CRenXI – 414.

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l’arroganza strafottente di Renzi non e` una novita` nella politica italiana; tutti pensano che il suo maestro in questo sia stato Berlusconi, ma a me viene in mente piuttosto Craxi.

preferisco il paragone con Craxi non soltanto perche` anche lui era un figlio della sinistra che combatteva la sinistra e cercava di emarginare le forze della opposizione sociale, ma perche` anche Craxi, come Renzi, utilizzava una rendita di posizione che lo rendeva al momento insostituibile.

Renzi, o se preferite CRenXi, dal punto di vista dei poteri forti di questo paese, e` insostituibile.

Craxi lo era perche` era l’unico che assicurava alla Democrazia Cristiana una maggioranza senza costringerla a venire a patti col Partito Comunista e con quel che ne prese il posto.

Renzi e` insostituibile perche` garantisce contro Grillo l’unica maggioranza parlamentare farlocca possibile.

ma soprattutto perche` agisce come una quinta colonna interna al centro-sinistra e gli impone le scelte politiche di Marchionne and company, neutralizzando le opposizioni.

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quando si sente Renzi che irride pubblicamente il cuore del suo partito, ci si potrebbe domandare quale follia gli fa segare il ramo sul quale sta seduto.

ma questo in una visione del tutto ingenua della realta` politica nella quale si muove Renzi.

invece c’e` una logica in questa follia apparentemente shakespeariana: lui mica risponde alla sua base, che tanto per una bella fetta puo` essere trascinata dai media dove meglio si vuole: lui quella base deve smantellarla.

lui risponde ai poteri forti che gli hanno dato questo compito.

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e allora, osservate bene, Renzi e` l’ultima aggiornata espressione di un fenomeno che attraversa tutta la storia d’Italia, ed e` l’alternanza tra primi ministri che intendono la politica come creazione del consenso attraverso il confronto parlamentare e primi ministri che cercano il consenso fuori dalle istituzioni, in un rapporto diretto col popolo.

e fa ridere sentire accusare Grillo o Salvini di essere populisti, perche` se c’e` un populista in Italia e` Renzi, uno che disprezza le istituzioni di uno stato democratico parlamentare, esercitando un potere che secondo lui nasce da un rapporto diretto col popolo.

via twitter, questa volta.

ma, prima di lui, un potere simile lo esercito` Mussolini, e prima ancora Crispi.

Berlusconi no, non fino in fondo: rimane del tutto un’anomalia nella storia italiana.

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mettete nella storia d’Italia da un lato i leader parlamentari: Cavour, Depretis, Giolitti, De Gasperi, Moro, Prodi.

e dall’altra parte chi metterete come capostipite della lista che comprende Crispi, Mussolini, Craxi, Renzi?

notate bene una cosa: che TUTTI questi leader con aspirazioni dittatoriali, qualche volta anche realizzate, sono figli della sinistra.

la figura di Crispi che fu il suo luogotenente rende evidente che il primo portatore di una linea decisionista ed anti-parlamentare, alle origini stesse del Risorgimento, fu Garibaldi.

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insomma, la vera notizia, alla fine di questa rassegna, e` che in Italia, grazie a Garibaldi, a Crispi, alla resistenza garibaldina, al Partito Comunista, a Craxi e a Renzi, la sinistra ha una tara profonda dalla quale non riesce a liberarsi.

intende la politica come rapporto di forza ed esercizio del potere.

in questo agisce come perfetta erede ideologica del cattolicesimo, che ne ha la stessa identica visione.

e al popolo, al quale si richiama teoricamente, non crede davvero: lo adopera soltanto come massa di manovra per il potere.

il popolo, del resto, anche e soprattutto quello di sinistra, ci mette del suo per essere degno del disprezzo di cui lo ricambia il gruppo dirigente che usa i suoi voti per fare quel che vuole, senza essere contrastato mai.

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d’altra parte, se c’e` una tendenza politica all’interno della quale vive un rispetto maggiore per le regole democratiche, essa e` soltanto quella del cattolicesimo democratico, per il suo antico e solido substrato sociale, il suo rapporto col volontariato e le istituzioni di impegno sociale.

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6 risposte a “CRenXI – 414.

    • Mao nel filone della sinistra decisionista?

      be’, ma è chiaro che tutta la tradizione leninista bolscevica (cioè minoritaria) lo è per definizione.

      il leninismo ha sempre considerato le masse come uno strumento malleabile nelle mani de partito illuminato che possedeva la verità.

      con questo bisognerebbe risalire anche a Marx che non la vedeva in modo sostanzialmente diverso, e più indietro ancora ai giacobini.

      per non dire di Platone, che era un conservatore, ma pensava che dovessero governare i “filosofi”, cioè un’elite colta.

      il problema dell’Italia è che ci piace farci governare da una elite incolta, invece.

      • Io penso che Mao fosse in contraddizione con sé stesso, che pensasse cioè, sinceramente, nella sua mente tutta particolare, di servire il popolo, ma anche, ogni qual volta c’era una decisione da prendere, supponendo che la sua intuizione personale coincidesse con il volere del popolo. Probabilmente, abituato com’era a essere idolatrato, dopo un certo numero di anni fini’ per crederci lui stesso. Ed è proprio questa contraddizione a rendere il Libretto Rosso praticamente inapplicabile a luoghi e tempi diversi da quelli in cui è stato scritto. Stalin invece credo che sapesse benissimo di essere fallibile, e che si contentasse che lo credessero gli altri, e infatti diffidava di chiunque fosse sufficientemente intelligente da capire che non era vero.

        • non saprei bene distinguere i due personaggi; a monte di tutto sta il problema del marxismo leninismo, e quindi della politica come scienza assolutamente vera.

          questi dittatori erano convunti di essere portatori di una verita` assoluta…

          • Mah, appunto, secondo me Stalin sapeva benissimo che non era vero, ma non ho studiato sufficientemente bene le sue biografie per sapertelo dire con sicurezza. Che Mao fosse convinto di essere portatore di una verità assoluta, non avrei dubbi.

            • boh, non siamo nella loro mente, ma secondo me entrambi credevano alla verità assoluta delle loro scelte, ed entrambi sapevano anche di essere dei dittatori, ma pensavano che questo fosse giusto proprio perché erano comunque portatori delle idee giuste.

              in questo erano in una posizione diversa da quella di Hitler che si appoggiava soltanto alle sue idee e aveva bisogno della ferocia esecutiva per superare le proprie insicurezze e crisi di panico.

              mica per caso Hitler si è suicidato, per Stalin e Mai la cosa è assolutamente impensabile, anche se avessero perso.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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