analfabeti: la mia rassegna stampa del 5 settembre 2015 – 422.

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per la seconda volta consecutiva mi distacco dal chiacchericcio confuso dei quotidiani online di oggi, per concentrarmi su un unico argomento, e devo rendere riconoscimento al blog di Beppe Grillo che e` l’unico a riportare questa incredibile e deprimente notizia, che merita da sola un post intero.

una notizia che, per qualcuno puo` essere come il lampo che squarcia la notte e illumina le cose; ma non del tutto per me che qualcosa del genere me lo aspettavo e del resto coincide con i risultati di altri studi, come quelli di De Mauro sulla abitudine alla lettura in Italia, di cui ho pure recentemente parlato.

si tratta di uno studio dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulla diffusione dell’analfabetismo funzionale nel mondo.

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lasciatemi parafrasare il blog di Grillo.

Col termine “analfabetismo funzionale” si designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.

Un analfabeta funzionale è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

continua il blog:

Un analfabeta funzionale non capisce i termini di una polizza assicurativa, non comprende il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico.

E’ in grado di leggere e scrivere, ma non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo.

Non è capace di leggere e comprendere la società complessa in cui vive.

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bene, i risultati dell’inchiesta sono resi evidenti da questa tabella (e con questo gli analfabeti funzionali, gia` ben lontani da questo blog, sono definitivamente messi alla porta…, visto che faranno fatica a capirla per il semplice fatto che e` una tabella):

classificanalfabeti.jpg

insomma nella categoria degli analfabeti funzionali la medaglia d’oro, tristemente, è assegnata agli italiani, e con che distacco dagli altri paesi oggetto dell’indagine! (escluso il Messico)

Italia al primo posto: il 47% degli abitanti si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora) seguendo soltanto una capacità di analisi elementare.

Una capacità di analisi, quindi, che davanti ad un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale, lo spread) è capace di trarre solo una comprensione basilare.

eh no, questo e` un eufemismo, che devo definire grillesco per il motivo che diro` alla fine.

occorre dire invece che l’analfabetismo funzionale NON consente alcuna comprensione della realta`!

Un analfabeta funzionale traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette.

La crisi economica? Soltanto la diminuzione del suo potere d’acquisto.

La guerra in Ucraina? E’ un problema solo se aumenta il prezzo del gas.

Il taglio delle tasse? E’ giusto anche se corrisponde ad un taglio dei servizi pubblici.

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mica basta.

c’è una correlazione tra crimine ed analfabetismo funzionale, ben nota ai criminologi ed ai sociologi di tutto il mondo.

non a caso in questa bella classifica subito dopo di noi e a poca distanza viene il Messico!

Nei primi anni 2000 è stato stimato che il 60% degli adulti nelle carceri federali e statali degli Stati Uniti erano funzionalmente o marginalmente analfabeti, e l’85% dei delinquenti minorenni aveva problemi riguardanti la lettura, la scrittura e la matematica di base.

e dalla classifica di li` sopra e` evidente che la diffusione della mentalita` malavitosa e` semplicemente un altro aspetto dell’analfabestismo funzionale.

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l’ultima correlazione riguarda la situazione economica.

Inutile sottolineare che l’analfabetismo funzionale ha un impatto negativo sull’economia.

Uno studio intitolato “Literacy at Work” (“Alfabetismo sul lavoro”), pubblicato dal “Northeast Institute” nel 2001, ha rilevato che le perdite economiche attribuite a carenze nelle abilità di base ammontano a miliardi di dollari all’anno a causa della bassa produttività, degli errori e degli incidenti riconducibili all’analfabetismo funzionale.

del resto, basta girare per uffici, in Italia, per averne subito la prova.

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si puo` uscire dall’analfabetismo funzionale diffuso?

ovviamente l’unica istituzione che potrebbe aiutare a farlo dovrebbe essere la scuola.

Un fattore che contribuisce al livello di alfabetizzazione civica di una società è la capacità delle scuole di far sì che gli studenti raggiungano l’alfabetismo funzionale richiesto per comprendere i testi e i documenti di base associati ad una cittadinanza competente.

pero` attenti ai luoghi comuni: perche` una scuola in mano a docenti che siano ampiamente analfabeti funzionali anche loro diffonde l’analfabetismo funzionale, anziche`combatterlo, e tende ad espellere i capaci che sono al di fuori di questo modello culturale.

insomma, questa lotta, che dovrebbe essere assolutamente centrale, certamente in Italia non e` al centro di nessuna riflessione.

del resto e` molto lenta e faticosa, ha purtroppo anche a che fare con i QI medi della popolazione, piu` bassi della media comune mondiale in alcune regioni d’Italia, e che hanno anche un fondamento biologico, per dire, oltre a quello economico sociale, e dunque sono affrontabili soltanto con grandi difficolta`.

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la cosiddetta buona scuola di Renzi ha dovuto stabilizzare doverosamente, per ordine dei Tribunali europei, decine di migliaia di precari, dal livello TENDENZIALMENTE piu` basso dei docenti gia` impegnati con contratti a tempo indeterminato, e dunque certamente peggiorera` ulteriormente la situazione per i prossimi decenni.

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paradosso dei paradossi: e` abbastanza incredibile che a sollevare il problema, in un trafiletto, sia proprio Grillo: nel suo stesso movimento gli analfabeti funzionali abbondano.

ma siccome ce ne sono molti altri anche nel resto dei movimenti politici italiani, diamogli almeno l’onore di averne parlato.

non possiamo aspettarci pero` che da ora in poi su quel blog si leggano sempre analisi per ALFABETIZZATI funzionali: non lo capirebbe piu` nessuno o quasi!

non vi rimane che questo, che non è a caccia di lettori né di pubblico, e sopravvive anche senza, cari lettori alfabetizzati funzionali, anche se è difficile da digerire pure lui…🙂

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postilla pomeridiana.

un ulteriore fattore da considerare è come la Chiesa cattolica (a differenza di quella protestante, ad esempio) agisca attivamente in Italia contro l’intelligenza critica e per mantenere il paese nel conformismo.

non credo sia un caso se i due paesi di gran lunga in testa in questa indagine per percentuale di analfabeti funzionai (Italia e Messico) sono anche due paesi fortemente cattolici, oltre che fortemente criminosi.

13 risposte a “analfabeti: la mia rassegna stampa del 5 settembre 2015 – 422.

  1. Ciao Rettiliano Verace e Bortocal
    secondo voi su tutto questo come incide il fatto (almeno a mia opinione) che nella scuola italiana la cultura scientifica sia costantemente messa in secondo piano rispetto a quella umanistica (nella sua impostazione peggiore: nozionistica, autoreferenziale e quindi sostanzialmente provinciale)?
    Basterebbe provare a instillare un po’ più di capacità di analisi critica con qualche ora di Matematica/Fisica/Scienze in più, e qualche ora di Religione in meno?
    E ci tengo a precisare che non sarebbe tanto importante insegnare qualche formula in più, ma provare a inculcare un qualche seme di “ragionamento analitico”.
    (Chiaro, i miracoli non si fanno, ci vorranno diverse generazioni per sperare di vedere qualche miglioramento)
    Grazie

      • ah ah, ho appena scritto la stessa cosa, soltanto, come dire, in un modo meno aggressivo e piu` educato

        (e se la predica viene da questo pulpito, puoi immaginarti!

        non avrei mai pensato di trovare qualcuno piu` tagliente di me, eh eh)

      • In un anno scolastico ci saranno, vado a occhio, 35 settimane di lezione.
        Dammi 35 ore, e vedi cosa ti insegno a una classe di sciamannati (e io non sono per nulla portato all’insegnamento).

        L’insegnante è una capra?
        Intanto stanno 35 ore in più con il libro di matematica, o scienze, aperto davanti a gli occhi.
        Si sia mai che ci cadesse lo sguardo …🙂

        • Guarda, con gli insegnanti che ho visto in giro potresti avere anche 200 ore alla settimana in più e non cambierebbe niente. Intendiamoci, eliminare l’ora di religione così come i preti, gli insegnanti di religione e tutti gli altri parassiti sarebbe cosa buona e giusta, ma non cambierebbe il fatto che la scuola sforna analfabeti.

        • la durata minima dell’anno scolastico che le scuole devono garantire in Italia e` di 200 giorni di lezione (cioe` un po` piu` di 33 settimane di lezione di sei giorni la settimana) e sono 15 giorni di piu` della media europea.

          in Lombardia sono ancora di piu`.

          mentre in genere le ore di lezione sono meno di 35, salvo particolari indirizzi di studio.

          e tuttavia in alcuni paesi la settimana scolastica e` organizzata su 5 giorni la settimana, per cui questi pafragoni hanno poco senso.

          la durata delle lezioni ha poco a che fare con la loro qualita`.

          si aggiunga che noi abbiamo una certa tendenza allo spreco del tempo, dato che di norma le ore di lezione da noi sono di 60 minuti (in altri paesi anche 45), mentre i tempi di attenzione fisiologici di un ragazzo sono calcolati attorno ai 20-25 minuti e recentemente appaiono anche molto calati.

          direi che anche l’apprendimento ha le sue regole: un tempo scuola troppo lungo puo` facilmente diventare controproduttivo se non e` oganizzato in maniera adeguata.

          sarebbe sensato dare un tempo un poco inferiore per classi un po` meno numerose, per migliorare concretamente l’apprendimento, almeno in base all’esperienza.

    • la debolezza della cultura scientifica nella scuola italiana e` certamente un fattore, ma credo che il discorso vada approfondito.

      prima di tutto con una nota a margine: non ci sono “ore” di religione nella scuola italiana, ma un’ora settimanale sola, dalla quale si puo` essere facilmente esentati (spesso piu` della meta` degli studenti, nelle scuole superiori, non la segue neppure; e semmai sarebbe curioso chiedersi come mai e` vietato accorpare le classi in questo caso, anche se a volte funzionano con un paio di studenti soltanto per la Religione Cattolica; ma fra i tanti risparmi scolastici questo non e` mai passato).

      il problema della formazione scientifica in Italia, dicevo, e` piu` complesso e dipende da una pesante ipoteca cattolica passata attraverso Croce e Gentile anche nella cultura laica e dunque nella scuola.

      la scienza in Italia, da Galilei in poi, e` vista come una sfera della vita pratica, ma non le viene riconosciuta dignita` intellettuale, in altre parole non puo` aspirare a diventare visione del mondo alternativa a quella bigotta del conformismo cattolico.

      il compromesso venne siglato nel Seicento: a Galilei ha salvato la vita, ma l’ha peggiorata a noi.

      da laureato in lettere classiche e da filologo professionalmente mancato (per scelta giovanile) dico che anche la cultura umanistica, attraverso la filologia, puo` diventare portatrice di una visione critica del mondo e di un pensiero dunque un poco piu` sofisticato di quello dell’analfabeta funzionale.

      ma non a caso, anche la filologia e` in Italia una scienza quasi completamente sconosciuta, in particolare quando affronta lo studio dei testi che sono a fondamento della fede cattolica.

      e si` che la filologia nacque proprio da noi nel Quattrocento con la dimostrazione della falsita` della presunta Donazione di Costantino fatta da Lorenzo Valla.

      ma la tradizione del pensiero critico fu spenta con la Controrifoma, con carceri e roghi dell’Inquisizione, perfino con i processi alle streghe.

      e infatti l’Italia e` oggi un paese anche sostanzialmente analfabeta anche nel campo degli studi biblici e sulle origini del cristianesimo, e si possono leggere ovunque, persino da parte di persone colte come Scalfari, delle bestialita` indegne quando parla di questi argomenti.

      no, secondo me il peso della tradizione cattolica al conformismo mentale di gruppo e` troppo profondo perche` qualche ora in piu` di matematica da sola basti a sconfiggerlo, e forse non ci si riuscira` neppure mai.

      con questo non voglio affatto dire che non ci vorrebbero: farebbero di sicuro bene, ma un buon ingegnere non e` per definizone anche un buon cittadino consapevole se non ha ricevuto una formazione specifica in questo senso.

      • Rispondo a entrambi.
        Non avremo mai una scuola perfetta, con insegnanti perfetti (e non sono neanche sicuro che sarebbe un bene).
        Non possiamo pretendere di andare a scuola e trovare Ulisse Dini come prof. di Matematica, Pirandello di Lettere e la Montalcini di Biologia.
        E’ chiaro che spesso gli insegnanti sono persone che fanno quel mestiere perchè non hanno trovato di meglio.
        Noi viviamo in un mondo in cui è necessario gestire la “scarsity” di risorse.
        (Almeno per ora)

        L’importante è trovare delle strategie che possano arrivare a migliorare, se non ottimizzare, la situazione che ragionevolmente abbiamo a disposizione.

        Altrimenti rimane un discorso sterile: noi siamo intelligenti, e tutti gli altri sono stronzi.
        (Che probabilmente è vero … ma è un modo di pensare che rimane fine a se stesso …)

        • mi pare che siamo d’accordo.

          in quarta ginnasio ebbi come docente un matematico che l’anno dopo passo` ad insegnare all’Universita` di Bologna: era un disastro totale come insegnante ginnasiale.

          il buon insegnante di scuola raramente e` un luminare, anche perche` raramente un luminare e` un buon insegnante.

          all’Insegnante sono richieste qualita` diverse dalla conoscenza accademica approfondita…

          un problema specifico italiano e` che tuttavia si fa un gran conto delle liberta` di insegnamento, stabilita anche come principio costituzionale.

          in un paese tendenzialmente anarchico come il nostro, non e` mai stato chiarito bene come questo si concilia col diritto dello stato di fissare programmi ed obiettivi di competenza minima da raggiungere per gli allievi, per cui pare che questo significa che il docente fa un po` quel che gli pare e non risponde dei risultati.

          anche recentemente abbiamo visto fossilizzarsi tutto il dibattito sulle modeste riforme scolastiche renziane su questo punto, peraltro gestito dal governo malissimo.

    • se vuoi il mio parere, il tuo post mi piace molto e lo condivido vorrei dire parola per parola, ma sai che non posso, dato che hai l’abitudine di bestemmiare e io no, per quanto ateo, anzi mi dà fastidio e credo tolga efficacia al discorso.

      è lo stessi motivo che mi impedisce di ribloggarlo, anche se sarebbe parso quasi un doppione, adesso; oppure una scopiazzatura mia.

      è stata proprio l’esperienza di preside di un ufficio scuola italiano all’estero con un centinaio di docenti che non venivano dai licei ai quai ero abituato, anzi erano di scuola elementare e media, che mi ha messo davanti a una realtà sociale e culturale molto dura.

      ho impiegato qualche anno a capire che proprio non mi capivano, i docenti, quando parlavo, che ero troppo difficile per loro; e fai conto che fossi un poco più didattico che quando scrivo qui.

      non parlo del pubblico dei genitori; è lì che ha cominciato a cambiare la mia visione del mondo e ho smesso di sognare.

      onestamente, non vedo prospettive di cambiamento per l’Italia, nonostante i residui punti positivi ancora vivi della sua cultura in declino.

      prendiamo atto che questo 47% di analfabeti funzionali di qualche anno fa (oggi mi aspetterei che il numero sia ancora cresciuto) è un patrimonio elettorale prezioso per il ceto politico che ci ritroviamo e se lo coccolano in tutte e maniere.

      la cosa più tragica, che hai illustrato benissimo nel tuo post, è che questo branco di imbecilli si sente anche molto furbo e ha perso l’unico bene prezioso che aveva tempo fa: la consapevolezza della sua insanabile ignoranza.

      • E’ una cosa che avevo notato anche io. La grande maggioranza dei professori con cui avevo a che fare mi sembravano delle persone degne solo di andare a lavare cessi, ma pensavo fosse dovuto alla terronaggine della mia scuola. Ci ho messo qualche anno prima di capire che gli insegnanti erano essenzialmente il fondo del barile, la gente troppo stupida e ignorante per trovare lavoro nel privato. Questi dovrebbero formare i diplomati di domani?

        Tempo dopo, ho avuto a che fare con le studentesse dello psicopedagogico, ed erano ragazze che sarebbero dovute andare a fare le sciampiste. Se avessi un figlio, non lo affiderei mai a loro. L’unico modo per rimettere a posto la situazione sarebbe riformare l’ex magistrale, sfornare un’annata di docenti non terrone, pensionare le bestie che insegnano a scuola per ora e aspettare una ventina d’anni per fare crescere una nuova generazione di italiani alfabetizzati. Non vedo molte possibilità che ciò accada.

        • posso darti la mia testimonianza diretta, avendo fatto il presidente di commissioni selezionatrici di concorso per gli insegnanti tre volte nella mia passata vita professionale.

          il livello culturale della stragrande maggioranza dei partecipanti era pauroso, aldilà di ogni immaginazione umana.

          ero stato tentato di raccogliere in un libro le perle, ma poi evitai di farlo, per ovvi motivi: però solo l’ultimo giorno raccolsi in un foglio di 4 facciate le bestialità più clamorose: riempii quattro facciate con una decina di temi e devo avere quel foglio di protocollo ancora da qualche parte.

          (c’è però un sito studentesco che raccoglie le fesserie scritte dai docenti; anche io anni fa feci un post terribilmente comico raccogliendo le note date dai docenti agli studenti di una mia mia classe in un anno scolastico).

          cito spesso come esempio di demenza dee prove scritte dei concorsi dei docenti una “traduzione” da Virgilio, apes vescuntur rubente croco (le api si nutrono del fiore rosseggiante del croco): le api brucano la Croce Rossa.

          un terzo circa copiava spudoratamente (la stessa cosa vidi al concorso a preside, superato nel 1985, terzo in Italia per punteggio della prova scritta – anonima): eppure basterebbe una norma di una riga: chiunque copia a prove di concorso pubbliche è escluso a vita da ogni altro concorso e impiego pubblico.

          perché uno che ci entra così, ti meravigli se dopo piglia le mazzette? a parte ogni discorso sulle competenze.

          allora, torno ai concorsi per docenti e concludo: alla fine per disperazione e per non bocciare troppo per non finire sui giornali (ma una volta finii in prima pagina del Corriere della Sera lo stesso, titolo: La commissione che ha bocciato troppo), mettemmo in fondo alla graduatoria persone assolutamente inadatte confidando che rimanessero fuori per il numero dei posti messi a concorso.

          invece il numero, a concorso finito, crebbe, così entrarono tutti e rimasero ancora decine di posti scoperti.

          la cultura è un giacimento di metalli preziosi moto rari e se l’oro non lo trovi nella miniera non te lo puoi inventare.

          questo per dire che in base all’esperienza di allora, insegnanti validi a sufficienza, perfino soltanto sul piano delle preparazione tecnica (per dire, docenti di italiano che non facciano errori abituali di ortografia) non ce ne sono abbastanza per migliorare niente.

          credo che la situazione sia ulteriormente peggiorata negli ultimi anni e del resto la buona scuola di Renzi ha reso di ruolo anche quei docenti che allora avevamo bocciato e che erano rimasti precari.

          l’unica soluzione parziale può venire quindi da una didattica digitale ampiamente centralizzata (ma anche questo ha i suoi limiti).

          aggiungo una caratteristica culturale italiana che balza subito agli occhi se ci si trasferisce all’estero ed è il sospetto e l’ostilità che circondano l’intelligenza, vista non come una benedizione dal cielo per la società, ma come un pericolo per gli interessi degli altri individui.

          si aggiunga che agli italiani sembra ignoto che è raro che l’intelligenza non si accompagni a qualche tratto di originalità, non sempre piacevole, del carattere, se non per emarginare preventivamente tutti i poco conformisti, senza stare troppo a guardare se sono intelligenti oppure no: come mossa preventiva funziona.

          il modello culturale implicito dell’Italia è quello del gregge (parola non a caso amatissima nel mondo cattolico) che si difende con la forza del numero.

          se vi fosse qualche pecora estrosa è pericolosa perché potrebbe attirare l’attenzione.

          non è difficile riconoscere in questo l’eredità di un paio di secoli di inquisizione cattolica, che lavorava esattamente per tenere vivo il modello, che rimane radicato profondamente anche senza essere riconosciuto.

          l’unica regione che lievemente si distacca, perché provò a contrastarlo ameno per breve tempo all’inizio del Seicento, è il Veneto, ma neppure lì si ebbe i coraggio alla fine di rompere col cattolicesimo e di passare alla Riforma, che ha lasciato un’eredità culturale ben diversa.

          anche io credo che non ci sia molto da fare.

          e certamente fino a che studieremo nelle scuole la storia come mera successione di fatti e di date e non come raccolta coordinata di riflessioni sulle radici del presente non si farà il minimo passo avanti.

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