Scontro di civiltà: Solo a noi stanno togliendo l’allegria?

piccola voce fuori dal coro, ma estremamente chiarificatrice.

per quel tanto che conosco del mondo arabo attraverso una decina di viaggi compiuti i ndiversi paesi, confermo tutto.

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Al di là del Buco

Senza titoloLeggo in questi giorni molte allusioni ad un fantomatico scontro di civiltà, basato su stereotipi costruiti di recente. Varie testate giornalistiche, il blog di Saviano, programmi televisivi e quant’altro, attingono a questa teoria, che mi permetto di provare a sfatare, negli spazi che vorranno accogliere il mio messaggio.

A partire dal problema dell’Afghanistan (soprattutto riguardo al regime dei talebani) i mass media ci hanno propinato un’immagine dell’intero mondo arabo e islamico che dicono essere in contrasto col nostro stile di vita perché portatore di tristezza, proibizioni e serietà estreme, che attenterebbero al nostro concetto di libertà legato al ‘DIRITTO AI DIVERTIMENTI’.

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33 risposte a “Scontro di civiltà: Solo a noi stanno togliendo l’allegria?

  1. insomma considero migliori tutte le società in cui una costituzione possibilmente di stampo illuministico è più importante di bibbie, corani hadith e roba simile..e mi preoccupa un po’ che al mondo ci sia gente (di ogni religione) che non la pensa così e vorrebbe farmi vivere in una società dove un testo che dcono ispirato da dio o addirittura scritto da “lui” viene prima di tutto.

  2. insomma considero migliori tutte le società in cui una costituzione possibilmente di stampo illuministico è più importante di bibbie, corani hadith e roba simile..e mi preoccupa un po’ che al mondo ci sia gente (di ogni religione) che non la pensa così e vorrebbe farmi vivere in una società dove un testo che dcono ispirato da dio o addirittura scritto da “lui” viene prima di tutto

  3. Ho visto per caso alcune volte in tv un programma di un cuoco che gira il mondo ed è stato anche in molti paesi arabi dove si presume che la vita sia molto diversa dalla nostra. Ma tutte le volte si vedevano persone che facevano le stesse cose che facciamo noi, che avevano le stesse speranze, gli stessi sogni e simili aspirazioni. Forse la differenza sta nel non avere tutti la PS4 oppure nel non avere in tutte le loro case internet. La differenza sta spesso nell'”avere” e non nell’essere. Ed è questo avere che divide le persone.

    • Grazie Amleta, è molto importante quello che dici, infatti molte persone mi hanno detto ‘purtroppo io non ho mai avuto contatti con il mondo arabo e non lo conosco’, ma non è necessario viaggiare. Ci sono molti modi di accedere a informazioni slegate dagli interessi del momento dei mass media.

      • Sai anni fa, da ragazzina, mi venne la curiosità per la lingua araba, perchè io sono nata in una terra dove c’è stata la dominazione araba ed ero curiosa di conoscere questa cultura. Ma a scuola non se ne parlava. Solo una volta la prof di religione, e ti parlo del lontano 1984, provò a fare storia delle religioni ma nessuno la prese sul serio. Adesso ho visto vendere in giro il corano, vedo che tutti cercano di sapere cosa è questo islamismo. Però adesso è troppo tarsi. Se soltanto si fosse fatta davvero cultura nelle scuole adesso tutto sarebbe diverso. Adesso all’università di Palermo insegnano arabo e cinese. Anni fa, quando volevo studiarlo io, non esisteva nessun altra lingua che inglese, francese e tedesco. Quindi deve sempre succedere il peggio perchè le persone si mettano a cercare di capire gli altri con cui abbiamo vissuto per anni? Sì, perchè i musulmani in italia non sono mica arrivati adesso, no, a Palermo ce n’erano migliaia ma nessuno si è mai preoccupato di farne studiare o conoscere la cultura. Io son sempre stata una artista e quindi per me era normale avere contatti con persone di altre culture, e avendo anche vissuto a Londra, per me sono sempre stati amici, colleghi, anche fidanzati. Adesso son diventati solo un “nemico” e questo mi spiace moltissimo ma la colpa è anche della nostra cultura che non è mai stata aperta come invece di pensava che fosse.

        • Effettivamente persone come te ce ne sono relativamente poche, l’italiano medio è una persona volutamente ignorante. Secondo me il programma scolastico è legato o a scelte politiche o all’inerzia della macchina della burocrazia, però noi italiani abbiamo perso due grandissime occasioni di conoscere il mondo. Una è legata alla nostra precedente emigrazione, che ha formato purtroppo, spesso, ghetti che non comunicavano con il mondo in cui si trovavano (ho conosciuto anziane signore italiane in sud America che raccontano che solo dopo anni e anni di residenza là hanno avuto chiaro che esisteva gente di colore e si son messe a gridare come se avessero visto il demonio, non scherzo. Si rifiutavano di uscire dal quartiere italiano. E l’altra occasione persa è quella del turismo di massa, a cui abbiamo aderito allegramente (non io, ma parlo in generale), però che abbiamo sfruttato quasi solo per farci i nostri comodi nei circuiti appositamente creati dalle agenzie, o per conto nostro ma solo dietro ad esigenze specifiche tipo il consumo di droghe (se sei italiano e risiedi all’estero vieni spesso importunato da turisti di questo tipo che pretendono di usarti come ufficio informazioni ambulante). Ma anche a livello commerciale siamo molto in giro, eppure anche quello non ha portato ad un dialogo, io direi che l’italiano è un viaggiatore interessato, tolte le eccezioni dovute. Perché se la gente aprisse gli occhi e parlasse di quello che ha visto saremmo già informati. Molte (moltissime) coppie miste Italia/Marocco o altri paesi del nord Africa sposate, che han divorziato, hanno usato la scorciatoia di chiedere il divorzio là perché in Italia si otteneva moooolto più lentamente, però sento ancora intorno a me che la gente comune non sa che nel Corano c’è il divorzio (quello che qui si dice divorzio lampo, quello veloce) e cade dalle nuvole. Non riesco a capire queste cose. Probabilmente anche i parenti e gli amici o vicini di quelle coppie miste divorziate hanno scelto di non registrare mentalmente quel dato perché non rientrava nel loro stereotipo. L’altro giorno su facebook una persona che stava scrivendo una favola sui Tuareg commentava ‘sono un’eccezione nella zona perché hanno cose vantaggiose per la donna che per gli arabi sono impensabili, tipo il divorzio’ MAH, non credevo ai miei occhi, leggendo. Che poi non ho nemmeno capito perché dovesse essere un vantaggio solo per la donna, ma sorvoliamo. Forse un nostro problema culturale è anche questo: spesso si parla prima di informarsi e si trasmettono come dati certi delle semplici supposizioni.

  4. a volte il confine tra difendere certe scelte (ok) e portarle come esempio da seguire per tutti (un po’ meno ok) è labile. la parte sulle minigonne ecc mi è parsa ambigua ma può darsi che io sia un malpensante

    • su questo punto, indubbiamente, prevale nettamente una valutazione positiva.

      pero`, se dovessimo pensare che ogni valutazione positiva diventa una prescrizione, dovremmo esprimere solo valutazioni negative, in nome della liberta`!

      questo mi sembra eccessivo e non mi sento disturbato dalle valutazioni positive che possono discordare dalle mie se sono abbastanza sicuro di me stesso.

      • , io sono sicuro delle mie idee e ci tengo a dire che non concordo con quella valutazione positiva, poi nulla vieta all’autrice di indossare pantaloni o gonne lunghe

        • perfetto, concordo.

          pero` vedi che anche tu hai rischiato, ai miei occhi, dicendo semplicemente la tua valutazione critica, piu` che legittima, di voler limitare la liberta` di espressione dell’autrice.

          insomma, siamo di fronte ad un problema ricorrente dell,a comunicazione umana in cui l’espressione di un giudizio, anche nelle fome piu` corrette, puo essere percepita come un attacco.

          dev’essere colpa del grado elevatissimo di aggressivita` della nostra specie.

    • Mi stupisce il fatto che la mia esperienza raccontata così com’è, come io l’ho vissuta, possa venire recepita come un consiglio o una valutazione positiva. Evidentemente non mi sono espressa bene come avrei voluto, ma è sempre difficile immaginare chi sia il lettore, mentre si scrive, e comunque non possiamo conoscerci personalmente tutti. Io ho provato quelle sensazioni, che dico non fossero negative (dico che non per forza quei dettagli estetici si debbano bollare come negativi, come di solito vedo fare intorno a me) perché io ci trovavo parti positive (ma non che tutto fosse assolutamente positivo, e comunque parlo per me, e mi è costato, non avrei mai esposto su internet un’esperienza personale anche abbastanza intima se non si trattasse di un momento in cui ho creduto che fosse importante per chiarire un concetto esposto falsamente dai mass media).

      Nei nostri locali eleganti all’uomo è proibito entrare con le gambe scoperte o a volte addirittura senza cravatta (non dalla religione ma dal nostro concetto di moda ed eleganza che comunque è dogmatico). E questo a me, che sono sensibile in tal senso, ha sempre dato fastidio perché si vedono scollature e gambe femminili solamente, ho la sensazione di trovarmi in un casino vecchio stile e di solito evito quei posti. Eppure la mia cultura me li dipinge come il massimo del romanticismo. Per non parlare delle scarpe: tutto quello che la mia cultura ritiene sia legato a sensualità, eleganza e divertimento per la donna è scomodo. Per l’uomo no.

      Quindi a me, vedere che in quei luoghi c’era più uguaglianza in questo senso (si sta entrambi comodi) faceva piacere, effettivamente, però non lo scrivo così nell’articoletto, scrivo che questo tipo di differenza (che tutti conosciamo perché la vediamo nelle immagini) non limita il divertimento, non ostacola la festa.

      Nello specifico dello scritto io volevo dire che le differenze ci sono ma non sono quelle che dicono Saviano ed altri personaggi in questi giorni, riallacciandosi al discorso che a Parigi ci sono stati attentati in luoghi di intrattenimento, dico che la libertà di divertirsi non è una caratteristica tipica occidentale che il mondo arabo ci starebbe cercando di togliere, e che quelli che hanno portato austerità in Afghanistan l’hanno imposta a gente del posto, come era successo in Spagna. Grazie per il commento.

      • ciao, e grazie delle tue risposte.

        mi spiace di avere involontariamente rallentato il dialogo, ma ieri ero in viaggio e adesso, dove mi trovo, in Germania, sono al momento privo di connessione internet.

      • se a te sembra di stare in un “casino” è un problema della tua mentalità e del tuo rapporto col sesso e col corpo, posso solo dire che per fortuna non tutti e non tutte la pensano come te.
        Io come altri uomini e donne trovo che tutto ciò che ha a che fare con la sensualità sia meraviglioso e ringrazio il caso di avermi fatto nascere in una parte del mondo dove una ragazza non viene ripudiata dalla famiglia a seconda di come si veste o se si dichiara atea perchè vedi anche se a te la moda sembra dogmatica (non lo è affatto, niente ti obbliga a mettere i tacchi alti se non vuoi e basta vittimismi su sta cosa) la religione lo è molto di più: so di uomini che considerano una discriminazione non poter andare in ufficio in pantaloni corti o definiscono la cravatta come “il burka degli uomini” e li ritengo vittimisti e ridicoli (e ridicole sono le donne che supportano queste assurdità maschili). La nostra moda ha il pregio di essere laica, il velo islamico no: se un uomo vuole andare a una festa elegante in bermuda può darsi che non lo facciano entrare ma in ogni caso passerà per uno eccentrico, un po’ matto ma la sua famiglia non lo chiamerà “puttano”, nè lo ripudierà per averla “disonorata”..ecco il grande vantaggio di non avere un vestiario intriso di significati religiosi ma se a te non sembra un vantaggio niente ti obbliga a rimanere in questi oppressivi e brutti paesi occidentali laici

        • Non ci capiamo. Abbiamo due menti troppo diverse, e ti fai idee su di me che non comprendo come ti vengano in mente. Però non mi dispiace cercare di spiegare. Io critico lo stile occidentale nel vestire come stile sessista perché sono etero, ho una sessualità molto visiva e stare in un luogo in cui vedo solo gambe femminili mi da fastidio, mi spegne, e questa situazione mi discrimina appunto perché vorrei vedere le gambe maschili. Mi da fastidio che ci sia un privilegio (quello che detiene chi trova sexy il corpo femminile, uomini etero e lesbiche o bisex). Ma non concordo col femminismo, per me la responsabilità è delle donne, che evidentemente non la pensano come me e vanno volentieri in quei locali, non certo di chi ha aperto il locale (o canale TV o altro) e deve sbarcare il lunario. Fatto sta che è così. Quali che siano i motivi, le altre culture o spogliano entrambi o coprono entrambi. E infatti ho vissuto lontano dall’Europa per tutto il tempo che ho potuto, ma ci sono delle leggi da rispettare e non sempre mi danno la residenza altrove. Riguardo, poi, al fattore religioso x i vestiti, io non credo che quello sia il vero motivo. Sono stata in diversi paesi per anni e mi son fatta l’idea che ciò che determina la tradizione nel vestire sia il clima, l’ambiente naturale (burka nel deserto, perché la sabbia non entri negli occhi e scivoli addosso, o perizoma in Amazzonia, per mimetizzarsi quando si sta vicino ad un albero), anche se dopo la gente (o i giornali esteri) spiega le cose in altro modo. Ti ringrazio per la chiacchierata🙂

          • “burka nel deserto, perché la sabbia non entri negli occhi”

            e gli uomini non ne hanno bisogno perchè la sabbia si scansa naturalmente dai loro occhi, giusto? e poi non si spiegano gli altri tipi di velo che lasciano scoperti gli occhi o l’intero volto…guarda tra tutte le “inesattezze” (e dico inesattezze per essere gentile) questa è la più grossa

            sulle spiagge puoi vedere tutte le gambe maschili nude che vuoi, su internet (e non solo) le immagini di maschi nudi o seminudi e sexy non mancano quindi direi che l’occidente ci viene incontro anche da questo punto di vista, per il resto dovrai rassegnarti al fatto che la maggioranza delle donne vuole vestire in una maniera che a te non piace..come io rispetto una donna islamica che vuole mettere un velo integrale (solo spero che non ripudi una ipotetica figlia che il velo non lo vuole mentre so con certezza che una ragazza occidentale non sarà mai ripudiata perchè si copre troppo o troppo poco)

            • mah, non sono inesattezze, hai informazioni parziali. Il velo in faccia lo portano gli uomini Tuareg (e non le loro donne) per esempio. C’era un bel post oggi su fb sui numeri dell’Islam, l’ampiezza di territori e il numero di popolazioni differenti in cui esiste. Ma quel che io penso (penso, è un ragionamento mio) è che i libri religiosi son stati scritti dopo e il vestito c’era già gli si è dato un significato. Io sono stata un pomeriggio in un deserto, ho avuto la brillante idea di indossare normali pantaloncini e poi ho tolto sabbia dalle tasche per MESI hahahahaha non so se ho anche fatto del male alla lavatrice😉 e lì ho pensato a questo. Un’altra cosa che mi ha fatto cambiare completamente idea riguardo al vestito integrale nero delle islamiche è che una volta, mentre ero in coda da una dentista, si è seduta una di queste donne su uno sgabello alto rivolta verso di noi persone sedute su sedie, e la sua maniera di stare seduta era talmente altezzosa che sembrava ci guardasse come poveri plebei. Si sentiva superiore. Le altre persone lì in quella sala d’aspetto erano la segretaria dietro una scrivania e noi comuni mortali, gente del posto più io e mia figlia che era spaventatissima dalla visione fantasmagorica della tizia. Tu esprimi concetti che aderiscono allo stereotipo che in Italia si ha delle persone di quella cultura (obbligazione dogmatica, sottomissione, ecc), ma quei concetti non sono meno fantasiosi del mio pensiero riguardante la sabbia, che è personale ma almeno è un confronto tra due tipi di vestiti che veramente ho indossato (non ho mai indossato il burka ma i vestiti arabi più usati sì). Riguardo invece al fatto che io possa accontentarmi delle estati in spiaggia e passare sopra alla discriminazione dei capi di vestiario invernali, dato che effettivamente siamo d’accordo che se qui le altre donne la pensano così c’è poco da fare, non faccio altro che continuare a preferire altri luoghi. Questo, il preferire, è lecito. Invece il trasferirsi dipende da leggi estere che mi vedo ogni volta, non sono molto stanziale.

              • a parte il fatto che in inverno donne e uomini indossano abiti invernali quando escono e fa freddo (quanto al fatto che i vestiti per serate eleganti femminili siano diversi da quelli maschili non ci vedo nulla di male o di sconveniente, se tu ce lo vedi è un problema tuo), non so dove vivi tu ma da me è così.
                Io non penso affatto che le donne islamiche col velo integrale siano tutte vittime e sottomesse..e non mi stupisce che alcune di loro siano “altezzose”, in particolare se sono neo-convertite è probabile che vedano le donne “infedeli” come svergognate, barbare, immorali mentre loro si sono “purificate” scoprendo Allah.
                In breve le donne musulmane che scelgono il velo integrale sono libere esattamente quanto le donne che vestono “all’occidentale”..la differenza è che una donna “occidentale” magari atea e libertina non ripudierà la figlia solo perchè indossa gonne lunghe, mentre una musulmana devota che ha scelto liberamente il niqab tenderà a essere meno comprensiva verso una figlia che non si veste come lei ma adesso tu mi risponderai che conosci donne in niqab che sono talmente “liberal” nell’educazione dei figli da far sembrare una madre hippie come Costanza Miriano…bè meglio così ma non credo che siano molte
                (mi parli di berberi e tuareg..i musulmani sono un miliardo di persone: l’islam dell’Arabia Saudita non è quello dell’Iran e nessuno dei due è quello di berberi e tuareg).
                Ribadisco che preferisco vivere in una società in cui i miei vestiti come tutti quelli indossati dai non appartenenti al clero, non hanno una valenza religiosa (importa poco se tale valenza è stata appiccicata a posteriori)

  5. e per quanto mi riguarda, sono quasi astemio, non mi sono mai ubriacato in vita mia, e guarda un po’ non ho neanche bisogno di una religione per non farlo

  6. gli integralisti religiosi di qualunque fede sono contro il divertimento visto come segno di decadenza e rilassamento dei costumi, questo è ovvio, gli integralisti vogliono l’austerità. I talebani proibivano i piaceri e i franchisti pure (almeno ufficialmente)
    Quanto al suggerire che nel mondo arabo-islamico ci si divertirebbe in maniera più sana che in occidente (perchè l’articolo tende a suggerire questo) in quanto non si bevono alcolici, si sta in famiglia anzichè andare nelle discoteche e nei ristoranti (ma davvero non ci vanno?) e dulcis in fundo le donne sono più coperte e non mostrano gambe nude e depilate..no guarda qui non ci siamo: ognuno festeggi come vuole ma senza imporre nulla a nessuno mi permetto di difendere le discoteche e le minigonne e i centimetri di pelle scoperta, femminile o maschile che sia..una ragazza in minigonna che si depila anche solo per estetica è libera e autentica come chiunque altra

    • ti sarai accorto che il post non e` mio, ma io l’ho solamente ribloggato.

      non ho colto pero` il significato sotterraneo che ci hai visto tu; l’autrice, anzi, dice chiaramente a proposito delle caratteristiche del modo di divertirsi degli islamici “Cose non per forza da vedere come negative, penso”, e mi sembra piu` propensa a difendere certe scelte piuttosto che a proporle come modello.

      sugli alcoolici in un paese fortemente islamico come il Pakistan ho appena pubblicato la testimonianza di un’amica cje rompe molti dei nostri stereotipi: https://bortocal.wordpress.com/2015/11/11/come-fare-dellottimo-vino-in-pakistan-551/

      personalmente sono piuttosto critico rispetto all’industria del divertimento discotecaro (senza volere limitare la liberta` di opinione, gli abusi alcoolici e di altre droghe sono un modello altamente negativo e socialmente pericoloso).

      credo che il nesso fra rifiuto del divertimento ed integralismo religioso di qualunque religione che anche tu sottolinei all’inizio sia il vero cuore del problema e giustamente l’autrice del post sottolinea che gli integralisti islamisti attaccano per prima la liberta` dei popoli a religione islamica.

      • io sono quasi astemio, non mi sono mai drogato e sono sempre andato alle feste tranquillamente perchè bere non è obbligatorio, è una scelta, detesto le droghe e credo che vadano fatte campagne sociali e di informazione contro l’abuso di queste sostanze così come andrebbero fatte contro il junk food e a favore di una vita più sana all’insegna del cibo sano e del movimento ma sono contro il proibizionismo legale tanto più se fatto in nome di una religione..il vizio non può essere reato altrimenti andiamo nello stato etico e nella teocrazia. Se alcool e discoteche sono il prezzo da pagare per vivere in una società laica lo pago volentieri

        quel che volevo sottolineare è che c’è una certa differenza tra chi non si ubriaca per obbedire a una divinità inesistente e al suo presunto profeta e chi non lo fa perchè sceglie di non farlo.

        • sono totalmente d’accordo con le tue conclusioni, sia dal punto di vista teorico sia da quello pratico, e sono un antiproibizionista anche io, considerando la dimostrata inefficacia pratica del proibizionismo.

          tuttavia non sono pronto, ad esempio, ad accettare la libera distribuzione dell’eroina a chi non e` dipendente, o del crack e dell’LSD.

          l’antiproibizionismo sesso non puo` essere a mio parere un valore assoluo e va declinato a seconda delle caratteristiche specifiche delle diverse sostanze, ma anche a seconda dell’eta` del soggetto, naturalmente, e rimane valido per i minorenni.

          concludo con qualcosa che forse ti fara` inorridire, ma senza pensare allo stato etico, che non c’entra con questi problemi, non trovo giusto che lo stato di faccia interamente carico da solo delle scelte di intossicarsi liberamente dei singoli.

          quindi, essendo noto che il tabagismo e l’alcoolismo, per esempio, producono precisi danni clinici, io prevederei per chi fa abuso di queste sostanze una quota di partecipazione obbligatoria alle spese mediche per determinate patologie collegate.

          sarebbe molto piu` dissuasivo del proibizionismo inefficace.

          • credo che nessuno se non qualche nostalgico hippie col cervello fuso sarebbe favorevole a distribuire l’LSD.
            Riguardo al resto: io sono un sostenitore del Wefare e della sanità pubblica che è pubblica proprio perchè cura tutti inclusi gli idioti irresponsabili..anche perchè se facciamo pagare le cure mediche ai drogati e agli alcolistiperchè non fare lo stesso con fumatori e obesi? Io sono favorevole a campagne statali contro il fumo, l’abuso di alcool contro il junk food, contro la droga ma evitando per quanto possibile la stigmatizzazione delle persone

            • avevo proposto appunto di farlo anche con i tabagisti: tu ci aggiungi gli obesi per bulimia compulsiva non patologica.

              ok!!!🙂

              lo so bene che la mia e` una proposta provocatoria, ma credo non sarebbe male responsabilizzare le persone con l’unico argomento che conta a livello di massa in questa societa`: il vile denaro.

              fumi, mangi troppo, ti sbronzi oppure ti droghi o fai sesso random non protetto?

              allora paghi dei ticket piu` alti per le patologie strettamente collegate in maniera scientificamente documentata ai tuoi comportamenti: a te la scelta.

              non sarebbe stato etico, ma un piccolo contributo oggettivo ad una maggiore presa di coscienza e alla liberta` di scelta consapevole.

              certo, il rischio e` quello di una schedatura di massa dei cittadini e dei loro comportamenti.

              ma siccome, se non siamo ipocriti, sappiamo che questa esiste gia`, per finalita` di mercato, ad opera delle grandi aziende informatiche, non credo che sarebbe devastante indirizzare a scopi un pochino piu` nobili quello che esiste gia` per forme di pubblicita` mirata.

    • Ringrazio nuovamente per i commenti e rispondo di nuovo, per chiarire (per come l’ho vissuto io) il discorso delle bevande alcoliche.

      Mi trovavo in Marocco, parlo di dieci anni fa, per la precisione, e lì le bevande alcoliche erano sia in vendita al pubblico in bar generalmente aperti da occidentali con regolare licenza e presenti in qualunque strada, che disponibili nelle feste private se frequentate da gente che le desiderava. Sono i musulmani praticanti che hanno la proibizione di bere, mentre i non praticanti e le persone di altre fedi o atee, come spesso succede nel caso degli stranieri, bevono quanto vogliono accanto a chi non beve. Il musulmano in genere ti offre da mangiare durante il suo Ramadan, balla vicino a te (o a un suo connazionale non praticante) anche se sei ubriaco, e quando io recitavo un mantra buddista, all’epoca, la gente del posto (in campagna, prevalentemente) per non lasciarmi pregare da sola mi mandava i bambini e gli diceva di restare accanto a me, di aiutarmi ad accendere incenso e candele, ben sapendo cosa stessi facendo perché conoscono le varie teorie religiose. A volte anche giovani donne mi si sedevano accanto. Questo era il clima che respiravo.

      Chi fosse musulmano praticante solo di facciata invece si riuniva, se voleva, in un posto appartato dove bere alcolici senza essere visto, ma tutti sapevano che si trovava lì e veniva tollerato, solo non voleva dare cattivo esempio (secondo i suoi parametri) agli altri praticanti sinceri.

      Sessa cosa, tecnicamente, che succede da noi nei locali dove si pratica lo swinger (scambio di coppia) e c’è chi non dichiara pubblicamente di praticarlo e comunque mostra la fede al dito normalmente.

      Altra cosa che voglio sottolineare perché l’ho notato da un commento sul mio blog a questo stesso scritto (o quasi) è che io non intendevo far passare la cultura araba come meno consumistica, difatti agli arabi piace un sacco spendere e i loro vestiti, anche se forse a noi possono sembrare un po’ tutti simili tra loro, li mostrano con vanità e ne mostrano volentieri di nuovi se possono permettersi di acquistarne spesso. C’è una gran differenza nella distribuzione del denaro, quello sì, ma non fa testo adesso che si sta parlando di feste. Anzi mi sto dilungando perché non ho il dono della sintesi, scusate.

      Il fumo (droghe leggere) invece non si nascondeva. Ma la maggior parte dei partecipanti a feste private e in discoteche/ristoranti/spiaggie… non beveva alcol, non fumava e si divertiva ugualmente, quindi la mia intenzione nell’articoletto era dire che questa differenza della scarsa o nulla propensione a bere alcolici (differenza che esiste, perché nelle loro discoteche non si vendeva alcol al bar o almeno così ho visto nell’unico caso in cui mi è capitato di sbirciare, e nelle nostre sono pochi i clienti che non bevono) non limitava l’allegria. Quindi non è la propensione al divertimento quello che ci distingue come cultura.

      • su questo concordo. il fatto che al momento non ho notizia di cristiani fanatizzati che vanno in giro a sparare addosso ai giovani che vanno ai concerti. Fanatici religiosi che considerano certi divertimenti segno di decadenza morale (anche se io sospetto che provino una attrazione mista a repulsione per quei divertimenti) ci sono ovunque in ogni cultura e religione, ma attualmente sono solo i fanatici di una certa religione che sono per così dire passati all’azione

        • Non vorrei sembrare complottista (in genere non ragiono in quel modo) però non riesco a credere che i governi occidentali siano così innocenti. L’occasione di mostrarci un nemico islamico è troppo appetitosa (per un fantomatico burattinaio che stia manovrando, per ipotesi, dal di sopra i nostri e gli altri governi) dato che i musulmani stanno antipatici a quasi tutti, in occidente. Stanno antipatici, contemporaneamente, ai leghisti, ai cattolici, alle femministe, ai capitalisti, agli atei e persino alla gente superficiale che in genere non si impegna. Persino a chi passa la giornata al bar. Tolti noi pacifisti, con questa scusa coinvolgono tutti, si staranno strofinando le mani vedendo come legiferare per i propri comodi mentre siamo distratti a litigare, o penseranno di poterci mandare tutti al fronte cantando, contro il nemico comune. Che sia così oppure no, credo che oggi più che mai, come ricordava De Andrè, chi ci salverà sarà il soldato che non sparerà, o un ritornello simile. Io diserto. Ma, detto ciò, capisco quello che vuoi dire e infatti, ora come ora, i missionari cristiani (anche se son convinta che abbiano contribuito ad inasprire gli animi, per via del dogma del proselitismo tuttora vigente) non stanno facendo quello che hanno fatto ai tempi delle colonie. Solo che i nostri paesi hanno fatto le loro veci con altri gruppi di inviati (politici, ONG, eserciti) ed hanno usato l’arma delle minacce di manovre economiche per obbligare stati arabi africani ad approvare leggi decise da noi (sotto l’ombrello dei cosiddetti diritti umani) mentre questi stanno ancora mantenendo la Francia economicamente (dissanguandosi, già per quello) e l’occidente in generale con materie prime e pacchetti turistici, lavoro sottopagato… io ho la vaga impressione che abbiamo tirato troppo la corda. Non che questo mi spinga a credere che l’ISIS sia quello che ci dicono che è, forse non è estremismo islamico ma gente pagata dall’ipotetico burattinaio (anche in Spagna si dice che i terroristi dell’ETA si compromettano più per soldi che per idealismo), però il malcontento verso l’occidente (che a loro viene presentato come ‘i cristiani’ anche se ormai di cristiano ha ben poco) può essere quello che spinge i ragazzi e le ragazze kamikaze ad aderire al gruppo terrorista che si descrive come islamico.

          • ma certo! I musulmani non possono avere pensieri politici autonomi, e in più sono naturalmente buoni quindi se fanno il male deve esserci per forza un “grande burattinaio”(ovviamente occidentale) che li manovra! Quanto terzomondismo d’accatto nelle tue parole. L’occidente ha commesso errori ma non sono quelli che pensi tu, l’errore più grande è stato lavorare per distruggere i nazionalismi arabi che erano laici (forse sarebbero caduti lo stesso ma l’occidente ha dato una bella mano)

            conosco femministe che non odiano i musulmani (certo tutte odiano chi opprime le donne usando la “tradizione cultural-religiosa” per giustificarsi qualunque religione sia)

            • Le femministe chiaramente non son tutte uguali, ma, come te, a quanto leggo, tendono a credere che la donna sia oppressa perché loro stesse non la considerano una persona ma una specie di bambola che non è implicata in prima persona nella propria storia, e questo riguarda il nostro femminismo, le donne arabe hanno un femminismo non vittimista (anche quello è un fattore che mi piace, ma ci sono fattori che non mi piacciono, i miei paesi preferiti non sono arabi, mi piace moltissimo la zona dei Caraibi, anche se non sto dicendo che esista il posto perfetto) e credo di aver capito perché il loro femminismo è molto responsabile (credono che se una società è patriarcale è perché anche le donne lo vogliono, se le donne cambiano cambia la loro situazione). Secondo me la ragione è che nei 22 paesi in questione vivono un gran numero di berberi, un’etnia matriarcale (piramidale ecc, non è quell’idillio che si pensa qui) che funziona al contrario di quella araba patriarcale, e quindi loro hanno sotto gli occhi che ciò è possibile. Noi siamo più portati a fantasticare.

              Quello che mi dici all’inizio del tuo commento invece è un po’ assurdo e mi fa pensare che forse sia meglio che io chiuda qui. Infatti non ho scritto per niente che l’ipotetico burattinaio sarebbe occidentale, vuoi leggermi in un modo tutto tuo. Nemmeno mi passerebbe per la testa di affermare che i musulmani non abbiano pensieri autonomi. Sono i cristiani che devono ascoltare i preti, i musulmani saltano quel passaggio e dialogano direttamente con Allah (chiaramente per chi ci crede, io sono atea), facendo ragionamenti propri sulle scritture.

              Tu pensi che l’occidente abbia commesso errori nel distruggere i loro stati laici solo perché riconosci come ‘buono’ quello che assomiglia a noi, ma non c’è distruzione che porti bene. Se usassimo le risorse di casa nostra e non ci immischiassimo nelle faccende altrui avremmo certamente meno problemi.

              • le società laiche non sono buone in assoluto (non credo che il bene assoluto esista) ma sono migliori delle teocrazie e delle società dove la religione ha un peso eccessivo nella vita delle persone. Le donne afghane stavano meglio con i governi comunisti filo-sovietici che sotto i talebani (il che non vuol dire che stavano bene in assoluto) di questo sono convinto, sono convinto che un mondo secolarizzato pur con tutti i suoi difetti sia meglio di uno non secolarizzato..e non cambierò idea
                consiglio di leggere Khomeini, De Sade e io di Abnousse Shalmani.

                sulle donne musulmane velate ho già detto che non le considero affatto tutte schiave e vittime

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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