Piazza Loggia: uccisi dallo stato italiano – 359.

io non credo affatto che con le condanne in appello di ieri sia conclusa la storia infinita del processo per la strage di Pazza Loggia a Brescia (28 maggio 1974): ci sara` ancora la Cassazione per la seconda volta, forse, e gli imputati in primo grado erano stati assolti.

il giudice convinse allora i giurati che le prove non erano sufficienti; del processo ho saputo qualcosa vagamente perche` conoscevo un giurato che mi accenno` a come mai erano arrivati a quella sentenza che mi era parsa sorprendente.

ora invece le prove, che erano state giudicate insufficienti da un primo giudice tremebondo, garantista o scrupoloso, sono risultate invece capaci di provare la colpevolezza (provvisoria, fino alla Cassazione) dei due condannati, a giudizio di un diverso tribunale.

e qualcuno dovra` ancora valutare chi aveva ragione e chi torto fra il primo grado e il secondo.

* * *

ma intanto i giornali mi mettono ancora una volta sott’occhio le foto di quella atroce ferita del cuore, degli amici morti, con i quali avevo l’appuntamento mancato di quella mattina di sangue e sirene e pompieri a lavare la piazza per cancellare le prove.

quella donna rovesciata in bianco e nero, con una mano sospesa come nel vuoto, e` ancora una volta il colpo al cuore che mi da` il pensiero di Giulietta, e l’abbiamo cercata tutto il giorno, prima di sapere la verita`.

e io vorrei chiedere a Giulietta, che oggi avrebbe piu` di settant’anni, che cos’e` il tempo, 41 anni dopo, lei che perse i figli in un momento, la sua passione di insegnante, i compagni, e bastarono le lame di un cestino esploso a farle a pezzi il respiro e il battito del cuore.

e io ho ancora da parte in cantina un faldone con i suoi registri di scuola e altro materiale per un saggio su di lei che poi non ho mai scritto.

* * *

che cos’e` il tempo, Giulietta, io credo di averlo capito, sai?

il tempo e` un filtro, un tappo, una difesa contro la violenza delle emozioni.

e` solo il tempo che consente di emergere a quella verita` per cui ho combattuto invano quarant’anni fa, e tu saresti stata con me a farlo, se la bomba avesse colpito qualcun altro, assieme a teresa, che se la porto` via il cancro, invece: adesso comincia ad uscire anche ufficialmente la verita`, quando non fa piu` male e non interessa nessuno.

* * *

io provai a dirlo subito che la strage non andava buttata addosso a qualche spostato neofascista, che agiva isolato nella citta`, ma finii isolato anche io.

fui intervistato dal Tg3, subito dopo la strage, assieme ad altri, ma per avere detto a caldo queste cose l’intervista non ando` in onda e furono preferite le voci saccengtine di chi recitava la filastrocca di dovere; piu` tardi raccolsi gli indizi e scrissi un articolo per Bresciaoggi per richiamare l’attenzione sul ruolo dei servizi segreti e dei carabinieri, sulla base di alcuni passaggi molto strani nelle peripezie dei fatti: mi improvvisai giallista, del resto ero attivo politicamente, allora, e qualche dritta sull’origine dell’esplosivo mi arrivo` per vie traverse, e doverosamente trasmisi le informazioni alla magistratura, andando a testimoniare.

venni visto con sospetto come uno che cercava di depistare e non ne seppi piu` nulla.

anche il mio articolo per Bresciaoggi ando` ufficialmente perso; evidentemente i servizi arrivavano anche li` dentro, non feci fatica a capire che la mia era una lotta vana, e anche pericolosa.

il non condividere la caccia al neofascistello locale, il mio dissenso da un antifascismo tutto di facciata retorica, mi indusse pian piano, assie me ad altri episodi, alla posizione attuale di spirito libero che non fa parte di nessuno schieramento.

definitiva o no che sia questa sentenza, essa arriva 41 anni dopo a smentire i retori bolsi della sinistra parolaia e ben manovrata e, nei piu` astuti, gia` allora complice.

* * *

e io penso all’intelligenza bella di Giulietta, all’umanita` di Livia, o di altri che conoscevo un po` meno, che hanno dovuto versare la loro vita allo stato quella fredda e piovosa mattina di maggio, prima che esplodesse l’estate beffarda dei loro funerali immensi di mezzo  milione di persone.

gli 8 morti di quella mia piazza, a cui solo per caso, per un ritardo all’appuntamento con loro, non mi aggiunsi come nono, sono stati uccisi dallo stato italiano.

perche` questo significa la condanna di un uomo informatore dei servizi e da questi tenuto accuratamente nascosto ai giudici, assieme ad un neofascista di un giro ben diverso, e non bresciano.

stato che, per combattere la radicalizzazione politica a sinistra, uso` l’omicidio e il sangue.

questa cosa e` cosi` enorme che si fa fatica ancora oggi a pensarla.

pensare ad uno stato, che si dice democratico, e che congiura per uccidere dei propri cittadini per le loro idee politiche giudicate pericolose.

* * *

e lo si puo` dire soltanto oggi, 41 anni dopo, quando quel sangue ha raggiunto il suo scopo e una generazione di trentenni inetti si gira dall’altra parte e non gliene frega neppure niente.

esistono oggi degli sfogatoi chiamati blog, dove finalmente puoi liberamente farlo, nessun redattore venduto sabotera` il tuo articolo, ma tanto quel che dici si perdera` nel frastuono delle chiacchiere perse.

* * *

ma che cazzo sto a dire?

quella e` Giulietta, la vedi?

e io ho gli occhi pieni di lacrime perse.

sono le nostre lacrime che vanno perse, prima ancora che le nostre parole.

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