informatica democratica per la decrescita felice dei consumi stupidi – 388.

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da qualche tempo so di dovere scrivere un post serio sulla crisi economica mondiale, ma non ci riesco: dev’essere lo svacco estivo, almeno spero.

ma poi leggo questa notizia che quasi mi costringe ad entrare in argomento, anzi forse in piu` di un argomento.

Obama aumenta il salario minimo. E Mc Donald’s assume robot come cassieri.

Negli Stati Uniti è partita la corsa delle grandi catene a rimpiazzare cassieri e camerieri con servizi automatizzati per contenere l’aumento del costo del personale, il cui stipendio minimo passerà in tre anni dagli attuali 7,25 dollari l’ora a 15 dollari

di ANNA LOMBARDI

come si legge nell’articolo, da San Francisco a New York, da Los Angeles a Washington e Chicago il salario minimo nel mondo della ristorazione, nei ristoranti con più di 30 dipendenti  aumenterà gradualmente dai 7,25 dollari l’ora, la cifra fissata nel 2009, a 15 dollari entro il 2018.

non capisco bene che cosa c’entri Obama, visto che si tratta soltanto di misure locali (l’articolo stesso dice in modo ambiguo che Obama auspica questo aumento), ma forse dipendono da qualche normativa nazionale.

Lo stipendio raddoppiato gradualmente tirerà fuori dall’indigenza almeno 140mila persone e servirà da stimolo ai consumi, secondo i conti degli analisti.

ma non sta andando affatto cosi`, e adesso mi dispiace diventare palloso, ma devo dividere il mio post in due parti.

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la prima riguarda il salario minimo di cui discutevo nei giorni scorsi con un giovane blogger da tempo disoccupato.

posso risparmiarmi lunghe riscritture e riportare la nostra discussione come si e` svolta; chi non e` interessato o ha fretta salti al paragrafo successivo.

qui il succo del discorso mio e` che in 21 paesi europei esiste una legge che fissa un salario orario minimo garantito e in Italia no, mentre FlavioTS non e` sicuro una legge simile avrebbe effetti positivi nel nostro paese.

ecco la nostra discussione, ma quel che sta succedendo nei ristoranti con piu` di 30 dipendenti di quelle citta` americane sta dando ragione a Flavio Ts e torto a me:

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flavio ts 16 agosto 2015 alle 14:57

il salario sociale toglierebbe potere di contrattazione di chi offre lavoro. Questa maggiore sicurezza si tradurebbe nella richiesta di condizioni e stipendi migliori. I bilanci ne risentono e le aziende perdono in borsa annulando i guadagni e anzi passando in perdita. (…)bortocal 16 agosto 2015 alle 18:41

al contrario, in Germania il salario sociale ha AUMENTATO il potere contrattuale dei datori di lavoro, dato che e` erogato a termine e a condizione che chi lo riceve dimostri di non avere rifiutato entro il termine le proposte di lavoro cui poteva accedere.

cosi` c’e` chi accetta lavori a part time con compensi molto bassi per non perdere il diritto al salario sociale: in sostanza si e` creata una situazione nella quale una parte del salario, di fatto, lo paga lo stato.

tanto e` vero che nel programma del governo Merkel sta la definizione di un salario orario minimo (8,5 euro, se non ricordo male), ma non ti saprei dire a che punto e` la legge.

flavio ts 16 agosto 2015 alle 22:58

ho sentito dire che la paga minima oraria sia sui 9 €/ora, quindi presumo sia già legge. Non ne sono sicuro però…

mettere a confronto Germania e Italia è un po’ più complicato. In pratica lo stato dovrà fare da intermediario. L’Italia ne è in grado? E soprattutto Germania e Italia hanno un’economia simile per natura?

possibile che in Italia abbia l’effetto contrario? Tra i mille tipi di contratti, alla fine creare una condizione di salario sociale come in Germania sarà comunque un miglioramento delle condizioni per la maggioranza.

bortocal 17 agosto 2015 alle 7:42

si`, ho controllato (non ci voleva molto, era soltanto pigrizia): la legge sul salario minimo (euro 8,50 all’ora, poco piu` della meta` del salario orario mediano) e` stata approvata con soli 5 voti contrario dal Bundestag esattamente un anno fa.

la Germania e` il 21esimo paese europeo che adotta il salario minimo (ce l’ha perfino l’Inghilterra).

questo, assieme al reddito minimo di cittadinanza, manca in Italia e spiega benissimo perche` questo paese non e` degno di far parte dell’Europa civile ed e` bene che se ne esca al piu` presto, per cercare di entrare piuttosto nell’America Latina (anche se temo che stia per essere superato, quanto a civilta`, persino da loro); quindi forse meglio la Lega Araba, per dire…

mi sembra un po` strano, per dire la verita`, che persone come te che avrebbero tutto da guadagnare da istituzioni simili, siano tra le prime ad avere dei dubbi.

naturalmente per realizzare queste cose, occorre battere l’evasione fiscale e ridimensionare i redditi delle classi privilegiate, altrimenti sarebbe certamente una catastrofe sociale.

siccome questo in Italia e` impossibile, ecco il mio pessimismo, vedendo un governo che e` di nuovo un baluardo contro il malaffare.

pero`, piuttosto che dare 80 euro al mese a chi un salario ce l’ha gia`, quei 10 miliardi buttati al vento ogni anno da renzi potevano essere impiegati per avvicinarci almeno a qualche obiettivo europeo.

capisci meglio, ora, perche` tanta antipatia viene alimentata contro l’Europa dalla destra e dai centri di potere nel nostro paese?

flavio ts 17 agosto 2015 alle 8:40

Non sono contrario. Hai capito male. Penso anch’io che debba essere istituito un salario minimo e un salario sociale.

L’unica cosa che criticavo è l’idea che i soldi dei miliardari possano essere semplicemente destinati ad altri scopi.

Quei soldi nascono su certe condizioni base, tra cui la situazione sociale italiana. Se io cambio le condizioni base quei soldi spariscono.

bortocal 17 agosto 2015 alle 10:32

si`, ho capito male.

o meglio: non ho capito un passaggio e quindi mi sono concentrato sul resto, considerandolo come una critica al discorso principale.

ma adesso mi spiego meglio, o meglio, chiedo a te di spiegarti meglio: che cosa vuol dire che i soldi dei miliardari non possono essere destinati ad altri scopi?

basta che lo stato decida di prelevarli (considerando ovviamente le condizioni di potere della finanza internazionale e la sua forza di ricatto), ma se dovesse farlo, quei soldi passano semplicmente di mano e lo stato puo` bene impiegarli a scopi sociali.

non capisco che cosa vuol dire che quei soldi spariscono: dove spariscono, secondo te? o forse non ho capito che cosa vuoi dire?

premesso che il denaro e` sempre e soltanto un simbolo della ricchezza reale e non ha un valore proprio, l’unica realta` che il potere di fare “sparire” del denaro e` lo stato, ad esempio cambiando moneta.

il fatto che il denaro sia soltanto un simbolo naturalmente crea anche la possibilita` di creare del denaro apparente, in massa superiore al valore della ricchezza che rappresenta, ma senza che chi lo usa se ne accorga.

credo che questo, in buona sostanza, sia il segreto del meccanismo perverso del debito, che porta a consumare piu` di quanto sarebbe possibile in base alla produttivita` vera della ricchezza reale.

quanto alla finanza, ha il potere di creare del denaro proprio ( i derivati, oppure, su un altro piano, bit coin), ma non quello (almeno per ora) di cancellare il valore della moneta che c’e`.

per esempio, se uno stato decide di produrre un’inflazione annua del 50% (esempio puramente teorico), cancella il 50% del valore simbolico del denaro e impoverisce di altrettanto chi lo detiene in forma esclusivamente monetaria.

ma la finanza a questo puo` opporsi soltanto in parte, ad esempio cercando di trasferire la sua ricchezza in altre monete…

flavio ts 17 agosto 2015 alle 11:48

La ricchezza dei miliardari non è tutta liquidità. Il loro patrimonio si compone da immobilizzazioni e investimenti a lungo termine, investimenti a breve termine, liquidità effettiva.

Tranne la liquidità effettiva che è un 10-20%, le altre componenti sono volatili. Cioè dipendono dalla figura del miliardario, dalle condizioni del mercato e le condizioni sociali del posto.

Se lo stato vuole impossessarsi della ricchezza del miliardario dovrà saper gestire questa ricchezza volatile senza che perda troppo valore, soprattutto nel momento in cui tenterà di trasformarla in liquidità (vendere azioni e proprietà al prezzo di saldo, sperando ovviamente di trovare altri miliardari).

Siccome poi i miliardari sono ben radicati in molti settori dovrà far fronte anche all’aumento della disoccupazione successiva al fallimento di aziende sotto il diretto controllo del miliardario.

Sugli obiettivi concordo con te però. E’ solo il mezzo attraverso cui arrivarci che sembra impossibile. Ma chissà magari funziona davvero 🙂

bortocal 17 agosto 2015 alle 12:21

infatti: la mia proposta non e` quella di espropriarli completamente (saremmo al comunismo classico del secolo scorso – catastrofico).

la mia proposta (faccio per dire, ma e` anche quella di Piketty, ad esempio) e` semplicemente quella di tassarli a fondo nei redditi.

in questo modo si passa dal modello del comunismo sovietico del Novecento a quello che definirei cinese, nato alla fine del secolo scorso.

dopo la catastrofe economica generata dalla collettivizzazione dei mezzi di produzione, affossata da burocratismo, follie dirigiste politiche e menefreghismo dei lavoratori, che si sentivano troppo garantiti, ora si deve guardare al modello cinese, che si basa su uno sviluppo capitalistico autonomo, anche se sempre sotto controllo statale.

non dico che sia il massimo e che non abbia a sua volta i suoi problemi, ma palesemente e` da qualcosa del genere che si deve partire.

i capitalisti faccciano pure i capitalisti come sanno fare e se sanno farlo: noi ci accontenteremo di tosarli periodicamente… 😉.

questo significa agire appunto sulla loro liquidita` e meno sulla ricchezza materiale (anche se in questo campo servirebbe una forte tassazione sulle trasmissioni ereditarie).

se ci si limita a forti tassazioni sui redditi e sulle eredita`, il problema della trasformazione in ricchezza liquida neppure si pone, perche` il prelievo avviene gia` sotto questa forma.

non so se funzioni: so che era l’assetto del mondo fino agli anni Settanta circa, prima del trionfo dell’iper-libersimo e non impediva al capitalismo di funzionare, mentre ora, abbandonato a se stesso e ai suoi istinti malsani, si sta palesemente auto-distruggendo.

in ogni caso un’alternativa al sistema attuale bisognera` pure trovarla, se non vogliamo morire tutti con lui…

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come si vede la discussione si e` allargata molto, ma io ho sempre sostenuto la positivita` di un salario minimo fissato dallo stato, collegandolo pero` anche all’idea di un salario sociale e di una tassazione piu` forte delle grandi ricchezze e soprattutto delle rendite finanziarie.

ma quello che sta succedendo nelle metropoli americane dopo la decisione dell’innalzamento progressivo del salario minimo suscita molti dubbi che la mia ipotesi sia semplicistica e costringe ad aprire la mente verso altre ipotesi.

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in America le grandi catene della ristorazione si stanno attrezzando per tempo per fare a meno di cassieri e camerieri, visto che almeno il 30 per cento dei costi è legato agli stipendi: hanno cominciato ad installare sistemi di pagamento automatico che permettono di pagare il conto tramite iPhone e forni di ultima generazione che impiegano metà del tempo per preparare le pietanze.

il sistema Ziosk permette di ordinare e anche pagare il conto o attraverso un tablet e riduce enormemente il lavoro in sala, con i camerieri che devono semplicemente portare i pasti ai tavoli.

ma a New York e Los Angeles sono già apparsi sofisticati wine bar dove il vino si sceglie su un bancone digitale e poi, armati di bicchiere, si va in un angolo dove digitando un codice la bottiglia selezionata arriva da sola, versa il suo contenuto calcolato al centilitro e poi torna a mettersi a posto da sola.

in sostanza la tecnologia di ultima generazione viene impiegata per ridurre il personale: 2,4 milioni di camerieri, quasi 3 milioni di cuochi e ben 3,3 milioni di cassieri sono sempre più insidiati dalle macchine, e un provvedimento nato per combattere la poverta` rischia di mettere sul lastrico in prospettiva 10 milioni di famiglie americane.

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nuove tecnologie che riducono l’occupazione.

ma questo lo sappiamo gia`: basta guardarsi attorno per vedere una disoccupazione giovanile di massa che e` anche il frutto avvelenato della riduzione del personale consentita dalle nuove tecnologie.

e qui si apre la seconda parte del mio discorso e forse la piu` importante.

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le nuove tecnologie informatiche sono uno strumento importante per una riduzione globale dei consumi, dato che permettono una facile razionalizzazione degli sprechi.

oggi, come ben so anche io, condividere un viaggio o perfino un’abitazione o il proprio orto via internet sta diventando facilissimo; nuove start up sviluppano ogni momento nuovi progetti; non e` difficile pensare a progetti che consentano di distribuire il cibo in eccedenza anziche` buttarlo, oppure alla realizzazione telematica di abitudini che ho visto diffuse in Germania nel grande condominio di 130 appartamenti dove abito li`: chi vuole disfarsi di un libro gia` letto o di un mobile che non gli serve piu`, ma non e` ancora da buttare, lo mette in certi luoghi prestabiliti e chi vuole se lo prende; non sarebbe difficile pensare ad applicazioni simili via internet per lo scambio di libri o di mobili usati.

insomma, con una coincidenza che ha del meraviglioso l’informatica puo` non essere soltanto uno strumento a disposizione degli iper-plutocrati per liberarsi dei lavoratori, considerati un peso inutile, ma anche uno strumento del resto della popolazione per vivere dignitosamente consumando meno.

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l’informatica democratica, la rete delle opportunita` costruite dal basso, e` la colonna dorsale di ogni progetto di decrescita felice dei consumi superflui.

Nei grandi ristoranti americani non si studia soltannto come ridurre il numero di cassieri e camerieri, ma nuovi forni computerizzati permettono di calcolare al milligrammo la quantità di cibo da preparare, eliminando gli sperperi e permettendo una sensibile riduzione dei costi.

a pensarci bene, questo e` un modello per il futuro.

mentre le grandi aziende, grazie all’informatica, consolidano il proprio potere in forme di produzione sempre piu` centralizzate e disumanizzate, internet puo` aiutare una rete di microproduttori locali a fare a meno dei loro prodotti, conquistando l’autosufficienza alimentare, energetica e produttiva e razionalizzando i costi mettendosi in rete.

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