ne uccide più la sepsi che l’infarto – 439

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e così ieri, 13 settembre, era la giornata mondiale della sepsi, o magari contro la sepsi; meglio ancora la giornata della Surviving Sepsis Campaign, Campagna di Sopravvivenza alla Sepsi.

da miracolato, sette anni fa, che scampò per un soffio al morbo micidiale, avrei potuto essere più attento e grato.

già, perché, apprendo con un brivido simile a quelli di sette anni fa, la mortalità per sepsi è più alta di quella per infarto, in percentuale, ed è del 20-40%.

simile, invece, a quella della malattia tropicale che mi ero beccato, inspiegabilmente, in Germania l’anno prima, e che era del 25%, con rischio di amputazione di un arto del 50% (e invece eccomi qui ancora intero, fisicamente almeno).

di sepsi globalmente 27 milioni di persone all’anno si ammalano, di queste circa 8 milioni muoiono (60 mila circa in Italia) e molti di coloro che sopravvivono possono soffrire di effetti collaterali a lungo termine”.

in effetti, io sopravvissi, ma per alcuni mesi sembravo piuttosto uno zombie: ce ne misi del tempo a riprendermi!

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60.000 morti all’anno in Italia di sepsi sono una cifra enorme.

aggiungo che nel 2008 la mia non è stata sepsi semplice, ma setticemia fulminante, una forma di sepsi che si diffonde velocemente attraverso il sangue e disgrega rapidamente tutti gli organi vitali.

ciò che rende così pericolosa questa malattia è la difficoltà di riconoscerla: sembra all’inizio una banale, anche se violenta, influenza.

la mia personale fortuna, che mi costrinse al ricovero in ospedale, furono i ripetuti svenimenti, l’ultimo sul posto di lavoro, dove mi ero recato nonostante la febbre alta.

e poi che quell’ospedale fosse tedesco.

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Il precoce riconoscimento e il trattamento immediato sono i capisaldi del successo.

Ogni ora di ritardo nella somministrazione della corretta terapia antibiotica dopo le prime 12 ore dall’insorgenza dei sintomi fa aumentare il rischio di morte del 7%.

e nel mio caso la situazione era complicata da fatto che non avevo nel sangue microbi particolarmente strani, ma soltanto una quantità abnorme di batteri comunemente diffusi.

Nei casi più gravi, è necessario il ricovero in ospedale, talvolta in terapia intensiva per un trattamento rianimatorio delle funzioni vitali che vengono messe in crisi dalla sepsi.

quello che successe a me.

L’esperienza ha dimostrato che l’applicazione adeguata nel tempo e nei modi dei trattamenti riduce significativamente la probabilità di morte per sepsi. 

quello che, appunto, successe a me.

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discorso a parte è poi quello della progressiva perdita di efficacia degli antibiotici, per l’abuso dei medesimi, che potrebbe far crescere drammaticamente nei prossimi anni il numero dei morti di sepsi o setticemia.

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374. SONO SOPRAVVISSUTO A UNA SETTICEMIA FULMINANTE (IN GERMANIA).

363. SI DICE SETTICEMIA FULMINANTE, MA SI LEGGE MALASANITÀ.

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http://www.world-sepsis-day.org

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