maledizione EXPO? – 487.

. . .

titolo di Repubblica per un altro ragazzo, questa volta minorenne, che cade dalla finestra a Milano in gita scolastica.

e intitolare invece Maledizione alcoolismo?

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14 risposte a “maledizione EXPO? – 487.

  1. Una mia amica che insegna mi dice che la situazione con l’ alcol è molto peggiorata. Anch’io ho sempre accompagnato e non è mai capitato nulla ( eppure non facevo particolarmente paura a nessuno). Verrebbe anche a me la tentazione di tirare conclusioni molto pessimiste. 😦

    • quello che è ancora più tragico dell’alcool tra gli adolescenti è l’omertà o l’incapacità di vedere degli adulti.

      fino a titoli così demenziali come questo che ho citato che sembrano scritti apposta per nascondere l’evidenza.

  2. Fanno ridere anche nell’articolo…
    “L’analogia è inquientate. Un ragazzo in gita a Milano con la scuola per visitare l’Expo muore in hotel, precipitando – questo dicono i primi rilievi – dalla finestra di un hotel.”

    Muore in hotel precipitando da dove? Da un ponte? Nooo! Dalla finestra di un hotel!!!
    Almeno, così dicono i rilievi

    • acuta analisi testuale, Francesco. 🙂

      questo delirio linguistico non lo avevo neppure notato, sto abituandomi troppo alla disgustosa ignoranza della stampa italiana, anche quella che se la tira…

      • purtroppo oggi chiunque abbia un pc e le relazioni/raccomandazioni giuste può “millantarsi” giornalista 🙂

        • millantarsi, cioè farlo?

          trent’anni fa io l’ho fatto per un po’ a titolo totalmente volontario, per sostenere la cooperativa di giornalista che autogestiva Bresciaoggi

          • millantarsi nel senso di sostenere di essere giornalisti per il semplice fatto di pubblicare un post ogni tanto su un quotidiano.

            • ah, ecco, ora ho capito.

              mi pare che ci voglia un certo numero di articoli pubblicati per essere riconosciuti come pubblicisti.

              io credo che li avessi allora, ma poi ho lasciato cadere il discorso, nel momento in cui sono diventato preside.

              nel frattempo mi avevano anche buttato fuori, prima di rivendersi il giornale a un privato realizzando un sacco di soldi.. (giusto per finire la cronaca…), ma io continuato su qualche rivistina qua e là, a tratti.

              • per quel che mi riguarda avresti benissimo potuto continuare. Anche s enn sono sempre d’accordo con ciò che scrivi, sei comunque sempre documentato

                • ah, grazie francesco.

                  ma un giornale mica è disinteressato! né ibero.

                  è un covo di compromessi fra interessi che hanno poco a che fare con la verità e fra i quali le idee o lo stile galleggiano come possono.

                  loro dicevano che non ero abbastanza giornalistico, e avevano ragione per quel che si intende in Italia per giornalistico, ma soprattutto, in vista delle vendita, dovevano dare l’immagine di un giornale molto perbenista e posato

                  (ma io mica l’avevo capito che si stavano preparando a vendere! quattro anni di lavoro gratis senza neppure un grazie…).

                  davvero totalmente libero sono soltanto sul blog.

  3. Ce n’ è stato un altro? Maledizione, ma possibile che non si riesca a controllare se ‘ sti ragazzi nascondono alcolici in camera? A mali estremi, estremi rimedi : controlli a tappeto e via qualsiasi bottiglia.

    • alcoolici e spinelli a volontà, dicono i giornali.

      storia praticamente identica, con nessuno che si accorge di niente, tanto sono tutti sfatti e imbriaghi nel letto.

      a me non è mai capitato, eppure ho accompagnato ragazzi in gita per quarant’anni.

      sarà stata fortuna, sarà stata chiarezza dei patti prima di partire, sarà stato che ci stavo attento e che loro sapevano di rischiare qualcosa?

      cavoli, se vado in gita scolastica come accompagnatore, non sarà mica una passeggiata.

      ma poi, quello che mi sconvolge è lo spaccato autentico della gioventù italiana.

      parafrasiamo Pasolini e diciamo La peggio gioventù?

      quella che prepara un paese che sarà totalmente invivibile?

      • leggendo tutto d’un fiato tutti i post e commenti degli ultimi giorni, faccio una capatina lampo per salutare ed aggiungere qui una considerazione importante a mio avviso.

        che le sostanze psicoattive siano un dramma sociale è poco ma sicuro. il mio dubbio è se veramente lo siano oggi più di ieri, in modo sostanziale intendo: di questo non ne sarei altrettanto sicuro (e non parlo solo di alcol).
        mi limito ad un ipotetico paragone “oggi vs 20 anni fa”, oltre non mi posso spingere.

        enfatizzerei piuttosto, fermo restante il dubbio posto sopra, qualcosa che mi appare ancor di più l’emblema del mondo attuale (che mi piace definire come l’era della sovrinformazione): l’istinto sempreverde all’emulazione, così potente soprattutto nei più giovani.

        un adolescente di 20 anni fa che voleva mettersi in mostra aveva una serie limitata di modelli di riferimento. certo c’erano riviste e tv già allora e diverse cretineria passavano, ma nulla di minimamente paragonabile alla situazione attuale.
        per “fare il figo”, o per meglio dire “per non sentirsi sfigato”, l’ometto sente l’impulso d’emersione per distinguersi dalla massa, per farsi popolare.

        il problema è che una volta la massa era rappresentata dalle azioni di qualche centinaio di conoscenze al più, tralasciando i divi mediatici posti implicitamente qualche gradino sopra a sè.
        oggi la stupidità borderline emerge dalla massa comune in modo clamoroso, e viene sparata in faccia sulle rete sociali, su youtube, su infinità di canali.
        se una volta i ragazzi guardavano per lo più cartoni, film e telefilm (tralasciando il sempreterno calcio), oggi spopolano talk show assurdi, reality demenziali e ciliegina sulla torta le raccolte dei video più stupidi che circolano in rete.

        video tipo quelli del tizio di [località qualsiasi del mondo] che si fa prendere volontariamente a martellate dall’amico scemo, cose di questo genere.

        gente qualsiasi che fa cose assurde e assume popolarietà inimmaginabile. milioni e milioni di clik, passaggi in tv, in alcuni casi vere e proprie celebrazioni pubbliche, per quanto fugaci (ma il video no, quello resta e si accumula alzando man mano l’asticella).
        ecco: oggi un ragazzino se per distinguersi pensa di fare una cosa stupida, non basta più. oggi deve fare cose ENORMEMENTE stupide, essendo i modelli di stupidità non più locali ma globali, e pure ben preservati.
        è la demenzialità (e non più l’intelligenza) il criterio di successo massivo dell’attuale era della sovrinformazione: d’altronde pochi possono aspirare ad essere intelligenti mentre tutti possono riuscire benissimo nella disciplina contrapposta. stupidità chiama stupidità. visione di stupidità chiama azione di stupidità, tanto più la si vede quanto più la si applica.

        credo che ci sia molta di questa componente in fatti simili a quelli che citi nel post.
        anche se nello specifico non ho la più pallida idea di cosa sia successo, non ho nemmeno letto la notizia di questa morte: la prendo solo come spunto per ampliare il concetto.
        il punto è che i ragazzi, specie dei paesi più ricchi, annoiati e derealizzati, non solo si lanciano a fare la gara a chi è più scemo (è sempre stato così negli ultimi decenni) ma oggi bisogna essere tanto scemi da rischiarci le penne, per apparire ad un pubblico globale (la località è annichilita).

        all’interno di questo contesto, poi, le droghe assicurano il ko definitivo sul buon senso.

        nosense makesense citavano spot MTV di quasi vent’anni fa, veggenti massmediatici della nuova era.
        la creatività sfociata nella cretinità, aspettando Godot.

        • eh, peccato per queste capatine lampo, o forse meglio così, visto che produce un commento molto stimolante e fine come questo.

          io posso testimoniare dell’adolescenza di cinquant’anni fa: i miei compagni di classe ne facevano di stupidate (io no, l’età della stupidera l’avevo passata verso gli undici anni, ma mi limitavo ad andare a rompere a sassate i vetri delle case abbandonate o a smontare le bombe d’aereo della seconda guerra mondiale che avevo trovato sepolta nell’orto, a me andò bene, ma un mio amico per un soffio non ci rimise una mano…

          tutto quel che dici è giusto, ma una differenza è fondamentale e riguarda le sostanze; non solo perché praticamente non ce n’erano, sono arrivate tutte te dopo, ma perché l’unica ammessa, l’alcool, non era prevista proprio fra le trasgressioni.

          se uno si ubriacava era un poveraccio e si sputtanava per sempre, almeno negli ambienti che frequentavo io.

          da preside invece ho visto crescere questo problema mostruoso, alimentato da precisi interessi economici: una ragazza portata via d’urgenza da scuola in ambulanza in coma etilico, ma mica in gita, ecc. ecc.: lo stesso dicasi degli spinelli.

          stare a scuola fumati è oggi abbastanza normale, ad esempio, mica non lo so e a volte a scuola si spaccia.

          ragazzi rovinati a vita dal mix di droghe sbagliate, cocainomani di 18 anni, la ragazzina diventata eroinomane perché le mettevano l’eroina negli spinelli a sua insaputa.

          ho visto crescere il problema e diventare incontrollabile: è la distruzione di una bella fetta delle nuove generazioni, magari anche la più creativa, potenzialmente.

          ecco, aldilà della riflessione sui modelli, giusta, che fai, occorre aggiungere la deformazione chimica del cervello come prassi.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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