Krammer, pensiero notturno

La verità, una bugia farcita di vita vissuta intensamente.

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5 risposte a “Krammer, pensiero notturno

  1. ho cliccato mi piace, perche` mi piace.

    pero` non credo di avere propriamente capito.

    basta vivere intensamente per conquistare qualche verita`?

    oppure vivere intensamente comporta necessariamente una dose di menzogna?

    se non altro perche` la bugia e` certamente piu` intensa della verita`…

    • 🙂

      neanch’io l’ho capito appieno il post, essendo frutto estemporaneo d’una mente assonnata sebbene restia ad annullarsi: mi piace immaginare che ci sia dentro più stupore che ponderazione lucida.
      …d’altro canto nemmeno questa frase parrebbe essere troppo comprensibile, nel confuso riflesso del gioco di specchi in cui sfugge costantemente l’osservato osservante.

      posso però appesantire il post con altre parole, e delimitarlo rendendolo meno reale dell’immediata lettura.

      non credo a verità contrapposte alle bugie, in senso categorico: questa distinzione mi solletica anzi una formidabile menzogna, per quanto possa essere espressa nel modo più sentito, e dunque vero.
      le identificherei piuttosto in convinte astrazioni che si compenetrano trovando alterno riscontro nell’artificio di laboriose menti, al progressivo culmine del volo della specie homo: concetti che mutano di tonalità effettive (affettive?) nel solco dei vissuti dei loro interpreti, in diversi tempi, luoghi, usi e costumi.
      la cultura sorvola moltitudini di contesti, si nutre della memoria sociale generando il substrato latente di ogni consapevolezza, infine attualizzata nelle attenzioni dei singoli.

      l’ultima tua frase la ribalterei come un calzino bagnato: è la verità che ha per me il più intenso odore di bugia, quella che percepiamo come più stringente e che realizziamo nei fenomeni oggettivi sovrastanti, radicandoci i piedi al suolo come a proteggerci dall’inesorabile dissoluzione di fantastiche ali di cera.
      ma certo, come forse lasci intendere, una bugia consapevolmente farcita ha quell’acceso sapore esotico che sa coprire molte sincere falsità, impercettibili ai meno attenti.

      perdonami questa arrogante ma benevola pantomima barocca, spero tu possa cogliere in tale fardello almeno una risposta ai tuoi due quesiti.
      o che sia, meglio ancora, fuoco acceso per ulteriori dilemmi.

      • 🙂

        la verita` a me appare sempre come un tentativo di sterilizzazione della ribollente caotica menzogna, cioe` della vita.

        sono shakespeariano, in fondo, e sto con Amleto, che lo sapeva gia`:

        “Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia”.

        identificando la filosofia con la ricerca della verita`, ecco perche` il mondo vitale mi pare fondato su un cumulo di incoerenti sfacciate menzogne.

        lo sapeva anche De Sanctis, che ho ricordato in un altro commento, in una discussione simile a questa, ed ora lo cito, perche` e` un grande e in Italia dimenticato:

        La scienza cresce a spese della vita. Più dài al pensiero e più togli all’azione. Conosci la vita, quando la ti fugge dinanzi, e te ne viene l’intelligenza, quando te n’è mancata la potenza. Manca la fede, e nasce la filosofia. Tramonta l’arte, e spunta la critica. Finisce la storia, e compariscono gli storici. La morale si corrompe, e vengon su i moralisti. Lo stato rovina, e comincia la scienza dello stato. Gli Iddii se ne vanno, e Socrate li accompagna della sua ironia; la repubblica declina, e Platone costruisce repubbliche ideali; l’arte se ne va, e Aristotile ne fa l’inventario, la vita pubblica si corrompe, e sorgono i grandi oratori; l’eloquenza delle parole succede alla eloquenza de’ fatti.

        e scriveva queste cose nel 1872, prima quasi di Nietsche!

        • fantastico!
          avevo intraletto il tuo riferimento a De Sanctis – di cui non avevo mai sentito parlare – già sull’altro tuo post, ma grazie di questo bello stralcio.

          mi ci ritrovo direi su tutto, ma aggiungo qualcosa in più.

          che il pensiero sia contrapposto all’azione, di questo sono profondamente convinto: più si riflette e meno si agisce. il pensiero più profondo disinnesca l’azione immediata.
          in questo senso, la vita ci sfugge via scorrendoci davanti come un film di cui non siamo più artefici ma spettatori passivi.

          eppure non relego la componente riflessiva al ruolo di subalterno parassita che intacca l’organismo.
          la vita organica (almeno quella animale) non si risolve nell’azione ma piuttosto nel sentire. il quale è si prepotentemente legato all’azione ma non soltanto, nell’essere umano. o meglio, in alcuni individui della specie umana.

          ricordi quando parlai di BIS e BAS, i sistemi neurochimici che regolano il recettore serotonina, il primo, e il recettore dopamina, il secondo?
          c’è chi trae più giovamento dal canale serotoninico e chi da quello dopaminico.
          i primi accedono alla felicità evitando le situazioni negative, e tendono alla riflessione, al controllo: in un ambiente sano, in assenza di stress superfluo e follie sociali si placano nella loro placida serenità.
          i secondi accedono alla felicità piuttosto ricercando situazioni positive, mossi attivamente dall’inebriante e motivante dopamina, tentando impulsivamente di completare compiti che soddisfino i propri desideri.

          naturalmente scritto così banalmente, ma soprattutto schematizzato in modo così rigoroso e sterile, l’informazione che porto si configura con la più povera e ridicola delle menzogne.
          anche perchè il pensiero stesso assurge al ruolo di azione fisica, e pure con abbondante dispendio energetico abbiamo visto.
          ma il concetto che ci sta dietro, le infinite sfumature comportamentali dei nostri organismi che si avvicinano più o meno distintamente alle svariate funzionalità utili alla specie naturalmente selezionata, e che appena cominciamo a comprendere, è molto potente a mio avviso.

          sfumature comportamentali di per sè singolarmente incomplete, ma che socialmente si integrano e permettono alla popolazione di sopravvivere: ottenendo parziale benessere, quando non si allontanano troppo dai proprio canali naturali e dall’imprinting ricevuto.

          come facevi notare nell’altro commento a cui devo ancora rispondere, una mente riflessiva è necessaria tanto quanto una mente impulsiva, una mente schematica è necessaria quanto una mente sregolata: è nell’interazione tra le diversità che si può ottenere il miglior fitting nell’ambiente in cui si vive, che a sua volta genera benessere sociale proiettato sia comunicativamente sia biologicamente nei singoli individui che ne fan parte, in equilibri dinamici di placide gioie alternate a sferzanti dolori.

          non c’è necessità d’azione? ecco attivarsi la modalità di risparmio energetico, e un bel bagno di serotonina ci regala il relax distesi all’ombra di un bell’albero.
          percepiamo un pericolo imminente? ecco partire la scarica di noradrenalina che ci mette sull’attenti, pronti a fuggire via, attaccare o fingerci morti.
          necessitiamo di cibo o altri bisogni fisici? ecco crescere la dopamina che ci motiva all’azione, più o meno controbilanciata dalla serotonina in modo i nostri comportamenti non si risolvano in impulsi sciocchi e autolesionisti.
          la fuga dal predatore o l’inseguimento della preda si fanno estenuanti? ecco entrare in ballo le endorfine, che leniscono i dolori e ci permettono di proseguire nell’azione.
          è giunto il momento di accoppiarsi e procreare? via con l’ossitocina, che ci fa innamorare del partner e ci carica di attenzioni e coraggio per difendere la nuova famiglia.

          questa è vita 🙂

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