Joerg Ratgeb, breve storia di un pittore che si voleva far dimenticare – 577.

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Stuttgart celebra in queste sue settimane il suo ideale padre della patria del Wuerttemberg, il duca Christoph von Wuerttemberg, vissuto dal 1515 al 1568: sono 500 anni esatti dalla nascita di colui che fece del Wuerttemberg uno stato protestante, e questa mostra prepara indubbiamente le celebrazioni a breve della nascita del protestantesimo con le 95 tesi di Lutero del 1517.

C’e` una mostra imponente dedicata al duca nell’Altes Schloss, che venne proprio da lui trasformato da piccolo castello circondato dall’acqua in grande residenza rinascimentale, manifestazione di potenza come la ventina di altri castelli da lui fatti costruire nella regione, che governo` con grande energia e lungimiranza per quasi una ventina d’anni, prima di morire a 53, ponendo le basi di quello spirito svevo vero e proprio che noi tendiamo quasi ad identificare con lo spirito tedesco.

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Ma io passo, subito dopo questa visita, al museo di Boeblingen, dedicato alla cosiddetta guerra contadina, per non chiamarla rivoluzione dei contadini tedeschi (soprattutto della Germania meridionale, cioe` appunto di questa regione e della Baviera), svizzeri e del Tirolo, fino a coinvolgere anche il Trentino: una grande guerra di popolo dal 1524 al 1527, che precedette di quasi tre secoli la rivoluzione francese, sulla base di richieste e parole d’ordine molto simili, ma che fini` in una disfatta.

E uno dei momenti centrali della sconfitta (chi lo sapeva?), che pose termine alla rivolta contadina almeno nel Wuerttemberg, fu appunto la battaglia di Boeblingen del 12 maggio 1525, dove circa 12.000 contadini malamente armati affrontarono 6.000 soldati professionisti  dell’esercito federale.

I caduti contadini nella battaglia furono tra i 2.000 e i 9.000, ma e` difficile distinguere fra chi cadde combattendo e chi fu ammazzato subito dopo essersi arreso; i due capi militari del raccogliticcio esercito contadino, Jaecklein Rohrbach e Melchior Nonnenmacher, furono ad esempio presi vivi, crocifissi ad un albero e bruciati vivi la sera stessa.

Accidenti, mi dico, e la mostra cosi` leccata dell’Altes Schloss riesce a tacere completamente degli antefatti storici del ducato di Christoph, che, d’accordo, non fu direttamente toccato da questi fatti, ma aveva pur sempre 10 anni quando accaddero.

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Ma non e` tanto di questo che vorrei parlare in questo post, quanto di una straordinaria figura di artista che ho conosciuto per l’occasione giusto al museo di Boeblingen, che accenna rapidamente a lui:  Joerg Ratgeb, nato verso il 1480, che da questi fatti fu pienamente coinvolto.

Per lungo tempo Ratgeb fu completamente cancellato dalla storia dell’arte tedesca e dimenticato; del resto anche la sua opera e` andata ampiamente dispersa e ne sono rimaste solo alcune testimonianze: soprattutto l’altare di santa Barbara a Schwaigern, del 1510, gli affreschi del Karmelitenkloster di Frankfurt del 1514 e la grande pala di Herrenberg (citta` che dovro` tornare a visitare al piu` presto, per vederla e fotografarla dal vivo) del 1521.

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Quest’ultima particolarmente sofferta (de profetica) nel descrivere le torture di Cristo.

La rivoluzione dei contadini scoppio` poco dopo.

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Gli obiettivi di questo movimento, all’inizio pacifico e costretto a radicalizzarsi quasi controvoglia, erano sintetizzati in 12 punti, ricavati dalle centinaia di lettere di protesta che diversi gruppi locali avevano inviato alla autorita` prima dello scoppio della rivolta.

Erano richieste in fondo quasi tutte estremamente moderate, anche se mettevano in discussione gli equilibri sociali dell’ancien regime, e possiamo riassumerle con uguaglianza di diritti, autonomia e solidarietà` sociale: valori che anticipano direttamente quelli della rivoluzione francese: egalite`, liberte` e fraternite` :

1.il diritto del le comunità di eleggersi i propri parroci

2. la riduzione della decima per i parroci al solo sostentamento, il resto cosi` ricavato ai poveri

3.la  liberazione dalla servitù della gleba

4-5 la restituzione delle terre comuni, dei corsi d’acqua e dei boschi alle comunità;il ripristino della libertà di caccia

6. la diminuzione delle corveè

7. le prestazioni di servizi al signore locale solo liberamente e dietro pagamento di denaro

8. la revisione dei canoni [retribuzione e affitto]

9 . la revisione delle pene secondo il diritto tradizionale scritto, invece che in base all’arbitrio del signore locale

10. la riappropriazione dei pascoli e dei campi di uso comune da parte delle comunità

11. l’eliminazione del “mortuario” (il diritto del signore feudale di prendersi le proprietà alla morte del capofamiglia)

12. la revisione dei 12 articoli sulla base della parola di Dio e l’invalidazione di quelli che sono illegittimi secondo la Scrittura

Non e` difficile riflettere che la formulazione di queste rivendicazioni sulla base dei principi del cristianesimo, cioe` l’orizzonte ideologico cristiano della rivolta, fu la base principale della sua sconfitta: Lutero, accusato di essere all’origine di questo sconvolgimento sociale, per via delle Tesi che aveva pubblicato qualche anno prima, prese le distanze da queste rivendicazioni nel modo piu` duro possibile, invocando la repressione nel sangue delle istanze contadine.

Fu rapidamente accontentato, ma dimostro` con questo l’impossibilita` di difendere i diritti elementari degli oppressi attraverso il cristianesimo e pose le basi stesse dell’evoluzione in senso laico della futura cultura democratica europea.

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Ma il pittore Joerg Ratberg si fece coinvolgere, invece, dalle istanze dei contadini.

Aveva fatto un viaggio in Italia, attorno all’inizio del secolo, per studiarne l’arte, ma aveva mantenuto nelle sue opere, accanto alla freschezza coloristica tipica del rinascimento italiano, una tensione che oggi definiremmo quasi espressionistica e che ci aiuta a capire la forza della sua personalita`; era gia` stato emarginato socialmente, anzi, per dirla chiara, privato dei suoi diritti di cittadino di Heilbronn, per avere sposato una semplice serva della corte dei Wuerttemberg (forse una figlia illegittima?); si era poi trasferito a Stuttgart, dove era diventato membro del consiglio della citta`; ma all’inizio delle proteste prese parte direttamente al movimento dei contadini, diventandone cancelliere, e partecipando anche a diverse azioni militari, quando queste divennero necessarie.

Nel 1526, quando tutto era ormai finito, venne processato per alto tradimento e condannato a morte.

Fu trascinato nella pubblica piazza di Pforzheim e fatto squartare, legato le mani e le braccia a quattro cavalli che vennero frustati per farli correre in direzioni opposte.

Grande spettacolo, seguito da una damnatio memoriae, che pero` non e` riuscita.

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Joerg Ratgeb fu riscoperto all’inizio del Novecento.

Non diciamo che il tempo e` galantuomo, perche` non sono sicuro che sia vero; diciamo che in questo caso si e` preso lo sfizio di esserlo.

Ci aggiungo, per l’Italia, questo piccolo omaggio in un post.

Un omaggio ad idee che non possono morire

E qualche insegnamento morale sottinteso in questa storia che ciascuno potra` trovare da solo, senza che glielo spieghi io.

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Fu riscoperto sia con romanzi storici ed opere teatrali:

Georg Schwarz, Jörg Ratgeb, Monaco, 1937;

Marianne Bruns, Die Spur des namenlosen Malers, Berlino, 1975;

Anton Monzer, Die Spur der Bilder: ein biographischer Roman um den Maler Jörg Ratgeb, Bietigheim, 1999

sia con saggi critici e con una mostra nel 1982:

Otto Donner von Richter: Jerg Ratgeb, Maler von Schwäbisch Gemünd, seine Wandmalereien im Karmeliterkloster zu Frankfurt und seine Altarwand in der Stiftskirche zu Herrenberg. Frankfurt/Main 1892

Wilhelm Fraenger: Jörg Ratgeb, ein Maler und Märtyrer aus dem Bauernkrieg. Dresden 1972

Ute-Nortrud Kaiser: Jörg Ratgeb – Spurensicherung, Ausstellungskatalog. Frankfurt/Main & Pforzheim 1982

 Lisa Farber: Jerg Ratgeb and the Herrenberg Altarpiece, Diss. Princeton 1989

 Sabine Oth: Das Wort in den Bildern von Jerg Ratgeb, Diss. Frankfurt/Main 2005

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