il Sinodo e il mio Sacro divorzio cristiano – 467.

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inguaribilmente anticipatore, scrissi cinque anni fa uno studio, pubblicato in 15 post su questo blog, sul divorzio nel cristianesimo e nella religione cattolica.

a partire dal fatto che, sotto forma di ripudio della donna da parte dell’uomo, esso, come fatto umano ineliminabile, esisteva nella religione ebraica e dovette dunque essere discusso da Jeshu, quando ne propose una re-interpretazione.

e cercando poi di vedere il modo in cui le prime comunita` cristiane, una volta differenziatesi dall’ebraismo come religione autonoma, verso l’inizio del secondo secolo, dovettero gestire il problema del divorzio esistente nella societa` romana.

qui, come dice la Prima Lettera ai Corinzi, ma anche il Vangelo secondo Matteo, non era vietato risposarsi se abbandonati dal/la coniuge che aveva chiesto il divorzio: la condivisione della fede era considerata condizione necessaria della validita` stessa del matrimonio.

per Jeshu, anzi, in base ad alcune testimonianze, cioe` secondo una delle letture diffuse del suo insegnamento tra i primi cristiani, la separazione dei coniugi attraverso la rottura del matrimonio, in alcuni casi, era un comportamento prescritto e considerato doveroso.

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non lo sapevate?

lo credo, cosi` come credo non sapevate neppure che l’unico vero sacramento, cioe` l’unico vero atto che congiungeva l’essere umano a Dio, era nella predicazione originaria di Jeshu l’orgasmo conseguito nell’atto sessuale matrimoniale, che lui chiamava la sacra camera nuziale, secondo la testimonianza diretta e molto attendibile di uno dei suoi seguaci allora piu` autorevole, l’apostolo Filippo (poi alquanto oscurato dalla tradizione successiva).

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non ho pensato di cercare di farmelo pubblicare da qualche parte, questo studio (e rileggendolo vedo che avrebbe bisogno di una sistemazione, di una revisione stilistica, e forse anche di una radicale sfrondatura, per diventare un testo compatto; cosi` com’e` non ci sarei certo riuscito e non mi pare troppo presentabile per eccesso di cose che dice, ed anche perché non riesco a rinunciare al suo carattere di opera in itinere che si mostra nel suo farsi, attraverso un percorso a volte poco lineare).

comunque dedico questo mio libro solo virtuale e in parte immaginario, oltre che a voi, ai padri sinodali, che probabilmente non hanno mai analizzato a fondo i testi della tradizione cattolica nel modo in cui si fa qui.

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lo trovate cliccando questo link:

https://bortocal.wordpress.com/?s=divorzio&submit=Cerca

saltate pure il primo post in alto, che non c’entra, e scendete in fondo, cominciando ovviamente dal post n.1: non credo sia possibile reggere ad una lettura continuata e ordinata di tutti i post, ma chi volesse tentare l’impresa impossibile, prendendosi mezza giornata almeno di tempo, ha lo strumento per farlo.. . .

ma chi vuole invece andare direttamente al nucleo del problema, legga anche soltanto il post n. 6 di questa serie, dove si spiega come Jeshu considerava, alla luce della legge mosaica, il divorzio UN DOVERE MORALE, dato che il matrimonio puo` essere fondato unicamente su una fede in Dio condivisa:

https://bortocal.wordpress.com/2010/03/15/80-il-sacro-divorzio-cristiano-vi-i-tanti-divorzi-della-bibbia/

oppure legga il post n.10, dove si vede come il Concilio di Trento riusci` a dichiarare ereticale la posizione del Vangelo secondo Matteo e della Prima lettera ai Corinzi di Paulus, che consideravano lecito il divorzio e il risposarsi in caso di adulterio del coniuge.

169. COME DIVORZIAVANO I PRIMI CRISTIANI E COME LA CHIESA SOPPRESSE IL SANTO DIVORZIO CRISTIANO (IL SANTO DIVORZIO CRISTIANO, X).

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per chi volesse fare ricerche su punti particolari, i temi dei diversi post li avevo indicati, fino a quel momento, nel post n. 13, 278. OLTRE LA DISTINZIONE DEI SESSI NEI DETTI DI JESHU DI SUO FRATELLO GEMELLO GIUDA TOMMASO (IL SANTO DIVORZIO CRISTIANO, XIII).:

ho iniziato questa ricerca l’1 marzo scorso, cioe` 2010 (post n. I,  il divorzio vietato del Concilio di Trento 52-il-santo-divorzio-cristiano-i), cominciando a raccogliere  i testi evangelici di Marco e Matteo su cui i padri conciliari della Controriforma cattolica fondarono nel 1563 la loro condanna del divorzio.

l’indomani un secondo post rilevava le contraddizioni narrative interne ai due vangeli di Marco e Matteo su questo episodio, cercando di dimostrare che esso è un inserimento successivo a Luca (post n. II, come Luca sbugiarda Marco e Matteo 54-il-santo-divorzio-cristiano-ii )

l’indomani ancora, ecco un rapido riassunto delle mie personali ricerche sulla cronologia dei vangeli, a confermare che gli attuali vangeli secondo Matteo e secondo Luca non sono anteriori alla metà del II secolo (post n. III, la cronologia evangelica di Papia 56-il-santo-divorzio-cristiano-iii )

qualche giorno più tardi un’analisi interna del Vangelo secondo Marco evidenzia il senso anti-femminile delle manipolazioni del pensiero di Jeshu sul tema (post n. IV, come Marco mistifica il filofemminismo di Jeshu 61-il-santo-divorzio-cristiano-iv )

l’8 marzo, coincidenza che viene colta anche nel titolo del post n. V, l’8 marzo di Jeshu 67-il-santo-divorzio-cristiano-v-jeshu-e-l8-marzo , continuo invece sottolineando l’aspetto innovativo del pensiero di Jeshu sulla posizione della donna nella società ebraica del suo tempo.

una settimana dopo, eccomi invece alle prese con i tanti divorzi della Bibbia (post n. VI 80-il-sacro-divorzio-cristiano-vi-i-tanti-divorzi-della-bibbia) in una analisi della evoluzione dell’etica e della legislazione ebraica sul tema del divorzio, nella forma del ripudio assunta in quella cultura.

il post successivo, l’adultera che rovinò Jeshu (post n. VII 100-ladultera-che-rovino-jeshu-il-sacro-divorzio-cristiano-vii) insegue un affascinante accostamento suggerito dal Vangelo secondo Giovanni e collega a sorpresa la discussione sul ripudio a quella strettamente connessa della lapidazione della donna adultera, arrivando a una ricostruzione forse romanzesca, ma che colpisce al cuore il lettore (sempre che il lettore ne abbia uno).

il figlio dell’adultera (post n. VIII 121-il-figlio-delladultera-il-sacro-divorzio-cristiano-viii) pone il problema della rilevanza di queste problematiche per Jeshu, notoriamente figlio di una relazione adulterina della madre, anche per la problematicità conseguente del riconoscimento del suo ruolo di legittimo discendente per via primogenita e di erede di Davide e della sua monarchia.

il post n. IX, quando un matrimonio va male 164-quando-un-matrimonio-va-male-il-sacro-divorzio-cristiano-ix, espone la tesi che la morale sessuale di Jeshu non considerasse indissolubile il matrimonio, conformemente alla tradizione ebraica, e cerca di dimostrarlo.

la tesi del post n. X è esposta molto chiaramente dal titolo: come divorziavano i primi cristiani e come la chiesa soppresse il santo divorzio cristiano 169-come-divorziavano-i-primi-cristiani-e-come-la-chiesa-soprresse-il-sacro-divorzio-cristiano-il-sacro-divorzio-cristiano-x

eunuchi di Dio dal ventre materno è il titolo del post n. XI 184-eunuchi-di-dio-dal-ventre-materno-il-sacro-divorzio-cristiano-xi che affronta il problema del celibato ecclesiastico e del suo significato storico culturale in rapporto al problema dell’omosessualità; ampia parte hanno i riferimenti alle pseudo-lettere di Paolo.

il post n. XII del mese scorso, il ripudio ripudiato di Jeshu, 227-il-ripudio-ripudiato-di-jeshu-il-sacro-divorzio-cristiano-xii , affronta i problemi posti alla ricostruzione sin qui fatta dalla  identificazione fra ripudio e adulterio già nella fonte Q, cioè nel testo base della tradizione dei tre vangeli sinottici Marco, Matteo e Luca, ricostruibile dal confronto interno delle diverse versioni da loro offerte; e non trova all’interno di questa tradizione ufficiale nessuna vera risposta al problema.

in altre parole, con l’eccezione del Vangelo secondo Giovanni, che non si occupa della questione, verso la metà del secondo secolo si costituisce una tradizione omogenea che va da Marco e Matteo, rimaneggiati, a Luca e alle pseudo-lettere di san Paolo che, almeno apparentemente, attribuisce a Jeshu la tesi della indissolubilità del matrimoni; questa tradizione ha il suo fondamento nella fonte Q (la versione originaria del vangelo secondo Matteo, quello conosciuto da Papia?) e, nonostante svariate incongruenze interne minori è compatta ed apparentemente inossidabile sul punto.

in conclusione, prometto quindi di provare a riferirmi ad altri filoni della tradizione evangelica, e in particolare ad alcuni vangeli apocrifi, per una verifica.

se si coglieranno delle smagliature la mia tesi resterà aperta, altrimenti dovrò scusarmi di avere fatto solo perdere (e di avere perso) del tempo.

e questo è il punto a cui siamo arrivati.

i due post successivi si occupano rispettivamente appunto di questo:

293. JESHU E IL SACRAMENTO DEL SESSO NEL VANGELO SECONDO FILIPPO (IL SANTO DIVORZIO CRISTIANO, XIV). della visione mistica di Jeshu del matrimonio e dell’amore come riferita dal Vangelo di Filippo.

307. CONCLUSIONI: IL SACRO ORGASMO CRISTIANO (IL SANTO DIVORZIO CRISTIANO, XV).

18 risposte a “il Sinodo e il mio Sacro divorzio cristiano – 467.

  1. @ Raphael Pallavicini

    come maestro di cristianesimo mi ci vedo poco, eh eh.

    però dev’essere per uno di questi due motivi, o per tutti e due assieme:

    1. ho un lontanissimo passato giovanile nel quale ero molto fervente e avevo fede

    2. è vero quello che dico varie volte: che l’ateismo è una forma di sviluppo del cristianesimo (e infatti si sviluppa a partire da questa sola religione).

    sì, ho capito il tuo uso del blog come forma di espressione delle tue paure: anche io, in fondo, faccio lo stesso, anche se le mie sono spesso paure diverse dalle tue, e comunque le esprimo cercando di razionalizzarle.

    • Cattonerd? ovviamente non so neppure che cosa siano, ma se pensi che possano essere interessati al mio discorso, non mi dispiacerebbe affatto che mi scoprissero…

      nel penultimo post ho citato a conclusione del Vangelo di Filippo (da me ripulito dai commenti successivi inseriti nel testo e riportato a quella che mi pare la sua forma originaria, più o meno.

      ti cito i punti salienti, fra l’altro molto belli, a mio parere:

      103-104. Mentre, in questo mondo, l’unione è di un maschio e di una femmina, come di forza e di debolezza, poiché là ove si trova la violenza vi sono coloro che eccellono nella forza, queste non sono cose diverse, ma ambedue sono una stessa cosa.

      Questa è una cosa che il cuore della carne non riuscirà mai a vincere.

      110. Ma l’amore edifica.

      L’amore non avoca a sé nulla.

      Anche di ciò che è suo non dice: ” Quello è mio ” oppure: ” Questo è mio “.

      Ma dice: “Tutto questo è tuo!”.

      111. L’amore è vino e balsamo.

      Al ferito il samaritano diede soltanto vino e olio.

      E guarì le ferite; l’amore, infatti, copre una moltitudine di peccati.

      122. Nessuno è capace di conoscere il giorno in cui l’uomo e la donna si uniscono, eccetto loro due: quando un matrimonio è senza veli, diventa prostituzione.

      Gli altri non possono che desiderare di udire la voce della sposa, di gioire del suo profumo, e nutrirsi delle briciole di pane che cadono dalla tavola, come i cani.

      Gli sposi e le spose appartengono alla camera nuziale; nessuno potrà vedere lo sposo e la sposa, a meno che lo diventi; ma la camera nuziale resta nascosta: è il santo del santo.

      126. Ogni pianta non piantata dal Padre mio che è nei cieli, sarà sradicata; coloro che sono separati saranno uniti e ricolmi.

      Tutti coloro che entreranno nella camera nuziale accenderanno la luce.

      Non come si accende nei matrimoni che avvengono di notte: il fuoco brucia soltanto nella notte; poi si spegne.

      Ma i misteri di questo matrimonio si compiono di giorno e di notte.

      Quel giorno e quella luce non tramontano.

      e ti cito anche, un po’ narciso, le mie conclusioni, di questo lungo studio:

      il confronto con il cosiddetto Vangelo di Giuda il Gemello (Tommaso) e col nucleo originario del Vangelo di Filippo ci rendono tuttavia certo che le idee di Jeshu su questo punto erano (…) molto più complesse, tanto che è ben facile capire quanto profondamente esse fossero equivocate.

      Jeshu parlava (…) della necessità di ricongiungere maschile e femminile come condizione fondamentale di una ricomposizione dell’unità originaria, che per lui, come per Platone, era l’androgino; e quindi di una strada verso la salvezza attraverso il superamento delle differenziazioni sessuali.

      la determinazione sessuale appare già come una limitazione e un caduta; la strada della conoscenza e della illuminazione passa attraverso un superamento di questa prima determinazione; occorre ritornare come bambini, anteriori alla individuazione dei ruoli sessuali, non vergognarsi di essere nudi, fare “del maschio e della femmina una cosa sola, così che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina” (Tommaso, 27), perché, come dice il Vangelo secondo Filippo, 78:
      Se la donna non si fosse separata dall’uomo, non sarebbe morta con l’uomo: all’origine della morte ci fu la sua separazione.

      il matrimonio, in questa predicazione, è quasi il più importante dei riti sacri che riavvicinano l’uomo a Dio e non a caso la missione pubblica di Jeshu inizia con la celebrazione del proprio matrimonio, quello di Cana, come la coerenza assolutamente richiede.

      l’estasi sessuale che nel matrimonio si compie è il segno della felicità data dalla ricomposizione di maschile e femminile nell’unità originaria: già, pare sacrilego dirlo, ma per Jeshu, come per i sufi islamici, l’orgasmo è la via maestra per il ritorno a Dio. (…)

      Jeshu fu un grande visionario, in questo come in altre promesse e immagini del futuro.

      le sue idee furono accettate con fatica e disagio, ma dato che la linea dinastica che lo aveva espresso faceva di lui il legittimo erede del trono di Davide, agli ebrei del suo tempo non rimase che accettare le idee sconvolgenti della sua predicazione, fino a che poterono; da ultimo persino i suoi discepoli ne rimasero urtati.

      lo dimostra il loro abbandono del maestro nel dibattito sulla lapidazione dell’adultera, nell’ultimo drammatico confronto pubblico di Jeshu con i sacerdoti farisei del tempio, che precede a Gerusalemme immediatamente la sua cattura, e l’ala più radicale preferì consegnarlo ai romani che trascinare questo scandalo intollerabile di un erede designato al trono per la restaurazione della monarchia teocratica che propone una revisione radicalmente demolitoria proprio della precettistica ebraica che era l’elemento principale di identificazione di quel popolo..

      però dopo la sua morte la manipolazione di una messaggio in grado di sconvolgere così profondamente la cultura ebraica iniziò subito, nella misura stessa in cui i suoi seguaci si organizzarono per continuare a trasmetterlo, reinterpretato come piaceva a loro, come strumento della loro lotta per il potere.

      ricostruirlo nella sua integrità è oggi impresa matta e disperatissima; tuttavia di una cosa possiamo essere assolutamente certi: di esso non faceva parte alcuna precettistica matrimoniale, e l’unità uomo donna, da realizzare anche attraverso il matrimonio, è per Jeshu quella dell’unione sessuale che ricongiunge nel segreto della camera nuziale l’essere umano alla sua natura bisessuale originaria e a Dio.

      segnale potentemente simbolico quello della camera nuziale, per Jeshu il più importante dei sacramenti, cioè dei riti che congiungono l’uomo con Dio: di un processo di illuminazione interiore che deve portare ogni essere umano a trascendere la sua natura limitata e determinata per recuperare nell’unità primigenia l’identificazione con Dio con lo stesso travolgente slancio emotivo che ci porta a superare noi stessi nell’atto d’amore che Jeshu santificò come base della sua visione religiosa del mondo.

  2. Spero di trovare il tempo di leggerlo.
    Per quel che mi riguarda io ho promesso fedeltà fin che morte non ci separi. Chiaro limpido recoaro.
    Voler bene al coniuge spesso costa fatica. ☺ oh, se costa fatica. Ma tutte le cose belle della vita richiedono impegno e sacrificio!
    Ma toglimi una curiosità: mostri di avere una conoscenza MOLTO approfondita del nuovo testamento, hai mai provato a confrontarti con un teologo fatto e finito?

    • beato te, che puoi essere fedele.

      non siamo tutti uguali: io non ci sarei mai riuscito né ci riuscirei forse oggi neppure alla mia età; lo dissi onestamente prima di sposarmi, e non in chiesa, ovviamente, ma non fui preso troppo su serio, salvo rinfacciarmi poi la mia natura.

      coerentemente oggi evito di legarmi proprio per questo.

      con questo ritengo anche io la fedeltà un valore positivo.

      – sulla tua seconda osservazione: non credo che la mia conoscenza dei testi base della religione cristiana sia molto approfondita, tutt’altro, diciamo che profonda è stata ed è la mia curiosità e me ne sono occupato a lungo.

      soprattutto lo faccio con un metodo quasi per niente diffuso in Italia: cioè applico le mie antiche competenze universitarie sui metodi di trasmissione dei testi di età classica, e in particolare di quelli popolari, come erano i vangeli, di cui mi ero occupato nella mia tesi di laurea, anche se nel campo dei romanzi popolari di quel tempo.

      questo mi ha fatto giungere ad alcune convinzioni credo abbastanza fondate, anche se decisamente stupefacenti per il senso comune.

      un confronto con un teologo non mi servirebbe a molto, dato che il suo modo di analizzare i testi è quasi all’opposto del mio.

      però ho avuto di recente uno scambio di opinioni molto interessante con un bravissimo e colto insegnante laico di religione cattolica della mia ex-scuola, scoprendo che almeno in parte le mie tesi sulle lettere di Paulus non lo sconvolgevano affatto e in parte corrispondevano a giudizi che corrono tra gli esperti in Italia, ma NON VENGONO DIVULGATI per evidenti motivi.

      • È sempre un piacere chiacchiere con te.
        Una piccola cortesia: oggi mi son sentito fare del fascista. Francamente vorrei avere il tuo di giudizio… In una scala da zero a Benito a che punto sono? Cordialità

        • mmm, negli anni ho assunto una posizione molto critica verso l’abuso della parola fascista, che credo vada ricondotta al suo significato proprio, cioè rivolta soltanto a persona che usa attivamente la violenza per imporre idee politiche anti-democratiche e/o razziste.

          (magari vedo un fascistello piuttosto in Renzi, per dire, che usa violenza non fisica, ma politica per imporre il suo potere personale; in ogni caso sarei moto contrario a definirlo fascista).

          non ti conosco di persona per poter valutare quanto tu possa essere violento😉, anche se tutto mi dà da pensare che tu non lo sia.

          e a tuo favore depone anche il fatto che tu dialoghi con me in modo sempre molto civile, direi…🙂

          francamente però (credo che tu mi chieda di essere sincero e non diplomatico) definirei le tue idee sull’islam razziste (senza voler dire con questo che sei un razzista tu personalmente, per i motivi appena detti).

          (qualche tuo post particolarmente pronto a raccattare un bel po’ di bufale anti-islamiche a volte mi esaspera, cosa che mi impedisce di leggerti abitualmente al completo, ma mi induce ad una lettura soltanto selettiva, per evitare travasi di bile… 🙂 ).

          e quindi posso capire (anche senza approvarlo per questo) che qualcuno meno attento all’uso delle parole possa sbrigativamente definirti fascista, considerando che il razzismo è una componente importante di questo modo di pensare.

          ops non ho dato punteggi sulla scala, ma che senso ha?

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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