L’eterna giovinezza del cinema italiano – 585.

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come mai il film di Sorrentino che e` uscito in Italia col titolo La giovinezza, e che adesso viene premiato, e` uscito in Germania col titolo L’eterna giovinezza, ben piu` significativo e perfino autenticamente rivelatore del suo significato?

film semplicemente sontuoso, ma frammentario e sconnesso, a parer mio, che ha una esile traccia narrativa, ma non costruisce alcuna base autentica capace di coinvolgerti: freddo, perche` interessato soprattutto a se stesso, alla propria bellezza formale.

paradigma o metafora dell’Italia in cui siamo?

eppure, se il titolo è L’eterna giovinezza, allora questo stesso modo di narrare diventa un’analisi efficace dell’incapacità che ha la società narcisista di accettare la morte.

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quanto al film di Moretti, Mia madre, ne ho gia` detto, a caldo, tutto il male che ne penso.

paradigma o metafora anche questo, ma dell’altra minoritaria Italia del politically correct e della sinistra perbene?

noioso e incapace di raccontare la realta`: autoreferenziale e narcisista, ma puerile.

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sapete quale e` stato invece il film che mi ha preso di piu` fra quelli che ho visto di recente, cioe` in Germania?

Ibrahim e l’agnello, un film etiope.

non e` un capolavoro, ha una storia esile e un poco buonista, anche se aiuta a capire quella realta`, ed ha dei panorami meravigliosi.

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e` come un piccolo breve viaggio di due ore, e fa anche risparmiare i gas serra, che ti fa uscire umanamente arricchito come se ci fossi stato davvero.

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un viaggio reale in una cultura diversa, in un mondo autentico, oppure soltanto in un modo originale e inatteso di vedere il mondo.

quel che dovrebbe fare il cinema, ma che non fa certamente il cinema italiano.

o forse dobbbiamo parlare di una crisi generale del cinema, almeno a vederlo da questo mio punto di vista certamente vetusto e sorpassato?

8 risposte a “L’eterna giovinezza del cinema italiano – 585.

  1. Sorrentino ha quello stile lì che tu descrivi, frammentario e che punta al lato estetico, alle immagini, non ad una storia che ti avvince. Anch’io ho la stessa impressione, infatti non è tra i miei registi preferiti. Non mi emoziona e io al cinema cerco un’ emozione.
    Moretti sa rendere le incertezze esistenziali, le nevrosi, i dubbi ed è l’emblema di una generazione che è anche la mia. Trovo sempre uno spazio di identificazione, ma certo come plot/storia non c’è molto.
    Se vuoi vedere un film con una bella storia ti consiglio Woman in gold. Molto brava anche Helen Mirren, l’ attrice.

    • su Sorrentino vedo che condividiamo perfettamente.

      su Moretti condivido il giudizio globale, ma è proprio questo film particolare che non convince proprio, o forse è oramai troppo datato come autore?

      in ogni caso trovo che la figura della madre sia ridotta a una pura macchietta senza spessore alcuno, e il personaggio della regista, a mio parere, a volte sembra perfino una caricatura, ma non esplicitata come tale.

      scusa se mi cito dal mio Diario svevo… :):

      Ed eccomi al film di Moretti.

      Che triste decadenza: e` il secondo film italiano con qualche pretesa che vedo quest’anno, dopo la Giovinezza (qui tradotto come L’eterna giovinezza) di Sorrentino e la seconda frustrazione; del terzo non parlo, perche` non aveva neppure pretese.

      Penso a Tutto su mia madre di Almodovar, e mi si stringe il cuore a constatare l’abisso di creativita`; purtroppo Moretti non ha nulla di preciso da dire in questo film, salvo un omaggio di maniera al mammismo italiano.

      Offensivo verso sua madre, certamente, il bozzetto puerile a cui ha ridotto una figura certamente significativa, se e` stata docente per anni al Visconti, e invece nel suo film non appare altro che come una buona traduttrice di latino; demenziale la figura della sorella regista che, incredibilmente, di questi tempi, in Italia, sarebbe impegnata a fare film sulla classe operaia…: ma in che mondo vive Moretti?

      Del resto questa storia parallela e in fondo dominante (dato il carattere indirettamente autobiografico e il fastidioso narcisismo del tutto) non si intreccia in alcun modo a livello profondo con quella della madre oppure del fratello: mancano idee, situazioni, emozioni, e si tira avanti soltanto per arrivare ai chilometrici titoli di coda che ringraziano non so quante istituzioni per avere finanziato questo film insulso.

      Spero proprio che si tratti soltanto di un incidente di percorso di un regista che pure ha dato molto al nostro cinema.

      a Brescia la programmazione cinematografica ordinaria è desolante, vi è solo una sala che fa una programmazione stimolante, ma a singhiozzo.

      peccato che la competenza solo parziale in tedesco mi impedisca una frequentazione abituale dei cinema, perché lì invece le sale di questo tipo sono diverse e la programmazione ordinaria avvincente.

        • giusto, ma non sono riuscito a trovare dove dico il contrario…🙂

          ho detto che la figura della madre non entra in nessun rapporto psicologico profondo con la storia del fratello, intendendo il fratello della regista (impersonato da Moretti stesso), dato che la vera protagonista di questo film (nonostante il titolo) mi pare sarebbe la regista, la Buy come attrice, a cui tocca fare la controfigura ideale di Moretti.

              • Come dici tu, l’ alter ego di Moretti uomo e regista è la Buy, che rende bene le incertezze e le nevrosi, mentre l’ attore Moretti in quel film rappresenta il senso della realtà. A me non è dispiaciuto. Però certo che da lui non mi aspetto mai una grande trama. Ma è così, rende un ‘ atmosfera.

                • forse io mi sono concentrato troppo sulla figura della madre, magari anche per motivi autobiografici.

                  essendo questa cosi` inconsistente, tutto il film ne risente, secondo me.

                  e a questo punto mi pare venga meno il motore stesso della storia.

                  e` bello confrontare percezioni diverse, no?🙂

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