se migranti sono anche i pesci: la mia #rassegnastampa dell’8 settembre 2015 – 427.

oggi mi occupero` soltanto di due notizie date contro voglia dalla stampa italiana, anzi proprio dalLa Stampa.

. . .

Scuole, stipendi, reti e mobilità sociale. Così Davos processa i ritardi dell’Italia

si tratta del primo studio sull’inclusione sociale pubblicato oggi dal World Economic Forum (Wef), l’istituzione che organizza il Forum annuale di Davos, in Svizzera, e raccoglie i potenti della Terra per guidarli nella loro azione.

e` analizzata la situazione dei 30 paesi economicamente piu` avanzati del mondo in sette aree cruciali, dall’educazione al lavoro, dall’imprenditoria alle infrastrutture.

i dati che riguardano l’Italia sono questi:

L’Italia è ultima o penultima per produttività dei dipendenti, iniziativa imprenditoriale, inclusione nel sistema finanziario, etica della classe politica ed economica, e infrastrutture di base e reti digitali (…). Riesce a piazzarsi nelle prime dieci posizioni solo per due parametri su ventidue.

l’italiano (ma questo e` gia` noto dai rapporti PISA) riceve un’educazione, misurata nei suoi primi 10 anni, di qualità e quantità inferiore rispetto agli altri paesi europei.

Poi, se trova un lavoro, nel Paese dove la mobilità sociale è la peggiore delle trenta economie avanzate del mondo, non sarà pagato in base alla sua produttività e rischierà di perdere il posto.

ora la cosa sar` ancora piu` facile, dopo il Jobs Act di Renzi.

Se invece apre un’impresa sarà in uno dei Paesi peggiori per la disponibilità e convenienza dei servizi finanziari e nel peggiore per la presenza (assenza?) delle infrastrutture basilari e digitali.

. . .

ma la cosa piu` interessante, ma non messa troppo in rilievo nell’articolo, e` che questo studio prodotto proprio dalla elite del mondo economico individua (come questo blog, a volere essere ridicoli a dirlo) il cuore del problema sociale del mondo di oggi nella crescente diseguaglianza; per essere un po’ meno ridicolo diro` che da` ragione a Piketty.

Tutti i Paesi stanno fallendo l’occasione di ridurre l’ineguaglianza nei redditi senza peraltro toccare la crescita economica.

Un discusso editoriale del Financial Times dello scorso mese affermava, secco: «L’ineguaglianza è ingiusta, ma non è cattiva per la crescita».

e invece è possibile essere a favore dell’inclusione sociale e garantire al tempo stesso l’attenzione alla crescita economica.

L’organizzazione del forum di Davos che riunisce i grandi nomi dell’economia e della finanza ammette perfino che una crescita della tassazione sui redditi più alti – invocata per esempio dal Capitale di Thomas Piketty – potrebbe aiutare.

Ma, sembra aggiungere il report, ci sono tante altre decisioni da prendere prima.

naturalmente!

e comunque sono proprio gli economisti al servizio degli iper-plutocrati a dirglielo!

ovviamente, in nome della crescita; siamo ancora ben lontani in queste sedi da cominciare a riflettere su un’economia della stabilita`…

ma se poi una maggiore giustizia distributiva si accompagnasse anche ad una economia stabilizzata, si prenderebbero i classici due piccioni con una fava.

. . .

dobbiamo abituarci a sentire la parola sviluppo come sinonimo di malattia.

il gigantismo di una crescita fisica che si prolunga oltre l’adolescenza e puo` condurre alla morte.

e` proprio lo stesso quotidiano a dimostrarlo in un articolo, poco dopo.

ma viviamo in un mondo dove un semplice collegamento logico fra campi di ricerca differenti non e` facile ne` comune.

. . .

ecco qualche stralcio; si occupa di una ricerca pubblicata da Nature Climate Change.

I pesci fuggono dall’Equatore

La ricerca: molte specie stanno cercando acque più ospitali. È uno sconvolgimento degli habitat che non accedeva da milioni di anni

I gas serra provocano un aumento globale delle temperature: non solo dell’atmosfera ma anche dei mari.

Gli oceani diventano sempre più caldi, l’ossigeno nelle acque diminuisce (e continuerà a scendere), costringendo molte specie ad emigrare a Nord e Sud, verso i Poli e lontano dall’Equatore: già lo fanno a una velocità di 7-8 km l’anno, cioè a una velocità 10 volte superiore a quella degli animali terrestri.

Un team internazionale di scienziati ha analizzato 13 mila specie di pesci, invertebrati e altri organismi marini, certificando gli ennesimi danni che l’effetto serra, causato dall’immissione nell’atmosfera di CO2 da parte degli umani, sta producendo sull’ambiente: pesci e coralli, ad esempio, stanno abbandonando l’Equatore; altri scienziati, invece, si sono concentrati su specie come il merluzzo dell’Atlantico e il granchio di scoglio.

Lo stress dei coralli. Il riscaldamento delle acque sta mettendo in crisi le barriere di tutto il mondo: ci saranno ancora i coralli nel 2100?

I ricercatori hanno registrato le temperature più calde e quelle più fredde dell’ambiente nel quale le specie sono state osservate e, se il futuro sarà come il passato, dicono, ogni specie cercherà di muoversi per raggiungere e mantenere la loro «nicchia termica».

Il paradosso è che la fascia ecologica equatoriale allontana le specie animali e vegetali: in acque più calde il metabolismo dei pesci cambia e aumenta di pari grado.

Gli animali hanno bisogno di più cibo e di più ossigeno e quindi emigrano: lasciano le acque troppo calde, che li sottopongono a uno stress eccessivo, e raggiungono habitat più temperati, che accelerano tutti i loro parametri vitali.

Il viaggio sarà più facile per alcuni animali e meno per altri, dice lo studio: alcuni riusciranno a nuotare nell’oceano aperto per fuggire alle acque troppo calde, altre incontreranno sul loro percorso acque troppo profonde o terre emerse, che bloccheranno loro la strada.

(Il caso delle aragoste. Mentre nel Nord del Maine si sono moltiplicate, a Sud, lungo il New England,la loro presenza è crollata. Il motivo? Il boom delle temperature che ha cambiato la loro nicchia ecologica)

Un esempio significativo di questi cambiamenti già in atto? Nel Nord del Maine le aragoste si sono moltiplicate fino all’inverosimile. I dati della Commissione marina per la pesca negli Stati sull’Atlantico sono incontrovertibili: hanno raggiunto un livello record.

A Sud, lungo la costa, le cose cambiano: nel New England la presenza di aragoste è crollata, gettando in rovina molti pescatori.

Nel 2100: i Tropici perderanno una parte sostanziale di specie e nessun’altra andrà a sostituirla. Le specie che emigrano verso i Poli, in compenso, daranno vita ad ecosistemi misti quali non si sono mai avuti negli ultimi milioni di anni.

. . .

insomma fenomeni migratori di fuga dai tropici sono in atto anche tra i pesci!

Naturalmente gli scienziati devono ancora scoprire molti aspetti di questi cambiamenti, poiché, ad esempio, un’altra ricerca rivela come le creature che vivono in ambienti meno circoscritti possano sopravvivere meglio di altre.

Ma, insomma, i dati sul campo e le simulazioni al computer sono chiare e il quadro è fosco.

Riguarda ovviamente anche gli umani, così legati alle risorse degli ecosistemi: il riscaldamento globale, che procede a un ritmo elevato, cambia la vita negli oceani e quella degli uomini come mai è accaduto in milioni di anni.

La siccità in California e in alcuni Stati centroamericani come Porto Rico sta mettendo a dura prova le riserve idriche e non è un caso che le guerre in Medio Oriente siano particolarmente cruente intorno ad aree intorno alle grandi dighe.

L’Isis e le superpotenze internazionali lo sanno bene e le migrazioni di massa dovrebbero far riflettere anche su scala globale.

Advertisements

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...