quanto e` resistente il tuo batterio? – 486.

I dati più recenti indicano come ogni anno tra 5mila e 7mila persone muoiano in Italia per essere stati infettati da batteri tra le mura di un ospedale.

Il nostro Paese è il peggiore anche nell’utilizzo negli allevamenti, dove finiscono due terzi dei farmaci antibiotici venduti.

l’aumento delle resistenze agli antibiotici è direttamente collegato al loro utilizzo eccessivo: il sovra-utilizzo nelle comunità, le troppe prescrizioni degli antibiotici da parte dei medici di base e infine le dosi massicce di antibiotici che entrano negli allevamenti.

ma il nostro Ministero della salute sostiene che la misura in cui l’impiego di antibiotici negli animali contribuisca al problema generale della resistenza agli antibiotici nelle persone è ancora incerta.

. . .

ma i gruppi di batteri sono tre: il primo e` formato da batteri tipicamente umani e qui la formazione di ceppi batterici resistenti e` legata certamente all’abuso umano; ma poi ci sono batteri comuni agli altri animali e all’uomo (per esempio Enterichia Coli) e un terzo gruppo di batteri diffuso fra gli altri animali, ma per loro innocui, pero` patogeni per l’uomo (per esempio, Salmonella o Campylobacter) .

in questi due gruppi vi puo` essere una chiara correlazione fra diffusione degli antibiotici negli allevamenti e sviluppo di ceppi batterici resistenti.

inoltre batteri differenti possono comunque trasmettersi geni che inducono la resistenza, anche fra specie batteriche diverse.

Un batterio può andare più o meno direttamente da un allevamento ad una persona, sia per contatto diretto (…) sia in maniera meno diretta, cioè attraverso gli alimenti.

Quello che è nell’intestino degli animali può passare lungo la catena di macellazione, di manipolazione, di produzione, e quindi raggiungere l’uomo.

In Italia vivono circa 60 milioni di persone, insieme indicativamente a 500 milioni di polli l’anno, 175 milioni di conigli, 13 milioni di suini, 9 milioni di bovini, e altri milioni di animali «da produzione» come tacchini, pesci, galline ovaiole.

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il Ministero della Salute tuttavia se la prende comoda, anche se ben il 71 per cento delle 2.155 tonnellate vendute nel nostro Paese è destinato agli allevamenti: ha avviato dei programmi di raccolta dati con gli istituti zooprofilattici, ma i risultati di questo lavoro saranno però valutati solo nel 2017.

un modo per prendere tempo ed evitare contraccolpi a una regolamentazione che si impone.

già nel 2012 eravamo di poco secondi a Germania e Spagna per utilizzo di antibiotici negli allevamenti, con 1.534,3 tonnellate utilizzate annualmente.

ma oggi abbiamo il primato negativo assoluto per quanto riguarda l’utilizzo in relazione alla produzione: 341 mg di antibiotici utilizzati per ogni chilo di massa prodotta, contro Francia e Germania ferme rispettivamente a 99 mg e 205 mg, e una media europea di 140 mg.

L’Olanda dal 2008 e la Danimarca dal 2010 hanno stabilito una soglia massima di utilizzo di antibiotici negli allevamenti; la Svezia monitora ogni singolo acquisto di antibiotico per uso animale tramite veterinari o farmacie; la Francia nel 2011 ha imposto una riduzione dell’utilizzo veterinario del 25 per cento già entro il 2017.

L’Europa dal canto suo si è mossa una prima volta con una direttiva nel 2006 per proibire l’utilizzo di antibiotici come «promotori della crescita» degli animali, pratica estremamente diffusa fino ad allora.

Nelle scorse settimane la Commissione Europea ha stilato delle linee guida per abbattere l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti, per «contribuire a contrastare le resistenze» nella medicina umana e animale. 

purtroppo queste linee guida non sono vincolanti per gli stati.

11 risposte a “quanto e` resistente il tuo batterio? – 486.

  1. Molto interessante. Dove hai trovato i dati sul consumo di antibiotici? Ne avevo scritto anche io qualche tempo addietro, citando un veterinario tedesco che stigmatizzava l’eccessivo consumo di antibiotici tedesco ed il conseguente sviluppo di ceppi resistenti agli antibiotici (ora son sul furbofonino, mi pareva di averlo intitolato “culto suino”).
    Mi fa specie leggere che la situazione italiana sia peggiore, specialmente perché davo per buono che la zootecnia italica fosse più controllata e meno dipendente dagli antibiotici.
    Inoltre un mio parente medico mi confermava qualche mese addietro che da due tre anni c’è stato un sostanziale giro di vite sulle prescrizioni di antibiotici con l’esplicito invito a ridurne il più possibile l’utilizzo

    • la mia è una semplice parafrasi ragionata di un articolo preso da… (intrecciato con un’altra notizia, casualmente sullo stesso tema).

      tutte le parti in corsivo sono citazioni.

      anche io l’ho trovato interessante e l’ho riproposto per questo.

      dovrei mettere la fonte e lo facevo regolarmente fino a pochissimo tempo fa.

      ma oramai mi sembra un appesantimento inutile, dato che basta prendere una qualunque frase in corsivo metterla in google e risalire alla fonte.

      l’ho appena fatto anche io ed ecco il risultato:
      http://video.corriere.it/troppi-antibiotici-allevamenti-farmaci-non-fanno-piu-effetto-sull-uomo-migliaia-morti-ogni-anno/5f8f0b2e-71de-11e5-b015-f1d3b8f071aa

      sulla situazione alimentare tedesca, ti dico (io che passo per filo-tedesco) che è molto peggiore della nostra in Italia in generale e si vendono nei supermercati vere porcherie, con qualche scandalo ogni tanto.

      quanto all’uso degli antibiotici negli allevamenti in Italia era già enorme quasi 50 anni fa, quando la morte precoce di mio padre mi costrinse a gestire degli allevamenti avicoli per una ventina d’anni.

      aggiungo la mentalità bottegaia e irresponsabile di chi, contadino del posto e socio, li gestiva concretamente con me, totalmente indifferente ai danni eventuali alla salute di terzi.

      • La rete vive di collegamenti e se anche è vero che i motori di ricerca oggi fanno miracoli abusare della loro disponibilità è un po’ – passami l’iperbole – come abusare degli antibiotici. ☺
        Mettere i collegamenti inoltre dà sostanza e rende facile la verifica oltre a rendere il tuo diario più appetibile agli occhi dei motori di ricerca.

        • ok, accetto la predica e ricomincerò a vincere quel filino di pigrizia.🙂

          però alla fine temevo di peggio, di poter essere preso per uno che fa passare per proprie le cose altrui.

          • Ma figurati. Mica era una predica. Poi da me che metto i collegamenti ma subito sotto ricopio tutto il pezzi perché ho il terrore dell’evanescenza della rete?
            Piuttosto devo riconoscere che mettere i collegamenti è un tedio necessario, specialmente se lo fai usando un furbofonino. ☺

            • no, io non potrei mai scrivere con lo smartphone post come sono quasi sempre i miei.

              però posso dire che mettere i riferimenti non basta ad evitare il rischio di dare credito a notizie almeno gonfiate?

              (chi ha orecchi per intendere, intenda, eh eh).

              • Eh eh, fai bene a stigmatizzare anche le pigrizie altrui, specie di chi condivide senza controllare le fonti. Che sarei io. Ma quello sarebbe il lavoro del giornalista se non fosse che al giorno d’oggi molti giornalisti sembrano essere in malafede e non solo ignoranti che scrivono a sproposito di questioni su cui non si sono documentati a sufficienza…

                • no, sinceramente credo che controllare le fonti sia davvero un lavoro improbo e che onestamente non si può chiedere a chi fa il blogger per passione, nei ritagli di tempo, e con un altro lavoro vero sulle spalle.

                  anche perché oggi, se caschi su una fonte farlocca e provi a controllare, ti rimanderà ad un’altra fonte farlocca e così via.

                  quel che serve, secondo me, sono alcuni fondamenti critici a priori, tipo il domandarsi quel è lo scopo della notizia, che cosa vuole chi la diffonde e chi è, e soffermarsi molto sui particolari interni.

                  questo si può fare anche rapidamente, con un poco di allenamento.

                  ti faccio l’esempio della notizia extra che ho inserito qui sopra sull’articolo base e veniva da un articoletto di Libero, dal solito tono esagitato.

                  un link su wikipedia a proposito del nome del batterio assassino ed è stato chiaro quel che si poteva sospettare subito: che c’era molto marcio in quel modo di dare la notizia.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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