CNR: c’e` una conca di polvere nel nostro futuro – 407.

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oggi il CNR, Consiglio nazionale delle ricerche, ha tenuto nei padiglioni milanesi di Expo 2015 , sarcasticamente dedicata al tema su Come nutrire il mondo, una conferenza su Siccità, degrado del territorio e desertificazione nel mondo.
i contenuti della conferenza sono stati ignorati dalla stampa italiana, in generale, con la lodevole e sorprendente eccezione di Angelo Scarano sul Giornale.
vorrei dare un piccolo contributo personale di riflessione anche io.

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il primo punto da riprendere e sottolineare in quel che dice il CNR e` la stretta correlazione che occorre stabilire fra crisi climatica e migrazioni di massa.

Secondo il Cnr, la diffusione dei territori desertici e inospitali influirà sempre più sulle ondate migratorie già in atto.

Ad essere colpiti dalla siccità sono infatti i paesi del bacino Mediterraneo, tra i più fragili dal punto di vista ambientale e antropico.

Molte persone che arrivano da noi non fuggono dalla guerra, ma da aree rese invivibili dalla desertificazione, sono rifugiati ambientali.

E il loro numero è destinato a crescere esponenzialmente nel prossimo futuro.

si aggiunge, per maggiore, tragica chiarezza sugli effetti locali del riscaldamento climatico:

Le conseguenze sono sintetizzate nella espressione inglese ‘Dust bowlification’, da dust, polvere, e bowl, conca.

È un concetto differente dalla desertificazione, giacché anche i più estremi deserti sono comunque degli ecosistemi, le aree aride includono il 20% dei centri di biodiversità e il 30% dell’avifauna endemica, mentre le conche di polvere sono un punto di non ritorno”.

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qui aggiungo considerazioni mie.

questo rapporto tra migrazioni di massa e variazioni climatiche e` noto da tempo in ambito storico: ad esempio una importante variazione climatica, e in particolare un abbassamento delle temperature, fu all’origine delle migrazioni di massa delle popolazioni dell’Asia centrale e del nord Europa che determinarono il crollo dell’impero romano.

storicamente dunque, nel nostro mondo, abbiamo sempre avuto invasioni, considerate barbariche, da nord, con una sola eccezione, la formazione dell’impero islamico e la conquista araba di zone del Sud Europa, collegata ad una fase di riscaldamento dell’area del Mediterraneo, peraltro modesto rispetto ad oggi.

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e occorre anche dire che, nonostante oggi si disponga di tecnologia indubbiamente molto piu` avanzate, non si hanno ancora esempi storici di migrazioni di massa dettate dalla disperazione che siano state fermate in qualche modo, se non per breve tempo e con costi rivelatisi disastrosi.

gli esempi tipici sono stati i tre limites costruiti dai romani nel nord della Gran Bretagna (Vallo di Adriano), nella Germania sud-occidentale fra il Reno e il Danubio (il piu` imponente) e nella Dacia, attuale Romania, al delta del Danubio.

per non parlare dell’opera di questo tipo piu` imponente sulla faccia della Terra: la grande muraglia cinese, costruita invano per arginare le scorrerie e le invasioni mongole e che fu seguita, beffardamente, secoli dopo dalla presa del potere nell’impero cinese di una monarchia mongola.

la reazione tipica ai fenomeni migratori e` infatti questa: per una rassegna dello stato attuale dell’arte, con particolare riferimento al Medio Oriente, vi consiglio questo post.

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questi tentativi sembrano destinati al fallimento: l’esempio piu` vicino a noi e` quello del muro di Berlino, che riusci` a fermare quasi completamente i tentativi della popolazione della parte Est della citta` di traferirsi in quella occidentale, ma duro` soltanto trent’anni e fu travolto dalla caduta del regime che lo aveva costruito; e occorre tenere conto che la spinta alla modesta migrazione di solo qualche centinaio di metri era in quel caso soltanto ideologica o data dalla ricerca del benessere.

nel mondo attuale la spinta alla fuga da luoghi che vengono visti come mortali ha la forza di una disperazione irresistibile e pensare di fermarla con i muri e` come pensare di fermare un’alluvione con i sacchetti di sabbia.

insomma, non funziona; appare addirittura come un enorme spreco di risorse, che contribuisce a mettere in crisi i paesi che si sforzano di sottrarsi a questa ondata.

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le migrazioni dovute alla crisi climatica, nel nostro mondo per il riscaldamento globale, in passato prevalentemente per episodi di raffreddamento locale, hanno dunque assunto una consistenza assolutamente drammatica e del tutto nuova e sono diventati planetari, per la prima volta forse nella storia umana : e` qualcosa che supera la normale condizione di profughi in fuga da una situazione di guerra o di dittatura con rischio della vita.

di questo si occupavano sinora le convenzioni internazionali, ma oggi la situazione sta diventando radicalmente nuova.

Le aree siccitose coprono oltre il 41% della superficie terrestre e vi vivono circa 2 miliardi di persone.

Il 72% delle terre aride ricadono in Paesi in via di sviluppo, la correlazione povertà-aridità è dunque chiara“.

ora il rischio della vita nasce dalla terra che si inaridisce e dall’acqua che sparisce, e ben due miliardi di persone sono messe a rischio della vita dal riscaldamento del pianeta e cercheranno di riversarsi in forme sempre piu` massice fuori dalle regioni in cui vivono e che stanno diventando invivibili.

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e qui limitarsi al dovere morale di accogliere i profughi di guerra diventa a sua volta una ipocrisia, perche` il cambiamento del clima puo` essere un assassino peggiore di ogni dittatore sanguinario.

e in queste condizioni parlare di miglioramento delle condizioni di vita nei paesi d’origine dei migranti puo` diventare soltanto una tragica presa in giro.

ma allora dobbiamo accettare la prospettiva di due miliardi di profughi su sette miliardi di esseri umani?

ma in questo modo anche l’accoglienza tradizionale e` travolta e le regioni del mondo che ospitano le popolazioni che NON sono ANCORA in fuga non saranno assolutamente in grado di ospitare un ulteriore terzo di popolazione umana circa che vorrebbe aggiungersi.

che fare allora?

a questa prospettiva di catastrofe epocale la ragione non sa dare risposte: io credo che non abbiamo NESSUNA soluzione, che sia onesto dirselo, perche` quanto meno ci permette di capire che cosa sta succedendo, e di trovare delle piccole soluzioni locali.

il CNR comunque suggerisce Occorre un approccio sistemico al problema, capace di riportare in equilibrio ecologico i territori a rischio.

ma poi onestamente ammette:

Paradossalmente, mentre per mitigare i cambiamenti climatici sarebbe sufficiente cambiare in tempo la nostra politica energetica, per arrestare la desertificazione questo non sarà sufficiente, poiché il fenomeno è legato anche alla cattiva gestione del territorio“.

aggiungo, ancora piu` drasticamente, che per fermare l’effetto serra occorre fermare lo sviluppo quantitativo dei consumi, e questo significa produrre poverta` e fame a sua volta.

mentre l’elite che ci governa ci istiga invece a continuare a consumare sempre di piu` in una spirale semplicemente suicida.

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il dato drammatico che risulta dalle ricerche del CNR e` che nel medio, ma non lontanissimo periodo, questa situazione rischia di verificarsi pienamente anche in Italia e sta gia` cominciando a realizzarsi.

una parte stessa del territorio italiano si sta trasformando in una possibile fonte di profughi per il riscaldamento del clima.

Se si guarda all’Italia, gli ultimi rapporti ci dicono che è a rischio desertificazione quasi 21% del territorio nazionale, il 41% del quale si trova nel Sud.

Sono numeri impressionanti che raccontano di un problema drammatico di cui si parla pochissimo.

In Sicilia le aree che potrebbero essere interessate da desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%“.

Uno scenario inquietante, che non lascia spazio a dubbi sull’urgenza di azioni strategiche per arginare o mitigare i cambiamenti climatici.
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Entro la fine di questo secolo le previsioni parlano, per il bacino del Mediterraneo, di aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi e di una significativa riduzione delle precipitazioni, soprattutto estive: l’unione di questi due fattori genererà forte aridità“.
io vorrei essere piu` chiaro e brutale, come lo sono stato da anni parlando di questo problema: un aumento delle temperature medie di sei gradi significa per il sud dell’Italia avere un clima futuro simile a quello attuale nelle zone centrali del Sahara, e a nord, nell’Italia settentrionale o in Germania, un clima come quello della Tunisia meridionale oggi.
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insomma i prossimi profughi ambientali saremo noi.
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2 risposte a “CNR: c’e` una conca di polvere nel nostro futuro – 407.

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