ma come pregano gli alpini? – 389.

nel 1943 comincio` a circolare tra gli alpini del battaglione Valdadige il testo (con piccole varianti) di una preghiera il cui originale venne ritrovato nel 1947 in una lettera alla madre datata luglio 1935 del comandante di tale battaglione, Gennaro Sora.

eccolo:

Fra pascoli e pinete, sulla nuda roccia, sui ghiacciai perenni della grande cerchia delle Alpi, che la bontà Divina ci ha dato per culla e cresta e baluardo sicuro delle nostre contrade; nel torrido estate come nel gelido inverno, l’anima nostra, purificata dal dovere pericolosamente compiuto, è rivolta a Te, o Signore, che proteggi le nostre madri, le nostre spose, i nostri figli lontani e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri Avi.

Salvaci, o Signore, dalla furia della tormenta, dall’impeto della valanga e fa che il nostro piede passi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti, sui crepacci insidiosi.

Fa’ che le nostre armi siano infallibili contro chiunque osi offendere la nostra Patria, i nostri diritti, la nostra bandiera gloriosa.

Proteggi, Signore, l’amato Sovrano, il nostro Duce, concedi sempre, alle nostre armi, il giusto premio della Vittoria.

. . .

alla fine del 1949 un cappellano militare chiede che gli alpini la possano recitare, al posto della Preghiera del soldato, nelle messe celebrate nelle loro caserme, naturalmente dopo che si sara` provveduto a ritoccare e di rimodernare la preghiera, e qualche giorno dopo il nuovo testo della preghiera e` pronto.

eccolo qua.

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi.

Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore.

Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana.

E tu, Madre di Dio, candida più della neve, tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli alpini vivi ed in armi, tu benedici e sorridi ai nostri battaglioni e ai nostri gruppi.

Così sia.

. . .

ma nel 1972 la preghiera viene cambiata ancora in questo passaggio (in neretto le aggiunte):

Rendici forti le nostre armi contro chiunque minacci a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana.

le due versioni tuttavia continuano a convivere e solo nel 1985 questo secondo testo diventa il testo unico e definitivo della Preghiera dell’Alpino.

. . .

ma non dura a lungo: a meta` degli anni Novanta viene presa una decisione parecchio strana.

il testo piu` militarista del 1949 verra` recitato come preghiera nelle riunioni dell’Associazione Nazionale Alpini, mentre il testo modificato nel 1972 in senso vagamente piu` pacifista sara` quello recitato nelle cerimonie dei reparti in armi.

. . .

poi qualcuno dice che non e` vero, ma la religione e` politica, a meno che la politica non diventi lei stessa una religione.

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