filofobia ed altro: l’incapacità di amare è una malattia? – 498.

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sintesi del post:

  1. la filofobia
  2. l’anafettivita`
  3. il narcisismo
  4. il disturbo narcisistico di personalita`
  5. il narcisismo digitale
  6. la metrosessualita`
  7. l’anoressia sentimentale
  8. prostituzione
  9. contro l’abuso dell’idea di disturbo mentale
  10. amare o non amare sono soltanto libere scelte

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leggo queste considerazioni, che mi fanno riflettere:

L’incapacità di amare è una vera e propria patologia.

Non parlo di vera e propria anaffettività, che in alcuni casi è ahimè anche presente, ma di “anoressia dei sentimenti”.

Ha un nome ben preciso anche questa incapacità d’amare, si chiama filofobia.

poche frasi, ma il rischio di una grande confusione fra concetti diversi, mi pare.

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partiamo dalla filofobia, cioè della paura irrazionale, persistente ed ingiustificata, di innamorarsi o di amare una persona, che diventa patologica quando riguarda qualunque persona e diventa paura dell’innamorarsi in se stesso.

perche` la filofobia per cosi` dire mirata e sensata, la paura ragionata in alcuni casi che il desiderio fisico ti porti ad amare una persona che ti appare inadeguata e che sai peggiorera` la tua vita mi pare tutt’altro che una patologia e sarebbe bene, piuttosto, che fosse molto piu` diffusa. 

Nelle sue fasi di maggiore acutezza questa paura presenta dispnea, iperidrosi, nausea, tachicardia, agitazione ed altri sintomi tipici dell’ansia.

Il soggetto filofobico prova attacchi di depressione perché ha paura di poter essere ferito dall’altro soggetto verso il quale prova amore.

qui siamo di fronte a un evidente disturbo nevrotico, con sintomi precisi.

La filofobia è di solito dovuta ad una mancanza d’affetto in età infantile o a interazioni primarie madre-figlio frustranti o traumatiche.

si tratta dunque di disturbi abbastanza circoscritti a casi ben determinati.

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se parliamo invece di anafettività, l’incapacità di provare affetti, ci riferiamo ad un sintomo e non ad una sindrome, e dunque questa condizione non puo` essere messa sullo stesso piano della precedente.

L’anaffettività può dare impulso a moltiplicare l’investimento nella professione, a dare particolare importanza agli aspetti materiali e narcisistici della vita, a puntare su una regolarità che le persone intorno ritengono apprezzabile, e che sembra garantire un piacere per le ‘cose’ e per ‘l’immagine’: un piacere illusorio che può diminuire la capacità di godere di sé stessi, della vita e delle relazioni, nonché la capacità di sviluppare affetti e passioni salutari e gratificanti.

A livello inconscio, è una modalità per difendersi da esperienze dolorose vissute durante l’infanzia.

Sono infatti particolari situazioni traumatiche, di abbandono, di non amore che generano tale freddezza.

l’anafettività, invece, è diffusissima, come stato transitorio o permanente.

difficilmente qualcuno di noi ha conosciuto più di una o due persone filofobiche al massimo, mentre siamo tutti circondati da persone diversamente anafettive.

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Purtroppo chi ne è affetto non se ne rende conto e pensa che non amare sia una cosa normale.

Nella mia vita ho conosciuto parecchie persone che soffrivano di questa patologia. 

Uomini che non si rendono conto che sentire un sentimento per un’altra persona sia una cosa importante.

ma l’anafettività è una malattia?

ne dubito parecchio, in questo caso dovrebbe essersi diffusa in forma epidemica…

no, è una caratteristica personale, a volte persino una scelta (nella misura in cui noi possiamo “scegliere” di essere quello che siamo).

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Purtroppo l’incapacità d’amare è spesso legata ad una patologia ancora peggiore, il narcisismo, da cui moltissimi uomini e donne sono affetti.

con questo viene introdotto un terzo attore nel dramma degli esseri umani incapaci di amare: il narcisismo, che sarebbe a sua volta una patologia.

ma il narcisismo viene definito come una malattia solo in alcuni casi ben precisi, quando assume la forma del cosiddetto disturbo narcisistico della personalita`.

nella teoria psicanalitica il narcisismo e` anzi una fase necessaria, nell’eta` infantile, dello sviluppo psicologico umano.

e in ogni caso anche gli psicologi devono distinguere fra il sano narcisismo secondario, che viene a coincidere con la stima di se`, e il disturbo narcisistico, nel quale (definizione di wikipedia) il paziente sopravvaluta le sue capacità e ha un eccessivo bisogno di ammirazione e affermazione.

ma a voi sembra che una malattia possa essere definita da sintomi tanto vaghi?

in che cosa si distinguerebbe la diagnosi medica da un giudizio morale?

non sarebbe il caso, una volta per tutte, di smetterla di sovrapporre il concetto di malattia a scelte di vita diverse dalle nostre?

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forse la definizione piu` precisa del narcisismo l’ha data, alle origini stesse della storia del concetto, nel 1898 il sessuologo inglese Ellis Havelock, che fece riferimento ad un ricorso eccessivo ad una masturbazione nella quale la persona diventa il suo stesso oggetto sessuale: non dunque una masturbazione comunque diretta da fantasie e desiderio rivolti ad oggetti sessuali diversi da se`.

ma qui torniamo a giudizi (eccessivo) e a distinzioni sottili.

meglio guardare all’elenco dei sintomi nei comportamenti dei narcisisti (sempre da wikipedia):

Una evidente concentrazione su se stessi negli scambi interpersonali;

Problemi nel mantenere relazioni soddisfacenti;

Mancanza di consapevolezza psicologica;

Difficoltà con l’empatia;

Problemi nel distinguere se stessi dagli altri;

Ipersensibilità a qualsiasi insulto o insulto immaginato;

Vulnerabilità alla vergogna piuttosto che al senso di colpa;

Linguaggio del corpo altezzoso;

Adulazione nei confronti delle persone che li ammirano e li rafforzano;

Il detestare coloro che non li ammirano;

L’uso di altre persone senza considerare il prezzo di tale azione;

Il fingere di essere più importanti di quanto lo siano realmente;

Il vantarsi (sottilmente ma con insistenza) dei loro risultati e l’esagerarli;

L’affermare di essere un “esperto” in molte cose;

L’incapacità di vedere il mondo dal punto di vista degli altri;

La negazione del rimorso e della gratitudine.

bene, ora scagli la prima pietra chiunque non si e` ritrovato almeno in una decina di questi sintomi (io parlo per me, per cominciare: io si`. sono un narcisista? indubbiamente un poco si`. ma sono un narcisista patologico? direi di no, ma agli altri giudicare).

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comunque anche al disturbo narcisistico di personalita` sta accadendo quello che e` accaduto recentemente per l’omosessualita`: e` stato proposto di toglierlo dall’elenco delle malattie mentali.

di fatto le indagine psicologiche a campione hanno dimostrato che nei testi svolti negli USA per la valutazione del narcisismo i punteggi sono in forte crescita dal 2002 in poi.

qualcuno lo ha messo in relazione con la diffusione dei social network: Facebook e` stata fondata nel 2004.

ed ecco che e` nata la definizione di narcisismo digitaleuno smoderato culto della personalità, dell’apparire e di esibirsi sul web con i propri scritti, foto, video e messaggi, contenuti auto-prodotti con estrema facilità; il web partecipativo fatto di blog, video-audio-foto sharing, twitter, mashup facilita la creazione di autocitazioni che vanno a gratificare appunto il narcisismo digitale.

e qui voglio vedere i blogger che mi leggono (oltre a quello che sta scrivendo) a tirarsi fuori del tutto…

al narcisismo individuale si connette spesso a quello culturale, che pone le basi di un moderno rifiuto di massa delle altre culture, che e` la base del nuovo razzismo e del rifiuto del diverso, che prende il posto, narcisisticamente, della curiosita` per lui.

ma in una societa` dove tutti sono narcisisti, digitali o no, il narcisismo smette appunto di essere un’anomalia.

(e che dire poi della metrosessualita`, una variante di comportamento, anche sessuale, diffusasi negli ultimi vent’anni, anche grazie ai condizionamenti dei media sui comportamenti di giovani maschi eterosessuali che tuttavia sono eroticamente concentrati in via quasi esclusiva sul proprio corpo.

e tra le mille varianti possibili di comportamento sessuale non esiste anche quella molto particolare di chi pratica la castita` senza difficolta`, ma obbedendo alla propria natura?)

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dunque il rifiuto o anche soltanto la difficolta` di amare puo` avere anche questa terza origine narcisista, che non puo` essere considerata per se stessa patologica: se il narcisismo, nella sua variante digitale, diventa comunque un comportamento comune dell’uomo attuale, cessa di essere un disturbo, per diventare un semplice comportamento, anzi addirittura un modello di comportamento.

ritorno allora alle ultime considerazioni del testo dal quale sono partito.

La mancanza d’amore nella vita di un uomo sembra una cosa normale.

Infatti i cosiddetti solitari che collezionano conquiste, che fanno sesso a destra e manca, non sanno affatto di avere una malattia.

E quando glielo faresti notare ti dicono che non andrebbero mai da uno psicologo perché non hanno nulla che non va bene.

L’anoressia dei sentimenti è un comportamento che passa per normale ma non è né sano né normale.

I danni questi uomini, che io appunto chiamo “senzacuore” li fanno agli altri e anche a se stessi.

Essere una donna e conoscere uomini che ti vogliono solo usare e che non sentono nulla non è una bella cosa.

Constatare che l’80% degli uomini non sente nulla, non ha sentimenti d’amore, è stata una cosa molto deludente.

In questi anni ho avuto a che fare con molti uomini, per motivi diversi, e posso dire che ahimè, questo è il risultato.

anoressia mentale, adesso: un’altra malattia?

bene, mettiamo nel mucchio anche uno studio effettuato su 1200 uomini di Boston e pubblicato sul Journal of Interpersonal Research: tra di loro 101 consumatori di rapporti a pagamento: più violenti, predisposti ad aggressioni sessuali, abusi e prevaricazioni sino allo stupro.

Comprano sesso senza alcun tipo di empatia nei confronti delle donne con cui hanno rapporti sessuali, donne che hanno lo stesso valore di un caffè e un pacchetto di gomme.

comunque nessuno o quasi si salva:

anche negli uomini che non frequentano prostitute i ricercatori hanno identificato tratti marcati di mascolinità violenta e ostile, personalità narcisistica e preferenza per rapporti interpersonali senza alcun coinvolgimento emotivo.

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dopo questo ultimo esempio, mi rendo conto che e` duro dire quel che segue: ma se l’80% degli uomini e` incapace di amare, allora l’80% degli uomini e` malato?

e in base a quale criterio di giudizio riteniamo malato chi non ama, ma e` magari semplicemente, ma a volte anche sanamente egoista?

dopotutto solo il cristianesimo, fra tutte le religioni, considera l’amore un obbligo morale  e pretende di creare un senso di colpa in chi non lo prova.

chi definisce malato chi non ama sta assolutizzando un modello culturale, e forse lo sta facendo proprio narcisisticamente.

vorrei tagliare la testa al toro una volta per tutte: credo che si possa parlare di malattia sul piano psicologico esclusivamente nei casi nei quali il soggetto prova una sofferenza per la sua condizione.

ma ogni comportamento che non provochi dolore, ma che anzi puo` essere vissuto con serenita` da chi lo mette in atto, a quale titolo puo` essere definito come malattia?

possiamo definirlo immorale, quando provoca dolore ad altri e soprattutto ad altre, questo si`, ma questo e` un concetto completamente diverso da quello della patologia.

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amare non e` un obbligo morale e neppure un segno di salute mentale.

amare e` una scelta, e la sua bellezza sta proprio nella sua liberta`.

dunque anche non amare puo` essere una scelta.

proprio per questo difendere la dignita` e la salute mentale di chi sceglie di non amare e` l’unico vero modo per amare l’amore.

6 risposte a “filofobia ed altro: l’incapacità di amare è una malattia? – 498.

  1. Dissento clamorosamente, almeno per quel che riguarda la mia esperienza personale, sull’idea che sui cosiddetti solitari che collezionano conquiste, che fanno sesso a destra e manca, automaticamente questo voglia dire che non provo sentimenti per le donne che incontro. Provo sentimenti fortissimi, ma di breve durata, e sono sentimenti anche quelli, non è affatto vero, secondo me, che il sentimento non ci sia. Anzi, non è nemmeno vero che il sentimento sia di breve durata: è solo il sesso ad essere di breve durata, ma il sentimento invece continua, ogni volta che mi ricordo di loro e ogni volta che queste riprendano contatto con me come amiche. E anche il fatto che l’uomo che ha delle relazioni sessuali di breve durata sia necessariamente un imbroglione non è affatto vero: ci sono anche molte donne che sono d’accordo di fare proprio cosi’ anche loro, anche se non, evidentemente, quella che parla qui in modo cosi’ superficiale. E poi in anticipo non si sa mai: si puo’ cominciare una relazione con l’idea che sia breve, e poi volerla continuare, o viceversa: non è un contratto con le date concordate in anticipo.

    • credo che tu abbia le tue buone ragioni.

      ammetto anche io che la seduzione compulsiva non sia necessariamente anafettiva, ma preveda sentimenti di identificazione intensi, anche se effimeri, anzi a volte persino molto piu` intensi, proprio perche` piu` effimeri.

      ma questo non esclude che per un grande numero di maschi essa corrisponda invece alla soddisfazione di un bisogno elementare gestito aridamente e senza partecipazione emotiva…

      occorre evitare di cadere nello stesso errore del testo che critichi, e di sbagliare in direzione contraria, trasformando una esperienza personale in un giudizio assoluto.

      occorre capire che i comportamenti affettivi e sessuali sono molto diversi, che la loro varieta` e` una delle scelte della natura a favore della molteplicita` riproduttiva e che nessuna va considerata una malattia, fino a che non provoca in se stessa sofferenza a chi la pratica.

      poi possiamo considerarne alcune moralmente piu` o meno accettabili, o anche totalmente inaccettabili: ma queste sono scelte culturali, quindi relative, e non giustificano l’etichetta di malattia su alcuna scelta sessuale o affettiva priva di danni direttamente conseguenti per chi le pratica.

      • Certo, proprio questo avrei voluto dire: l’esperta citata esagera secondo me a dire che tutti quegli uomini sono privi di affetti, io ne ho, con questo puo’ darsi benissimo che molti altri ne siano privi veramente.

          • E’ poi ovvio che se uno fa soffrire gli altri, questi altri lo critichino. Quello che è meno chiaro è perché i terzi non coinvolti si mettano quasi sempre dalla parte di chi soffre. Mentre, se ci fossero dentro, tante volte, egoisticamente, sarebbero loro quello dei due che fa soffrire l’altro. Ma si direbbe che siamo egoisti solo quando portiamo avanti i nostri, di interessi, quando invece qualcun altro porta avanti egoisticamente i suoi, noi (quasi) tutti gli diamo addosso.

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