Blablacar: trafficante di clandestini? Storia di Ali`, che era anche Ahmed – 448.

Sintesi del post:

  1. Osservazioni ed esperienze sull’uso di Blablacar e sui problemi che stanno mettendo in difficoltà` questa bella esperienza

  2. Come ho conosciuto` Ali“, il pakistano

  3. Come vengono controllati i migranti alle frontiere

  4. Biografia emblematica di Ali `, che era anche Ahmed, suo fratello

  5. La polizia in Pakistan e la lotta ai talebani

  6. La morale di questa storia

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  1. Osservazioni ed esperienze sull’uso di Blablacar e sui problemi che stanno mettendo in difficoltà` questa bella esperienza

Pensate in uno dei vostri prossimi viaggi di utilizzare Blablacar, il programma per la condivisione dei lunghi percorsi? allora forse queste mie note vi potranno risultare utili, come gli altri post che ho gia` scritto sull’argomento.,

Il mio nuovo viaggio in Germania, cogestito con Blabacar, si conferma, come gia` gli ultimi, un insuccesso, causa di tensioni e incazzature, che forse mi indurranno a lasciar perdere l’esperienza in futuro.

Questa volta, complice anche un blocco del mio cellulare nelle ore piu` critiche di prima della partenza, ho fatto il viaggio quasi a vuoto, tranne l’Ali` del titolo.

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Non parlo soltanto della maleducazione trionfante, e non piu` come tratto tipicamente italiano, ma universale, di qualunque straniero viva in Italia: oramai e` diventata una costante quella delle persone che ti scrivono per chiederti un passaggio e poi non ti rispondono neppure quando le informi non dico di essere gia` (molto ipoteticamente) al completo, ma neppure se dici che il posto ce l’hai.

E non parlo neppure di coloro che, dopo avere confermato fino al giorno prima, al momento non si presentano senza arrivare (e la percentuale si sta pericolosamente avvicinando al 100%).

C’e` un altro problema, in questo momento di crisi migratoria, anche se forse riguarda soltanto le rotte fra Italia e Germania, ed e` che, se fate questo percorso, avete una buona probabilita` di trasformarvi, anche a vostra insaputa e sottocosto, in un trafficante di clandestini, dato che il 90% di coloro che chiedono di condividere viaggio e spesa sono migranti e, se non fate molta attenzione, probabilmente anche migranti senza i documenti in regola.

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Ecco quello che e` capitato a me questa volta:

  1. Richiesta di posti di Dinding, per se`, come messaggio su Blablacar, e forse per un suo amico, come capisco faticosissimamente da una successiva telefonata in un inglese di cadenza vagamente nigeriana…

Rispondo di si, che il posto ce l’ho e sulla messaggeria Blablacar che passo a prenderlo al capolinea del metro` di Sesto; mi risponde li` che non sa dov’e`; gli mando la piantina per mail, ma ancora insiste: devo andarlo a prendere alla Stazione centrale, dove EVENTUALMENTE posso trovarlo. Rispondo di no; allora dice che mi da` 10 euro in piu` se vado a prenderlo.

ma mi sorge un dubbio e whatsappo chiedendo se hanno i documenti in regola; mi risponde di no, chiamandomi al telefono, e mi chiede anche in tono piuttosto aggressivo come mai non gliel’ho detto ieri che servivano i documenti per entrare in Svizzera o in Germania.

Come se fosse una scelta mia!

  1. Richiesta di una ragazza tedesca di dare un passaggio da Milano a un suo amico arabo; rispondo di si`, lei mi ringrazia, mi dice che lui mi chiamera` e poi non risponde piu` a nessuna comunicazione.

  1. Richiesta di passaggio di Muhammed da Milano; di nuovo confermo di avere il posto, ma, fattomi un poco piu` scafato, gli chiedo subito se ha il passaporto o i documenti in regola; mi risponde: No, sir, help me!

  1. Realizzo solo adesso che le persone del punto b) e c) erano la stessa e che la ragazza tedesca non mi ha piu` risposto per questo.

Sono questi i problemi che hanno indotto la piattaforma a proporre un nuovo modo di pagamento (che ora avviene direttamente al guidatore durante il viaggio): con carta di credito a Paypal alla piattaforma, che tratterrebbe per se` una piccola quota, PRIMA dell’inizio del viaggio: ma non puo` funzionare, e infatti mi pare sia stata gia` ritirata.

Per ora Blablacar, per la quale lavorano 300 persone e ha 20 milioni di iscritti nel mondo, vive di sponsor e ha appena ricevuto un finanziamento molto cospicuo: ma quanto potra` durare cosi`?

Forse servirebbe un sostegno pubblico?

Ma come la pensano le societa` di autotrasporto e le ferrovie?

  1. Comunque per il mio viaggio rimane solo Ali`, e qui comincia, al punto 2, la sua storia, che rende di per se stessa grottesche e ridicole tutte queste mie smancerie per delle vere sciocchezze.

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.2. Come ho conosciuto` Ali“, il pakistano

Ali` ed io ci conosciamo gia`: abbiamo fatto un primo viaggio assieme da Milano a Stuttgart a luglio e poi lui era interessato anche al mio monolocale tedesco in affitto, anche se poi non se ne e` fatto nulla.

Per una coincidenza abbastanza incredibile, ecco che mi contatta di nuovo, mercoledi`, dalla Germania: domani vengo in Italia mi dice e poi venerdi` ritorno a Stuttgart con te.

All’inizio non ci credo: che razza di mordi e fuggi e` farsi 600 km il giovedi` e altri 600 il venerdi` per tornare?

Non preoccuparti, mi dice: stai sicuro; io venerdi` mattina sono a Varese per un appuntamento e poi ti raggiungo alla dogana, basta che mi aspetti.

Ok, ma oggi, visto che non ho nessun altro al seguito, lo chiamo al cellulare e gli dico: vengo io a Varese a prenderti; piuttosto che aspettare che arrivi lui con i mezzi pubblici, mettendoci chissa` quanto.

ed eccomi a Varese, allora, dopo qualche peripezia per trovarla, all’ufficio stranieri della Questura, dove Ali`, accompagnato da un suo amico grasso di mezza eta`, sta finendo con successo la pratica per un permesso di soggiorno a tempo indeterminato in Italia, che gli e` finalmente stato concesso, e dovra` tornare a ritirare fra tre o quattro settimane.

Anche se per il momento lui vive e lavora in Germania, pero`.

L’Italia e` meglio della Germania, io vorrei vivere qui, dice Ali`: solo che non c’e` lavoro.

E si` che Ali` e` pieno di buona volonta`! quando gli racconto della mafia italiana di Stuttgart mi chiede subito se non gli faccio conoscere qualcuno: lui sarebbe molto contento di lavorare per la mafia…

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Ali` se lo immaginava, per quel che mi conosce, che sarei andato a prenderlo, e del resto, in questo modo, mi sono anche guadagnato un invito a mangiarmi un kebab col suo amico grasso, disoccupato, ma proprietario di diversi appartamenti in provincia di Varese; e mi porta da un kebbabaro pure pakistano di Varese, molto simpatico e cordiale, che ha un baracchino vicino alla stazione.

Che sono buono me lo aveva gia` detto nel viaggio precedente, aggiungendo che lui ha imparato a conoscere le persone, e non sono razzista come la ragazza meridionale che avevamo avuto come compagna di viaggio e che aveva avuto la mosca sotto il naso per tutto il viaggio – che lui si era fatto nel sedile di dietro con una tedesca in calzoncini corti che aveva dormito con la testa appoggiata sul suo petto, giusto per dire le differenze, fa lui, fra Italia e Germania.

Ma poi, mi racconta, che anche la meridionale, a viaggio finito, si era fatta dare il suo numero di cellulare, per vedersi a Milano, e gli aveva anche mandato un SMS, ma lui non aveva risposto.

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.3. Come vengono controllati i migranti alle frontiere

Anche Ali` mi conferma che Blablacar sta diventando, controvoglia e forse a sua insaputa, una specie di agenzia artigianale per il trasporto di clandestini attraverso l’Europa, e mi racconta che cosa gli e` successo ieri, nel viaggio dalla Germania verso l’Italia.

Guidava un ragazzo tedesco di 21 anni, che aveva dato il passaggio, e c’era con loro un ragazzo russo.

Sono stati fermati alla dogana italiana, perche` in questi giorni i controlli si sono intensificati, dice Ali`, con questo enorme casino che c’e` in tutta Europa, ma forse anche per la paura di qualche attentato islamista, dico io.

Il ragazzo russo aveva chiesto a quello tedesco che guidava di dire che erano assieme, ma il tedesco ha detto scrupolosamente invece che lo aveva conosciuto con Blablacar e gli e` andata bene, perche` il russo non aveva i documenti in regola e quindi sono stati fermati.

Quanti soldi hai con te, ha chiesto il nostro finanziere al russo.

150 euro, ha risposto lui.

Allora dammeli e passa, ha detto il finanziere.

Ma il russo ha detto di no: chiaramente gli servivano per sopravvivere i primissimi giorni a Milano; e allora l’italiano ha chiamato anche il collega svizzero ed e` stato messo su un gran casino.

Dopo 4 ore passate in stato di fermo, tutti, alla fine, hanno verificato che il russo non aveva precedenti penali, gli hanno dato una multa di 250 euro, che dovra` pagare nei prossimi giorni, se ci volete credere, e li hanno lasciati proseguire.

Sulla attendibilità` generale di questo racconto non metto la mano sul fuoco: e` quello che ho capito io e Ali` potrebbe anche avere raccontato palle.

Comunque alla storia credo almeno nelle sue linee generali; del resto lui me la racconta trovandola completamente naturale: anche in Pakistan la polizia si comporta cosi`, e questo e` semplicemente il mondo di Ali`.

E questo da` ben da pensare quanto siamo protetti dal rischio che circolino islamisti terroristi in vista dell’Anno Santo imprudentemente proclamato da un papa che ha, giustamente, parlato di guerra mondiale contro il nazi-islamismo.

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Anche noi, comunque, veniamo fermati dai doganieri svizzeri di Mendrisio, che ci fanno accostare e vengono per un controllo (mai stato prima), ma con mia sorpresa questa volta il sospetto sono io: devo avere l’aria del vecchio contrabbandiere, visto che mi chiedono se trasporto merce e poi mi fanno aprire l’auto per controllare, dando soltanto un’occhiata distratta alla carta di Identita` di Ali`, sulla quale si` la foto e` sua, ma vorrei tanto sapere a chi e` intestata, per quello che fra poco diro`.

Alla successiva frontiera tedesca di Schaffhausen Ali` si raccomanda molto che io dica che lui e` con me (sembra che nella sua mente questa sia una specie di formula magica che puo` risolvere molti problemi) e che andiamo in Germania solo per qualche ora, ma entro notte rientreremo in Italia.

incredibile la coincidenza, di nuovo: il permesso di soggiorno provvisorio che ha al momento, infatti, scade a mezzanotte e noi siamo come sul cocchio di Cenerentola e dobbiamo o meglio dovremmo tornare a casa entro poche ore.

Invece non ci sono problemi, veniamo fatti passare sulla fiducia, come sempre: forse, dopo anni di passaggi, i doganieri tedeschi conoscono perfino la mia faccia, potrei pensare; a Mendrisio era la prima volta che passavo.

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.4. Biografia emblematica di Ali `, che era anche Ahmed, suo fratello

Ho detto sopra che Ali` ha ricevuto la conferma che gli verra` rilasciato un permesso di soggiorno a tempo indeterminato (o di 7 anni, non ho capito bene), ma in realta` questo permesso lo ha ricevuto Ahmed, non Ali`.

Ma chi e` Ahmed? Il suo fratello maggiore, che e` ancora in Pakistan.

Quando Ali` ha chiesto il passaporto in Pakistan, per errore il passaporto e` stato fatto a nome di suo fratello, mi dice: forse si sono confusi, aggiunge, magari i due nomi erano una riga sotto l’altra.

Ma qui chiaramente non me la racconta giusta: sta di fatto che Ali` ha due passaporti, uno a nome suo e uno a nome di suo fratello, e vive in Germania utilizzando il suo e in Italia quello di suo fratello, somigliantissimo in fotografia.

Puo` essere, per quel che raccontero` dopo, che Ali` avesse un divieto ad espatriare dal Pakistan e che per farlo abbia dovuto utilizzare il passaporto di suo fratello; comunque da noi ha documenti in parete intestati a lui, in parte a se stesso.

Ora per il permesso di soggiorno gli hanno preso le impronte digitali.

Per questo Ali` si mostra cosi` agitato: le impronte, prima o poi, lo staneranno, lo sa; e questa e` l’eventualita` che sta sospesa sulla sua testa impedendogli di stare tranquillo.

Ali`, che non ha gli occhi azzurri, ma scuri, a differenza dell’omonimo personaggio pasoliniano, e` un gran bel ragazzo pakistano di 25 anni, come avete potuto gia` immaginare se avete un minimo di fantasia narrativa, in base a quello che vi ho raccontato di lui fino a questo momento; dico ragazzo per l’eta`, ma dovrei meglio dire uomo, visto che gli stanno spuntando qua e la` ai lati della testa i primi capelli bianchi; e attualmente ha una storia con la figlia del sindaco del paesello svevo in cui e` appena arrivato a luglio, ma una biografia abbastanza spettacolare e quasi da film

vale la pena di raccontarla, come me l’ha tracciata lui, in un linguaggio misto che forse posso capire solo io, con base tedesca, mescolata all’italiano e qualche parola sparsa di inglese.

Ali`, il migrante che qualche nostro leghista ignorante, guarderebbe dall’alto in basso, parla, piu` o meno bene, quattro lingue infatti; solo il francese, dice, e` troppo difficile per lui; ma il razzista italiano di solito sa bene il suo dialetto e un poco di italiano, ed e` per questo che si sente superiore: niente, come l’ignoranza di un provinciale, induce infatti a sentirsi superiore agli altri

Gia` che siamo alle caratteristiche culturali, aggiungiamo che Ali` era iscritto all’Universita` Facolta` di Chimica e Biologia, prima di fuggire dal Pakistan.

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Ho parlato di fuga non a caso, ma prima aggiungiamo ancora qualche nota sulla sua biografia precedente.

Il padre di Ali` e Ahmed era andato a lavorare in Sudafrica quando lui era ancora bambino, ma da li` dopo qualche tempo, non aveva mandato piu` notizie e quindi nessuno ha mai saputo piu` se era vivo o era morto; quindi Ali` era cresciuto con la mamma, ma poi la madre e` morta ancora giovane e lui e` rimasto praticamente solo.

Questo spiega tante cose di Ali`, una certa tristezza che si porta addosso, la delusione per gli amici che, dice, lo usano e poi non hanno nessuna gratitudine per lui: il suo senso di solitudine, il bisogno che esprime di suscitare interesse e solidarietà`, perfino gli incubi che ha di notte e che gli impediscono di dormire.

Ali` non ha dormito neppure la notte di ieri, che per lui e` stata come la notte prima degli esami, prima di sapere se quel benedetto permesso gli sarebbe stato concesso, oppure se da domani sarebbe diventato un clandestino perseguitato dalla legge.

Anche da noi perseguitato dalla polizia, come dice lui, con l’accento sulla prima i, non sulla seconda.

. . .

.5. La polizia in Pakistan e la lotta ai talebani

In Pakistan, da ragazzo, Ali` frequentava un gruppo di amici della sua eta`, ma un giorno la polizia lo ha fermato e lo ha portato in caserma: lo hanno pestato per bene e volevano che lui firmasse delle dichiarazioni su di loro, che erano fiancheggiatori dei talebani.

Lui ha resistito per un po`, dicendo:

1) che erano soltanto amici occasionali;

2) che non sapeva niente di loro ne` di quello che facevano;

3) che comunque non erano talebani.

Tre risposte che coprivano tutto lo spettro possibile per tirarsi fuori, ma non erano bastate.

La polizia ha continuato a picchiare; se voglio Ali` puo` mostrarmi ancora qualche segno che gli e` rimasto sulla schiena, ma non occorre; e alla fine lui aveva firmato qualcosa, dopo 21 giorni che era in stato di fermo.

Poi lo avevano portato da un giudice e Ali` gli aveva detto che voleva parlargli; ma il giudice gli aveva risposto che non aveva tempo per lui e del resto aveva gia` le sue dichiarazioni alla polizia e in questo modo l’interrogatorio era finito e lui era stato rimesso in liberta`.

. . .

Forse era piu` sicuro in carcere, pero`, dato che adesso aveva addosso la nomea dell’infame.

Tempo pochi giorni ed Ali` se l’e` vista proprio brutta: un gruppo e` venuto a prenderlo e lo hanno ridotto in fin di vita.

Mi mostra le cicatrici, mentre guido, che non avevo notato: un taglio gli attraversa sul dorso tutta la mano destra trasversalmente e aveva reciso tutti i tendini; anche sulla fronte, quella che sembra una ruga molto incisa, sotto l’attaccatura dei capelli e`, in realta`, il segno rimasto una ferita che gliela attraversa tutta; e la pelle, dice, gli era stata sollevata mettendo a nudo quella parte del cranio; anche un dito della mano sinistra era stato fratturato e si e` riaggiustato rimanendo storto; ci sono altre cicatrici dappertutto sul corpo, ma restano ovviamente sulla parola.

Pensavano che fosse morto, dice; del resto lui era in coma; e lo avevano buttato sulla sponda di un lago, in mezzo alla vegetazione, a marcire.

Ma li` lo aveva scoperto un pescatore e si era accorto che era ancora vivo; quindi era stato tenuto diverso tempo in ospedale, dove lo hanno rimesso in sesto cosi` bene che, se non fosse lui a mostrarmi le prove di quel che racconta, tutto passerebbe abbastanza inosservato o magari, notando la cicatrice sulla mano, si sarebbe pensato piuttosto a un incidente.

. . .

Quando era uscito dall’ospedale Ali` non aveva ancora compiuto 19 anni, ma la vita era stata gia` abbastanza chiara con lui.

Anche il suo avvocato gli ha detto che a questo punto il Pakistan non faceva piu` per lui.

Ali` ha preso atto e da sei anni vive, o meglio si arrabatta in Europa.

Ha in mente un futuro molto semplice, fatto di lavoro e di soldi, mica di grandi cose, ma vive nella paura.

Non ha mente, Ali`, per l’amore; non so neppure se potrebbe averne.

Della sua storia con la ragazza tedesca, dice soltanto che lo fa per Spass: lei gli chiede se la ama, ma lui non risponde, perche` sa gia` che lei pensa che stiano assieme soltanto perche` lui spera di ottenere la cittadinanza tedesca sposandola.

Non si sente di smentire, non vuol fare il sentimentale; del resto si informa molto bene con me sul tema: tu hai lavorato in un Consolato e quindi queste cose le sai.

Mi spiace dover negare sorridendo: Non le conosco molto bene, mi occupavo d’altro.

Semmai me ne sarei dovuto occupare come beneficiario, per ottenerla anche io, ironizzo come posso; ma il mio desiderio di avere la cittadinanza tedesca non ha mai potuto farmi vincere l’avversione insuperabile a sposarmi per la seconda volta.

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.6. La morale di questa storia

Se questa storia delle esperienze della mia giornata di ieri funziona, non credo che ci debba aggiungere una morale esplicita.

A me pare che tutta la sua morale stia nei fatti, e basta.

Nei fatti che disegnano il mondo come e` e possono forse farci dimenticare per un momento quello immaginario nel quale vorrebbero farci vivere, noi privilegiati del mondo immaginario del benessere e della felicita`.

Perche` – adesso mi smentisco subito e la morale ce la metto – il dolore e` vero nel mondo, ma la felicita` e` soltanto un’illusione.

12 risposte a “Blablacar: trafficante di clandestini? Storia di Ali`, che era anche Ahmed – 448.

  1. Pingback: Shahid – 157 – cor-pus 15·

  2. A me sa di gran massa di palle. Per quello che ne sai tu, quello poteva essere uno stupratore o un talebano scappato dopo un tentativo di giusto linciaggio. Possibile che appena vedi un maomettano ti squagli come un budino?

    • forse perche´ vedo un essere umano dove tu vedi un maomettano, da bravo razzista?

      è vero che in genere tendo a giudicare le persone al primo contatto da me stesso, cioè in generale facendole migliori di quello che sono🙂

      però ho anche una certa esperienza esistenziale che mi permette di distinguere abbastanza facilmente un narratore di bufale al primo colpo: nella vita e anche sul blog, eheh.

  3. …ed io che pensavo che quella del trasporto clandestino con blablacar fosse una battuta, l’altro giorno… sono proprio ingenuo e fuori dal mondo. così si spiegano magari anche i blocchi del sito.
    ieri in radio ho sentito che avevano chiuso anche tutte le frontiere per la croazia, a parte una, e qualche perplessità mi era salita, ti ho pensato.
    evidentemente un sito del genere per trasporti anche internazionali avrà enormi problemi in tale contesto storico, e forse i finanziamenti esterni non saranno solo istituzionali, per restare a galla. o forse chiuderanno per semplicità il supporto per viaggi transnazionali.

    sulla storia di Alì… che dire, se non che è la storia di una vita di una persona, una su miliardi? parlano più le cicatrici che i fatti raccontati, che fanno comunque a dir poco riflettere.
    la storia di una vita come potrebbero averla vissuta infinità di persone nel mondo, più o meno intelligenti o stupide, oneste o farabutte, belle o brutte, e non mi riferisco solo agli ultimi anni ma a tutta la storia dell’uomo.

    ci eravamo creati una bella nicchia di sopravvivenza felice, nel nostro minuscolo mondo.
    la miseria che abbiamo contribuito a creare all’esterno ora entra nelle nostre vite, e senza bussare alla porta.
    il terzo mondo si mescola col primo, e la prima cosa che si adatterà alla nuova realtà non saranno le persone ma le istituzioni, temo.
    certo l’italia è ben avanti in tale processo di “rinnovamento”.

    qualsiasi cosa mi venga da scrivere ha per me il gusto della cazzata insulsa…

    grazie del contributo prezioso borto, e ben tornato (se ho ben capito).

    • “la miseria che abbiamo contribuito a creare all’esterno ora entra nelle nostre vite, e senza bussare alla porta.
      il terzo mondo si mescola col primo”.

      per conto loro del resto quelli che contano hanno già deciso che anche il primo mondo sarà bene che si rassegni a diventare terzo.

      il secondo mondio del resto è stato cancellato già dalla faccia della terra 25 anni fa, e a breve finalmente avremo un mondo tutto unificato in uno stato di miseria per la massa e di sovrabbondanza mostruosa per una èlite.

      a quel punto cominceranno a raccontarci, come già alcuni stanno facendo, che cosa orribile sia stata la rivoluzione francese…

      no no, uso l’internet café un’oretta al giorno e me la sto spassando alla grande in Germania: mi rigenera sempre questo paese: qui riesco a vivere il mondo che il provincialismo italiano mi preclude.

    • oh, li scoverei lo stesso, nessun dubbio, ma ci metterei molto più tempo e fatica e ne troverei soltanto uno ogni tanto e non, praticamente, uno ad ogni viaggio!😉

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