repetita NON iuvant semper – 380.

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ripetere le cose sara` anche vantaggioso ai fini della comprensibilita` e piu` ancora della rassicurazione che viene dal muoversi fra cose note.

ma il verbo iuvare in latino significa anche piacere.

e, ad una sparuta minoranza dell’umanita`, la ripetizione, l’abitudine, il rito sono realta` assolutamente insopportabili.

stavo per aggiungere anche il matrimonio, ma mi trattengo per non uscire dal seminato.

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per i popoli primitivi, dice l’antropologo, sussiste l’horror vacui, l’orrore del vuoto, che si confonde con la paura dell’ignoto.

per l’essere umano ripetitivo contemporaneo, che e` tuttora un selvaggio spaventato che vive in citta` trasformate in centri commerciali e discoteche, l’horror vacui assume volentieri la forma della moltiplicazione, anche ossessiva, di gesti, parole, perfino di rassicuranti sentimenti sempre uguali a se stessi, che servono a riempire un vuoto mentale e di emozioni, altrimenti insopportabile.

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quanto e` diverso l’amante della variazione, della sorpresa, dell’instabilita`, colui che vorrebbe che ogni giornata fosse completamente differente dalla precedente e dalla successiva, e che si accontenta che almeno introduca qualche variazione.

dagli abitudinari, a volte volentieri ossessivi, viene definito un mattacchione, una persona bizzarra e un imprevedibile, nei casi piu` gravi perfino un instabile, da evitare. 

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la persona in questione sorride sotto i baffi: non immaginano neppure, gli abitudinari che cercano di evitarlo, che grande regalo gli fanno: che senso di oppressione, di mancanza di respiro, di stridente intollerabilita` suscitano col loro apparire convenzionale, senza fantasia, bisognoso soltanto che la vita diventi una specie di giaculatoria, da recitare ad occhi chiusi.

e a volte e` lui che recita volutamente la sua parte di troppo estroso, per liberarsi del fastidio che gli creano questi soffocanti ripetitivi, che tanto piu` si accaniscono a ritualizzare il rapporto, a renderlo sempre uguale a se stesso.

a volte deve rassegnarsi, invece, alla sopportazione imposta dalle convenzioni sociali.

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senza comprendere il tipo umano standard, che fa volentieri della ripetizione il motore di una socializzazione gregaria, non si comprendono neppure le religioni.

il buddismo con le sue giaculatorie e le migliaia di buddha tutti uguali, il cristianesimo con le sue messe domenicali, l’islam con la ripetizione delle sure coraniche fatte imparare a memoria, l’induismo con le sue festivita` ricorrenti, tutte hanno come elemento fondante la ripetizione.

e questa raggiunge il suo culmine nella sacralizzaazione di cicli di parole sempre uguali a se stesse, cui viene dato il valore del testo sacro, voluto come immutabile dal loro Dio, al quale viene attribuita la sua fissita`.

come se la divinita` fosse obbligata alla coerenza e non potesse invece essere per sua stessa natura imprevedibile e mutante.

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la vera forza della massa che frequenta i riti delle religioni ripetitive non sta affatto nella fede o in sciocchezze del genere, ma nell’essere un esercito di ciborg mentali dalla mente ristretta e dal forte bisogno di una rassicurazione sempre uguale a se stessa.

sono loro la maggioranza dell’umanita` e si consolano se viene loro evitata la fatica mentale della sorpresa e possono rannicchiarsi dentro lo sgranarsi tranquillizzante di una vita simile ad un rosario o ad un ciclo di acquisti del sabato in un centro commerciale.

non molto piu` ricca e` la loro vita psicologica; e quello che chiamano sentimento (un sentimento senza passione, ma tenacemente sempre uguale a se stesso) e` soltanto la ripetizione di una convenzione sociale che scambiano per qualcosa di autentico.

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sono loro che chiamano fedelta` la mancanza di fantasie e di voglie, e gli viene anche facile, cosi` che non comprendono l’inquietudine del curioso e la sua voglia continua di cambiamenti.

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non mettete in contatto questi due tipi umani, per favore: c’e` il rischio che non si riconoscano come incompatibili al primo colpo.

e se la relazione ha avuto gia` il tempo di diventare un’abitudine almeno per uno dei suoi due componenti, la lacerazione da quella parte sara` molto dolorosa, almeno tanto quanto lo e` stata per l’altra parte il mantenimento di quella relazione, fin che c’era.

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4 risposte a “repetita NON iuvant semper – 380.

  1. Bello, ma difficile, quello che dici……… difficile da vivere, per chi esce dal coro. Poi spesso mi chiedo se ci sarebbe una chance di continuità nel senso puro di procreazione/perpetuarsi della specie – se idee di questo genere si infiltrassero nel comune sentire/amare/desiderare. Sinceramente.

    • credo che tu abbia colpito nel segno e quasi affondato il post… 😉

      pero` faccio presente di avere tre figli e (per ora) anche tre nipotini…

      • Mah sssì. L’ho capito che tu hai una stirpe! E meno male, e bravi Voi.
        Io però invece no. E mica sono pentita.
        Affidiamoci alla diversità, e speriamo bene.
        Solo io spesso penso che sarebbe meglio non dire quello che penso. Ma forse è solo un passaggio epocale che poi passa. Ma se mi fermo a riflettere su tutte le aspettative che questo Tempo ci appiccica… vorrei sfatarne molte ma poi mi chiedo cosa succederebbe senza. E meno male che sono una goccia che nessuno ascolta in questo mare, perciò preoccuparsi del mio pensare è solo vanità. 🙂

        • be’, se siamo qui in fondo è perché siamo gocce superflue di un mare in tempesta che cercano comunque di ascoltarsi.

          devo dire che avevo cercato di togliere al post quel significato che tu ci hai trovato e che certamente in qualche modo ne dipende, e per questo non ho rifiutato al tua lettura.

          rifiuto invece, per me, l’idea che sarebbe meglio non dire quello che penso.

          a parte che alla mia età ho ben poco da perdere, a parte che ritengo che almeno per un piccolo numero di persone quel che penso, come risultato delle mie esperienze di vita, potrebbe risultare utile, per il resto se non dicessi quello che pneso so di sicuro che mi sentierei peggio.

          consiglio la sinceritá in altre parole, come forma di prevenzione dell’alta pressione…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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