Aman – 441

Aman ha una quarantina d’anni, ma ne dimostra anche di più, con i primi capelli bianchi e il viso sciupato. Non sembra neppure un pakistano, semmai ha piuttosto la faccia di uno slavo. Del resto dice che non vuole avere molto a che  fare con altri pakistani: gente cattiva, che davanti ti sorride e poi ti pugnala alle spalle.

Ha cinque figli, quattro suoi, quattro maschi dai 17 ai 12 anni, e poi una figlia di sua sorella, ancora più giovane, che lui cresce assieme agli altri, come se fosse sua, e non saprei dire perché .

Non è  andato a scuola da ragazzo nel suo paese, ma parla tre lingue per via della sua vita da migrante: l’arabo di Dubai e il greco, oltre a quella di casa sua, subito a sud del Kashmir.

In Grecia aveva  cominciato a fare i soldi e si era messo su un piccolo giro di negozietti che noleggiavano film di Bollywood al Pireo per gli immigrati. Poi una sera è stato aggredito a bastonate e spedito all’ospedale da una squadraccia e la notte dopo gli hanno bruciato il negozio.

Alba Dorata, penso io, e penso anche che nessuna notizia dei media è vera, anche quando parlano della verità, ma poi non sanno farla vivere, e dunque anche il razzismo greco rimane cosa astratta, fino a che non trovi qualcuno che ci è passato.

L’economia greca intanto è collassata, oltretutto, e così  Aman ha deciso di tornare a casa. Ma in Pakistan il fratello a cui aveva mandato tutti i suoi risparmi degli anni in Europa gli ha chiuso la porta in faccia e si è tenuto i soldi e Aman ha dovuto ricominciare tutto da zero, soltanto con una decina di anni di troppo.

Rieccolo in giro per il mondo, in Germania, adesso, dove non conosce la lingua e non ha amici.

Ha trovato lavoro come sguattero in un ristorante, qualche ora la settimana, a 400 euro al mese, che gli servono per l’affitto.

Lava i piatti la mattina e il pomeriggio. Poi la notte è  tutta per lui, nel senso che la passa tutta a vendere fiori fuori dai locali.

È quasi un accattone, siamo ai margini quasi del barbone: Aman ha però  il look giusto: miserabile quel tanto che serve a suscitare pietà,  ma non poi troppo, per sfuggire al rischio dello schifo e del rigetto.

Aman è un uomo semplice, ma non si stancherebbe di esporre la sua Critica della ragion pratica.

Vedi, un fiore mi costa 10 centesimi, ma posso farci un euro o anche due, a volte 10 per un mazzetto.

Li tiene in cantina, in un secchio dove cambia l’acqua ogni tre giorni, gli strumenti del suo lavoro…

E poi c’è il denaro di Dio, che non è quello della banca del Vaticano, ma quello che Dio gli fa trovare nei prati e sui marciapiedi, e non è  poco: anche 45 euro, una volta, Dio gli ha fatto trovare…

dio, che è  il padrone di tutte le cose, non si stanca mai di ripetere Aman, da buon musulmano.

Ha una cassettina incredibilmente pesante tutta piena di monete trovate in giro, soprattutto la notte tardi quando gli ubriachi escono dai locali e sembra che l’alcool gli abbia scavato voragini nelle tasche. Non ha ancora contato quanti euro sono, lo farà al momento giusto.

Ogni giorno verso le 5 o le 6 della mattina Aman ritorna a casa e dorme forse tre ore, poi si alza per andare a fare lo sguattero; nel lavoro sono compresi i pasti, per fortuna, che quindi non gli costano niente. E per vestirsi, anche qui basta raccogliere quel che gli ubriachi dimenticano in giro e dargli una lavata: ecco un giubbino, un paio di camicie, i pantaloni persi in qualche notte brava da un coatto.

Aman gira tutta la notte con un pensiero fisso in testa e sono i suoi figli: che siano vestiti bene, che frequentino una buona scuola: se loro sono felici, anche io lo sono, io non voglio altro, dice. E questa è l’etica del suo sistema filosofico.

Aman lo ripete in modo quasi ossessivo, come fosse un versetto del suo personale Corano, e mentre lo ripete davanti a me quasi si trasfigura: il suo leggero strabismo divergente gli diventa più congeniale e lo fa sembrare quasi un santo ortodosso da icona russa.

Mistico è Aman nel dimostrare che di lui stesso non gli importa nulla e la sua felicità è fuori di lui.

A me pare un po’ suonato Aman e in preda ad una ossessione autolesionista.

Però mi rendo conto che oggi è il mio giorno fortunato: ho incontrato un santo e non ne avevo mai visti di persona.

Ho incontrato un santo, era un islamico,  e il suo nome è Aman, che ha qualcosa della fissazione altruista di una qualche Madre di Calcutta.

Poi ho incontrato anche il pensiero che la nostra vita sazia, sopra le righe, senza un problema, non sa niente della vita vera.

che è  sbattersi anche 20 ore al giorno, solo per tenersi in vita per poter tenere in vita i propri figli.

E con questo pensiero mi sento diventato in pochino, soltanto un pochino, più santo anche io.

Un santo solo virtuale, un santo che non vale niente, un santo che, finito il post, gira le spalle da un’altra parte e riprende la sua passeggiata.

5 risposte a “Aman – 441

  1. Che bello questo tuo post!❤
    Ritornerò da te.
    Anzi ti scriverò una mail.
    Non è mancanza di affetto la mia.
    Ti abbraccio
    gb

    • Oh come sono contento che ci sei, vuol dire che stai meglio.

      È il primo post che scrivo da un parco, quello di Stuttgart. Sarà per questo che è un po’ più sereno del solito?

      Un abbraccio.

  2. Parla come mangi e scrivi come parli è il mio motto.

    Anche la scrittura altrui la giudico con questo criterio. E cancello molti. 😴

    Osservazione pungentina l’altra, mi piace 😉

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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