commento personale sulla lapidazione islamica di una ragazza fuggita di casa col suo amore – 530.

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qualcuno dei miei lettori ha gia` letto questo articolo di Sofri? La morte barbara di Rokhshana

mi ha fatto cosi` male che non ho neppure voglia di ribloggarlo, metto solamente il link, ma e` come se l’avessi scritto io: nel senso che avrei voluto essere capace di scriverlo.

con questo non voglio consigliarvi di leggerlo: sono in un momento della mia vita in cui mi pare che il meglio da farsi sia chiudere gli occhi sui mali del mondo, visto che non possiamo impedirli.

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quello che mi fa male non e` soltanto quello che succede; mi fa male ancora di piu` che non si possa fare nulla, ma proprio nulla, per diminuire il dolore inutile nel mondo.

quel che mi fa male e` che ci sono dei mentecatti che attribuiscono questi fatti ad una cultura particolare e non all’essere umano in generale.

si servono dell’odio per diffondere l’odio e della religione per fare del male.

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se questa barbarie non fosse viva e presente anche fra noi che ci definiamo cristiani oppure democratici, come potrebbe essere possibile che questi video circolino fra di noi e abbiano i loro affezionati spettatori?

il diritto alla privacy di quella ragazza nella sua morte non esiste?

banda di ipocriti.

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quelle parole di orrore, quelle parole di pieta` puzzano come il cadavere stesso della ragazza lapidata: servono ad aumentare l’eccitazione nascosta.

cliccate, cliccate: anche le lapidazioni servono a fare soldi.

ribellarsi e` giusto, suonava il vecchio slogan del Sessantotto e di Lotta Continua: oggi la vera ribellione e` staccare la spina, rifiutarsi di guardare e di ascoltare, sparire piuttosto che essere complici di questo spettacolo immondo.

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5 risposte a “commento personale sulla lapidazione islamica di una ragazza fuggita di casa col suo amore – 530.

    • guarda che non sono in disaccordo con te: l’articolo di Sofri chi l’ha linkato, dopotutto?

      ho solo aggiunto una nota personale: che io non ce la faccio piu`.

      sento la nostalgia di un mondo in cui di queste cose si aveva soltanto una vaga idea.

      negli anni Settanta un mio amico ando` con un furgone in Afghanistan e passo` vicino a un paese dove tre o quattro giorni prima una turista francese era stata lapidata perche` faceva il bagno nuda in un fiume.

      non credo che la stampa allora ne abbia neppure parlato: forse perche` dopotutto si trattava di frikkettoni.

      ora non ci viene risparmiato di sapere che ci sono delle bestie umane che avrebbero ripreso la scena col telefonino e l’avrebbero venduta ai giornalisti; anzi siamo chiamati ad idignarci guardandolo.

      questo mondo mi fa schifo, lo ammetto e non riesco neppure piu` a capire a che cosa serve indignarsi.

      mi pare parte di un mercato anche questa indignazione.

      su questo credo che non siamo in sintonia, ma la mia puo` essere anche una reazione dettata dall’eta`, lo so.

      • no no, capisco perfettamente la prospettiva e la stanchezza (indipendentemente dall’età). io penso che questo sia semplicemente accentuato dalla sensazione di impotenza, perché si sta parlando di qualcosa di molto lontano, di molto “grande”. non so se aderire a una petizione di amnesty, o scendere in piazza a manifestare, possa cambiare anche solo minimamente una prassi così radicata – al di là della religione (e, come giustamente dici tu, in un percorso di eros e thanatos che appaga carnefici quanto fruitori dell’informazione). sono però convinto che indignazione e azione possano e debbano assolutamente persistere nei piccoli microcosmi (familiari, lavorativi, scolastici, etc.) di ogni giorni: per agire una trasformazione bisogna comunque prima immaginarla, per indignarsi di un’ingiustizia nel proprio piccolo cerchio – quello nel quale possiamo agire – non dobbiamo smettere di farlo di fronte a fatti grandi come questo.

        • grazie mille di questa bella risposta.

          spero di non abusare della tua pazienza se provo ad approfondire il mio punto di vista.

          evidentemente ci sono luoghi del mondo dove la varieta` possibile dei comportamenti e delle culture umane si esprime in comportamenti inaccettabili per noi (e la cosa non riguarda soltanto l’islam: in Nuova Guinea sopravvivono ancora tribu` di antropofagi, anche se oggi magari hanno il telefonino; ma vorrei anche ricordare che l’antica Grecia, che ha fondato la nostra cultura, era una societa` dove la pedofilia era un comportamento diffuso, praticato ed anzi considerato distintivo della vera nobilta`, mentre il basso popolo non lo praticava – leggersi Platone per documentarsi).

          credo che alcuni comportamenti nostri appaiano agli occhi di altre culture altrettanto mostruosi e inaccettabili.

          ora la mia riflessione riguarda il fatto che il mondo umano ha sempre dovuto convivere con questa situazione e l’ha risolta inventando il concetto di barbarie: barbari erano i popoli che praticavano costumi inaccettabili per noi, ripugnanti, sconvolgenti.

          per noi e` sconvolgente lapidare una ragazza che e` fuggita con un ragazzo; per un afgano e` emotivamente ALTRETTANTO SCONVOLGENTE che un soldato americano spunti sul Corano.

          facciamo fatica a capirlo, eppure e` vero.

          ora la profondita` di queste differenze non si supera neppure con un atteggiamento relativistico, perche` anche il nostro relativismo si ferma davanti all’omicidio (ma non davanti allo sputo sul Corano): quindi anche il nostro relativismo non e` neutrale; e un relativismo ancora piu` ampio non e` accettabile neppure per noi e neppure da un punto di vista laico.

          allora, il vero problema attuale sono i media: la comunicazione immediata e viva di questi comportamenti che una volta restavano avvolti in una vaga nebbia che li rendeva indistinti, e` la fonte diretta di una INTOLLERANZA RELIGIOSA che avanza da ogni parte e che trovo molto pericolosa.

          se i Maya facevano sacrifici umani ai loro dei, come i popoli semiti della preistoria e i fenici a Mozia in Sicilia sacrificavano i primogeniti ai loro dei, i conquistatori spagnoli non potevano accettarlo e neppure capire una cultura in cui la distinzione netta occidentale fra la morte e la vita e` sostituita da una visione liquida e intercambiabile dei due stati, e il morire e` molto meno drammatico, anzi e` una manifestazione anche positiva della vita che trionfa nella morte: e per questo i conquistatori spagnoli massacrono a milioni quei popoli, squartarono i loro re e bruciarono vivi i loro sacerdoti, fino a che finalmente riuscirono a sostituire i roghi dell’Inquisizione ai cuori palpitanti estratti con un colpo da maestro dal petto delle giovani vittime che facevano a gara per proporsi.

          virtualmente, informaticamente, per ora soltanto, per fortuna, sta avvenendo lo stesso, e noi siamo chiamati ad indignarci contro comportamenti che troviamo aberranti.

          potremmo semplicemente considerarli tali e voltare pagina, ma non possiamo perche` ci vengono messi sotto gli occhi quotidianamente.

          noi dobbiamo indignarci, noi dobbiamo odiare.

          e gli altri alla stessa maniera devono indignarsi e odiarci per le nostre nozze gay, la pornografia diffusa, i bombardamenti intelligenti che uccidono gli innocenti, il mancato rispetto del Corano e dei suoi precetti.

          stranamente questi effetti prodotti da noi non ci vengono mostrati quotidianamente con la stessa violenza mediatica: la distruzione in corso di Sanaa e` osciura, quella di Palmira no; le bombe al fosforo israeliane contro Gaza, i droni intelligenti, si dice, che pero` uccidono gli innocenti, restano un concetto vago: urla di orrore e lamenti ci vengono risparmiati, in questo caso.

          le sofferenze stesse sono selezionate e distinte fra quelle di cui si deve parlare e quelle di cui si deve tacere.

          ebbene, a questo punto, voglio decidere io di che cosa indignarmi e di che cosa no.

          a questo punto scelgo l’indignazione autocritica che puo` correggere qualcosa e non l’indignazione contro gli altri che puo` portare solo alla guerra con loro perche` ognuno imponga il suo punto di vista.

          oppure, la smetto di indignarmi del tutto e provo a vivere in pace con me stesso, almeno.

  1. C’è veramente poco da dire… prendere atto è il minimo, ma poi? Indicibile quel che si sente dentro: siamo giunti così avanti da essere ancora tanto indietro? Non sarà mai possibile amare senza problemi? La condanna dell’essere umano è questa? Senza parole, davvero.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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