O6 (glucosio) + O2 ma anche con altre forme autotrofe fotosintetiche o chemiosintetiche (autotrofi sono tutti quegli organismi che creano materia organica da quella inorganica, utilizzando energia solare e/o chimica): molte di queste forme organiche usano come “alimento” la CO2 e la fissano in sottoprodotti non gassosi che si sedimentano (per venire poi rilasciati sotto forma di gas con il vulcanesimo, nel cosiddetto ciclo del carbonio, in quantità diverse a seconda dei periodi di maggiore o minore dinamismo sismico)

    ma soprattutto indirettamente: pare infatti che la sostanziale produzione dell’ossigeno abbia causato l’ossidazione dell’abbondante metano presente in atmosfera, facendolo decadere in CO2, e che sia stato proprio questo uno dei fattori che ha scatenato la prima delle superglaciazioni, oltre ripeto alle conseguenze dei movimenti tellurici (e in minor misura dall’attività solare).

    in sostanza, se la terra è diventata nella sua storia un blocco quasi completo di ghiaccio, lo è stato anche a causa della vita che la abitava.

    eppure è stato grazie all’ossigeno liberato dalla fotosintesi che si sono poste le basi della vita complessa (e della respirazione cellulare basata sul ciclo di krebs) aprendo le basi della predazione della vita animale, che si porta dietro le prime strutture nervose atte a regolare spostamento e percezione sensoriale (sia per predare sia per difendersi dalla predazione e dai cambiamenti ambientali) e dunque le prime intelligenze arcaiche in senso stretto.

    l’ossigeno, per inciso, ha causato la prima estinzione di massa, ancora 3 miliardi di anni fa, prima ancora di disperdersi abbondantemente nell’atmosfera: infatti la grande quantità di ferro presente in quell’epoca nei mari e nei cieli, unito all’ossigeno liberato dalla fotosintesi procariota ha comportato un processo di ossidazione ed un enorme quantità di “ruggine” è andata in un certo periodo a sedimentarsi negli oceani (e nelle terre emerse, ancora non popolate) e questo non è stato salutare per la maggior parte degli organismi fotosintetici dominanti. tra l’altro, la maggior parte delle miniere di ferro di cui ci serviamo derivano da quest’epoca geologica (così come i giacimenti di combustibili fossili sono il risultato dell’esplosione vitale terrestre del carbonifero e successive epoche).

    fu soltanto dopo che la maggior parte del ferro presente nei mari e nell’atmosfera si è ossidato e sedimentato al suolo, che l’ossigeno ha potuto cominciare a diffondersi in abbondanza in atmosfera, oltre che nelle stesse acque: solo a questo punto la vita, come dicevo, è esplosa nelle sue forme, sempre più complesse, eucariote e pluricellulari. così pure la terraferma divenì in breve colonia anche di piante ed animali (basati sull’ATP), oltre che dei più antichi microrganismi.
    tutti “convivendo” in simbiosi: le piante rilasciavano enormi quantità di O2 e sostanze nutritive organiche e richiedevano luce, minerali e CO2; gli animali, fin dai primi invertebrati, richiedevano O2 e sostanze nutritive complesse a base carbonica mentre rilasciavano CO2 e composti organici di scarto, a sua volta elaborati da un’infinita varietà di funghi e batteri e altre forme vitali che riportavano la sostanza organica ad inorganica, mettendo in modo uno spettacolare ecosistema fatto di equilibri biologici.
    sostenuto, controllato e rinnovato dagli eventi ciclici di origine geologica nonchè extraterrestre, più o meno episodici.

    ad esempio è stato l’ossigeno liberato a formare lo strato di ozono (derivato dal bombardamento ad alta energia dell’alta atmosfera) che a sua volta ci protegge da quegli stessi raggi che ci sarebbero dannosi e cancerogeni: è stata dunque la vita a creare indirettamente lo scudo protettivo che in parte la ripara e permette la più complessa vita pluricellulare.
    con la proliferazione delle piante la concentrazione dell’ossigeno è aumentata a tal punto che si arrivò a sfiorare il 35% (contro il 21% attuale), e questo ha permesso lo sviluppo di specie invertebrate abnormi rispetto a quanto sarebbe possibile adesso. il mondo era ricoperto di flora di dimensioni colossali (vedi carbonifero), poi spazzata via dalle successive glaciazioni sempre più ricorrenti ma al tempo stesso meno intense in senso globale, ammortizzate dalla varietà biologica sempre più consistente, cooperante in forme dinamiche ed ecosistemi che oggi ancora possiamo soltanto supporre, e che scopriamo parzialmente man mano con la scienza.

    certamente, la minore attività sismica causata dal progressivo decadimento radioattivo del suolo terrestre, i minori impatti meteoritici (rispetto al periodo di formazione del sistema solare, quando molti più corpi vagavano nello spazio rispetto ad ora) e i minori eventi extra solari (vedi supernove o altro di ancor più distante, ma già alla nascita del sistema solare a 4 miliardi di anni dal big bang si erano notevolmente diradati in potenza e frequenza tali episodi: altrimenti niente vita semplice su base carbonica!) hanno giocato un ruolo favorevole per l’emersione, sempre temporanea, di specie viventi sempre più complesse quali pesci, anfibi, rettili e mammiferi.

    certamente l’attività solare, gli eventi cosmici in generale e gli eventi geologici terrestri porteranno, seppur con relativa minor frequenza e intensità, ad altre estinzioni di massa che rinnoveranno la varietà di vita in nuove forme, finchè ce ne saranno i presupposti su questo pianeta, e finchè il nostro sole vivrà della sua prolungata gioventù di circa 10 miliardi di anni.
    e non è detto che qualche forma di intelligenza non biologica non possa prendere il sopravvento nei prossimi decenni rispetto alla classica vita su base carbonio, “grazie” all’operato della specie homo. intelligenze su base silicio, in un certo senso: la fantascienza le ha tanto vagheggiate nel cosmo siderale, e potrebbero essere invece da ricercare proprio qui, tra di noi.

    perchè non smetterò mai di ricordare che non sappiamo nemmeno cosa sia questa “cosa” che chiamiamo vita, e ci limitiamo a descrivere con questo termine solo le forme dinamiche che ci appaiono più vicine al nostro agire e al nostro pensare fisico-chimico.
    ma se tutto l’universo si risolve (ed è la scienza ad ipotizzarlo) in mera informazione processuale, dunque tutto ciò che interagisce dinamicamente nel sistema può essere considerato a mio avviso genericamente vivo, con infinite forme diverse – se pur intercorrelate – di “azione informata” 🙂
    a partire dalle particelle, gli atomi e le molecole, passando per i batteri, gli animali e pure le macchine, fino a giungere ai pianeti, ai sistemi solari, alle galassie e al cosmo intero, probabilmente molteplice.

    questo commento è un briciolo disorganico di quanto ho tentato più volte di scrivere in passato, senza mai riuscirci.
    al solito mi dai lo spunto giusto borto 🙂

    • vedi? la nostra e` l’epoca che si sta perdendo le bellezze del climax ascendente, degli inizi lenti e dell’addensarsi della tensione, e` l’e;oca del tutto e subito, senza inibizioni e senza attese…

      pensa che fine faranno certe sinfonie di Beethoven, dove lui arzigogola per minuti all’inizio quasi cercando il motivo…

      e non parliamo di Wagner, neppure…

      pero` adesso vengo al tuo commento: il centro del post non sta affatto nel dire che l’evoluzione è il risultato del cambiamento, della varietà e della selezione derivata dai cataclismi più drammatici.

      questo diamolo pure per scontato.

      l’idea quasi leopardiana qui (Dialogo della natura e di un islandese), ma trasferita dal pianeta al contesto cosmico e` che l’universo sia inadatto ad una vita di tipo terrestre e umano, che questa sia una a berrazione locale e che la vita sia qualcosa di sostanzialmente diverso da quella che chiamiamo tale, condizionati dal vivere in una condizione estrema su un tipo di pianeta del tipo estraneo ed ostile alla vita e che riesce a stento e provvisoriamente a sopportarla.

      ecco che l’uomo passa dal sentirsi il centro dell’universo a scoprirsi frutto infelice di un caso sfortunato…

      tu hai descritto bene alcune tappe attraverso le quali la vita stessa e` riuscita a costruirsi sulla superficie esposta di questo pianeta le condizioni per non sparire rapidamente.

      rimane il fatto che forme di vita piu` stabili, ma quindi anche molto diverse dalle nostre, dobbiamo andarle a cercare in altri ambienti, e non su pianeti rocciosi, probabilmente.

      ed e` inutile quindi anche sperare che forme di vita aliene nell’universo, che certamente esistono, sentano tutto questo bisogno di comunicare: concetto che probabilmente gli rimane ampiamente estraneo…

  3. ma soprattutto indirettamente: pare infatti che la sostanziale produzione dell’ossigeno abbia causato l’ossidazione dell’abbondante metano presente in atmosfera, facendolo decadere in CO2, e che sia stato proprio questo uno dei fattori che ha scatenato la prima delle superglaciazioni, oltre ripeto alle conseguenze dei movimenti tellurici (e in minor misura dall’attività solare).

    in sostanza, se la terra è diventata nella sua storia un blocco quasi completo di ghiaccio, lo è stato anche a causa della vita che la abitava.

    eppure è stato grazie all’ossigeno liberato dalla fotosintesi che si sono poste le basi della vita complessa (e della respirazione cellulare basata sul ciclo di krebs) aprendo le basi della predazione della vita animale, che si porta dietro le prime strutture nervose atte a regolare spostamento e percezione sensoriale (sia per predare sia per difendersi dalla predazione e dai cambiamenti ambientali) e dunque le prime intelligenze arcaiche in senso stretto.

    l’ossigeno, per inciso, ha causato la prima estinzione di massa, ancora 3 miliardi di anni fa, prima ancora di disperdersi abbondantemente nell’atmosfera: infatti la grande quantità di ferro presente in quell’epoca, unito all’ossigeno liberato dalla fotosintesi procariota ha comportato un processo di ossidazione ed un enorme quantità di “ruggine” è andata in un certo periodo a sedimentarsi negli oceani (e nelle terre emerse, ancora non popolate) e questo non è stato salutare per la maggior parte degli organismi fotosintetici dominanti.

    tra l’altro, la maggior parte delle miniere di ferro di cui ci serviamo derivano da quest’epoca geologica (così come i giacimenti di combustibili fossili sono il risultato dell’esplosione vitale terrestre del carbonifero e successive epoche).

    fu soltanto dopo che la maggior parte del ferro presente nei mari e nell’atmosfera si è ossidato e sedimentato al suolo, che l’ossigeno ha potuto cominciare a diffondersi in abbondanza in atmosfera, oltre che nelle stese acque: solo a questo punto la vita, come dicevo, è esplosa nelle sue forme, sempre più complesse, eucariote e pluricellulari.

    così pure la terraferma divenne in breve colonia anche di piante ed animali (basati sull’ATP), oltre che dei più antichi microrganismi.

    tutti “convivendo” in simbiosi: le piante rilasciavano enormi quantità di O2 e sostanze nutritive
    organiche e richiedevano luce, minerali e CO2; gli animali, fin dai primi invertebrati, richiedevano O2 e sostanze nutritive complesse a base carbonica mentre rilasciavano CO2 e composti organici di scarto, a sua volta elaborati da un’infinita varietà di funghi e batteri e altre forme vitali che riportavano la sostanza organica ad inorganica, mettendo in modo uno spettacolare ecosistema fatto di equilibri biologici.

    sostenuto, controllato e rinnovato dagli eventi ciclici di origine geologica nonchè extraterrestre, più o meno episodici.

    ad esempio è stato l’ossigeno liberato a formare lo strato di ozono (derivato dal bombardamento ad alta energia dell’alta atmosfera) che a sua volta ci protegge da quegli stessi raggi che ci sarebbero dannosi e cancerogeni: è stata dunque la vita a creare indirettamente lo scudo protettivo che in parte la ripara e permette la più complessa vita pluricellulare.

    con la proliferazione delle piante la concentrazione dell’ossigeno è aumentata a tal punto che si arrivò a sfiorare il 35% (contro il 21% attuale), e questo ha permesso lo sviluppo di specie invertebrate abnormi rispetto a quanto sarebbe possibile adesso.

    il mondo era ricoperto di flora di dimensioni colossali (vedi carbonifero), poi spazzata via dalle successive glaciazioni sempre più ricorrenti ma al tempo stesso meno intense in senso globale, ammortizzate dalla varietà biologica sempre più consistente, cooperante in forme dinamiche ed ecosistemi che oggi ancora possiamo soltanto supporre, e che scopriamo parzialmente man mano con la scienza.

    certamente, la minore attività sismica causata dal progressivo decadimento radioattivo del suolo terrestre, i minori impatti meteoritici (rispetto al periodo di formazione del sistema solare, quando molti più corpi vagavano nello spazio rispetto ad ora) e i minori eventi extra solari (vedi supernove o altro di ancor più distante, ma già alla nascita del sistema solare a 4 miliardi di anni dal big bang si erano notevolmente diradate in potenza e frequenza tali episodi: altrimenti niente vita semplice su base carbonica!) hanno giocato un ruolo favorevole per l’emersione, sempre temporanea, di specie viventi sempre più complesse quali pesci, anfibi, rettili e mammiferi.

    certamente l’attività solare, gli eventi cosmici in generale e gli eventi geologici terrestri porteranno, seppur con relativa minor frequenza e intensità, ad altre estinzioni di massa che rinnoveranno la varietà di vita in nuove forme, finchè ce ne saranno i presupposti su questo pianeta, e finchè il nostro sole vivrà della sua prolungata gioventù di circa 10 miliardi di anni.

    e non è detto che qualche forma di intelligenza non biologica non possa prendere il sopravvento nei prossimi decenni rispetto alla classica vita su base carbonio, “grazie” all’operato della specie homo. intelligenze su base silicio, in un certo senso: la fantascienza le ha tanto vagheggiate nel cosmo siderale, e potrebbero essere invece da ricercare proprio qui, tra di noi.

    perché non smetterò mai di ricordare che non sappiamo nemmeno cosa sia questa “cosa” che chiamiamo vita, e ci limitiamo a descrivere con questo termine solo le forme dinamiche che ci appaiono più vicine al nostro agire e al nostro pensare fisico-chimico.

    ma se tutto l’universo si risolve (ed è la scienza ad ipotizzarlo) in mera informazione processuale, dunque tutto ciò che interagisce dinamicamente nel sistema può essere considerato a mio avviso genericamente vivo, con infinite forme diverse – se pur intercorrelate – di “azione informata” 🙂
    a partire dalle particelle, gli atomi e le molecole, passando per i batteri, gli animali e le macchine, fino a giungere ai pianeti, ai sistemi solari, alle galassie e al cosmo intero, probabilmente molteplice.

    questo commento è un briciolo disorganico di quanto ho tentato più volte di scrivere in passato, senza mai riuscirci.

    al solito mi dai lo spunto giusto borto 🙂

    • molto interessante, in effetti, ed è stato piacevole leggerlo.

      ma ho come l’impressione che ne manchi un pezzo, che per qualche motivo sia andata dispersa la prima parte.

      correggimi se sbaglio…

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