153. Rien ne va plus, Enzo.

comincio ad essere stufo, caro Enzo, del modo in cui ve ne state andando ad uno a uno, i punti di riferimento della mia giovinezza lontana, come se questa Italia non fosse più adatta per voi, ed effettivamente non lo è, né per voi né per noi.

capisco che è un problema  legato all’età (la mia, oltre che la vostra) e penso anche che per la maggioranza delle persone vive attorno a me tu eri un vecchio signore commovente e strano, mentre pochi ricordano il tuo modo di guardare un poco stralunato di quando eri giovane e cantavi le canzoni che ti scriveva Dario Fo: Ho visto un re, Veronica, Vengo anch’io, La luna è una lampadina, Messico e nuvole, L’Armando(dedicata quest’ultima all’unico nome di persona che è anche un gerundio…).

tu ci insegnavi a cominciare a guardare il mondo di traverso come premessa per cambiarlo, dopo che Luigi Tenco aveva invece preferito abbandonarlo con un colpo di pistola nella testa, e a cantare senza smettere per un momento di fare il medico, cioè senza entrare nel sistema della musica di consumo: sono stati i due messaggi puliti che hai lasciato alla mia generazione.

infatti il tuo successo è stato in fondo marginale e di nicchia, eri e sei sempre stato la voce di una minoranza, troppo pulito per diventare il cantante di tutti; mica eri un italiano vero, tu.

né tanto meno potevi considerare più tua la Milano a cui hai dato una identità poetica nettissima cinquant’anni fa, assieme a Gaber, a Fo, alla Vanoni, a Celentano: non era, semplicemente, la Milano vera, oppure è stata sopraffatta dalla provincia varesotta, brianzola, bergamasca, dei Bossi (padre e figlio), dei Berlusconi, dei Maroni.

invano profeticamente Cochi e Renato, irripetibile coppia dissoltasi in direzioni opposte, collocavano il loro sketch più famoso nella irrisa Valtrompia, che avrebbe invece culturalmente vinto, come cuore rustico dell’Ohio d’Italia, e li avrebbe cacciati via dalle scene.

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e ora che ci hai lasciato, anticipandoci solo di qualche poco, a me piace soprattutto riascoltare la voce di quando ti sei messo in proprio e le ultime canzoni hai cominciato a scrivertele tu, assieme a tuo figlio Paolo, oltre che metterci la musica, come questa.

simbolica, drammatica, attuale e nello stesso tempo concreta, serena, inattuale.

Rien ne va plus.

Un sogno è un sogno
Un fiore è un fiore però è un fiore
Un grattacielo in mezzo al mare
Un calcio dato ad un pallone

Bella fontana che è la vita
Vive tra mosche e gelsomini
Ma quando vien l’ora di brindare
Con volti da dimenticare

La biglia è ferma ma è laggiù
Signore non la sento più…
Signore non la sento più…
Rien ne va plus

Mettere lacrime sulle sue dita
Parlare un pò con le matite
Spiegare cose mai ben capite
Lavar le scarpe e le ferite

Brutta puttana che è la vita
Vuol pareggiare la partita
Come un amico che tradisce
Come un furgone che impazzisce

La biglia è ferma e non capisce che…
Tu come storia non vai più
Rien ne va plus

Un grido è un salto però è un grido
Il grattacielo è in fondo al mare
Quando vien sera in ospedale
I sogni, i fiori, quelle dita…

Facce che in un cinematografo
Raccontan poco di una vita
Grande Pantani scappa in salita
Va via come fosse ad una gita

Brutta puttana che è sta vita
Vive tra mosche e gelsomini
Ma il berrettino non c’è più
Signore non lo sento più…

Rien ne va plus

4 risposte a “153. Rien ne va plus, Enzo.

  1. Se ne vanno e con loro scompare un mondo, irrecuperabile e che per questo si fa drammaticamente invisibile… questo forse è il fatto più grave

    Stefano

    • ogni artista è irripetibile, però tanti artisti se ne stanno andando dall’Italia lasciando un vuoto speciale perché si ha la sensazione che non ci sia nessuno che possa saper prendere il loro posto.

      così che queste morti ci appaiono come un altro sintomo dell’imbarbarimento del paese.

  2. e’ proprio vero:…!! sono personaggi che hanno costellato la nostra vita e le loro poesie sono come quei massicci panettoni di granito che,nelle vecchie strade fiancheggiate da platani,segnavano i km. fatti dall’inizio del viaggio.
    dire che con loro se ne va parte di noi non e’ retorica ma uno stato d’animo che vivo intensamente e forse egoisticamente,in queste tristi occasione.
    P.S. dici che le sue piu’ belle canzoni sono di fo’..???.

    • la collaborazione con altri artisti è uno dei tratti caratteristici e più positivi di Jannacci: che ha collaborato all’inizio con Gaber, poi anche con Tenco, De André e molti altri, oltre a Fo.

      in Italia in passato succedeva che l’esecutore della canzone venisse identificato con l’autore, fra i cantautori.

      in questo quadro i testi di alcune sue canzoni furono effettivamente scritti da Fo, per un certo periodo, ma nell’opinione comune vengono attribuiti a lui, che ne faceva di solito la musica; leggo da wikipedia.

      Allo stesso periodo risalgono due 45 giri: Veronica, con testo scritto da Fo e Sandro Ciotti (…). L’anno successivo Jannacci ritorna a teatro con lo spettacolo 22 canzoni, scritto a quattro mani con Dario Fo, dove sfrutta l’occasione di proporre molti nuovi brani, poi inseriti in un disco dal vivo: Enzo Jannacci in teatro, edito dalla Jolly nel 1965. (…)

      Enzo Jannacci torna alla ribalta due anni dopo con un nuovo album, realizzato con la solita collaborazione di Fo e insieme a Fiorenzo Fiorentini: Vengo anch’io. No, tu no-

      ecc. ecc.

      be’, il nobel a Fo mica l’hanno dato per niente… 🙂

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