la stella KIC 8462852 e le sfere o palle di Dyson – 485.

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la stella KIC 8462852, secondo la pagina scientifica di Repubblica, sta proprio sopra la via Lattea, in mezzo alle costellazioni del Cigno e della Lira (e questa descrizione dice da sola in che mani siamo: le costellazioni mica esistono come gruppi reali di stelle, sono soltanto un effetto ottico, e dunque pensate che qualcuno vi localizzi in base agli effetti ottici, ad esempio: in fondo al miraggio a sinistra).

NGC_6866_map

invece, controllando in wikipedia, voce in inglese, sappiamo che è a 1.500 anni luce circa di distanza da noi.

questa stella mostra all’osservazione telescopica, secondo le parole del professor Jason Wright della Penn State University, come riportate da Repubblica, una peculiare intermittenza dei fotoni, come se davanti a quella stella passassero delle “megastrutture”.

potrebbe essere uno sciame di comete attirate nell’orbita di KIC 8462852 da un’altra stella?

wikipedia dice che questa è l’ipotesi più diffusa, ma Repubblica non è convinta:

Per il verificarsi di questa condizione, KIC 8462852 dovrebbe essere molto più giovane di quello che è.

frase totalmente incomprensibile.

e allora perché non pensare che le “megastrutture”. siano state realizzate da una civiltà aliena per carpire l’energia della stella? 

delle “sfere di Dyson” come quelle degli episodi di Star Trek.

delle megastrutture delle dimensioni di comete, chiaro?

ma questa non è l’ultima delle cose che dovrebbero venirvi in mente? e prima non si dovrebbe esaminare ogni altra interpretazione possibile?

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aggiungiamo, per chiarezza, che la stella in questione subisce oscillazioni di luminosità fino al 22% e che un pianeta gigante come Giove è in grado di produrre, passando davanti al Sole, rispetto ad un osservatore esterno, al massimo una variazione della sua luminosità dell’1%.

qui il corpo o l’insieme di corpi che oscura la stella dovrebbe coprirla per circa la metà del suo diametro per produrre un risultato simile.

e qualcuno vorrebbe farci credere che questo possa essere il risultato di una tecnologia aliena!

e invece, dato che una stella nana rossa orbita attorno a KIC 8462852 a soli 130 miliardi di km, cioè a molto meno di un anno luce, che corrisponde a circa 9.500 miliardi di km – anzi, per essere esatti, la distanza corrisponde a 5 giorni luce -, questa nana rossa potrebbe avere perturbato l’eventuale nube cometaria di Oort, che possiamo supporre in orbita anche attorno a questa stella, come attorno al Sole, e la starebbe facendo precipitare sulla stella.

tener conto che la nube di Oort del nostro sistema solare si estende fra 300 e i 600 giorni luce dal Sole.

KIC 8462852 poi potrebbe anche semplicemente avere dei motivi suoi, sconosciuti, per avere una emissione di luce variabile per cause semplicemente endogene…

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di supporto la pagina scientifica, o presunta tale, di Repubblica colloca anche un video che intitola: Nella Via Lattea una stella su cinque ha pianeti come la Terra.

strano, perché finora abbiamo scoperto circa 2.000 sistemi planetari e nessuno ha un pianeta come la Terra.

poi si guarda il video e si scopre che parla soltanto delle stelle simili al Sole, cioè di un piccolo gruppo minoritario di stelle, e che per pianeta come la Terra intende pianeti rocciosi che ruotano attorno alla loro stella ad una distanza che produce su di loro temperature capaci di conservare l’acqua liquida (sempre che l’acqua poi ci sia).

se la divulgazione scientifica della grande stampa in Italia ha questi standard, possiamo ben capire come mai il pensiero scientifico nel nostro paese sia così lontano dalla mentalità comune.

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in realtà il bisogno di trovare mondi alieni simili al nostro e di fantasticare che sia abitato da specie intelligenti è un normalissimo bisogno nel mondo contemporaneo e viene periodicamente soddisfatto con bufale di questo genere.

le bufale lo alimentano a loro volta e creano una specie di dipendenza, almeno in alcuni.

in questo modo i governi finanziano questo tipo di ricerche, investendovi cifre abbastanza mostruose, rispetto allo scopo.

anche se poi, a credere che davvero esistano civiltà aliene capaci di costruire mega-strutture che ruotano attorno al loro Sole, così grandi da potere essere addirittura rilevate con i telescopi a chissà quanti anni luce di distanza, dovremmo sentirci angosciati e non contenti.

se esistono civiltà aliene molto più avanzate della nostra, dovremmo augurarci di sfuggire alla loro osservazione, non di incontrarle, come osservava di recente anche Hawking.

e se sono così spaventosamente avanzate rispetto a noi, come mai non si fanno vedere?

dovrebbero sapere tutto di noi e avere trovato perfino il modo di godersi il nostro campionato di calcio alla televisione, a sbafo.

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ma allora, siamo o non siamo soli?

domanda che neppure si poneva fino a quando gli esseri umani pensavano che il mondo si limitasse a quello che avevano intorno.

e di non essere soli lo sapevano bene: anzi, si sentivano circondati da nemici, che ogni tanto arrivavano, facevano incursioni, uccidevano e saccheggiavano, più o meno pesantemente.

gli esseri umani su tutto il pianeta erano al massimo qualche centinaio di milioni, a volte anche molto meno; e gli esseri umani con i quali si poteva entrare in contatto diretto erano nell’ordine delle migliaia, non di più.

eppure nessun senso di solitudine.

oggi che siamo 7 miliardi, di cui la metà forse almeno potenzialmente interconnessi, oggi che sappiamo che nessun essere umano è lontano da qualunque altro più di sei gradi di separazione, il senso di solitudine sembra sia diventato dominante.

e non parlo delle forme di solitudine individuale, e delle acute sofferenze che provocano, ma della nostra solitudine come specie.

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via via che si è allargata la nostra conoscenza dell’universo, in maniera almeno proporzionale è aumentata anche la percezione della solitudine della razza umana nel cosmo.

la verità è che in questo caso la parola solitudine prende il posto, come eufemismo, dell’angoscia della irrilevanza.

abbiamo raggiunto il limite di conoscibilità dell’universo una volta che abbiamo raggiunto i confini nello spazio tempo dati dall’intreccio fra la sua durata e la velocità della luce.

conosciamo oggi in qualche modo un universo durato quasi 14 miliardi di anni dallo spessore di circa settant’anni di una vita umana media, cioè di un duecentomilionesimo della durata dell’universo.

conosciamo un universo che si estende per 14 miliardi di anni luce, cioè 14.000.000.000 x 365 x 24 x 60 x 60 x 300.000 km.

inimmaginabile, vero? ma calcolabile.

immetto la formula in un foglio Excel e mi esce questo risultato: 

1,325E+23

che immagino voglia dire in km 1,325 seguito da 23 zeri.

e dovrei stabilire che frazione sono di questa cifra i m 1,68 di statura dai quali io compio queste misurazioni, o anche i 7.000 km di raggio circa del pianeta Terra.

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si potrebbe sfuggire a questo spaventoso senso di vuoto se si badasse a quello che la relatività ci dice, a saperla interpretare, e cioè che il mondo reale è semplicemente il mondo osservabile, che l’esistenza è un attributo dell’osservazione.

questo che vediamo e che chiamiamo universo non è neppure detto che sia così limitato, soltanto perché la velocità della luce lo delimita in questo modo; fuori da questi confini potrebbero esistere, in teoria, altri osservatori e dunque anche altri universi, aldila` della luce.

rimane il fatto che quello in cui viviamo sembra fatto giusto per noi, ma la cosa non è strana se si pensa che è la nostra osservazione che lo fa diventare reale.

funziona così a livello subatomico con la fisica quantistica, qualcuno dovrebbe spiegare perché non dovrebbe funzionare alla stessa maniera anche ad un livello superiore.

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ma le sfere di Dyson in orbita attorno a KIC 8462852?

e guardare un po’ meno televisione la sera?

io le chiamerei piuttosto le palle di Dyson.

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vedo in questo momento che anche Focus si e` accodato di corsa a Repubblica.

La stella dalla luce misteriosa. Gli astronomi: “Fa pensare a tecnologia aliena”

un solo astronomo, originalissimo, per dir cosi`, diventa gli astronomi.

e vai col liscio!

siamo pur sempre il paese di padre Pio.

34 risposte a “la stella KIC 8462852 e le sfere o palle di Dyson – 485.

  1. @ Raphael Pallavicini

    allora, effettivamente, la mia analogia funziona meno, ma stavo alla tua definizione scritta, dato che non ho mai seguito la serie.

  2. Secondo me è l’astronave madre da cui ci hanno mandato Casaleggio per istituire un nuovo ordine mondiale…

  3. Io ho una visione che per certi versi assomiglia a quella che hai detto tu in questo post, ma con una leggera variante. Secondo me noi abbiamo bisogno di trovare gli alieni anche perché, man mano che progrediamo nella conoscenza (non tutti, eh, ma alcuni: gli scienziati) e più capiamo di non capire e avremmo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a raccapezzarci. Un bell’esempio è quello che dicevamo l’altro giorno, che piu’ vanno avanti nello studio della matematica e piu’ si rendono conto che non è una scienza esatta neppure quella. E’ da li’, secondo me, che gli scienziati stessi, nella loro voglia di sapere, sentono il bisogno di un aiutino.

    • si`, credo che ci sia anche questa componente: la speranza di trovare nell’universo qualcuno che ne sa piu` di noi.

      in fondo gli alieni ci riportano ai miti dell’antica Grecia: super-eroi che ci tireranno fuori dai guai.

      mai che nessuno si auguri di trovare, ad esempio, degli alieni un poco piu` scemi, a cui fare noi da papa`.

      ammesso e non concesso che gli eventuali alieni, oltre che piu` intelligenti; siano anche piu` buoni di noi, rimane peraltro da capire chi ci fara` da interprete…😦

      • Adesso non si sente tanto la voglia di trovare un poco piu’ scemi, a cui fare da papà, pero’ per secoli gli Europei hanno creduto di trovarli e non è che siano stati propri dei papà esemplari!!!!!! Poi in generale sono i piu’ tecnologicamente avanzati a trovare quelli meno avanzati, ma non è detto: una civiltà puo’ essere piu’ avanzata nei viaggi e meno nelle armi, per esempio.

        • ecco mille considerazioni sagge.

          abbiamo pochi esempi storici, e quasi tutti con protagonisti europei, almeno nei tempi recenti.

          se andiamo alla preistoria troviamo poi sapiens e Neandertal.

          tutto questo ci porta a dire che, almeno nel mondo umano, chi ha più spirito di iniziativa (in poche parole l’immigrato) prevale sempre.

          del resto, l’esploratore che arriva, se vince ha vinto, e se perde non se lo ricorda più nessuno, ma la sua madrepatria non èr toccata più di tanto dalla sua sconfitta.

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