allarme neonazisti in Germania – 409.

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in Germania è allarme rosso per gli attacchi di gruppi di estrema destra ai centri di raccolta dei migranti: tutta la classe dirigente sta facendo muro compatta contro il razzismo: la Merkel non ha paura di perdere qualche voto di destra ed è andata a portare la sua solidarietà nel centro di immigrati più colpito, in Sassonia (l’ex Germania Orientale è la parte della Germania dove la destra neonazista è più forte: bella eredità del socialismo reale), il presidente della repubblica ha pronunciato parole molto chiare, la corte costituzionale stessa si è mobilitata per studiare nuove interpretazioni della normativa per colpire il fenomeno.

ci si deprime se si fa un paragone con l’Italia, ma tant’è; del resto basta guardare i blog italiani per capire quanta indifferenza trasuda nella nostra classe colta per questo problema.

nonostante tutto questo, non è ben chiaro che piega potrebbero prendere le cose in Germania.

intanto la SPD, il partito socialdemocratico che fa parte col partito della Merkel della Grosse Koalition a governo, ha presentato 10 punti per una svolta nella gestione europea del problema.

li trascrivo dall’Huffington Post, l’unica testa online italiana in cui li ho ritrovati.

verrebbe da chiedersi come mai non sono al centro del nostro dibattito politico, considerato che lo ha sottoscritto anche il vice-cancelliere e che su alcuni punti incontrano alcune richieste del nostro paese.

ma non facciamoci troppe domande.

sarebbe come chiedersi il perché della differenza fra la civiltà e la barbarie.

ecco il documento, che sul quotidiano che lo ha pubblicato ha avuto 2 commenti, dicesi 2 (http://www.huffingtonpost.it/sigmar-gabriel/10-punti-per-una-risposta_b_8047582.html?utm_hp_ref=italy)

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L’Europa si trova di fronte a un compito che peserà su un’intera generazione: non ci sono mai state tante persone in fuga da persecuzioni politiche e guerre come oggi. Molte di loro cercano protezione qui in Europa. Dobbiamo metterci nell’ordine delle idee che, considerando le crisi in atto nei Paesi vicini al nostro continente la situazione non cambierà nei prossimi anni. Noi europei dobbiamo a noi stessi e al mondo una soluzione all’altezza della sfida che queste persone in cerca di aiuto rappresentano.

Una cosa è chiara: la risposta fornita finora non è all’altezza delle aspettative che l’Europa dovrebbe nutrire verso se stessa. L’Europa non può continuare ad esitare, l’Unione Europea deve agire ora. Proprio per questo motivo dobbiamo perseguire una politica europea comune per gestire i richiedenti asilo, i profughi e gli immigrati che si basi sul principio di solidarietà e sul nostro valore dell’umanità che noi tutti condividiamo.

Sono dieci i punti principali:

1. Ovunque nell’Unione Europea i migranti devono essere accolti con eguale dignità umana. Per questo abbiamo bisogno di standard che valgano per tutta l’Unione e siano perseguiti in ogni stato membro.

2. Serve un codice legislativo che regoli l’asilo politico e garantisca ai profughi bisognosi di protezione uno status di rifugiato riconosciuto in tutta l’Unione. A lungo termine, per raggiungere questo obiettivo necessitiamo di una nuovo progetto di integrazione delle politiche di asilo, che sia di portata molto più ampia di quelli proposti finora.

3. Dobbiamo ridistribuire in maniera equa gli immigrati in tutta Europa. Mai come oggi le cittadine e i cittadini si impegnano nell’accoglienza e l’integrazione dei profughi nel nostro Paese. Questa solidarietà durerà però nel tempo soltanto se tutti possono vedere coi loro occhi che c’è giustizia in Europa.

Una situazione nella quale, come accade oggi, solo pochi stati membri devono gestire tutta la responsabilità dei profughi è insostenibile esattamente come un sistema che fa gravare il peso di questa situazione in maniera sbilanciata solo sui Paesi che casualmente formano il confine dell’Unione Europea. Abbiamo bisogno di criteri vincolanti e comprensibili da tutti per una distribuzione dei rifugiati in base alla capacità degli stati di gestirli.

4. L’Europa necessita di una gestione comune delle frontiere. Non può trattarsi però solo della protezione dei confini. Abbiamo anche bisogno di più responsabilità comune nella registrazione e l’assistenza fornita ai migranti in arrivo.

5. Dobbiamo senza indugio correre in soccorso degli stati europei che in questo momento soffrono di più il peso di questa situazione. L’unico Paese membro che ha immediatamente offerto aiuto per migliorare la situazione dei profughi che hanno raggiunto le isole greche è stato la Germania. L’Unione Europea e gli stati membri devono agire in questo ambito in maniera più efficace e fornire immediatamente sostegno pratico ed economico ai Paesi che per primi si trovano ad accogliere gli immigrati. Per quanto riguarda la Germania, dobbiamo assicurarci che soprattutto le comunità locali possano riuscire ad affrontare le immense sfide che questa situazione comporta. Per far sì che questo accada dobbiamo garantire sostegno finanziario in maniera duratura e sistematica.

6. Non possiamo limitarci ad assistere da spettatori al rischio che corrono le persone che tentano di venire da noi. Il Mediterraneo non può diventare una fossa comune per profughi disperati. In questo caso c’è in gioco l’eredità della cultura umanitaria europea, anzi addirittura la nostra comune idea di umanità. Per questo motivo in primavera ci siamo impegnati in uno sforzo comune per quanto riguarda il salvataggio in mare nel Mediterraneo. Dobbiamo stabilizzare questa iniziativa garantendone la prosecuzione nel lungo termine e fornire i mezzi ad essa necessari.

7. Alla lunga riusciremo ad aiutare i profughi solo se quelli che non hanno i requisiti necessari a richiedere l’asilo politico potranno tornare nei loro Paesi di provenienza. A questo scopo dobbiamo rendere le riammissioni un elemento centrale nelle nostre relazioni con gli stati da cui partono i migranti ed essere anche pronti a rendere dipendenti gli aiuti tecnici ed economici forniti a questi Paesi da una collaborazione costruttiva su determinate tematiche.

8. Dobbiamo metterci d’accordo per determinare quali nazioni possano essere considerate Paesi di provenienza sicuri. Tutti gli stati dei Balcani occidentali mirano all’ingresso nell’Unione. Per ottime ragioni apriamo alla possibilità che possano diventare membri. Questo significa però anche che non possiamo allo stesso tempo trattarli come stati persecutori. Idealmente, uno stato che soddisfi i criteri necessari per essere considerato un possibile stato membro dovrebbe anche essere considerato uno stato di provenienza sicuro.

9. La Germania ha bisogno di una legge che normi l’immigrazione. Necessitiamo di una politica di immigrazione intelligente e controllata, che permetta soggiorni di lavoro legali. Non possiamo continuare a oberare il nostro sistema di asilo politico di questo peso.

10. Per realizzare una politica di accoglienza a tutto campo dobbiamo incoraggiare nuove iniziative politiche per combattere le ragioni alla base dell’emigrazione dai Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. La stabilizzazione della situazione di stati che si stanno sfaldando, la limitazione di violenza e guerre civili devono procedere di pari passo con precisi sforzi che supportino lo sviluppo economico e la creazione di reali prospettive economiche e sociali, in special modo per i giovani cittadini di quelle nazioni. Tutti gli sforzi delle comunità di stati, innanzitutto dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite devono avere questo scopo.

Tutto questo dimostra che la cornice in cui si muove l’azione politica non è più solo nazionale, anche e soprattutto per quanto riguarda le politiche di accoglienza di profughi e immigrati. Solo collaborando a livello europeo possiamo raggiungere in una qualche maniera soluzioni sensate. Per questo motivo la politica di accoglienza è il campo politico in cui dobbiamo perseguire il progetto dell’integrazione europea con più entusiasmo e convinzione.

La Germania è pronta a portare avanti il progetto comune di una politica dell’immigrazione solidale con tutto l’impegno necessario.

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4 risposte a “allarme neonazisti in Germania – 409.

  1. Tutto questo avrebbe senso per uno stato sovrano. Ma siccome nessuno stato europeo puo’ imporre la sua volontà agli altri, ma neppure decidere per sé stesso su faccende che riguardano tutti, perché ormai si tratta di realtà indivisibili, come le frontiere, ecco che ci ritroviamo nella stessa situazione degli operai di una fabbrica sovietica: lavorare di più io mentre gli altri non fanno niente, e poi morire comunque di fame perché gli altri non hanno fatto niente, oppure morire di fame comunque, ma senza stare a fare fatica inutile.

    • sono tardo: mi sfugge completamente il nesso dalla terza riga in poi.

      è ovvio che nell’Unione si dovrà decidere, secondo le regole, di questa proposta, che non è neppure della Germania, ma di un partito tedesco.

      quello che che dicevo io (ma chiedevo troppo) nel mio post è che sarebbe beo sapere che cosa ne pensa l’Italia e se intende appoggiare oppure no i punti della SPD tedesca.

      faccio però osservare che l’Italia su tema non sta affatto lavorando di più degli altri paesi, ma molto molto meno.

      la propaganda locale fa credere il contrario, ma sono balle megagalattiche: i numeri veri li ho dati in un post tempo fa che, se non ricordo male, avevi commentato anche tu.

      • Il punto mio è che è anche inutile parlarne, tanto: qualunque cosa venga proposta, ci sarà metà che non è d’accordo, e se quelli che sono d’accordo provano ad applicarla, tanto peggio per loro per la fatica, e l’altra metà renderà completamente vani i loro sforzi. Esattamente come erano vani e inutili gli sforzi di Stachanov a lavorare molto mentre i suoi compagni di fabbrica o di campo coltivato non facevano niente, o come è perfettamente inutile aumentare le tasse in Francia se il Lussemburgo le lascia basse. Uno stato sovrano dotato di un governo forse potrebbe gestire le sue frontiere in modo appropriato, ma una compagnia di 28 in cui ognuno fa quello che vuole e le conseguenze ricadono sugli altri 27 è condannata all’inutilità anche solo di discutere, perché diventa un discutere sull’aria.

        • sono completamente d’accordo.

          per fortuna anche una parte almeno dei tedeschi pero` comincia a rendersene conto, e questa e` una bella notizia.

          credo che siamo al punto che l’Europa o evolve nella direzione che dici tu, oppure chiude, con tutte le conseguenze del caso.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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