citazione.

i nostri tempi moderni innescano facili accessi al paese delle meraviglie incrinate, ma negano tutto il resto – un lavoro, una famiglia, una casa – al punto che i mondi immaginari sembrano gli unici davvero possibili.

Luisa Ruggio

. . .

Notturno. (L’ultimo post)

Ho promesso di raccontarti come ci si innamora.
(Michael Ondatije)

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Quante volte ho raccontato questa storia che sembra una storia di cento anni fa? Una mattina, mentre sorseggiavo un caffè bollente e sfogliavo i giornali, in una redazione che consideravo la mia seconda casa, ho aperto questo blog. Sono trascorsi dieci anni. Le strade erano ancora deserte a quell’ora, l’ora della rassegna stampa e delle notizie da smistare, lavoravo ancora in una piccola emittente privata, un circo felliniano dove ho visto passare tanti tipi umani e dove sono nate amicizie fatte di poche parole e molti sguardi tra un’edizione del notiziario e un turno scandito dal suono delle dita sulle tastiere.
Sono stati anni felici, per alcuni aspetti ciechi, pieni di case prese in affitto e volti e cose che ho amato anche senza rendermene conto, come capita ad ognuno di noi mentre viviamo facendo lo slalom tra i fatti materiali e il nostro immaginario desiderante.

Aprire questo blog ha cambiato la mia vita, in tutti i modi in cui una vita può essere cambiata. A partire da un gesto elementare. Semplice come può essere il gesto di scrivere il primo post, ricevere il primo messaggio, stabilire il primo contatto in questo non luogo in cui ho incontrato persone che con le loro voci – prima per iscritto e poi al telefono e nella vita di tutti i giorni, talvolta paradossalmente più virtuale di tanta narrativa sganciata nella rete da anonimi trovatori – alla stregua della letteratura che ho assorbito, dei luoghi che ho attraversato e delle età che oggi indosso, sono state una rieducazione sentimentale e poetica. Involontariamente poetica.

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Ho scritto la maggior parte dei post che dal 2006 hanno composto lo spartito in continua stesura di questo blog, uno tra i tantissimi, principalmente di notte. Nottetempo, questo cyber-bar è stato aperto ed ha accolto altri blogger, alcuni dei quali considero i migliori scrittori che abbia mai letto, anche quando non consapevoli di essere uno strumento attraverso cui questa cosa che chiamiamo scrittura concede a noi esseri umani una misura di sé. Al pari della luce, di certe epifanie, certi amori.

Una di queste voci, una in particolare, ha ispirato il mio cammino sino alla fine della sua vita e il mio modo di leggere finché durerà la mia. La voce in questione si firmavaGipictus, avrei poi imparato a chiamarlo per nome, il suo nome vero: Jorg. Il suo blog,Pictogrammi sta per scomparire come Atlantide, come questo blog, Dentro Luisa, come altri blog ospitati da questa piattaforma. Piccoli pianeti pronti a svanire in seguito ad un’era glaciale. Blogs.it, infatti, ha annunciato la chiusura della piattaforma e la conseguente cancellazione degli archivi dei blogs a Dicembre 2015.
Perciò questo è il mio ultimo post, almeno qui.
Ed è un post in cui annuncio che mi si sono rotte le acque aleatorie e che sta per nascermi un figlio di carta. Il mio quarto romanzo: “Notturno“. Ho cominciato a scriverlo quattro anni fa, all’alba di un giorno iniziato con la visita di una gatta bianca che poi è rimasta a vivere, e a scrivere, insieme a me questa storia.
La storia di Jul e Lyda e del loro Paese delle Meraviglie.

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(la copertina di “Notturno” (Besa), ph: Mario Guerra, in copertina Maristella Martella. In uscita in anteprima il 29 Novembre e nel resto d’Italia da Gennaio 2016)

La piccola storia delle loro traversate oceaniche dentro mari di carta e acque digitali. Lettere e mail, post e dialoghi ancora lenti, prima dell’invenzione dei social network, quando i blog erano jukebox che elargivano incantesimi a beneficio di tutti. La storia tra le storie che l’Italia precaria ha generato, un tango tra sconosciuti nei nostri tempi moderni che innescano facili accessi al paese delle meraviglie incrinate, ma negano tutto il resto – un lavoro, una famiglia, una casa – al punto che i mondi immaginari sembrano gli unici davvero possibili. Ho scritto questa storia ascoltando i Cinque Notturni di Erik Satie e questa musica è entrata in ogni cosa.

Si narra che Erik Satie avesse una stanza segreta che fu aperta solo dopo la sua morte: lì dentro custodiva una collezione di ombrelli. È questo l’aneddoto che il protagonista di questa storia, un traduttore tedesco, Jul, usa alla soglia dei quaranta come zattera e rifugio quando si accorge di non avere una famiglia, un futuro, né un vero luogo in cui fare ritorno. Da bambino ha lasciato Stoccarda insieme alla madre, è cresciuto viaggiando in solitaria, attraversando paesi veri o immaginari, alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto. A Firenze, dove continua a sentirsi un senza terra, tenta di dimenticare un passato di cui non ama parlare. Ha ereditato questo silenzio da suo nonno, il Lupo, sopravvissuto alla battaglia di Stalingrado e ad una traversata di quattromila chilometri a piedi in un regno di neve e di segreti.

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(un fermoimmagine tratto dal booktrailer di “Notturno” firmato da Giorgio Guerrieri. Tangueri: Alessandra Durante e Dario Sacco)

Ha da poco superato i quarant’anni e nottetempo, dopo aver doppiato tante voci per iscritto, si diverte a postare un racconto a puntate ispirato ai Cinque Notturni di Satie, gli ultimi che il suo compositore preferito scrisse dopo la morte dell’amico Debussy. Nel tempo libero va al cinema, nuota e si vieta qualunque confidenza. Finché un giorno, una sconosciuta che dice di chiamarsi Lyda, inizia a leggere il suo racconto a puntate e gli scrive da una terra di frontiera che non nomina mai. Inizia così un dialogo intenso, un inverno di favole e un processo di rivelazione. I Cinque Notturni di Satie scandiscono il dialogo di Jul e Lyda, cinque sono anche le parti che costituiscono i paralleli delle loro vite allo specchio. Insieme rimetteranno in discussione tutto ciò che credevano immutabile, a cominciare dalla difficoltà di conciliare i mondi immaginari e la realtà claustrofobica della vita quotidiana, il tempo interiore e l’orologio degli altri.

12226778_10207856234547591_641873374_n(un fermoimmagine tratto dal booktrailer di “Notturno” firmato da Giorgio Guerrieri)

Ogni volta che comincio a scrivere una storia, incrocio per un poco la sagoma di un’enorme pesce che si muove di continuo dentro mari di fosforo e memoria. Può anche darsi che per la maggior parte del tempo quel pesce sembri un inutile miraggio, eppure ci sono momenti in cui il suo sonar si lascia captare e decifrare, non più forte di un suono di pioggia dentro un otre. Vieni, dice quel sonar, andiamo. E lo capisco solo perché a un tratto la grazia sfiora la mia vita.

La cerco, nuoto dentro la Bellezza, è la mia natura, ma finché non torna a toccarmi mi sento un esiliato. Poi, di nuovo, mentre faccio le cose che faccio, qualcosa si volta e mi guarda. Mi predispone. Ho incrociato di nuovo la sagoma del grande pesce. Vieni, mi ha detto, ora andiamo a casa. L’ho seguito fino alla fine di “Notturno”.

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Scrivere questo romanzo è stata una forma della felicità, ora che il suo viaggio sta per iniziare io socchiudo la porta e guardo questa “vecchia” casa, il blog, come si fa prima di partire.

Qui ho avuto ventisei anni e poi trenta ed ora trentasette. Qui sono stata un corpo scritto, parallelo a quello dei miei romanzi, della mia vita. Tante donne, tante ragazze, tante parole. Ed una sola. Luisa. Eccomi.
Questa è la mia storia.
Ciao.

#Notturno

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