Halloween e Melbourne: esiste un paradiso per i gatti? – 526.

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Melbourne, il gatto bianco e nero di casa da mia figlia Marta, quella un poco australiana, assieme al fratello Brisbane, molto meno socievole e simpatico di lui,

Melbourne, che e` stato (incredibile, ma vero) la prima parola che Vera, a meno di un anno, ha imparato a dire abbastanza chiaramente, prima ancora che mamma e papa`, gattonando con lui per il corridoio di casa,

Melbourne, che gia` si era perso con Brisbane qualche tempo fa nei campi della collina dietro casa, e Brisbane era tornato, e lui invece no, e Brisbane aveva miagolato tutta la notte invocandolo disperato,

Melbourne questa volta non tornera` a casa.

la morte ha chiuso quei suoi piccoli occhi a fessura, giallognoli come quelli inquietanti di una mantide religiosa.

e Vera e` rimasta orfana di lui in una eta` in cui non se ne puo` neppure accorgere, ma questo bastera` a segnare una piccola invisibile sconosciuta ferita nella sua mente in costruzione.

e pensare che oggi e` proprio il suo compleanno…

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ieri pomeriggio Brisbane ha fiutato il cadavere scomposto di Melbourne sull’asfalto davanti all’autorimessa, come per rendersi conto di che cosa era successo al fratello.

ma non sono sicuro che nel mondo dei gatti la morte neppure esista; dovrebbero avere dei piccoli problemi di coscienza, proporzionati alla loro mente di gatti, con tutti quegli uccellini sulla fedina penale, se la conoscessero. 

oppure hanno una visione della morte, semmai, piu` simile a quella degli atzechi, che la consideravano una semplice variante di stato, sorella della vita, e hanno travasato questa loro visione per niente cristiana anche nel nostro Halloween, sviluppo anche della festa pagana messicana di Santa Sebastiana, la cristianizzazione apparente di una divinita` che vinceva con le sue frecce anche su Cristo…

Melbourne e` morto infatti nelle ore della vigilia della notte di Halloween, certamente quasi senza accorgersi e comunque senza sapere di morire.

non credo che i gatti sappiano di morire: i gatti non sono cristiani, e neppure soltanto umani.

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e infatti anche Brisbane, il fratello sopravvissuto, ha lasciato tutta la disperazione a Marco, il papa` di Vera, che lo aveva investito senza accorgersene facendo retromarcia con la sua auto ibrida, che in quel momento andava a elettrico ed era silenziosa come un agguato mirato.

sembra che Melbourne, lo sventato, assieme a Brisbane di solito, lo facesse per gioco di buttarsi tra le ruote della macchine in quella stradina dove tutti passano lentamente, ma questa volta qualcosa e` andato storto.

me lo racconta al telefono, con la voce un poco incrinata, mia figlia: ecco un primo compleanno finito piuttosto male per Vera, col suo primo amico di giochi portato al centro dove si raccolgono i gatti morti.

quelli che non vanno in paradiso, ma scompaiono la sera di Halloween.

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a proposito: Vera anticipo` di un mese la sua nascita l’anno scorso.

ma allora non fu per fare uno scherzo al nonno che era ancora in viaggio e che sarebbe rientrato, per pura coincidenza, alla vigilia della data presunta del parto.

fu forse per nascere giusto dopo la notte dove i morti diventano vivi e i vivi si confondono con i morti?

la sera in cui non esiste nessun aldila` con premi e castighi, ma solo uno scivolare senza senso dalla vita alla morte e dalla morte alla vita, perche` anche nella morte si rimane un poco vivi e nella vita si e` sempre un poco morti.

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saluto Melbourne, comunque, che non finira` in nessun paradiso per gatti e che e` morto scherzando, come un qualunque altro adolescente incosciente.

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12 risposte a “Halloween e Melbourne: esiste un paradiso per i gatti? – 526.

    • ho detto non credo, la mia non e` una certezza, ma posso argomentare meglio la mia convinzione: la morte esiste soltanto dove c’e` un’autobiografia, e secondo me i gatti non hanno nessuna visione autobiografica, pur essendo molto individualisti.

      dire che i gatti sanno di morire, nel senso che conoscono un’idea della morte simile alla nostra, significherebbe pensare che anche un bambino di un anno due ha un’idea della morte, prima ancora di avere un io autobiografico sviluppato nel tempo.

      a me sembra molto improbabile.

      se muoiono di malattia i gatti hanno certamente una percezione del dolore, e anche del dolore estremo, ma mi pare altamente improbabile che questo porti all’idea della fine dell’io storico, dato che non credo ne abbiano uno.

        • io ho avuto gatti da piccolo, poi quando ho avuto i figli piccoli a mia volta, e adesso qui non ne ho propriamente, ma ce ne sono tre, due dei vicini e uno semi-randagio, che passano di qui a mangiare tutti i giorni, e sono una festa per i nipotini quando vengono a trovarmi.

          ho sempre amato moltissimo i gatti.

          rispetto alla storia raccontata qui sopra, la cosa ulteriormente triste e` che Vera ogni tanto dice Melbourne, come se lo volesse per giocare.

        • ora ho capito la tua proposta; leggendo il commento precedente non avevo capito.

          non e` poi proprio cosi`, anche perche` il sosia di Melbourne esiste gia` ed e` suo fratello gemello Brisbane.

          ma Brisbane ha un carattere diverso (e stranamente simile a quello della citta` da cui prende il nome, come era anche per Melbourne).

          infatti fra Vera e Brisbane non c’e` feeling, nonostante lui sia fisicamente quasi del tutto identico, e Vera si e` sempre rifiutata, nonostante ogni sforzo, di imparare il suo nome.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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